Musumeci è il punto d’equilibrio

Scritto da: il 05.07.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Sia a Catania che nel resto dell’Isola, l’europarlamentare può essere assai utile al Pdl per bilanciare l’asse Mpa-Udc. E sullo sfondo si afferma sempre più la necessità di importare in Sicilia il “modello Brunetta”

È ormai passato quasi un mese dalle amministrative siciliane ed è quindi possibile fare un loro primo bilancio di breve termine. Come si sa, insieme i partiti di Raffaele Lombardo e Pier Ferdinando Casini hanno ottenuto circa il 40% dei voti in Sicilia, un dato che non può certo lasciare indifferente il Popolo della Libertà, il cui grande potere nell’Isola si rileva di sempre meno facile gestione.

Ovvio che molti uomini del Pdl non siano affatto tranquilli di fronte a tale prova di forza e si stiano interrogando sul da farsi per bilanciare un’alleanza che ad ogni prova elettorale si dimostra sempre più capace di attrarre consensi.

Nonostante l’opposizione di taluni settori di Alleanza Nazionale, dentro il Pdl si sta seriamente pensando di rendere organico il rapporto con Nello Musumeci, un leader che la recente corsa a sindaco di Catania ha confermato come seguitissimo dalla gente. E per di più in grado di circondarsi di uomini capaci di fare politica ed opinione. Basti pensare a Ruggero Razza, a Enrico Trantino a Gino Ioppolo.

Perché con qualsivoglia brand si sia presentato Musumeci negli ultimi anni (da “Alleanza Siciliana”, a “La Destra”, per finire con l’exploit della lista civica “Con Nello Musumeci per Catania”) ha sempre raccolto una percentuale di voti notevole. Insomma, senza mezzi termini, il 25.16% di voti che Musumeci ha attratto a metà giugno a Catania farebbe assai comodo ad un Pdl, che, parafrasando un noto modo di dire del giornalismo sportivo, (stra)vince, ma non (si) convince.

Certo, occorre superare lo scoglio non indifferente dei pessimi rapporti fra Musumeci e taluni settori di Alleanza Nazionale (si sa che la storia missina è stata attraversata da cinquantennali odi interni che pari pari son poi sopravvissuti nelle fasi postfascista, postmissina e postnazionalista), ma dentro il Pdl vi è comunque un blocco di peso (Schifani-Alfano-Miccichè-Firrarello) che spinge per “istituzionalizzare” l’alleanza di centrodestra che ha dato una percentuale “bulgara” di consensi a Giuseppe Castiglione nella sua corsa a Palazzo dei Minoriti. Alleanza che alle provinciali vedeva la lista Musumeci insieme al resto dei partiti di centrodestra.

È quindi oltremodo chiaro come in Sicilia, e soprattutto a Catania, Nello Musumeci sia divenuto una sorta di punto di equilibrio. Piaccia o non piaccia ai suoi detrattori (in genere tutti interni ad An), intanto ha dei grandi estimatori nel Pdl. Ed ha un pacchetto di voti (d’opinione, non d’apparato) non indifferente, visto che circa un quarto dei catanesi si fidano di lui. Inoltre, il che non guasta, ha anche un buon rapporto personale con Silvio Berlusconi, che ne ha sempre apprezzato lo stile ed i toni pacati (ma non troppo).

Perché il Pdl ha bisogno di energie, idee, classe dirigente, volti spendibili e, soprattutto, di know how. La formazione berlusconiana in Sicilia ha un immenso apparato, molti uomini e molte risorse, ma non sembra comunque brillare per capacità di fare (come, per equità occorre dirlo, il resto del centrodestra e la totalità dell’inesistente centrosinistra). In tale ottica, l’apporto di Musumeci potrebbe essere determinante. Come pure, seguendo l’esempio nazionale, potrebbe essere determinante importare nell’Isola il cosiddetto “modello Brunetta”, che vede le migliori intelligenze socialiste utilizzate da Berlusconi per i suoi progetti di modernizzazione.

Come il caos successivo Tangentopoli ha provocato una vera e propria diaspora socialista di cui il Cavaliere ha approfittato in lungo ed in largo (Tremonti, Frattini, Sacconi, Boniver vengono tutti dal vecchio Psi), il caos successivo la disfatta di Enrico Boselli lo scorso aprile ha provocato una minidiaspora socialista di cui in Sicilia il Pdl potrebbe ora accortamente approfittare.

Vi sono grandi intelligenze politiche, di caratura sia locale che nazionale, che provengono dall’esperienza socialista, anche da quella più recente. Recuperarle ed utilizzarle al meglio sarebbe un’ottima mossa sia per il Pdl che per l’Mpa, vista la reciproca chiusura mostrata fin qui nei rapporti fra i socialisti ed il Partito Democratico.

Pd che, per inciso, in Sicilia agonizza sempre più, strangolato da un immobilismo inspiegabile. Di contro, appare assai più dinamica la sinistra estrema, specie quella che fa capo a Rifondazione Comunista. A Catania, ad esempio, aver scelto il candidato giusto alla presidenza della Provincia Regionale, il fisico Paolo Castorina, ha ridato fiato alla formazione, che paradossalmente oggi, almeno alle falde dell’Etna, versa in condizioni di salute meno comatose di quelle dei democratici. A riprova che non svendere il proprio patrimonio ideale e la propria tradizione paga sempre.

Apparso su Catania Report n. 5, 5 luglio 2008

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