L’eterno ritardo della Sicilia

Scritto da: il 21.06.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Nel Report 2007, la Banca d’Italia registra per i siciliani redditi fra più bassi d’Italia, occupazione in calo e stagnazione economica

Davvero pessime notizie per il mondo produttivo isolano dal report della Banca d’Italia L’economia della Sicilia nel 2007, presentato a Palermo. La Trinacria attraversa proprio un brutto periodo di stagnazione, caratterizzato da inquietanti livelli di reddito pro capite tra i più bassi d’Italia. Analisi che, del resto, è confermata dal senso comune e dalla percezione diffusa dei siciliani di essere sempre più in difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Nonché da una insofferenza crescente nei confronti di una inflazione che tutti in Italia avvertono come enormemente più marcata rispetto ai dati ufficiali, a dir poco all’acqua di rose, che l’Istat diffonde annualmente.

Anche dal confronto con le altre regioni dell’Unione Europea cosiddette “in ritardo di sviluppo”, nel decennio tra il 1995 e il 2005 la nostra Isola ha registrato un sensibile peggioramento dei dati congiunturali, soprattutto a causa del bassissimo tasso di occupazione degli abitanti.
Per carità, vi è stata una fase di lieve ripresa del 2006, che è sì proseguita nel 2007, ma soltanto per pochi mesi, del tutto in linea, del resto, con la tendenza italiana. Secondo lo studio di Palazzo Koch, infatti, nel secondo semestre dello scorso anno e nei primi mesi del 2008 le imprese italiane avrebbero ridotto la spesa per gli investimenti, con un conseguente calo nella crescita del fatturato.

Assai in ribasso, invece, l’occupazione, il cui calo va ad interrompere un andamento lievemente positivo che durava da inizio 2005, ma che, come vedremo più avanti, era più che altro un effetto dopante di talune misure legislative atte a favorire la riemersine del cosiddetto lavoro nero.
Inoltre, l’aumento dei tassi d’interesse ha avuto una evidente ripercussione sui finanziamenti bancari che, per la prima volta dal 2003, l’anno scorso hanno visto rallentare la crescita, sostituendo l’ottimo +15% del 2006 con il blando più +10% del 2007.

Risulta invece il medesimo l’ammontare dei mutui per l’acquisto di abitazioni, ma è comprensibilmente aumentata la scelta del tasso fisso, unica garanzia per il contraente nel confronti di una inflazione che dallo sbarco della moneta unica nei nostri mercati non ha mai smesso di depauperare gli italiani.

Come dicevamo, brutte notizie anche per quel che riguarda l’occupazione nell’Isola. Dopo ben tre anni consecutivi di crescita, dovuti soprattutto alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri, l’occupazione in Sicilia è diminuita nel 2007 di ben 14 mila unità (-0,9%), a riprova del fatto che l’emersione dal lavoro nero di larghi strati della popolazione produttiva di per sé non significa reale aumento degli impiegati, ma casomai legalizzazione dell’esistente.

Il calo occupazionale in Sicilia ha riguardato tutti i settori, con la sola eccezione dell’edilizia, che ha fatto di contro registrare un ben augurante +11.7%. Dal report di via Nazionale, nell’Isola il settore più colpito dalla contrazione risulta essere quello dei lavoratori autonomi, che ha visto svanire 8 mila unità lavorative. Tra i dipendenti, quelli con un contratto a tempo determinato sono calati dello 0.8%, rispetto a una diminuzione dello 0.5% per quanto riguarda quelli a tempo indeterminato. La variazione più significativa si è registrata per i lavoratori part-time, scesi del 5.6%.

Chiaramente, un siffatto quadro generale non poteva non provocare sfiducia fra i cittadini. Ed infatti non solo è in calo l’occupazione, ma anche il numero di persone che cerca un lavoro si è ridotto per il quarto anno consecutivo (-5,5%). Questo non è da considerare un dato assoluto, ma va letto tenendo in considerazione l’alta percentuale di persone che sceglie di trasferirsi dalla Sicilia alle ricche regioni del Nord. Dal 1995 in avanti ogni anno abbandonano l’Isola tra gli 8 mila ed i 15 mila lavoratori, elemento statistico che rischia anche di trarre in inganno, considerato come contribuisca a far scendere il tasso di disoccupazione, che nel 2007 era infatti migliorato dello 0.5%. Ma era solo un’illusione ottica …

Apparso in Catania Report n. 4, 21 giugno 2008

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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