Marcello Veneziani oggi a Catania

Scritto da: il 30.04.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Oggi alle ore 11.00 a Catania, presso l’aula magna della Facoltà di Scienze Politiche, Nuccio Molino e Ruggero Razza parleranno di Sud. Un viaggio civile e sentimentale (Mondadori), ultima fatica del saggista Marcello Veneziani. Sarà presente l’autore.

Il Sud si sta svuotando di anime, culture e popolazione, tra emigrati e denatalità. Marcello Veneziani non parte dal Nord e si ferma a Eboli, come Levi col suo Cristo, ma parte dal Sud più estremo e profondo e arriva a Eboli.

Risultato del suo viaggio è un rapporto letterario e civile sul Meridione presente e passato che si dipana tra rifiuti e ricordi, tradizioni e degrado, cafonerie e cavallerie rusticane, ragioni e sentimenti, passando per contrade reali e allegoriche.

Le località toccate diventano location per ambientare temi e personaggi, scorci e denunce, colore e cultura, malavita e folclore. Rabbiose critiche si alternano ad appassionate difese, partorite entrambe dall’amore per quelle terre. Nelle sue storie e storielle, Veneziani capovolge l’idea crociana di un paradiso abitato da diavoli, e teme invece che il Mezzogiorno stia diventando un inferno abitato da angeli in fuga per salvarsi da soli e non dannarsi insieme.

Il suo resoconto assume una varietà di registri narrativi: dalle denunce giornalistiche alle nostalgie, dai ritratti parodistici al saggio storico, fino a lambire un sobrio “matriottismo ” terrone e comporre una specie di manifesto sudista.

“Il Sud va raccontato per intero, non solo una città o un tronco, e non solo per la malavita e il malaffare, come invece si usa in saggistica e narrativa. Non ho voluto scrivere la storia del Sud né un’inchiesta sul Sud, o un romanzo ambientato nel Sud, e nemmeno dare la diagnosi o suggerire la terapia; ma ho voluto visitare, rappresentare, perorare il mito del Sud. Nel mito è il fascino del Sud.”

Liberandosi dal fatalismo della decadenza, che porta ad abbandonarlo, il Meridione ha dunque bisogno di compiere uno strappo e darsi un racconto d’identità: “Parlando del Sud so di parlare ad ogni uomo; perfino chi non è del Sud vede nel Sud il suo luogo di riposo, di ricarica, di vacanza.

C’è una forza di gravità o di attrazione che spinge verso sud anche chi non vi è nato; c’è sempre un famigliare, un’origine, un ricordo, un richiamo che ti porta a scendere. Anzi, più il pianeta si ritira nei piani alti, più la globalizzazione coincide con la settentrionalizzazione del mondo, più il Sud diventa il luogo della vita autentica, il vivaio dell’umanità, il pozzo profondo che disseta le nostre radici. Il movimento è verso il Nord; al Sud riposa l’essere”.

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