Mantenere il senso di sé unico antidoto alla decadenza

Scritto da: il 01.03.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

L’incontro tenutosi a Catania qualche giorno or sono fra la cittadinanza ed il coordinatore della Federazione della Sinistra (nonché leader dei Comunisti Italiani) Oliviero Diliberto ha fornito davvero degli spunti di riflessione preziosi per ragionare sul futuro del Paese e della singolare metropoli in cui viviamo. Perché arrendersi alla tristezza del tempo corrente non è possibile e quindi occorre sempre ragionare, ragionare, ragionare … Dicendo 1.000 volte grazie a chi (ancora) riesce a dare input in tal senso. Come, appunto, il Diliberto.

Non è facile vivere a Catania oggi. Per carità, non è facile vivere in Italia oggi. Ad essere sinceri non è per nulla facile vivere nell’Europa del Sud oggi. Come – si noti il crescendo di spietata consapevolezza – non lo era 20′anni fa e non lo sarà nemmeno fra altri 30′anni. Tanto grave è il gap fra i Paesi della fascia mediterranea e gli altri, quelli che vanno dalle Alpi in sù. Grecia, Italia, Francia, Spagna, Portogallo sono tutte realtà che, per ragioni diverse, sono segnate. Si possono salvare alcune aree di questi Paesi. Il Nord Italia (ma la criminalità anche lì è una piaga purulenta), la Bretagna in Francia, Barcellona o i Paesi Baschi (teppaglia filo Eta permettendo) in Spagna. Ma nel suo complesso l’Europa del Sud è decenni indietro rispetto a quella del Nord ed i suoi abitanti dovranno sputare l’anima per mettersi in sincrono con la Storia.

In Italia poi, e segnatamente in Sicilia, le cose sono ancora più complesse. «Siamo diventati lo zimbello di tutti ed abbiamo toccato il punto più basso della vita civile e morale del Paese», ha mestamente notato Diliberto. E non si tratta solo del Rubygate, per carità. «È l’idea che tutto sia in vendita che sta corrompendo l’Italia intera», ha proseguito l’ex guardiasigilli. Come dargli torto?

«Se Dio non esiste tutto è permesso», scriveva Dostoevskij ne I fratelli Karamazov. Ma se l’unico dio riconosciuto è il mercato – aggiungo io, misera tarma incrollabilmente attaccata ai romanzi del grande scrittore russo – allora tutto è merce. Tutto … I corpi, in primis. Delle donne, degli operai … Gli organi. Le ore di vita di un lavoratore. La disperazione di chi un lavoro lo ha perso  (magari a 50′anni!) o semplicemente non lo ha mai avuto. Tutto è merce. Tutto ha un prezzo. Basso, ovviamente. Spiccioli per la vita di un muratore o di un operaio di un altoforno. Qualcosa in più per il corpo di una ragazzina.

Che fare, quindi? Diliberto è stato chiaro: «occorre riuscire a mantenere il senso di sé» …  Ossia serve disperatamente non dimenticare l’immenso valore di ognuno di noi. Valore che non è mai contrattabile. Come ci ha meravigliosamente ricordato qualche giorno fa ad Anno Zero – durante una delle puntate che Michele Santoro ha dedicato agli scandali a sfondo sessuale su cui indaga la Procura di Milano – un’operaia intervistata. La quale, sventolando la sua magra busta paga, ha detto una frase commovente nella sua semplicità: «questo è il mio attestato di dignità!».

Ecco, quello che serve al Paese, alla Sicilia, a Catania è – prendo a prestito le parole di Rosy Bindi sempre ad Anno Zero – «riprendere un cammino di dignità nazionale». Basandolo soprattutto sulla Cultura, con la “c” maiuscola. «L’unico strumento – ha evidenziato Diliberto -  in grado di rimettere in carreggiata l’Italia, visto di quanto è stato scientemente abbassato negli ultimi anni proprio il livello culturale». All’interno di un preciso disegno di devastazione della coscienze, aggiungo io.

Quanto alla Sicilia, quanto a Catania, le cose sono ancora più complicate e più difficili da districare. Orazio Licandro, dirigente nazionale della Federazione della Sinistra, ha palesato tutte le sue perplessità sulla tenuta del sistema di potere dell’Isola: «Sciolto l’Mpa a marzo, come nelle intenzioni del suo fondatore, che cosa verrà dopo?». Sottintende Licandro che, non essendovi notoriamente fine al peggio, la mutazione dell’entità autonomista siciliana potrebbe anche preludere alla nascita di un soggetto politico in grado di sostenere meglio dell’Mpa il blocco di potere che tutto determina in terra di Trinacria. Vedremo. Ma certo non c’è da stare granché sereni.

E allora? L’obiettivo, a livello nazionale ma anche locale, è ricostruire le coscienze. «E far sì – ha concluso Diliberto – che per ognuno di noi il problema del singolo (ri)diventi il problema di tutti».

Se ho una certezza incrollabile nella mia vita, una di quelle che nonostante il mio trasversalismo spinto non ho mai abbandonato, questa è riposta nell’idea di assoluta superiorità morale del principio di uguaglianza. Un principio che oggi è largamente considerato alla stregua di una bestemmia. Ma non è stato sempre così. Occorre quindi lavorare sodo per ridare diritto di cittadinanza all’idea più bella mai generata dall’umano sforzo di pensiero. «Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza». Sono occorsi millenni di barbarie per arrivare a scrivere queste parole. Senza l’Umanità è perduta.

Orazio Licandro, Carlo Lo Re, Oliviero Diliberto

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