Per tutta una serie di ragioni non credo che il ticket Obama-Biden a novembre possa vincere contro McCain-Romney, in primo luogo per il peso ancora considerevolissimo che ha nelle urne l’America profonda e rurale, che ben difficilmente accetterà un presidente (quasi) di colore e per di più con i cromosomi culturali così cosmopoliti come Obama. In ogni caso, credo che la vicenda, di per sé banalissima, del numero di case di sua proprietà (che il candidato repubblicano alla Casa Bianca non ha saputo quantificare a precisa domanda di un giornalista) possa divenire un boomerang pericoloso per McCain, che già è stato preso di mira da uno spot televisivo di Obama ed ora viene chiamato da Biden “McCain Sette Case”.
Un nomignolo così velenoso, dovesse attecchire fra la gente, potrebbe davvero causare guai grossi alla campagna dell’anziano reduce, proprio in un momento in cui i sondaggi sembravano esser tornati favorevoli. Del resto, non è che Obama-Biden abbiano molte carte da giocare. Sanno che – nonostante l’appoggio dell’opinione pubblica Usa liberal e dell’Europa progressista – la strada per Washington è in salita e giustamente tentano di incunearsi là dove possono, attaccando l’avversario sul piano personale.
McCain di svarioni vari ed aventuali ne prende, se i democratici riescono a trasformarli in “tormentone” mediatico hanno chance di vittoria, altrimenti è ben difficile che Obama possa divenire presidente.