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	<title>The Lo Re Report &#187; Cinema</title>
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	<description>Attualità politica internazionale, italiana e siciliana a cura di Carlo Lo Re</description>
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		<title>Provaci ancora, Loki</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 15:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finora il titolo più azzeccato fra i tanti articoli che ho letto sul film The Avengers è quello della rivista specializzata francese L&#8217;Écran Fantastique, che senza mezzi termini parla di Thérapie de groupe. Fra mostri interiori da tenere a bada (Hulk), segreti di una super spia (Nick Fury), difficoltà di adattamento dopo 70&#8242;anni di ibernazione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Finora il titolo più azzeccato fra i tanti articoli che ho letto sul film <em>The Avengers</em> è quello della rivista specializzata francese <em>L&#8217;Écran Fantastique</em>, che senza mezzi termini parla di <em>Thérapie de groupe</em>. Fra mostri interiori da tenere a bada (Hulk), segreti di una super spia (Nick Fury), difficoltà di adattamento dopo 70&#8242;anni di ibernazione (Capitan America), amore e odio verso un fratellastro (Thor), ego dilatato (Iron Man) ed incubi del classico passato che non passa (Vedova Nera), ce n&#8217;è d&#8217;avanzo per mandare l&#8217;improvvisato team dallo strizzacervelli, almeno per una chiacchierata ogni tanto<span id="more-11964"></span>.</p>
<p style="text-align: justify"><em>The Avengers</em>, come tutti i film sui supereroi post 2008, non è il primo <em>Iron Man</em>. Inevitabilmente il capolavoro di Jon Favreau è negli anni divenuto il termine di paragone di ogni <em>comic movie</em> prodotto e nessuno fin qui si è nemmeno lontanamente avvicinato a quelle altezze, ma <em>I Vendicatori</em> di Joss Whedon è bello e curato nei minimi particolari. Peccato per le pessime interpretazioni di Chris Evans (Capitan America) e Chris Hemsworth (Thor), comunque riequilibrate dalle ottime prove di Robert Downey Jr (Iron Man), Tom Hiddleston (uno strepitoso Loki) e Samuel L. Jackson (Nick Fury), tutti e tre in vero stato di grazia.</p>
<p style="text-align: justify">Tante le citazioni. Dalla mitologia scandinava (i mostri meccanici scatenati per i cieli di New York rammentano il serpente Jormungand, o Miðgarðsormr che dir si voglia, ma anche l&#8217;ancor più classico Uroboro), dalla storia del cinema (Loki circondato dagli agenti in assetto di massima sicurezza scortato alla sua cella sull&#8217;Helicarrier dello Shield ricorda il Darth Vader di <em>Star Wars</em> che cammina in mezzo ai soldati, quando poi gli tappano la bocca sembra tanto l&#8217;Hannibal Lecter de <em>Il silenzio degli innocenti</em>), dal fantasy (Iron Man che chiama Occhio di Falco &#8220;Legolas&#8221;) e dai comics (ovviamente).</p>
<p style="text-align: justify">Nel complesso, <em>I Vendicatori</em> è un film per certi versi anche colto, non banale (a parte l&#8217;ennesima distruzione di New York e le scene stile Undici Settembre) e per nulla semplicistico. Il plot regge, è logico ed è alleggerito dalla giusta dose di ironia. Il 3D, invece, per quanto abbia fatto passi da gigante negli ultimi anni, risulta inutile, anzi appesantisce enormemente il film. A parte il fatto che moltissime scene non sono in 3D ed occorre quindi togliere gli occhialini e poi rimmetterli, toglierli e poi rimetterli, con buona pace del relax.</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo, dopo i titoli di coda, il colpo di scena finale, che ovviamente non rivelerò, con l&#8217;apparizione di sfuggita di un classicissimo nemico galattico (non fra i più noti, ma sicuramente fra i più amati dagli intenditori) del Marvel Universe. Un frame che svela l&#8217;arcano dell&#8217;intero film negli ultimi secondi, promettendo un sequel da brivido nel quale i cattivi proveranno a prendersi la rivincita.</p>
<div id="attachment_11967" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/comics_tesseract1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11967" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/comics_tesseract1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">L&#039;agognato Tesseract, ovvero il Cubo Cosmico</p></div>
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		<title>&#8220;Hugo Cabret&#8221;, ovvero della disperata ricerca di un posto nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 05:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«A volte la sera vengo qui anche se non devo regolare gli orologi, solo per guardare la città. Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">«A volte la sera vengo qui anche se non devo regolare gli orologi, solo per guardare la città. Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu». Credo che in questa frase del piccolo Hugo all&#8217;amica Isabelle vi sia tutto il senso de <em>La straordinaia invenzione di Hugo Cabret</em> di Brian Selznick, ibrido artistico di rara bellezza, romanzo breve illustrato, graphic novel o altro che sia da cui Martin Scorsese ha tratto un film semplicemente soave<span id="more-11731"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Hugo ha bisogno &#8220;soltanto&#8221; di ritrovare il suo posto nel mondo dopo la morte dei genitori. <em>Mission</em> sostanzialmente<em> impossible</em>, ma che è poi lo sforzo titanico che tutti noi costanemente facciamo <em>any given day</em>. La sua ricerca esistenziale si incastra poi perfettamente con le indagini sulla nascita del cinema, che Selznick e Scorsese vedono, giustamente, come una fabbrica di sogni più che il freddo testimone di una gelida realtà. Come a dire che il suo posto nel mondo ognuno sì deve cercarlo, ma lavorando anche per crearsene uno alternativo di mondo, se (come sovente accade) quello reale è solo fonte di sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/02/hugo_cabret.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11733" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/02/hugo_cabret-300x225.jpg" alt="Brian Selznick, &quot;La straordinaria invenzione di Hugo Cabret&quot;" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Umana, troppo umana. Qualche pensiero su &#8220;The Iron Lady&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 05:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Iron Lady, firmato dalla grande regista teatrale inglese Phillyda Lloyd, è solo marginalmente un film sulla leader conservatrice Margaret Tatcher, uno dei personaggi storici più importanti e controversi del &#8217;900. In realtà, l&#8217;opera della Lloyd è una pacata riflessione sul crepuscolo della vita e del potere e sulla demenza senile, la cui eventualità incombe [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><em>The Iron Lady</em>, firmato dalla grande regista teatrale inglese Phillyda Lloyd, è solo marginalmente un film sulla leader conservatrice Margaret Tatcher, uno dei personaggi storici più importanti e controversi del &#8217;900. In realtà, l&#8217;opera della Lloyd è una pacata riflessione sul crepuscolo della vita e del potere e sulla demenza senile, la cui eventualità incombe come uno spettro maligno su ognuno di noi<span id="more-11637"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Verità e finzione si intrecciano nel film. Poco è infatti dato sapere sulle reali condizioni di salute dell&#8217;ex premier britannico, ma fonti autorevoli parlano da qualche anno se non di alzheimer conclamato, almeno di demenza senile appunto. Che la Tatcher &#8211; donna che un giorno fu fra i politici più potenti al mondo &#8211; talvolta creda di parlare con il marito morto da anni è assodato e su questo rapporto con il defunto Denis la Lloyd tesse una tela di rara delicatezza e sensibilità, mostrandoci una Lady di Ferro ormai alla fine della sua avventura terrena. Umana, troppo umana secondo alcuni critici. Una anziana signora che non suscita più nessun rancore, ma solo tenerezza. Perché di fronte ad una vita che volge al termine poco possono dire l&#8217;ideologia ed i giudizi politici.</p>
<p style="text-align: justify">Nata a Grantham il 13 ottobre del 1925, Margaret Roberts in Tatcher è stata leader del partito conservatore inglese dal 1975 al 1990 e primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990 (la prima e ad oggi unica donna ad aver ricoperto tale carica). La regina Elisabetta le ha conferito il titolo di baronessa di Kesteven, nella contea di nascita del Lincolnshire, quale premio per aver contribuito a rendere il mondo un posto di molto peggiore rispetto a prima che giungesse a Downing Street.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente, ho sempre detestato in maniera radicale Margaret Tatcher, conservatrice (ma non reazionaria: votò per la depenalizzazione dell&#8217;omosessualità e dell&#8217;aborto) di estrazione piccolo borghese che ha liberato in Europa e nel mondo la belva ultraliberista oggi ovunque trionfante. Senza di lei i sindacati avrebbero ancora un peso ed un ruolo. Senza di lei il dopo crollo del Muro sarebbe forse andato diversamente. Senza di lei non si sarebbe assistito in Europa all&#8217;ondata di privatizzazioni selvagge che da 30&#8242;anni erodono la sovranità popolare e degli Stati a vantaggio di oligarchie post industriali. Ma &#8211; e sembra proprio questo il messaggio del film interpretato da una strepitosa Meryl Streep &#8211; non è la Margaret Tatcher spietata nemica dei lavoratori che sta spegnendosi disancorata dalla realtà. È solo una povera vecchia donna smarrita. Null&#8217;altro conta in questa fase. I bilanci storico-politici possono aspettare e comunque non riguardano certo il film della Lloyd.</p>
