Listegate/8 A Roma interessante denuncia di un candidato dell’Udeur

Scritto da: il 10.03.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

ESCLUSIVA THE LO RE REPORT – La politica italiana è ormai divenuta un manicomio globale ed ogni giorno la follia, collettiva o individuale che sia, peggiora.  Come sempre, cerco di dare un mio contributo, sia alla comprensione/limitazione del caos che alla sua diffusione.
Mi è giunta copia di un esposto/denuncia di grande interesse presentato a Roma da un candidato dei Popolari Udeur alle ormai vicinissime elezioni regionali del Lazio. Innanzitutto, nelle premesse, viene spiegato come la lista dei Popolari Udeur fosse stata in un primo tempo ritenuta non valida dalla Commissione Elettorale per carenza di firme. Solo a seguito di ben due ricorsi e dopo aver dato prova della documentazione consegnata (che era stata fatta autenticare in copia, eccesso di zelo che con il senno del poi si è rivelato un’ottima mossa) la lista è stata accettata, motivando – incredibile a dirsi! – che ben 310 fascicoli, guarda caso contenenti proprio le firme presentate dai Popolari Udeur, erano rimasti al primo piano dell’edificio dove erano stati consegnati e non portati all’ufficio di competenza. La conseguenza? Solo nel pomeriggio del 5 marzo l’Udeur – che, per inciso, nel Lazio appoggia Renata Polverini – ha avuto la certezza che la sua lista era stata accettata. Un bel ritardo, quindi, che inevitabilmente si traduce in un danno elettorale per Mastella & Co.

Ma nell’esposto/denuncia vi è anche altro. Vi è un elemento potenzialmente esplosivo per questa già “plurifratturata” campagna elettorale. Alcuni potrebbero considerarlo il trionfo del cavillo giuridico, ma ragionarvi su non ci farà certo male. Sostiene Paolo Majolino – l’economista candidato per l’Udeur che ha ha presentato l’esposto – «che è condannabile doppiamente la negligenza degli addetti di aver dimenticato ad altro piano fascicoli tali da evitare che il Partito Popolari Udeur fosse ritenuto da escludere, ancor più avuto conto ai sensi ex Legge 17 febbraio 1968, n. 108 che prevede, per le Regioni a statuto ordinario – quale è la Regione Lazio – in ipotesi di scioglimento anticipato del Consiglio regionale (nel Lazio è accaduto il 29.10.2009) e la convocazione entro certi termini (nel caso di specie rispettati) sia sufficiente la metà delle firme necessarie; invero poiché per la loro validità devono essere da un minimo ed un massimo, ne consegue che si devono controllare tutte le liste annullate ed annullare quante, pur accettate, hanno superato il massimo consentito di firme adeguato al minimo previsto richiamato».

La legislazione italiana in materia di elezioni nelle Regioni a statuto ordinario è regolamentata dalla legge n. 108 del 17 febbraio 1968 (“Norme per la elezione dei consigli regionali delle regioni a statuto normale”) e dalla legge n. 43 del 23 febbraio 1995 (“Nuove norme per la elezione dei consigli delle regioni a statuto normale”). In più, nel caso in oggetto, occorre anche tenere presente la legge regionale del Lazio n. 2 del 13 gennaio 2005, che regola appunto le elezioni laziali.

Ora, in merito al ragionamento di Majolino, di assoluto interesse è art. 1, comma 3 della legge n. 43/1995, che recita: «La presentazione della lista regionale deve essere sottoscritta da un numero di elettori pari a quello stabilito dall’art. 9, comma 6, primo periodo, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533. In caso di scioglimento del consiglio regionale che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni ed in sede di sede di prima applicazione della presente legge, il numero minimo delle sottoscrizioni previsto, per le liste regionali, dal precedente periodo e, per le liste provinciali, dall’articolo 9, secondo comma, della legge 17 febbraio 1968, n. 108 e successive modificazioni, è ridotto della metà».

Nello specifico, il primo periodo del comma 6 all’art. 9 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (“Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubbica) indica: «Tale dichiarazione deve essere sottoscritta: [...] c) da almeno 3.500 e da non più di 5.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle regioni con più di 1.000.000 di abitanti».

Conti alla mano, quindi, per le elezioni laziali di fine mese il minimo di firme richieste per la presentazione della liste è 1.750, mentre il massimo rimane di 5.000. Ma attenzione, Paolo Majolino a questo punto propone una interpretaziona radicale della legge del 1995, ritenendo inammissibile che questa dimezzi solo il limite minimo e non anche il massimo di firme da presentare, che egli considera 2.500. Perché la ratio della legge è chiara: impedire che un partito assai forte e strutturato sottragga firme ai partiti meno forti e strutturati (ogni cittadino, per inciso, può firmare a sostegno solo  di una lista). Non si vede quindi motivo per cui, in caso di elezioni anticipate, si debba dimezzare solo il numero minimo di firme da presentare a sostegno di una lista e non anche il massimo. Questo il cuore del ragionamento di Majolino. Direi proprio che è il caso  che chi di competenza dia un’occhiata seria alla sua denuncia …

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