Lo Bello Attacks

Scritto da: il 18.10.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Dopo mesi di progressivo innalzamento del livello delle critiche sulla gestione dell’economia isolana da parte dei vertici politico-amministrativi regionali, il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, ha rotto gli indugi ed attaccato pesantemente la giunta guidata da Raffaele Lombardo. Il durissimo j’accuse contro il leader autonomista è stato pronunciato a Genova, dove Lo Bello ha partecipato ad un forum sulle energie sostenibili organizzato dalla Erg, compagnia petrolifera massicciamente presente sul lato Est dell’Isola.

L’affondo di Lo Bello, seppur tardivo, è senza precedenti: «forse non ha senso – ha dichiarato – continuare a investire, forse conviene trasferire la sede legale delle aziende fuori dalla Sicilia e togliere così un miliardo di euro l’anno di introiti fiscali a questa Regione». Più che una provocazione, un vero atto di guerra, insomma, una Pearl Harbor nei rapporti fra l’industriale simbolo dell’antimafia e l’inquilino di Palazzo d’Orléans inseguito (inquisito? Forse che sì, forse che no, sarebbe bello avere una parola certa in merito dalla Procura di Catania …) da sospetti di liaisons dangereuses con esponenti mafiosi.

L’attacco di Lo Bello non è neanche più, come in passato, mirato contro il parassitario ceto dei funzionari e dei dirigenti regionali. No, no, è un attacco a Lombardo, diretto e preciso. «L’apparato amministrativo è alla paralisi – ha spiegato a chiare lettere l’industriale aretuseo – ma il problema oggi non è solo la malaburocrazia, perché la malaburocrazia risponde alla malapolitica e ne esegue le direttive. L’apparato amministrativo è paralizzato per chiare e nette responsabilità del governo regionale».

Il presidente di Sicindustria ha apertamente parlato di «tentativo di suicidio della Regione Siciliana attraverso il contrasto alle imprese. La crisi, infatti, porta un rilevantissimo calo degli introiti fiscali per l’amministrazione e la Regione invece di favorire la crescita blocca gli investimenti. Le autorizzazioni nel settore dell’energia, ad esempio, sono ferme, anzi con le ultime inchieste giudiziarie abbiamo scoperto che le uniche concessioni nel settore dell’eolico sono state date ai mafiosi».

Nella Sicilia del cambiamento urlato a squarciagola dagli uomini dell’Mpa e sostento da Pd, finiani e casiniani continua quindi a non mutare nulla? Con Sud Lo Bello ha parlato di «una politica la cui esigenza attuale è solo quella di un ritorno clientelare a brevissimo termine, tipo il management di una multinazionale che guarda esclusivamente alle trimestrali». Soluzioni? Da buon capo degli industriali, per Lo Bello sarebbe bene «porre al centro delle scelte economiche l’idea di mercato, di un mercato, ovviamente, non condizionato dagli interessi dei burosauri, dei politicanti o, peggio ancora, dei mafiosi».

Pubblicato su Sud, a. I, n. 2, 15 ottobre 2010, p. 3

Ivan Lo Bello

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