Modelli istituzionali a confronto

Scritto da: il 13.04.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Archiviate con un grosso – e probabilmente anche insperato – successo le elezioni regionali di fine marzo, ecco riesplodere lo scontro di potere dentro il Pdl, con il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini divisi su tutto, ora anche sulle riforme istituzionali. All’accelerazione di Berlusconi sul presidenzialismo Fini risponde con una frenata e con la riproposizione del modello francese, anche come legge elettorale.
Per comprendere meglio le opzioni possibili, ecco sintetizzate le più diffuse forme istituzionali dell’Occidente.

Parlamentarismo italiano
In Italia vige un sistema parlamentare con un presidente del Consiglio che viene incaricato dal presidente della Repubblica (che è il capo dello Stato), riceve l’appoggio della maggioranza del Parlamento (formato dal Senato e dalla Camera dei Deputati) e governa il Paese appunto forte di tale appoggio. Il premier ha poteri sì esecutivi, ma limitati dai poteri anche di controllo, oltre che legislativi, del Parlamento. Il presidente della Repubblica ha funzioni di garanzia, rappresenta lo Stato, nomina il presidente del Consiglio del Ministro (il nostro premier) e promulga le leggi.

Cancellierato tedesco
Come nel nostro Paese, anche nel sistema parlamentare tedesco il presidente della Repubblica, eletto appunto dal Parlamento, è una carica di mera garanzia che deve solo assicurare l’equilibrio dei vari poteri e promulgare le leggi che il Bundestag approva.
La Germania è una federazione di Stati, in tedesco lender, ognuno con forte autonomia locale, dove il governo centrale, anche detto federale, è guidato da un cancelliere/primo ministro, che in genere è il leader del partito uscito vincente alle elezioni politiche.
Sempre come in Italia, però, il cancelliere è proposto dal presidente al Parlamento, che lo deve votare. In base alla Costituzione, il cancelliere detta l’azione di governo e fissa le direttive politiche generali. Anche in Germania, se il cancelliere non ha più i numeri per governare, è il presidente della Repubblica che scioglie il Parlamento e indice nuove consultazioni. A differenza dell’Italia, però, in Germania esiste anche la cosiddetta sfiducia costruttiva, tramite la quale il Bundestag può sostituire un cancelliere con un altro, rimuovendo il primo ed eleggendo il secondo.

Semipresidenzialismo francese
In Francia il presidente della Repubblica viene eletto direttamente dal popolo ogni 5 anni è può al massimo restare in carica 2 mandati consecutivi. Il presidente è altresì capo del governo, può indire nuove elezioni, revocare i ministri ed ha autorità esclusiva sulla politica estera, che Oltralpe è ritenuta molto più importante che da noi.
Nonostante simili poteri di assoluto peso, l’esecutivo francese ha comunque anche un primo ministro ufficiale, sempre nominato dal presidente e con una autonomia alquanto ridotta.
Una riforma effettuata nel 2003 evita le coabitazioni paralizzanti, come spesso accaduto in passato, fra un presidente e un premier di diverso segno politico (memorabili le divisioni fra Jacques Chirac e Lionel Jospin). Ora, infatti, le elezioni parlamentari vengono anch’esse tenute ogni 5 anni, appena dopo quelle presidenziali, con un’alta probabilità che presidente della Repubblica e primo ministro siano del medesimo partito. Ovviamente, in un simile quadro politico, il primo ministro segue abbastanza fedelmente le indicazioni del presidente della Repubblica anche per quanto riguarda le vicende interne.

Premierato alla spagnola
La Spagna è una monarchia costituzionale con un re che ha più o meno le medesime prerogative del nostro presidente. Anche il ruolo del presidente del governo spagnolo è in tutto simile a quello presidente del Consiglio dei Ministri nel nostro Paese.
In Spagna il primo ministro può in linea teorica anche sciogliere le Camere, ma ha bisogno di una delibera del Consiglio dei Ministri e della ratifica finale del sovrano.
Come in Germania, la Costituzione spagnola prevede anche le mozioni di sfiducia costruttiva delle Camere al governo.

Premierato forte inglese
Nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord il capo dello stato è il monarca, con un premier con poteri assai vasti. Primo ministro diviene automaticamente il leader del partito che ha la maggioranza in Parlamento. Il premier può revocare i ministri e, nell’ultimo anno del mandato (che è di 5), può indire nuove elezioni.
Ottimo per il temperamento albionico, il premierato all’inglese è però difficilmente comprensibile al di fuori del rigido sistema elettorale maggioritario tipico della Gran Bretagna.

Presidenzialismo puro statunitense
Il presidente degli Stati Uniti d’America guida il governo federale, sceglie e revoca i suoi ministri (che il Congresso, ovvero il Senato e la Camera dei Deputati, può però anche rifiutare)  e firma da sé le leggi approvate dai parlamentari. I poteri del capo della Casa Bianca sono quindi amplissimi, bilanciati da un mandato di soli 4 anni rinnovabile soltanto una volta. Un altro bilanciamento viene dal fatto che le elezioni parlamentari rinnovano in “manche” diverse il Congresso ogni 4 anni, proprio a metà del mandato presidenziale (le cosiddette elezioni di mid term). In tal modo, quindi, gli americani possono votare dei rappresentanti di colore politico diverso rispetto a quello del presidente.

Tornando alle vicende italiane, sia il centrodestra che il centrosinistra gradirebbero rafforzare i poteri del governo, affidando un ruolo esecutivo al presidente della Repubblica oppure al premier eletto direttamente dal popolo.
Gianfranco Fini (un tempo cantore del presidenzialismo, ma oggi assai più tiepido in merito), ha però fatto notare come ovunque al mondo vigano sistemi appunto presidenziali o semipresidenziali con forti poteri conferiti all’esecutivo, sono anche presenti degli influenti contrappesi, come in America, che giustamente limitano il raggio d’azione del presidente/premier.
Com’è facile comprendere, un ruolo importante ha anche il sistema elettorale. Il nostro inusuale sistema proporzionale con premio di maggioranza tendente a garantire la governabilità è certo inadatto ad un semipresidenzialismo che di norma si basa sul maggioritario. Maggioritario che nel caso francese addirittura è con il doppio turno. Un’altro pianeta rispetto all’Italia.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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