Maledetto algoritmo

Scritto da: il 02.05.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Davvero impari ormai la lotta fra i computer ultraveloci che presiedono la moltitudine delle transazioni sui mercati azionari del globo e i pochi esseri umani che ancora resistono nel campo e fisicamente operano nelle sedi delle Borse. È un mercato assolutamente asimmetrico, per mutare l’aggettivo più in voga fra gli esperti di guerra post attacco a New York. Quello classico, pur con il possente aiuto dell’informatica, e quello definito dell’High Frequency Trading (Hft) o High Speed Trading che dir si voglia, in grado di collocare numeri enormi, capire in largo anticipo l’andamento dei prezzi e condizionarli pesantemente. Se poi ciò sia legale non è ancora dato saperlo, viste la confusione e l’impreparazione dei contesti legislativi di tutto il mondo. Sullo sfondo, la riproposizione della Tobin Tax, la tassa su ogni transazione finanziaria effettuata in un Paese.

La tassa (che il suo ideatore, per inciso, ha sconfessato prima di morire) avrebbe un’aliquota assai bassa, del tutto ininfluente sul piccolo risparmiatore, ma, scattando ad ogni singola operazione, i pirati dell’Hft ne trarrebbero un grosso danno e sarebbero costretti a calmare i propri spiriti belluini. Purtroppo, però, il provvedimento è osteggiato dai big della finanza mondiale, che considerano l’idea di James Tobin un attacco ai loro supremi interessi. E così, un maledetto algoritmo può bruciare in qualche microsecondo miliardi di dollari di capitalizzazione. Ancora non siamo arrivati agli eccessi narrati da Robert Harris in L’indice della paura, ma, senza le opportune contromisure, la strada, possiamo starne certi, è quella di un impazzimento totale del mercato. Una entità spesso maligna ed insana di suo, figuriamoci quando è così palesemente “dopata”.

James Tobin

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