<div id="attachment_11642" class="wp-caption aligncenter" style="width: 276px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/02/margaret_tatcher_s_richard_stone_portait.jpg"><img class="size-medium wp-image-11642" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/02/margaret_tatcher_s_richard_stone_portait-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Margaret Tatcher nel 2009 accanto al suo ritratto dipinto da Richard Stone ed esposto al n. 10 di Downing Street</p></div>
<div class="shr-publisher-11637"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;X-Men L&#8217;inizio&#8221;, buon episodio di 007</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 06:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[X-Men First Class (in Italia X-Men L&#8217;inizio) è tutto sommato un bel film. Poco a che fare con la continuity Marvel, qualche incongruenza addirittura con gli altri della serie, ma senza dubbio un lungometraggio piacevole e splendidamente girato dall&#8217;ottimo Matthew Vaughn, un regista che il suo mestiere senza dubbio lo conosce bene (per/con l&#8217;amico Guy [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><em>X-Men First Class</em> (in Italia <em>X-Men L&#8217;inizio</em>) è tutto sommato un bel film. Poco a che fare con la continuity Marvel, qualche incongruenza addirittura con gli altri della serie, ma senza dubbio un lungometraggio piacevole e splendidamente girato dall&#8217;ottimo Matthew Vaughn, un regista che il suo mestiere senza dubbio lo conosce bene (per/con l&#8217;amico Guy Ritchie ha prodotto, tra gli altri, <em>Lock &amp; Stock</em> &#8211; <em>Pazzi scatenati</em>, e <em>The Snatch </em>-<em> Lo strappo</em>). La trama inizia nel 1944 in un campo di concentramento nazista, per proseguire nel 1962, in piena guerra fredda. Ecco, lo sfondo è la guerra fredda, con qualche &#8220;licenza poetica&#8221;, ma è quello. Tanto che, in tutta franchezza, in alcuni momenti il film sembra un episodio &#8211; buono per carità &#8211; della saga di 007.</p>
<p style="text-align: justify">Fra Cia, ex nazisti al soldo del Cremlino, mutanti buoni a protezione dell&#8217;Occidente e cattivi vicini al Patto di Varsavia, ecco spiegata la crisi dei missili a Cuba: una mossa di un mutante malvagio nella lotta che lo contrappone al giovane Professor X ed all&#8217;alleato Magneto. Un buono, quest&#8217;ultimo, roso dal (sacrosanto) desiderio di vendetta che alla fine del film (come ogni spettatore sa, essendo Magneto un classicissimo supercriminale dei fumetti Marvel) diventa cattivo.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, a metà fra la polpetta prevedibile ed il bel film di fantapolitica, <em>X-Men L&#8217;inizio</em> è godibilissimo, soprattutto perché, come scrivevo, Matthew Vaughn dà una splendia prova di regia. Lontano dai fasti del primo film <em>Iron Man</em>, ma lontano anche dall&#8217;insulsaggine di <em>Thor</em> o dalla noia letale dei due <em>Fantastici 4</em>.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/poster_x_men_l_inizio.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10661" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/poster_x_men_l_inizio-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
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		<title>&#8220;Thor&#8221;: una noia immortale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 07:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni audaci colleghi hanno addirittura scomodato Shakespeare, scrivendo del Thor di Kenneth Branagh come di una sorta di tragedia del Bardo in salsa vichinga. Se una vicenda di dissidi incrociati padre, figli e fratellastri o la sola presenza di un grande regista scespiriano possano dare ad un film superoistico qualche spruzzata di nobiltà letteraria lo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Alcuni audaci colleghi hanno addirittura scomodato Shakespeare, scrivendo del <em>Thor</em> di Kenneth Branagh come di una sorta di tragedia del Bardo in salsa vichinga. Se una vicenda di dissidi incrociati padre, figli e fratellastri o la sola presenza di un grande regista scespiriano possano dare ad un film superoistico qualche spruzzata di nobiltà letteraria lo decida lo spettatore. A mio avviso assolutamente no. Lo sforzo di Branagh è titanico, ma il risultato finale è grottesco, oltre che di una noia terribile, &#8220;immortale&#8221;<span id="more-10551"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Tantissimi i limiti di questo film, che personalmente ho atteso per anni. Effetti speciali stucchevoli e in numero francamente eccessivo. Inoltre, pur nella loro sontuosità, neanche tanto venuti bene. Costumi senza infamia né lode, ma assai &#8220;plastici&#8221; ed irrealistici (l&#8217;elmo che il protagonista porta in testa fa ridere, in qualsiasi film degli anni &#8217;50 sui cavalieri si vede di meglio). La trama, poi, è semplicemente inesistente. Una storiella per bambini, appena appena tratta dal fumetto originale,  stiracchiata all&#8217;inverosimile.</p>
<p style="text-align: justify">E veniamo al cast. Ottimo, senza dubbio. Anthony Hopkins nei panni di Odino è un gigante. Meravigliosi Tom Hiddleston in quelli del perfido Loki, il dio dell&#8217;inganno, e Stellan Skarsgård (il professor Andrews). Ma Chris Hemsworth come Thor è fuori ruolo in maniera assoluta, un merluzzo lesso senza alcuna espressività. E lo stesso dicasi di Natalie Portman, una Jane Foster senz&#8217;arte né parte totalmente reinventata da Branagh.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, nulla a che vedere con il realismo hi-tech dei due film su Iron Man di Jon Favreau, il primo dei quali rimane ineguagliabile pietra miliare della cinematografia sui super eroi. Un caso che, me ne rendo sempre più conto ad ogni nuova uscita Marvel sul grande schermo, probabilmente rimarrà un <em>unicum</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/posters_thor_14.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10555" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/posters_thor_14-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a></p>
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		<title>Palombella bianca</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 04:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dico subito che Habemus Papam di Nanni Moretti mi è sì piaciuto molto, ma non è il capolavoro che avevo immaginato dagli abilissimi teaser-trailer diffusi da mesi. Il miglior film del regista romano rimane La stanza del figlio, non vi sono dubbi. A quest&#8217;ultima fatica &#8211; che, come previsto, sta sbancando il botteghino &#8211; va [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dico subito che <em>Habemus Papam</em> di Nanni Moretti mi è sì piaciuto molto, ma non è il capolavoro che avevo immaginato dagli abilissimi teaser-trailer diffusi da mesi. Il miglior film del regista romano rimane <em>La stanza del figlio</em>, non vi sono dubbi. A quest&#8217;ultima fatica &#8211; che, come previsto, sta sbancando il botteghino &#8211; va senza dubbio la palma dell&#8217;originalità, perché il tema del turbamento di un pontefice, ancorché neoeletto, era stato trattato poco o nulla dal cinema<span id="more-10381"></span>, ed il merito di un bel cast (stellare il protagonista Michel Piccoli) ottimamente diretto, ma francamente poco più.</p>
<p style="text-align: justify">«Commedia dolorosa» ha definito Moretti <em>Habemus Papam</em>. Concordo in pieno. Senza dubbio è una commedia, perché il tono è leggero e l&#8217;ironia la fa da padrona per tutto il film. Ma forse è proprio questo il problema, come cautamente avanzato anche da Paolo Mereghetti, che in una recensione ha parlato di qualche battuta di troppo. La bella intuizione del regista andava giocata così palesemente sul piano della commedia? O non sarebbe stato meglio una riflessione tragica?</p>
<p style="text-align: justify">Intendiamoci, in realtà il film di Moretti è sostanzialmente perfetto, sono io che avevo attese diverse e la realtà di un film frizzante e godibilissimo mi ha lasciato con una sensazione di occasione persa che non credo sia condivisibile da molti altri. Per mia deformazione, un tema del genere lo vedo necessariamente svilupparsi in maniera cupa, drammatica, non certo ilare. Posta l&#8217;intuizione di base, questa a mia avviso la si sarebbe dovuta sviluppare sul versante tragico, non semiserio. Siffatto argomento lo avrei visto ben dipanato dal Bergman stile <em>Luci d&#8217;inverno</em>, <em>Il silenzio</em> o <em>Fanny e Alexander</em>. Ovvero dal meraviglioso  Michael Haneke de <em>Il nastro bianco</em>, per tirare in ballo un regista vivo e vegeto. I turbamenti di un pontefice filtrati da un luterano. Chissà che cosa verrebbe fuori.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, Moretti ha confezionato un ottimo film, una sorta di &#8220;Palombella bianca&#8221; che fa riflettere sull&#8217;enormità del carico gravante sull&#8217;uomo che viene eletto vicario di Dio in Terra. Perché possiamo star certi che i dubbi e le paure del novello Celestino V sono i dubbi e le paure di chiunque appena chiamato a portare da solo un sì pesante fardello.</p>
