Nasce l’asse economico Pechino-Tokio-Seul?

Scritto da: il 15.12.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

In questi giorni vi è stato a Fukuoka, in Giappone, un vertice che davvero si può definire storico. Si sono incontrati il premier nipponico Taro Aso (che, per inciso, appartiene alla minoranza cattolica dell’arcipelago ad assoluta maggioranza scintoista), quello cinese Wen Jiabao ed il presidente sud-coreano Lee Ming-bak.

Scopo del vertice, che avrà ovviamente anche delle chiare ricadute geopolitiche, è stato il tentativo di elaborazione di una comune strategia di Giappone, Cina e Corea del Sud per far fronte alla crisi finanziaria internazionale.

Alla fine, è stata annunciata la nascita della “Tripartite Partnership”, un progetto di collaborazione trilaterale che proverà a superare le tradizionali rivalità incrociate fra Tokio, Pechino e Seul per cercare di rendere l’Asia orientale il fulcro della crescita economica mondiale.

L’idea è senza dubbio encomiabile, ma a mio avviso i problemi dei tre Paesi sono assai diversi, come diverse sono le ricette possibili per risolverli.

La Cina ha così tanti dollari in cassa da essere ormai legata a doppio filo ai destini economici americani. Se tracolla la valuta a stelle e strisce Pechino rischia di veder sfumare decenni di crescita vorticosa. Crescita, comunque, basata su fattori così anomali ed a rischio di rapida mutazione (la manodopera a costi da quasi schiavitù, ad esempio) da essere in ogni caso, sempre e comunque, fortemente in bilico.

Quanto al Giappone, l’Impero mi sembra un Paese agli antipodi dalla Cina di oggi, un Paese socialmente avanti di almeno 50′anni, con l’incubo della recessione (altro che frenata della crescita) e l’indice Nikkei in grado di bruciare in poche sedute i guadagni di anni.

Anche la Corea del Sud sembra avere problemi assai diversi dalla Cina. Il primo dei quali, immenso, è preparare per tempo l’inevitabile, nel medio periodo, riunificazione con la Corea del Nord.

Seul si ritroverà prima o poi a dover fronteggiare un esborso economico secondo le stime tre o quattro volte superiore a quello della riunificazione tedesca. Ipotesi da rendere risibili i timori inerenti la crisi attuale.

Insomma, bene lo storico dialogo avvenuto a Fukuoka, per carità, ma francamente sono assai perplesso sulla possibilità che i tre Paesi asiatici possano rinvenire strategie comuni per risolvere i problemi così diversi fra loro che si trovano ad affrontare.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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