“Manifesto per i rumori di niente per una nuova modernità” di Francesco Baracca

Scritto da: il 05.07.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

di Luigi Pulvirenti

Il Conformista oggi si pregia di pubblicare un documento inedito, il Manifesto scritto dalla medaglia d’oro Francesco Baracca il 18 giugno del 1918, il giorno prima di morire a Nervesa della Battaglia abbattuto da un cecchino austriaco. Sull’autenticità vi è dibattito. Ma, se una nota casa editrice ha ritenuto di poter pubblicare I diari segreti di Mussolini non assumendosi la responsabilità di dire che sono effettivamente autentici (e non si capisce allora che cosa ci stiano a fare gli editori), al vostro umile scrivano perdonerete la protervia di offrire ai suoi ventitre lettori (sempre due in meno del Manzoni) questo che, quando non autentico o addirittura falso, costituisce comunque un apprezzabile scampolo di riflessioni sulla vita, a futura memoria. Qualora, beninteso, il futuro ne abbia alcuna.

«Di quassù c’è un’altra vista del mondo, un altro panorama della vita.

L’aviatore meglio di altri conosce la libertà, e sa di non doverne abusare. La libertà è una continua rincorsa attraverso il vento che confonde le sensazioni, e le attutisce come se fossero costrette dentro l’ovatta. La ricerca sfidando il rombo del motore quando si mette in posizione per una curva, e la riconosce dentro la sua musica. Perché ogni motore ha una musica.

Noi percorriamo sentieri di libertà, e stiamo ben attenti a non ripetere mai lo stesso percorso. Perché ogni ripetizione porta con sé inevitabili imperfezioni, e la libertà deve essere irriducibile.

Noi confidiamo nel nostro talento a riconoscerne trame e impurità, a separarne come si fa con il grano dall’oglio, senza abbandonare il secondo perché anche dentro le impurità si nascondono scampoli di verità.

Noi, che aneliamo alla libertà, e più di tutti ci andiamo vicini, siamo anche i più indicati a predicarne la irrisolutezza. Perché essere liberi significa avere il coraggio della propria identità, e non sempre ci riusciamo perché non sempre è possibile.

Ma vista da quassù la questione della identità perde quasi di senso, perché nella solitudine delle altezze, nell’abbandono dell’anima che si respira sopra la vetta delle cime, non può che esservi identità. Quella dell’uomo da solo con sé stesso, che si trova davanti ai suoi limiti e, sfidandoli, finisce per accettarli.

Con coraggio ed onestà rivendichiamo il limite, perché coraggio ed onestà sono la materia grezza da cui ogni sapiente scultore potrà delineare il profilo del leader.

Perciò non operate per vincere i limiti, perché ciò non è possibile, ma per guardarli dall’alto. Per contemplare la loro necessità e la loro inevitabilità.

Non a destra, non a sinistra, ma è all’alto che dovete aspirare.

Perciò vi dico che voi dovete prendere per mano la vostra vita e condurla come io conduco il mio Spad S. XII. Come se fossimo una cosa sola. Io penso, ed è cosa fatta.

Così sia la vostra vita. Aggreditela, conducetela a voi anche quando vi porta sulla strada della solitudine. Non abbiate timore di essa. Sottraetevi al fascino ambiguo dei lidi e dei sentieri largamente frequentati perché in essi vi è il ricettacolo dell’ipocrisia, laddove la solitudine rende la purezza del pensiero, messo ignudo al confronto con sé stesso.

Abbiate come obiettivo la vita e la realizzazione di essa. E se qualcuno vi ostacola sul vostro cammino, abbattete l’ostacolo ma salvate il nemico. Abbiate come traguardo la vittoria, non la distruzione del nemico. E riconoscetelo, anche nella sua grandezza, se necessario. Consideratelo come vostro complice per affermare l’ampiezza delle vostre prospettive e la giustezza del volerle perseguire.

Pensate in grande e operate nel piccolo. Perché solo la grandezza contempla i particolari, li mastica e ne fa sua linfa vitale.

Se volete puntare all’alto non potete che farlo nella libertà del pensiero, che sola conduce a questa grande conquista. Guardate con sospetto chi voglia irreggimentarlo, piegarlo a convenienze di parte, usarne gli strumenti, tra cui il comunicare, per fare propaganda. Non riducete il pensiero all’ideologia, perché nessuna intelligenza è talmente piccola da trovare soddisfacimento in una di esse. Nessuna di esse è talmente completa da potervi ridurre anche la più piccola delle intelligenze.

E a voi, ragazzi, che consumate a morsi la vita con un fervore che mi fa brillare gli occhi, dico che sia vostro obiettivo spegnere il rumore di fondo di questa modernità. Il rumore di niente di questi nostri giorni.

Disprezzate chi vi dice che tutti sono uguali, tutti rubano nella stessa maniera, e fate della non eguaglianza principio fondativo. Per un nuovo umanesimo, dove l’uomo sia al centro per ciò che riesce ad essere e non perché vi è messo a forza da una mal intesa necessità di ridurci a comunità. A comunità di simili, dove l’unica comunità possibile è quella di chi si riconosce per la proprie diversità, e trova in esse le motivazione per farne sintesi. Ed allora, solo allora, essere comunità.

Diffidate da chi sa vestire di belle parole un rantolo indistinto di luoghi comuni e amenità. Sfidatelo ad essere conseguente alla dialettica, ed in questo modo la spoglierete della retorica per rivestirla di concretezza. Ma dietro di essa ci siano sempre pensieri e valori, anche se faranno di tutto per bruciare il mare.

Guardate al futuro del vostro Paese come i bambini di Lugo aspettano naso all’insù il mio passaggio: colmi di stupore e meraviglia, senso di ammirazione per qualcosa che è già futuro, e che ci chiama a sé.

Liberatevi dalle catene e dai lacciuoli, e volate liberi come i gabbiani nel golfo di Mestre.

Non abbiate timore del cammino da fare, ma abbiate l’entusiasmo della strada da percorrere. E conducetela tutta, fino a quando non si disvelerà il senso delle cose. E qualora questo non dovesse accadere, ed il più delle volte non accadrà, ringraziate Dio di averne avuto anche solo l’illusione.

E a chi vi dice che le illusioni vengono pagate con soldi falsi, voi rispondete che non c’è moneta che possa ripagare il sapore di una illusione coltivata. Perché anche il volo forse è una illusione, ma io adesso dentro il mio Spad volteggio su Vicenza, perché le illusioni ogni tanto si risolvono il realtà. E quell’unica che si realizza vale per tutte quelle che rimangono lì a ricordarci che la vita non è sempre come la sogniamo. E non per questo i sogni si esauriscono.

Amate l’Italia, ragazzi miei, e promettete di ricostruirla dopo tutte le guerre che verranno. E tutte le volte in cui non sarà una guerra a distruggerla ma sarà un pensiero falso, una errata credenza, o l’affidamento nella virtute di un solo uomo. Perché pensieri, credenze, virtù individuali sono fallaci, e pericolose quando vengono eseguite nel nome del popolo, e per assecondare i desideri del popolo. Siate uomini che, se chiamati a responsabilità, sappiano indicare al popolo la strada più giusta da seguire anche se il popolo non vuole seguirla. E la vostra grandezza sarà nel farvi seguire, non nel cambiare direzione accodandovi alla corrente.

Fate tutto questo. E se non ci riuscirete non disperate: fa parte del nostro essere uomini non riuscire. Ma il ritrarci indietro non ci consentirà di definirci Uomini.

In fede, Francesco Baracca, comandante dello Spad S. XII».

Salutamu.

Spad S. XII
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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