<p style="text-align: justify">Fra le varie battute del film, ne segnalo una ironicissima sul mestiere più amato dal Moretti dopo il suo. Ad un certo punto un cardinale esclama: «Quanti psicoanalisti &#8230; Ma ce n&#8217;è davvero bisogno?». Lo scetticismo in merito di James Hillman ormai dilaga &#8230;</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/michel_piccoli_habemus_papam.jpg"><img class="size-medium wp-image-10386" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/michel_piccoli_habemus_papam-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd>Michel Piccoli in &#8220;Habemus Papam&#8221;</dd>
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		<title>Galan e i festival del cinema in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 07:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima mossa di Giancarlo Galan da ministro della Cultura è clamorosa: un attacco frontale alla Festa del Cinema di Roma. Per il manager patavino l&#8217;Italia dovrebbe avere un solo festival cinematografico, quello di Venezia. Personalmente lo dico da anni ed oggi non posso che apprezzare la presa di posizione di Galan. Certo, però, che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La prima mossa di Giancarlo Galan da ministro della Cultura è clamorosa: un attacco frontale alla Festa del Cinema di Roma. Per il manager patavino l&#8217;Italia dovrebbe avere un solo festival cinematografico, quello di Venezia. Personalmente lo dico da anni ed oggi non posso che apprezzare la presa di posizione di Galan. Certo, però, che cancellare la kermesse romana non sarà semplice, né indolore<span id="more-10144"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;idea di Walter Veltroni &#8211; che da sindaco di Roma volle fortemente il Festival capitolino, poi divenuto Festa &#8211; era da fermare subito. Si trattava di una proposta debole ed inconsistente, una idea semplicemente sbagliata, ad di là della collocazione a destra, al centro o a sinistra di chi l&#8217;ha espressa. Ho difficoltà anche solo ad ipotizzare la scena di un sindaco di Parigi che immagini di far concorrenza a Cannes organizzando un suo festival parallelo di grande respiro internazionale, così come ha fatto Veltroni. Sarebbe sommerso dalle critiche. Ora però, dopo parecchi anni di attività della struttura romana, il pensiero deve innanzitutto andare a chi lavora attorno alla Festa. Che ha anche sviluppato un indotto considerevole.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, è verissimo che il festival del cinema italiano per antonomasia è quello di Venezia, su cui occorrerebbe puntare tutte le energie e che, come detto da Galan «è strampalata la concorrenza di Roma». Ma ormai la Festa del Cinema romana è una realtà, con una sua economia e tanta gente che vi lavora. In tempi di crisi come questi abolirla avrebbe effetti drammatici per molte persone. Basta e avanza la sacrosanta critica espressa dal ministro. La Festa è una pirlata, ma ormai tocca tenercela.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/pictures_giancarlo_galan_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-10146" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/pictures_giancarlo_galan_2-289x300.jpg" alt="" width="289" height="300" /></a></dt>
<dd>Giancarlo Galan</dd>
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		<title>&#8220;Habemus Papam&#8221;, nuovo trailer</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 13:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora un passo avanti nel lancio del film di Nanni Moretti, Habemus Papam, che la Fandango distribuirà nelle sale italiane il 15 aprile prossimo. È stato infatti diffuso il nuovo trailer di quello che si prospetta essere l&#8217;ennesimo grande successo di critica e di pubblico del cineasta romano, una riflessione seria &#8211; ovviamente nel solco [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ancora un passo avanti nel lancio del film di Nanni Moretti, <a href="http://www.habemuspapam.it/"><em>Habemus Papam</em></a>, che la <a href="http://www.fandango.it/" target="_blank">Fandango</a> distribuirà nelle sale italiane il 15 aprile prossimo. È stato infatti diffuso il <a href="http://www.youtube.com/user/fandango?blend=2&amp;ob=4" target="_blank">nuovo trailer</a> di quello che si prospetta essere l&#8217;ennesimo grande successo di critica e di pubblico del cineasta romano, una riflessione seria &#8211; ovviamente nel solco dell&#8217;inevitabile &#8220;comicità&#8221; del tema trattato &#8211; su di un pontefice in crisi di fede<span id="more-10127"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Sul sito del <em><a href="http://www.corriere.it" target="_blank">Corriere della Sera</a></em> vi è poi un ottimo articolo di <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/11_marzo_23/habemus-papam-secondo-trailer-ulivi_b963df68-556d-11e0-a0df-9d4cc30fa8b1.shtml" target="_blank">Stefania Ulivi</a> con tutto quel che per ora è dato sapere sulla pellicola, che come colonna sonora ha la bellissima <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Za75SkduQX8" target="_blank"><em>Todo cambia</em></a> di Mercedes Sosa. Tutto cambia, certo, anche le idee di un papa (interpretato da un immenso Michel Piccoli), che magari i più vorrebbero incrollabile monolite.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/posters_habemus_papam.jpg"><img class="size-medium wp-image-10128" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/posters_habemus_papam-264x300.jpg" alt="" width="264" height="300" /></a></dt>
<dd>Un frame di &#8220;Habemus Papam&#8221;</dd>
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		<title>Last scene from Louis Malle&#8217;s &#8220;Damage&#8221; &#8211; Scena finale de &#8220;Il danno&#8221; di Luis Malle</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 15:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«It takes a remarkably short time to withdraw from the world. I travelled until I arrived at a life of my own. What really makes us is beyond grasping, it is way beyond knowing. We give in to love because it gives us some sense of what is unknowable. Nothing else matters. Not at the [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">«It takes a remarkably short time to withdraw from the world. I travelled until I arrived at a life of my own.<br />
What really makes us is beyond grasping, it is way beyond knowing.<br />
We give in to love because it gives us some sense of what is unknowable. Nothing else matters. Not at the end<span id="more-9952"></span>.<br />
I saw her once more only. I saw her by accident at an airport changing planes. She didn&#8217;t see me. She was with peter. She was holding a child. She was no different from anyone else». (Jeremy Irons, <em>Damage</em>, 1992)</p>
<p style="text-align: justify"><p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/last-scene-from-louis-malles-damage-scena-finale-de-il-danno-di-luis-malle/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p></p>
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		<title>&#8220;The Ghost Writer&#8221; di Polanski trionfa ai César</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 10:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante il weekend sono stati assegnati i César, i principali riconoscimenti del cinema francese, una sorta di Oscar europeo del cinema di qualità.  Come miglior film è stato premiato Uomini di Dio di Xavier Beauvois, mentre a Michael Lonsdale è andata la statuetta per il miglior attore non protagonista, sempre per il medesimo film, che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Durante il weekend sono stati assegnati i César, i principali riconoscimenti del cinema francese, una sorta di Oscar europeo del cinema di qualità.  Come miglior film è stato premiato <em>Uomini di Dio</em> di Xavier Beauvois, mentre a Michael Lonsdale è andata la statuetta per il miglior attore non protagonista, sempre per il medesimo film, che ha pure vinto il premio per la fotografia. Ma è stato <em>The Ghost Writer</em> (<em>L&#8217;uomo nell&#8217;ombra</em> nella versione italiana) del regista polacco Roman Polanski a trionfare, con ben 4 riconoscimenti<span id="more-9900"></span>. A Polanski è infatti andato il premio come miglior regista e, insieme a Robert Harris, quello per la miglior sceneggiatura non originale. La musica di Alexandre Desplat per l&#8217;opera ha poi ottenuto il premio per la miglior colonna sonora. Ad Hervé de Luze è infine andato quello per il miglior montaggio.</p>
<p style="text-align: justify">Il film del maestro polacco (una coproduzione Usa, Germania, Francia) è andato in sala ad aprile dell&#8217;anno scorso, ma certo il César gli darà nuova linfa. In ogni caso, è un&#8217;ottima occasione per parlarne ancora.</p>
<p style="text-align: justify">La trama è avvincente, anche se in alcuni punti non originalissima. L&#8217;ex primo ministro britannico Adam Lang (dietro la cui figura in qualche modo potrebbe anche essere intravisto Tony Blair) vive più o meno in ritiro su di un&#8217;isola in America (il set è stato allestito a Martha&#8217;s Vineyard, l&#8217;isola dei Kennedy, per così dire, ad undici chilometri dalle coste del Massachusetts, davvero lontana dal mondo reale), insieme alla consorte, alla sua segretaria e a una nutrita squadra di protezione. Alla minuscola comunità di aggiunge un giovane editor (Ewan McGregor), incaricato di riscrivere la sua autobiografia. Il ghost writer, del tutto ignorante in fatto di politica, va a sostituire un predecessore, scomparso (suicida?) cadendo da un traghetto in circostanze poco chiare.</p>
