Morte di Osama, il (non) ruolo del Pakistan

Scritto da: il 04.05.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Si colora di tinte sempre più gialle la ricostruzione del blitz americano in Pakistan che ha condotto alla morte del fondatore di al-Qaeda Osama bin Laden. Ormai è infatti chiaro che, a differenza da come si pensava dopo le prime ricostruzioni, le forze speciali di Islamabad non hanno coadiuvato i Seals nell’impresa, che è stata condotta da cima a fondo solo da Washington, senza nemmeno informare i pachistani. Il che fa cadere qualsivoglia ragionamento sul ruolo di Zardari, casualmente in carica come presidente proprio al momento della morte di bin Laden appunto in territorio pachistano.

Senza neanche tentare di prendersi meriti non suoi (troppi i rischi), il presidente pachistano Asif Ali Zardari, in un intervento pubblicato sul Washington Post, ha ammesso schiettamente che i pachistani non hanno collaborato all’operazione che ha condotto all’uccisione di bin Laden. Zardari si è limitato a dire che il suo Paese avrebbe contribuito all’individuazione del corriere del leader jihadista che ha condotto gli americani al covo ultrablindato di Abbottabad. Ma Zardari ha anche voluto replicare a chi ha sostenuto che il Pakistan abbia fatto poco contro i terroristi presenti sul suo territorio, rivendicando gli ultimi dieci anni di collaborazione con gli Usa. Collaborazione – è bene sottolinearlo – voluta dal predecessore Musharraf, non certo da Zardari.

Leggiamo quanto il presidente pachistano ha scritto sull’influente quotidiano statunitense: «Sebbene i fatti di domenica non siano stati un’operazione congiunta, un decennio di cooperazione e partenariato fra gli Stati Uniti e il Pakistan ha portato all’eliminazione di Osama bin Laden in quanto minaccia costante al mondo civilizzato [...] Noi pachistani traiamo una certa soddisfazione dal fatto che il nostro aiuto per identificare un corriere di bin Laden ha condotto in fin dei conti agli eventi di questa giornata [...] Qualcuno nella stampa Usa ha suggerito che i pachistani abbiano mancato di energia nel perseguire il terrorismo o, ancora peggio, che siano stati ambigui e abbiano in realtà protetto i terroristi che affermavano di perseguire. Queste speculazioni senza fondamento possono produrre notizie televisive eccitanti, ma non rispecchiano i fatti. Il Pakistan ha tante ragioni per disprezzare Al Qaida quanto qualsiasi nazione. La guerra al terrorismo è tanto la guerra del Pakistan quanto quella dell’America».

Parole di circostanza di un vedovo eccellente che ha vissuto e sta vivendo una vita ben al di là delle più rosee aspettative solo per aver sposato la donna giusta. La realtà dei fatti è ben altra. La lotta al terrorismo islamista in Pakistan, negli anni prima e dopo la tragedia dell’Undici Settembre ha interessato solo l’ex presidente Musharraf, che pure – circondato da una buona parte di Forze Armate con palesi sentimenti islamisti e da un servizio di Intelligence, l’Isi, infiltrato da al-Qaeda come non mai – ha potuto fare poco per aiutare concretamente gli Usa. Usa che, come acclarato anche dalle dichiarazioni del direttore della Cia Leon Panetta, non si sono mai fidati dell’alleato. Tanto da mantenere top secret l’operazione di Abbottabad per timore di una soffiata che potesse rovinarla.

Ora, eliminato bin Laden, restano vari “latitanti” di estrema pericolosità da rendere inoffensivi. Ma la priorità è un’altra: evitare che l’arsenale nucleare pachistano possa mai finire in mani islamiste. Sia per via elettorale, per così dire, con una deriva fondamentalista che porti ai gangli di comando ad Islamabad dei nemici dell’Occidente pronti a tutto per combatterlo. Sia per via “militare”. E qui il termine può essere declinato come più piace …

Rimane un’ombra, un dubbio (in realtà ne rimangono tanti, ma per ora è meglio fermarsi qui): perché Obama nel pur ottimo discorso che ha tenuto per annunciare al mondo la morte di bin Laden ha parlato di una operazione congiunta con le forze speciali pachistane? Era in quel momento poco informato? Pare difficile crederlo. Voleva dare a Zardari il tempo per raccogliere le idee e prendere una posizione su quanto accaduto? Anche in questo caso, difficile crederlo. Ed allora? Perché mentire su di un simile particolare? Rovinando, tra l’altro, uno speech di altissimo profilo, a tratti commovente. Prima o poi, lo chiarirà. Ma è ovvio che in attesa delle sue spiegazioni le congetture si sprecano.

Mappa del Pakistan
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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