Libia, Profumo di svarione epocale

Scritto da: il 23.02.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Con il senno di poi, le perplessità di Dieter Rampl, presidente di UniCredit, sulle “relazioni pericolose” che l’ex amministratore delegato Alessandro Profumo manteneva con la Libia del colonnello Gheddafi risultano oggi più che fondate. Rampl voleva vederci chiaro in questo rapporto privilegiato con i libici, che non lo convinceva del tutto. Pare avesse ragione da vendere.

Ora oltre il 7% della megabanca italiana (a metà settembre 2010, la Lia – Libyan Investment Authority – aveva portato al 2.594% la sua quota, da aggiungere, secondo il prospetto della Consob, al 4.613 % della Central Bank of Libya per un totale del 7.207%) si trova in mani libiche e qualche domanda sul futuro è bene cominciare a porsela. La Libia rimane un Paese ricchissimo di petrolio ed i suoi fondi d’investimento certo non tracolleranno. Ma il caos odierno ed una probabile transizione traumatica ad un nuovo regime (e di che tipo?) qualche ombra la gettano su piazza Cordusio.

In ogni caso, il momento di oggettiva preoccupazione che sta vivendo UniCredit a causa dello “svarione” libico, diciamo così, dà oggi ragione a chi sosteneva che Profumo da tempo non stesse più  indovinando una scelta strategica. Ma mentre lui si gode la sua buonuscita di platino, le preoccupazioni sono tutte degli azionisti della banca. Soprattutto di quelli piccoli.

Profetica vignetta di Vukic datata 21 settembre 2010, appena dopo la rottura del rapporto fra Alessandro Profumo ed UniCredit

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