<p style="text-align: justify">Non ci vuole molto per lo scrittore, per quanto ingenuo, a capire d&#8217;avere accettato un incarico di estrema delicatezza. Su Lang (splendidamente interpretato da Pierce Brosnam), infatti, all&#8217;improvviso piomba l&#8217;accusa di avere consentito &#8211; durante il corso suo mandato come premier &#8211; la tortura di prigionieri sospettati di terrorismo, nonché di avere strettissimi legami con la Cia.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;atmosfera del film &#8211; avveniristico in quanto ad uso della macchina da presa e fotografia &#8211; ricorda assai da vicino i capolavori di Alfred  Hitchcock, ma l&#8217;idea di Robert Harris (il giornalista della Bbc dal cui omonimo romanzo del 2007 è tratta l&#8217;opera di Polanski) è ovviamento contemporaneissima, così intrisa di al-Qaeda e Cia da far costantemente sentire allo spettatore la loro minacciosa presenza. McGregor e  Pierce Brosnam non fanno rimpiangere i Cary Grant e James Stewart fedeli interpreti hitchcockiani. McGregor è quasi perfetto nel ruolo del classico uomo qualunque che all&#8217;improvviso deve confrontarsi con accadimenti di molto più grandi di lui, ma soprattutto Brosnam riesce ad inquietare come mai gli era accaduto nei panni di 007.</p>
<p style="text-align: justify">Polanski ed Harris (noto specialmente per il suo romanzo d&#8217;esordio <em>Fatherland</em>, del 1992, ricostruzione fantapolitica di un&#8217;Europa in cui Adolf Hitler ha vinto la Seconda Guerra Mondiale) sono riusciti a dipingere un quadro così denso di ombre del terzo millennio da essere in sé un piccolo gioiello di analisi (geo)politica. Perché i fatti che narrano saranni sì inventati, ma gli uomini e le situazioni appaiono tanto plausibili da fare del cinismo dei protagonisti una sorta di paradigma del potere occidentale post Undici Settembre.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/posters_the_ghost_writer.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9906" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/posters_the_ghost_writer-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a></p>
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		<title>On line il teaser-trailer di &#8220;Habemus Papam&#8221; di Nanni Moretti</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 13:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su You Tube è disponibile il teaser di Habemus Papam, l&#8217;ultimo film di Nanni Moretti, prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, insieme a Rai Cinema e Sacher, la casa di produzione dello stesso Moretti. Protagonista un pontefice colto dai dubbi (Michel Piccoli, una maschera di profondo disagio la sua, per quel che è possibile capire [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Su You Tube è disponibile il teaser di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tVQL4zO2yyg&amp;NR=1" target="_blank"><em>Habemus Papam</em></a>, l&#8217;ultimo film di Nanni Moretti, prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, insieme a Rai Cinema e Sacher, la casa di produzione dello stesso Moretti. Protagonista un pontefice colto dai dubbi (Michel Piccoli, una maschera di profondo disagio la sua, per quel che è possibile capire dalle poche inquadrature a disposizione) ed in cura da uno psichiatra, interpretato dal regista romano<span id="more-9877"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«Senta, ha problemi con la fede?», chiede l&#8217;analista, seduto davanti al pontefice mentre qualche metro dietro una decina circa di cardinali osservano inorriditi la singolare scena. Bastano già questi 60 secondi messi on line a far capire che Moretti si è superato. Non resta che attendere il 15 aprile, data di uscita nelle sale cinematografiche italiane.</p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/michel_piccoli_habemus_papam.jpg"><img class="size-medium wp-image-9878" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/michel_piccoli_habemus_papam-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" /></a></dt>
<dd>Michel Piccoli in &#8220;Habemus Papam&#8221; di Nanni Moretti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: center">
<div class="shr-publisher-9877"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Black Swan&#8221;, mirabile variazione sul tema del doppio</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 13:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dico subito che a mio avviso con questo film Natalie Portman ha stracciato Anthony Perkins. Perché davvero il protagonista di Psycho sembra sereno ed equilibrato al confronto di Nina, la giovane ballerina newyorkese il cui cervello intrecciato appare come più unico che raro già dai primi minuti di visione. Non è mai stato semplice per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dico subito che a mio avviso con questo film Natalie Portman ha stracciato Anthony Perkins. Perché davvero il protagonista di <em>Psycho</em> sembra sereno ed equilibrato al confronto di Nina, la giovane ballerina newyorkese il cui cervello intrecciato appare come più unico che raro già dai primi minuti di visione<span id="more-9858"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Non è mai stato semplice per le artiste che vi si sono cimentate interpretare la protagonista/le protagoniste de <em>Il lago dei cigni</em> , il celeberrimo balletto che nel 1877 Piotr Ilich Chaikovskij trasse da una antica fiaba germanica (<em>Il velo rubato</em> di Johann Karl August Musäus). E non è semplice affatto per Nina, dalla quale il coreografo (interpretato da Vincent Cassel, inizialmente fuori parte, ma poi convincente) pretende entrambi i ruoli (come in effetti è da tradizione, essendo la narrazione di Musäus-Chaikovskij un classico della letteratura sul &#8220;doppio&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify">Per Nina lo sforzo di far coesistere Odette/Odile in un&#8217;unico corpo, quindi. Due anime in un solo cuore fisico. Due personalità nel medesimo cervello. Geniale lo svolgimento, direi quasi la variazione sul tema, del regista Darren Aronofsky (ho amato il suo <em>Il teorema del delirio</em>, 1998), che con <em>Il cigno nero</em> ci ha consegnato un&#8217;opera davvero ben fatta, oltre che assai profonda. Forse non rimarrà nella storia del cinema, ma di sicuro fa riflettere lo spettatore. In tempi di cinepanettoni prolungati fino alla Quaresima non è poco.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/posters_il_cigno_nero.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9862" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/posters_il_cigno_nero-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>&#8220;La versione di Barney&#8221;, ovvero la tragedia di una memoria sempre più corta</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 04:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nulla è più amaro nella vita che il pensiero di quel che sarebbe potuto essere ed invece non è stato. E proprio su tale dramma ruota La versione di Barney, film del 2010 tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Mordecai Richler diretto da Richard J. Lewis, regista noto per i meravigliosi telefilm della serie Csi, ma certo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nulla è più amaro nella vita che il pensiero di quel che sarebbe potuto essere ed invece non è stato. E proprio su tale dramma ruota <em>La versione di Barney</em>, film del 2010 tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Mordecai Richler diretto da Richard J. Lewis, regista noto per i meravigliosi telefilm della serie <em>Csi</em>, ma certo in <em>Barney</em> per niente in stato di grazia<span id="more-9596"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Dico subito che <em>La Versione di Barney</em> (1997) &#8211; come pure <em>La solitudine dei numeri primi</em> &#8211; è uno di quei libri che il mio istinto di sopravvivenza mi ha subito suggerito a pelle di non leggere. Troppo intensi, troppo veri, troppo devastanti per la mia coscienza e la mia serenità, già messe a dura prova dalle ferite personali. Chiuse e stratificate, per carità, ma che in ogni caso è molto meglio non stuzzicare.</p>
<p style="text-align: justify">Un cumulo di errori, anche grotteschi, quelli dell&#8217;esistenza di Barney. Errori che la maschera insieme buffa e dolente di Paul Giamatti rende a meraviglia. Per ché il film si regge tutto sulla recitazione degli interpreti. Grandioso Giamatti. Idem per Dustin Hoffman (il padre del protagonista), mentre la prova alla regia (un esordio sul grande schermo) di Lewis non è granché. Da quel che ho letto sul capolavoro di Richler, poi, centrali sono nel romanzo identità ebraica ed umorismo yiddish. Nel film non ve ne è traccia.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, vale la pena d&#8217;essere visto, senza dubbio. Il lento scivolare nella senilità di un simpatico cialtrone già di suo con una memoria corta degna di un politicante italiano fa tenerezza. E ci pone dinanzi ad un dilemma umano mica da poco: che fare di un mascalzone cui si vuol bene quando inizia a perdere il senno e semplicemente non è più lui?</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/barney_800_800.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9599" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/barney_800_800-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Arriva &#8220;Atlantis Down&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 05:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Virginia]]></category>

