L’incognita Nokia sul futuro della Finlandia

Scritto da: il 17.02.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

L’assenza di fatto della Nokia dal Mobile World Congress di Barcellona che si chiude oggi (la casa finlandese è sì alla kermesse, ma non presenta nessun dispositivo) è un pessimo segnale. I numeri del colosso finnico della telefonia mobile oggettivamente non sono esaltanti ed il momento è avvertito come critico. Il primo produttore al mondo di cellulari (ancora per quanto?) ha chiuso il quarto trimestre 2010 con un utile netto di 745 milioni di euro, in calo del 21.4% rispetto al medesimo periodo del 2009 (comunque superiore al consensus, la media delle previsioni degli analisti, che era di 526 milioni), un fatturato in crescita del 6% a 12.7 miliardi di euro contro gli 11.99 miliardi del 2009 (le attese erano per 12.35 miliardi) e un utile per azione di 0.22 euro (le attese erano per 0.19).

Per quanto riguarda il 2010 nel suo complesso, l’utile è stato di 1.85 miliardi di euro (891 milioni nel 2009), ma le vendite (ed è questo il dato più preoccupante) sono state in calo del 4% (42.4 miliardi), con una quota di mercato che è comunque passata al 32% dal 34%. Le vendite di cellulari Nokia sono quindi scese in un anno del 10%. Assai peggiore è però il dato inerente il segmento degli smartphone, dove la market share dei finnici è scesa dal 38% al 31%, con in aggiunta il calo del prezzo medio (ormai la competizione è feroce). Per il 2011 da poco iniziato, poi, il margine operativo previsto dalla stessa Nokia continuerà a calare pure nel primo trimestre, per attestarsi tra il 7 ed il 10% (era l’11.3% nel quarto trimestre 2010).

Intendiamoci, non sono numeri pessimi, ma diventano preoccupanti se inseriti nel contesto competitivo globale e messi a confronto con la crescita dei rivali. In ogni caso, il futuro non è roseo per Nokia ed il recente accordo con la Microsoft (di cui comunque si parlava da oltre un anno) potrebbe essere giunto troppo tardi (a prescindere dal fatto che non si ricorda una partnership di successo fra chicchessia e la creatura di Bill Gates, una sorta di “mantide religiosa” delle multinazionali).  L’essersi intestarditi per anni ad utilizzare la perdente piattaforma Symbian come sistema operativo per gli smartphone ha ad esempio danneggiato Nokia oltre le previsioni e probabilmente a poco varrà il “rimpasto” in consiglio d’amministrazione che il Wall Street Journal dà per imminente.

Nel mirino del ceo, il canadese Stephen Elop, vi è soprattutto Niklas Savander, il finnico-svedese vicepresidente esecutivo del gruppo che negli anni ha strenuamente difeso il Symbian. A ben vedere, però, Savander era e rimane il capo della sezione Markets, addirittura di molto potenziata (ad esempio, include ora l’IT), ma certo dentro il board di Nokia, che Elop ha voluto chiamare Nokia Leadership Team, vi sono oggi alcuni non finnici il cui peso cresce sempre più (di contro, appare ovvio come il peso finnico dentro Nokia andrà progressivamente a diminuire). Insomma, di epurazioni ve ne sono state (in primis quella di Anssi Vanjoki) e ve ne saranno altre, ma di rivoluzioni no. Basterà tale atteggiamento a raddrizzare la rotta?

Fin qui l’analisi della situazione della multinazionale. Ma Nokia non è solo una mega azienda. Nokia è, di fatto, l’ossatura stessa della Finlandia, il Paese che da anni primeggia nel mondo in quanto ad indice di sviluppo umano. Senza cedere alla tentazione di considerare vera la leggenda metropolitana che vorrebbe il Pil finlandese dipendente per metà dalla Nokia, vero è però che il fatturato dell’azienda è più o meno il 10% del Pil finnico. E vero è anche che con l’indotto il peso specifico di Nokia sull’intera economia finlandese sale a livelli certo considerevoli (20%?). Le attuali ombre grigie sul futuro di Nokia sono quindi una incognita altrettanto grigia sul futuro di Helsinki.

Per carità, al momento nulla lascia presagire un eventuale tracollo repentino della multinazionale, ma dopo il crac dell’Islanda e l’esplosione di Lehman Brothers è sempre bene essere preparati al peggio e valutare con la massima attenzione ogni segnale negativo nell’andamento di aziende dalle dimensioni così grandi da poter, in caso di difficoltà, mettere in ginocchio lo Stato che le ospita. In merito, sarà bene che il governo finnico si ponga una sola domanda: senza ipotizzare scenari apocalittici per l’azienda leader del Paese, la progressiva perdita di influenza dei finlandesi dentro Nokia potrebbe condurre nel medio periodo ad un trasferimento altrove (Londra?) della sua sede legale? Chiaro che il colpo in termini di tassazione non più dovuta ad Helsinki sarebbe terribile per lo Stato. C’è da rifletterci sopra seriamente. Altro che il trasferimento della Fiat a Detroit …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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