Nelle estati del Pliocene il Polo Nord era senza ghiaccio

Scritto da: il 05.01.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Ormai è chiaro anche per i ragionevolmente ecoscettici come me che il Polo Nord potrebbe davvero giungere entro brevi anni ad una estate senza ghiaccio e a temperature medie molto più elevate che in passato. L’ultimissimo allarme in tal senso proviene dalla U.S. Geological Survey, i cui scienziati hanno ricostruito come, nel corso della stagione mite del Medio Pliocene, più o meno fra 3.3 e 3 milioni di anni or sono, l’Oceano Artico ed il Mare del Nord fossero troppo caldi per poter consentire il mantenimento di ghiaccio sul mare anche in estate.

Il periodo geologico preso in esame ha delle analogie con la nostra era, soprattutto perché caratterizzato da temperature alte in qualche modo simili a quelle che sono previste per la fine del secolo in corso. Insomma, il Medio Pliocene è un buon modello per tentare di comprendere le condizioni future del nostro pianeta partendo dall’andamento corrente delle variazioni climatiche.

Più nel dettaglio, la ricerca americana ha rilevato come durante il Medio Pliocene le temperature della superficie del Mare Glaciale Artico fossero comprese fra i 10 ed i 18 ° Celsius. Ben oltre quelle attuali, quindi, che sono invece vicine allo 0.

La progressiva scomparsa della crosta di ghiaccio artico potrebbe avere conseguenze notevoli sull’ecosistema terrestre, dall’ulteriore riscaldamento della zona polare ad una più veloce  erosione delle coste in seguito all’aumento dell’attività delle onde, dal disorientamento di orsi e foche all’aumento delle piogge in tutta l’Europa occidentale, nonché in quella meridionale. Parallelamente, potrebbero anche verificarsi minori precipitazioni nella parte Ovest degli Stati Uniti.

Secondo lo studio in analisi, quindi, «la fusione record del ghiaccio artico registrata nel corso degli ultimi anni può essere un segnale premonitore di significative trasformazioni che potranno sopravvenire. Del resto, se si osserva ciò che è avvenuto 3 milioni di anni fa, è possibile notare un differente schema di distribuzione del calore rispetto a oggi. E la mancanza di ghiaccio marino durante l’estate nel corso del Medio Pliocene suggerisce come anche nel nostro futuro alle alte latitudini possano esservi acque molto più calde».

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