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		<description><![CDATA[Atlantis Down, il primo lungometraggio del regista italiano Max Bartoli, alcuni anni fa pluripremiato con il corto Ignotus, è stato presentato in prima mondiale al Commodore Theatre di Portsmout, in Virginia. La storia, scritta dallo stesso Bartoli e da questi sceneggiata insieme a Sam Ingraffia e Doug Burch, narra di uno shuttle che nel 2025 [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><em>Atlantis Down</em>, il primo lungometraggio del regista italiano Max Bartoli, alcuni anni fa pluripremiato con il corto <em>Ignotus</em>, è stato presentato in prima mondiale al Commodore Theatre di Portsmout, in Virginia.<br />
La storia, scritta dallo stesso Bartoli e da questi sceneggiata insieme a Sam Ingraffia e Doug Burch, narra di uno shuttle che nel 2025 è adibito a taxi tra la Terra e la stazione spaziale. Durante il rientro da una missione ordinaria, l&#8217;Atlantis viene colpito ripetutamente da un raggio accecante<span id="more-9030"></span>. I 7 componenti dell’equipaggio si ritrovano quindi in una landa desertica alla mercè di un alieno invisibile che ricrea per ogni astronauta momenti drammatici dell&#8217;esistenza, fino alla eliminazione fisica. Il tutto articolato su di una bergmaniana partita a scacchi nella quale ogni mossa persa corrisponde ad un &#8220;soul&#8221;, ad una vita distrutta.</p>
<p style="text-align: justify">La pellicola, a bassissimo costo, è stata girata in appena 13 giorni in 8 diverse località della Virginia. 17 minuti degli 88 complessivi sono stati realizzati con sofisticati effetti speciali.</p>
<p style="text-align: justify">Per trovare i fondi necessari, i produttori hanno trasformato il back stage del film in un programma televisivo di otto puntate che è stato venduto ad una emittente americana, consentendo di incrementare significativamente il budget e diventando un ulteriore strumento di promozione.</p>
<p style="text-align: justify">Appunto riferendosi alla difficile ricerca di finanziatori, il regista Max Bartoli ha ricordato che «per 97 giorni abbiamo dormito su divani o in garage, trasformando il retrobottega di un ristorante messicano nel nostro ufficio, creando volantini pubblicitari in cambio di cibo. È stata dura ma alla fine siamo riusciti a portare a termine il film».</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_9031" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/10/pictures_max_bartoli.jpg"><img class="size-medium wp-image-9031" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/10/pictures_max_bartoli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Max Bartoli sul set</p></div>
<div class="shr-publisher-9030"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;orrore di quei numeri primi, così dolenti, così inadatti</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 15:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Per la verità di inadatto in questo romanzo/film vi è solo il protagonista maschile, Mattia, perché quella femminile, Alice, al confronto è mille volte più positiva. Mattia, invece, è murato vivo nella prigione del suo errore di bambino, incapace di perdonarsi e di aprirsi ad un mondo che almeno un&#8217;anima davvero bella l&#8217;ha posta sul [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Per la verità di inadatto in questo romanzo/film vi è solo il protagonista maschile, Mattia, perché quella femminile, Alice, al confronto è mille volte più positiva. Mattia, invece, è murato vivo nella prigione del suo errore di bambino, incapace di perdonarsi e di aprirsi ad un mondo che almeno un&#8217;anima davvero bella l&#8217;ha posta sul suo cammino.<br />
Il film è delizioso, Paolo Giordano (del quale, lo confesso, non ho letto il romanzo) ha avuto un&#8217;idea geniale ideando questa vicenda ad incastri, piena di flashback e flashforward, e Saverio Costanzo l&#8217;ha messa su pellicola con un&#8217;operazione magica. Perché la storia è oggettivamente difficile da rendere al cinema ed il regista (che per il soggetto e la sceneggiatura è stato coadiuvato proprio da Giordano) vi è riuscito benissimo<span id="more-8952"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Della <a href="http://www.mymovies.it/film/2010/lasolitudinedeinumeriprimi/" target="_blank">trama</a> inutile parlare, chi vuole vada a vedere il film o legga il libro. Aggrovigliata, mai lineare (come la vita, del resto), non è semplice ed il film infatti non è consigliabile ai troppi <em>minus habens</em> che popolano il nostro Paese da cinepanettone (l&#8217;operetta è una cosa seria, non tiriamola in ballo a sproposito &#8230;). Dicevo che non ho letto il libro di Giordano, ma certo il film me ne ha fatto venir voglia. Io per principio non leggo autori italiani se non in rari casi. Concluso il mio perfezionamento post-laurea in letteratura italiana, quindici anni fa, ho pochissime volte preso in mano il romanzo di un connazionale, preferendo gli autori nordeuropei. Per Giordano mi sa che farò bene a derogare al principio generale.</p>
<p style="text-align: justify">Un pensiero particolare è giusto che vada agli attori. Tutti sono bravissimi, a cominciare da Alba Rohrwacher e Luca Marinelli, i protagonisti, ma quella che personalmente mi è piaciuta di più è Arianna Nastro, Alice adolescente. Una maschera di sofferenza e speranza, disillusione e curiosità. Una interpretazione davvero da incorniciare.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/09/posters_la_solitudine_dei_numeri_primi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8958" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/09/posters_la_solitudine_dei_numeri_primi-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>State aKorti 2010, la vittoria a un romano</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 13:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con A tutti i costi Simone Baldini, romano, classe 1984, si è aggiudicato il primo premio del 3° festival del cortometraggio State aKorti 2010, ormai un classico della cultura siciliana, svoltosi anche quest&#8217;anno a Viagrande, in provincia di Catania. Baldini è stato premiato per aver affrontato con originalità il tema dei colloquio di lavoro, che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Con <em>A tutti i costi</em> Simone Baldini, romano, classe 1984, si è aggiudicato il primo premio del 3° festival del cortometraggio State aKorti 2010, ormai un classico della cultura siciliana, svoltosi anche quest&#8217;anno a Viagrande, in provincia di Catania. Baldini è stato premiato per aver affrontato con originalità il tema dei colloquio di lavoro, che nasconde diverse e inaspettate ambiguità<span id="more-8774"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Il premio per la migliore colonna sonora è invece andato a <em>Pet</em> di Giacomo Livotto, di Treviso, per il quale quattro diversi gruppi musicali (Vulsor, Pied d&#8217;nez, Ehma e Zam’s) hanno composto i brani originali. Lo stesso corto per numero di voti, si classifica terzo nella classifica generale.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo cortometraggio <em>Gps</em> &#8211;  che diventa l’alter ego del suo stesso proprietario guidandolo fino alla destinazione finale &#8211; del madrileno Diego Sanchidriàn.</p>
<p style="text-align: justify">Pensato e ideato da Riccardo Di Bella, il festival comico-umoristico State aKorti, indipendente, fuori dai cardini dei centinaia di festival di cortometraggi italiani, unico nel suo genere, tra l’altro si propone di valorizzare le opere di cinema breve, la sperimentazione di nuovi formati, i registi emergenti e affermati e di dare visibilità ai  cortometraggi di alta qualità.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;elenco dei registi e delle opere che sono state proiettate durante la serata del festival è visionabile al sito <a href="http://www.dibo.it/it_festival_internazionale_cortometraggio.htm" target="_blank">www.dibo.it</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/08/logo-State-Akorti-2010-20.30.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8778" title="logo-State-Akorti-2010-20.30" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/08/logo-State-Akorti-2010-20.30.jpg" alt="" width="893" height="427" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>&#8220;Atlantis Down&#8221; di Max Bartoli, ad ottobre la prima a Portsmouth</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 07:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/07/posters_atlantis_down_premiere_resized.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8671" title="posters_atlantis_down_premiere_resized" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/07/posters_atlantis_down_premiere_resized.jpg" alt="" width="600" height="363" /></a></p>
