Lombardo si dà al darwinismo: la naturale “evoluzione” dell’entità meridionalista

Scritto da: il 25.06.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Stati generali dell’Mpa oggi e domani a Catania, al Palaghiaccio. All’ordine del giorno un solo punto, la trasformazione del Movimento per le Autonomie in qualcosa di diverso. “La naturale evoluzione”, la chiamano gli strateghi della formazione lombardiana. Verso che cosa lo si saprà (forse) domani, quando sono previste le conclusioni del leader.

Insomma, messe temporaneamente fra parentesi le inchieste, Raffaele Lombardo può tornare con più serenità a ragionare di politica (anche se, ad onor del vero, nell’anno e mezzo circa passato sulla “graticola” dell’indagine Iblis non è che non l’abbia fatto) e cercare di dare concretezza alla “cosa meridionalista”. L’Mpa, anche a causa delle beghe giudiziarie, è un soggetto politico ormai da superare, questo è assodato. Come? In che forme? Il Partito del Sud, ovvero un movimento/partito sudista unitario speculare alla Lega Nord, sarebbe l’optimum, ma crearlo non è semplice, non solo per questioni di copyright del prezioso brand. Ormai le sigle che si ispirano al Meridione sono molte e la confusione regna sovrana. Da Forza del Sud di Gianfranco Micciché a Noi Sud di Enzo Scotti a Io Sud di Adriana Poli Bortone. Più una miriade di partitini sparsi per lo Stivale e le tante formazioni sarde, alcune anche dalla storia nobile (come il Partito Sardo d’Azione). In tale caos, Micciché sta portando avanti una intelligente strategia aggregativa, dalla quale però l’Mpa di Lombardo finora è fuori.

A questo punto, l’esigenza principale del presidente della Regione Sicilia è dichiaratamente quella di facce nuove per il suo movimento. «Serve un’evoluzione», ha dichiarato Lombardo, «e bisogna selezionare una classe dirigente nuova che si caratterizzi per la militanza». Non più quindi, una ridondanza di quadri dirigenti e “colonnelli” vari, ma militanti di base che credano sul serio ad un progetto. Un progetto, va da sé, che sia un’idea precisa di Sicilia e di Sud. Perché, ovviamente, non si può non guardare oltre lo Stretto. Finora il limite dell’Mpa è stato il non essere riuscito ad oltrepassare Messina, nonostante gli sforzi della classe dirigente per impiantarsi addirittura a Milano. Ma ora occorre necessariamente dar vita ad un soggetto che vada oltre la Sicilia, pena il rimanere confinati, a livello nazionale, poco sotto o poco sopra l’1% di consensi proporzionali.

Vi sono poi anche questioni ideali più delicate ancora di quelle formali. Come ha recentemente notato il filosofo catanese Pietro Barcellona, «tutti i problemi che oggi vengono prospettati in termini di formule politiche e di alleanze fra sigle di partiti sono obiettivamente lontani anni luce da ciò che accade nel mondo reale delle persone». A lungo accreditato quale possibile presidente della “rifondazione autonomista” in travaglio, Barcellona in effetti nemmeno ci sarà al Palaghiaccio. «Non mi pare affatto che sia maturato in questi mesi un dibattito sulla situazione politica della nostra Regione che faccia seriamente sperare in un rilancio motivato e propositivo dell’“autonomia”», ha evidenziato senza mezzi termini il giurista sulle colonne de La Sicilia di mercoledì 22 scorso. Zittendo bruscamente chi da mesi stava tirandolo per i capelli proponendolo quasi a forza quale intellettuale di riferimento dell’Mpa 2.

Altra questione: quali sono le intenzioni ed i sentimenti di Raffaele Lombardo nei confronti di Gianfranco Micciché? Il nodo è importante. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha battuto sul tempo, e di molto, il presidente della Regione e Forza del Sud ha oggi tanti mesi di vantaggio sulla nascente entità meridionalista lombardiana. È possibile un accordo e, in tempi ragionevoli, una fusione? Perché di fronte allo strapotere della Lega Nord, di fronte alle prove di forza di Umberto Bossi, non si può rispondere con due o tre formazioni meridionaliste divise fra loro. Occorre, nell’ottica di Lombardo, Micciché, Poli Bortone e Scotti, il Partito del Sud. Ma che non sia il classico argomento giornalistico estivo, succedaneo del giallo agostano. Probabilmente all’Italia non serve affatto una formazione meridionalista, come non serviva la Lega Nord vent’anni fa. Ma se proprio deve essere varata, che sia almeno coesa, che sia almeno una. Sempre che i promotori ne siano capaci.

Piri Reìs, “Antica mappa della Sicilia” (dal portolano “Kitab i Bahriye”, 1521), Suleymaniye Library, Basilica di Santa Sofia, Istanbul
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