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		<title>&#8220;Iron Man 2&#8243;, una delusione di ferro</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 05:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dire che Iron Man 2 mi ha deluso non rende appieno l’idea. Considero il primo film semplicemente bellissimo e Jon Favreau un grande regista, di conseguenza la pressoché insulsa sceneggiatura del sequel mi sembra semplicemente un autogol che grida vendetta. E già, perché l’enorme differenza fra il primo ed il secondo Iron Man sta proprio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Dire che <em>Iron Man 2</em> mi ha deluso non rende appieno l’idea. Considero il <a href="http://thelorereport.blogdo.net/iron-wotan/" target="_blank">primo film</a> semplicemente bellissimo e Jon Favreau un grande regista, di conseguenza la pressoché insulsa sceneggiatura del sequel mi sembra semplicemente un autogol che grida vendetta.<br />
E già, perché l’enorme differenza fra il primo ed il secondo <em>Iron Man</em> sta proprio tutta qui: i team di sceneggiatori sono diversi. Era proprio necessario, mi chiedo, cambiare le ottime “teste d’uovo” che hanno scritto il primo copione?<span id="more-8377"></span></p>
<p>Ma quello che più salta all’occhio vedendo quest’ultima fatica del sempre gradevole Robert Downey jr è come la Marvel che produce i lungometraggi sui super eroi sia ormai cosa diversissima da quella che ogni mese sforna i fumetti per gli appassionati. I due prodotti sono pensati per target molto diversi fra loro, come testimonia lo scarso peso che ha ormai la continuity, un tempo mito di scrittori e lettori.</p>
<p>Insomma, <em>Iron Man 2</em> è un film non brutto, ma certo nemmeno bello. Un bis inutile di cui davvero non si avvertiva l’esigenza. Se c’è qualcosa da dire in un sequel la si dica, altrimenti meglio sarebbe rinunciare a girarlo …</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/05/posters_iron_man_2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8379" title="posters_iron_man_2" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/05/posters_iron_man_2.jpg" alt="" width="486" height="720" /></a></p>
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		<title>&#8220;Shutter Island&#8221;, ovvero del nostro bisogno di consolazione</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 05:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Chiunque perda una persona cara in un incendio ha più di tutto bisogno di sentirsi dire che non è morta bruciata. «L&#8217;ha uccisa il fumo, non il fuoco. È importante questo» dice Leonardo Di Caprio all&#8217;inizio del film, raccontando del tragico destino della moglie al nuovo collega dell&#8217;Fbi. Certo, è importante questo, vitale per il nostro primigenio bisogno di consolazione, per usare la bellissima frase di Stig Dagerman. E proprio attorno ai meccanismi consolatori della mente umana che ruota l&#8217;ottimo <em>Shutter Island</em> di Martin Scorsese, titolo che si può alla buona tradurre con qualcosa tipo &#8220;l&#8217;isola dei reclusi&#8221;<span id="more-8102"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«Ricordatevi di noi, perché anche noi abbiamo vissuto, amato e riso» è la scritta che campeggia all&#8217;ingresso dell&#8217;impenetrabile manicomio penale di Ashecliffe. Siamo nel 1954, agli inizi della cosiddetta Guerra Fredda, e gli agenti federali Teddy Daniels  (un Leonardo Di Caprio bravissimo, nonostante l&#8217;improbabile faccia che si ritrova, così infantile, anche ora che cominciano a far capolino le prime rughe, da sembrare uscita da un cartone animato) e il suo partner Chuck Aule (Mark Ruffalo) vengono inviati a Shutter Island per indagare sulla scomparsa di una assassina psicopatica fuggita da una cella blindata. In compagnia di psichiatri alquanto sinistri (Ben Kingsley e Max von Sidow, che vista la splendida forma con la quale ha raggiunto gli 81 anni pare proprio che la sua famosa partita a scacchi con la morte alla fine l&#8217;abbia vinta), infermieri, guardie e pazienti, tutti parimenti confinati sull&#8217;isola squassata da un uragano, i due agenti capiscono ben presto che nulla è come appare.</p>
<p style="text-align: justify">Scorsese, che dà davvero una prova di regia maiscola, è nettamente dalla parte dei reclusi, che ci mostra nel loro lato più umano. «Il mio compito è curare i pazienti, non le loro vittime. Non sono qui per giudicare», afferma il personaggio interpretato da Ben Kingsley, uno psichiatra oltremodo liberale che dirige la struttura di (più o meno) massima sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify">Il film è curato fin nei minimi particolari, ha un cast eccezionale e una regia superlativa tanto quanto la fotografia. La trama è certo un po&#8217; scontata ed il finale non stupisce più di tanto, ma le domande che pone sul dolore umano sono perle rare nel cinema odierno.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, ennesimo colpo da maestro di Scorsese ed ennesimo grande film tratto da un romanzo di Dennis Lehane. Come già <em>Mystic River</em> di Clint Eastwood nel 2003, tratto da <em>La morte non dimentica</em> (romanzo noir del 2001 che in originale si chiama proprio <em>Mystic River</em>), anche l&#8217;idea di <em>Shutter Island</em> è dello scrittore irlandese. <em>L&#8217;isola della paura</em> (appunto <em>Shutter Island</em> in inglese) è un thriller psicologico di rara intensità, le cui questioni di fondo Scorsese rende da par suo. Un libro da leggere e un film da vedere, quindi. Per riflettere sull&#8217;insondabile Mistero del dolore, sulla imprevedibile fragilità della mente. Ben oltre le possibilità ermeneutiche delle neuroscienze.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/04/posters_shutter_island.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8104" title="posters_shutter_island" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/04/posters_shutter_island.jpg" alt="" width="450" height="678" /></a></p>
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		<title>Il caso &#8220;Born of Hope&#8221;: spopola sul Web il prequel del &#8220;Signore degli anelli&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 10:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">In appena 3 mesi e qualcosa è stato visto on line da quasi un milione di spettatori, divenendo un fenomeno <em>cult</em>. È il bellissimo film <a href="http://www.bornofhope.com/" target="_blank"><em>Born of Hope</em></a> di Kate Madison, una sorta di prequel de <em>Il signore degli anelli</em>, la pluripremiata saga di Peter Jackson tratta dal monumentale capolavoro di Tolkien.<br />
Il plot di <em>Born of Hope</em> segue le vicende dei Dúnedain, gli Uomini dell’Ovest dell&#8217;universo tolkeniano, la cui sicurezza è messa a repentaglio dalle orde di Sauron, i bestiali orchetti che danno la caccia all’anello perduto.<br />
Per inciso, molti hanno notato la grande somiglianza dell&#8217;attore Christopher Dane, che interpreta il ruolo di Arathorn, con Viggo Mortensen, l’attore che nella Trilogia di Jackson ha interpretato Aragorn, che di Arathorn è appunto il figlio.<br />
Al link sopra è possibile vedere l&#8217;intero film (in inglese con i sottotitoli in numerosi lingue, fra cui l&#8217;italiano), che è distribuito solo su Internet. Lo consiglio a tutti.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/03/posters_born_of_hope_resized.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7980" title="posters_born_of_hope_resized" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/03/posters_born_of_hope_resized.jpg" alt="" width="270" height="350" /></a></p>
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		<title>Oscar, sconfitto Cameron</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla fine lo scontro di civiltà planetarie, come lo ha definito Il Sole 24 Ore, non ha sfondato. La notte degli Oscar ha dato ad Avatar, candidato a stravincere, solo 3 statuette, per sceneggiatura (mah!!!), fotografia (ottima, curata dall&#8217;italiano Mauro Fiore) ed effetti speciali (sarebbe stata clamorosa una sconfitta anche in questa categoria &#8230;). Personalmente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Alla fine lo scontro di civiltà planetarie, come lo ha definito <em>Il Sole 24 Ore</em>, non ha sfondato. La notte degli Oscar ha dato ad <em>Avatar</em>, candidato a stravincere, solo 3 statuette, per sceneggiatura (mah!!!), fotografia (ottima, curata dall&#8217;italiano Mauro Fiore) ed effetti speciali (sarebbe stata clamorosa una sconfitta anche in questa categoria &#8230;).<br />
Personalmente <em>Avatar</em> non mi è affatto piaciuto, tanto che ho faticato a recensirlo, aspettando il responso degli Academy Awards per occuparmene. L&#8217;ho trovato banale, scontato, soporifero, con un finale che era possibile immaginare dopo nemmeno 15 degli interminabili 162 minuti complessivi del film<span id="more-7913"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Per carità, alcuni punti di forza l&#8217;opera di Cameron li ha. Di sicuro la telecamera <em>motion capture</em> ideata dal regista canadese (nato a Kapuskasing, landa desolata di poco più di 8.000 anime nel nord dell&#8217;Ontario), capace di mimare i movimenti dell&#8217;occhio umano, è rivoluzionaria. Inoltre, pur nell&#8217;estrema semplicità della storia narrata, il rapporto olistico degli indigeni Na&#8217;vi con il proprio pianeta, Pandora, fa riflettere molto e ricorda in qualche modo la bella ipotesi Gaia di James Lovelock, il guru ambientalista meno scontato del suo mondo di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, <em>Avatar</em> non è un capolavoro. Ha fatto la sua figura al botteghino, ma presta sarà dimenticato. O, al limite, ricordato solo per quelle soluzioni tecniche ottimamente illustrate da Lisa Fitzpatrick nel libro <em>L&#8217;universo di Avatar. Genesi del capolavoro di James Cameron</em>, in Italia edito dal Castoro di Milano, che con oltre 200 immagini spiega il lavoro dei creativi che hanno ideato Pandora, la sua flora e la sua fauna.</p>
<p style="text-align: justify">Un&#8217;ultima annotazione: non è il 3 D che può mutare di una virgola il giudizio su di un film. La visione tridimensionale rispetto a quella bidimensionale dà certamente molto di più, ma se un&#8217;opera è noiosa non vi è 3 D che possa tener su la palpebra &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/03/posters_avatar.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7919" title="posters_avatar" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/03/posters_avatar.jpg" alt="" width="300" height="427" /></a></p>
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		<title>&#8220;Baciami ancora&#8221;, il solito intollerabile Muccino</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 03:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Se a quest&#8217;ora praticamente del mattino sono ancora sveglio a scrivere è solo colpa di Gabriele Muccino e del suo pessimo <em>Baciami ancora</em>. Visto in nottata a Siracusa, ha avuto bisogno come antidoto qualche ora di godimento casalingo del backstage del primo <em>Iron Man</em> di Jon Favreau (regista immenso che adoro!) a mo&#8217; di disintossicante  dopo 2 ore e 20 minuti di banale retorica semplicemente letale<span id="more-7645"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Alcune prime considerazioni al volo? 1) Giovanna Mezzogiono ha fatto benissimo a non voler avere nulla a che fare con questo inutile e imbarazzante sequel de <em>L&#8217;ultimo bacio</em>, che già nel 2001 non mi aveva affatto entusiasmato, nonostante il successo di pubblico. 2) La zita il prossimo film da vedere insieme lo sceglierà nel 3000 &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Sul film, poco (molto poco) da dire. Trama insulsa, personaggi bolsi oltre misura, anche se, onore al merito, ottimamente interpretati da un cast davvero eccellente.<br />
Un <em>narcos de noantri</em> beccato al suo primo trasbordo di cocaina dalla Colombia esce di galera e rientra in Italia dopo 10 anni di assenza, portando (+/-) scompiglio nelle già oltremodo scompigliate vite dei suoi amici storici. Tutti 40enni moralmente fallitoni e paranoici. Irresponsabili, depressi, patetici, incapaci di gestire desideri, rabbie, emozioni. Dei bambini di 40&#8242;anni, in sintesi estrema. Spaccato fedele della società italiana di oggi, comunque, che Muccino sa indubbiamente dipingere. Contro natura, perversa e pervertita. Perché, sia chiaro, &#8220;accollarsi&#8221; il figlio che la propria moglie ha fatto con l&#8217;amante è innaturale, altro che l&#8217;omosessualità che tanto indigna certi mentecatti.</p>
<p style="text-align: justify">Sarò cinico e volgare, ma durante tutta la proiezione del film mi sono incessantemente chiesto una sola cosa: ma perché chi ha un tale vuoto interiore non se lo fa mettere in culo, così da riempirlo? Traduco in termini meno rozzi: certe paranoie  come quelle viste in questo film se le può permettere solo chi non ha problemi seri nella vita. Ossia i borghesucci post68ini che predicano a sinistra e razzolano nel caviale. Gli operai, i precari, i cassintegrati e i disoccupati di questo Occidente allo sbando hanno altro cui pensare.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-full wp-image-7649" title="posters_baciami_ancora" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/01/posters_baciami_ancora.jpg" alt="posters_baciami_ancora" width="389" height="560" /></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Uno Sherlock Holmes blasfemo, ma bellissimo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 05:55:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Guy Ritchie è uno dei registi più innovativi del cinema mondiale. Due dei suoi film &#8211; Lock &#38; Stock. Pazzi scatenati (Lock, Stock and Two Smoking Barrels, 1998) e Snatch. Lo strappo (Snatch, 2000) &#8211; nonostante siano passati una dozzina d&#8217;anni dal loro arrivo nelle sale, rispetto a quanto mediamente prodotto dai cineasti di Hollywood [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Guy Ritchie è uno dei registi più innovativi del cinema mondiale. Due dei suoi film &#8211; <em>Lock &amp; Stock. Pazzi scatenati</em> (<em>Lock, Stock and Two Smoking Barrels</em>, 1998) e <em>Snatch. Lo strappo</em> (<em>Snatch</em>, 2000) &#8211; nonostante siano passati una dozzina d&#8217;anni dal loro arrivo nelle sale, rispetto a quanto mediamente prodotto dai cineasti di Hollywood sono ancora lustri avanti sotto molti punti di vista, <em>in primis</em> ritmo e stile di regia.<br />
Certo, questo Sherlock Holmes non è veloce come i due capolavori di Ritchie, anzi in alcune fasi, da metà in poi, diviene quasi un po&#8217; lento, ma è comunque un film godibile ed intelligente, rivoluzionario per quanto riguarda la figura del detective inglese<span id="more-7318"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Dico subito che Holmes dalla riscrittura di Ritchie esce malconcio oltremisura, irriconoscibile rispetto ai romanzi o alle tante riduzioni televisive e cinematografiche. Un alcolista sporco e maleodorante &#8211; meravigliosamente reso da Robert Downey jr, che si conferma essere uno degli attori migliori del panorama internazionale, se non il migliore in assoluto &#8211; davvero lontano anni luce dal compassato indagatore londinese cui siamo abituati, che però già Arthur Conan Doyle tratteggia con il vizio della cocaina. Insomma, uno Sherlock Holmes di certo blasfemo agli occhi dei puristi, ma bellissimo quello di Guy Ritchie.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla trama, questa è stata ideata <em>ex novo</em> per il film, visto che nei romanzi o nei racconti di Conan Doyle non vi è traccia di Lord Blackwood (magistralmente interpretato da Mark Strong).<br />
Esoterismo, soprannaturale, azione e teoria del compotto occulto spadroneggiano per oltre due ore, fino ad un esito scontato che prepara lo spettatore al sequel, che certamente vedrà protagonista il grande nemico di Holmes, il professor Moriarty. Ritchie per ora lo ha lasciato sullo sfondo, ma comunque malignamente presente. Nell&#8217;inevitabile prossima puntata possiamo stare certi che imperverserà.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7319" title="covers_sherlock_holmes2" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/01/covers_sherlock_holmes2.jpg" alt="covers_sherlock_holmes2" width="289" height="432" /></p>
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		<title>&#8220;Iron Man 2&#8243; Official Trailer</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 04:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<title>&#8220;2012&#8243;, l&#8217;apoteosi del nichilismo (che però apre alla Speranza)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 04:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tedesco Roland Emmerich, da anni ormai in pianta stabile negli Usa, è indiscutibilmente il regista più portato al genere catastrofico che vi sia in circolazione. E 2012, da poco nelle sale, è di sicuro il suo capolavoro nichilista, un film destinato a divenire un cult per gli appassionati del genere, nonché un must fino [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il tedesco Roland Emmerich, da anni ormai in pianta stabile negli Usa, è indiscutibilmente il regista più portato al genere catastrofico che vi sia in circolazione. E <em>2012</em>, da poco nelle sale, è di sicuro il suo capolavoro nichilista, un film destinato a divenire un <em>cult</em> per gli appassionati del genere, nonché un <em>must</em> fino al fatidico 21 dicembre 2012, data dopo la quale il mondo continuerà ad esserci come sempre e ci si dimenticherà in fretta della profezia del Maya e della marea di cose dette e scritte in merito (alcune anche intelligenti, per carità, ma annegate in una marea di ciarpame millennaristico che offende il millennarismo serio)<span id="more-6629"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che colpisce sempre nei film di Emmerich è la straordinarietà degli effetti speciali. Lo si era visto in <em>The Day After Tomorrow</em> (2004) e <em>2012</em> lo conferma in pieno. Il film fa riflettere (ma non troppo) e da un punto di vista estetico è godibilissimo.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;ansia della fine che pervade i lavori di Emmerich è lodevole in un mondo ultramaterialista che relega &#8220;le cose ultime&#8221; in spazi più che angusti, ma l&#8217;happy end a tutti i costi francamente rischia di rovinare delle pellicole pregevoli sotto tanti punti di vista (ottimo il cast di <em>2012</em> ed ottima anche la fotografia, pessime, di contro, alcune forzature superomistiche sui protagonisti, costretti ad evoluzioni da truppe d&#8217;assalto troppo improbabili).</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, il techno-millennarismo del regista tedesco, ovvero il millennarismo filtrato da soluzioni davvero d&#8217;avanguardia per quel che riguarda gli effetti speciali, è certo interessante e riempie le sale nel mondo intero, ma in tutta sincerità attendiamo Emmerich alla prova di un film diverso, per capire se la sua maestria non si esaurisca tutta nel confezionare scene di disastri su scala planetaria.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-6632" title="poster_2012" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/11/poster_2012.jpg" alt="poster_2012" width="242" height="360" /></p>
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		<title>&#8220;Home&#8221; &#8211; Trailer in English</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 04:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<title>&#8220;Angeli e Demoni&#8221;, un bel viaggio nei &#8220;caves du Vatican&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 07:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mille volte più dinamico e coinvolgente de Il codice da Vinci. Stavolta Ron Howard si è superato ed ha confezionato un prodotto di altissimo livello, un vatican thriller che inchioda alla poltrona per tutto il tempo (che non è poco). Trama avvicente (ma già il romanzo di Dan Brown è bello, di molto migliore del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Mille volte più dinamico e coinvolgente de <em>Il codice da Vinci</em>. Stavolta Ron Howard si è superato ed ha confezionato un prodotto di altissimo livello, un <em>vatican thriller</em> che inchioda alla poltrona per tutto il tempo (che non è poco). Trama avvicente (ma già il romanzo di Dan Brown è bello, di molto migliore del <em>Codice</em> a mio avviso), effetti speciali ottimi, un Tom Hanks in grande forma fanno di <em>Angeli e Demoni</em> un film gradevolissimo che vale davvero la pena vedere<span id="more-4577"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Per carità, vi è qualche ingenuità, qualche incongruenza ed una punta di irrealismo, ma l&#8217;impianto della storia è solido ed il viaggio nei <em>caves du Vatican</em>, per dirla con Gide, fa molto pensare ed attiva sani meccanismi critici. Voto: 8.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-full wp-image-4578 alignnone" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/05/angels-and-demons1.jpg" alt="angels-and-demons1" width="520" height="771" /></p>
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		<title>&#8220;Star Trek&#8221;, l&#8217;apprendistato (molto) teatrale del capitano Kirk</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 05:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per certi versi il prequel assoluto di Star Trek pensato e realizzato da J.J. Abrams è l&#8217;ennesimo colpo di genio dello sceneggiatore e regista noto nel mondo per aver creato la serie tv Lost. Molte cose in questo film sono andate per il verso giusto, è doveroso sottolinearlo. Un cast eccezionale che si è confrontato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Per certi versi il prequel assoluto di <em>Star Trek</em> pensato e realizzato da J.J. Abrams è l&#8217;ennesimo colpo di genio dello sceneggiatore e regista noto nel mondo per aver creato la serie tv <em>Lost</em>. Molte cose in questo film sono andate per il verso giusto, è doveroso sottolinearlo. Un cast eccezionale che si è confrontato senza timori reverenziali con il ricordo dei mostri sacri della serie originale, una regia ottima, effetti speciali bellissimi e sommamente realistici, una fotografia eccellente<span id="more-4458"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante i molti pregi, però, questo <em>Star Trek</em> non può certo essere definito un capolavoro. Per alcuni motivi che cercherò di spiegare.</p>
<p style="text-align: justify">Innanzitutto, non capisco perché il cinema di fantascienza negli ultimi anni non riesca a fare a meno di 2-3 situazioni comiche disseminate quà e là, come se fosse d&#8217;obbligo far ridere per forza lo spettatore almeno un paio di volte durante un film. Non sono affatto d&#8217;accordo. La fantascienza per me è dramma, <em>pathos</em>, tensione verso l&#8217;ignoto, anelito all&#8217;Infinito. Andrebbe quindi evitato con cura qualsiasi sconfinamento, seppur breve, nel genere commedia, cosa che con Abrams, invece, accade spesso. Ad alcuni piacerà pure, a me no.</p>
<p style="text-align: justify">Altra annotazione negativa: il film di Abrams è tutto giocato su dei paradossi temporali più enunciati che altro, fino al paradosso del non paradosso, quando ad un certo punto incontrandosi la stessa persona, una proveniente dal tempo presente ed una dal futuro, non accade nulla. L&#8217;eventualità è con forza scartata da tutti i grandi scrittori di <em>science fiction</em>, che considerano fonte di disastri inenarrabili che ci si possa incontrare con il se stesso proveniente da un tempo diverso.</p>
<p style="text-align: justify">Altro rilievo. Se proprio si doveva riscrivere un mito come <em>Star Trek</em>, era davvero necessario fare del giovane capitano Kirk un mezzo disadattato incapace di disciplina?</p>
<p style="text-align: justify">In sintesi, il film è godibilissimo, con scene apocalittiche mozzafiato (Vulcano risucchiato in un buco nero, ad esempio) , ma di sicuro non passerà alla storia. Voto: 7.</p>
<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-4459  aligncenter" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/05/poster_star_trek.jpg" alt="poster_star_trek" width="300" height="444" /></p>
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		<title>Verso la prima mondiale di &#8220;Angeli e Demoni&#8221;, parla Ron Howard</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 13:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 15 maggio esordirà in tutto il mondo il film Angeli e Demoni, &#8220;prequel&#8221; de Il codice da Vinci, entrambi tratti dai fortunatissimi romanzi di Dan Brown ed entrambi interpretati dal bravissimo Tom Hanks. Il regista Ron Howard ha dato alla Cnn una bella intervista che è possibile vedere cliccando qui si seguito: http://edition.cnn.com/video/#/video/showbiz/2009/05/02/ron.howard.angels.demo.cnn Alcuni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il 15 maggio esordirà in tutto il mondo il film <em>Angeli e Demoni</em>, &#8220;prequel&#8221; de <em>Il codice da Vinci</em>, entrambi tratti dai fortunatissimi romanzi di Dan Brown ed entrambi interpretati dal bravissimo Tom Hanks.</p>
<p style="text-align: justify">Il regista Ron Howard ha dato alla Cnn una bella intervista che è possibile vedere cliccando qui si seguito:</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://edition.cnn.com/video/#/video/showbiz/2009/05/02/ron.howard.angels.demo.cnn">http://edition.cnn.com/video/#/video/showbiz/2009/05/02/ron.howard.angels.demo.cnn</a></p>
<p style="text-align: justify">Alcuni trailer di <em>Angels and Demons</em>, un &#8220;vatican thriller&#8221; da non perdere, non foss&#8217;altro che per le atmosfere oltremodo cupe ed esoteriche, sono invece disponibili su You Tube:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=suh8GENQTO8">http://www.youtube.com/watch?v=suh8GENQTO8</a> (in italiano) e</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Aa238uDVf10">http://www.youtube.com/watch?v=Aa238uDVf10</a> (in inglese, molto più bello).</p>
<p><img class="size-full wp-image-4230 alignnone" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/05/angels-and-demons.jpg" alt="angels-and-demons" width="520" height="771" /></p>
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		<title>&#8220;Wolverine&#8221;, alle origini del mito</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 16:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Assolutamente spettacolare l&#8217;ennesimo film tratto da un fumetto supereroistico targato Marvel, X-Men, le Origini: Wolverine, con l&#8217;australiano Hugh Jackman ancora nei panni del mutante canadese. La regia di Gavin Hood (premiatissimo regista sudafricano che con Tsotsi vinse l&#8217;Oscar come miglior film straniero nel 2006) è galattica, nonostante Paolo Mereghetti lo abbia stroncato sul Corriere della [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Assolutamente spettacolare l&#8217;ennesimo film tratto da un fumetto supereroistico targato Marvel,<em> X-Men, le Origini: Wolverine</em>, con l&#8217;australiano Hugh Jackman ancora nei panni del mutante canadese.</p>
<p style="text-align: justify">La regia di Gavin Hood (premiatissimo regista sudafricano che con <em>Tsotsi</em> vinse l&#8217;Oscar come miglior film straniero nel 2006) è galattica, nonostante Paolo Mereghetti lo abbia stroncato sul <em>Corriere della Sera</em>, così come la fotografia, degna di un film drammatico europeo. Gli effetti speciali, poi, sono sì tanti, come nota Mereghetti, ma sapientemente gestiti e non mi è affatto sembrato che disturbino lo spettatore.</p>
<p style="text-align: justify">Un voto? Sbilanciamoci pure. Partendo dal 10 pieno dell&#8217;<em>Iron Man</em> di Jon Favreau, questo <em>Wolverine</em> merita senza dubbio un 8 tondo.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-full wp-image-4132 alignnone" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/04/wolverine.jpg" alt="wolverine" width="500" height="688" /></p>
<div class="shr-publisher-4129"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Notte degli Oscar, trionfa &#8220;The Millionaire&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 05:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film di Danny Boyle, The millionaire, trionfa agli Oscar vincendo 8 statuette e deludendo i fan del Il curioso caso di Benjamin Button (tratto da un racconto lungo di Francis Scott Fitzfgerald), che nonostante 13 nomination di premi ne vince solo 3. The millionaire ha vinto per il miglior film, Danny Boyle per la migliore regia, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il film di Danny Boyle, <em>The millionaire</em>, trionfa agli Oscar vincendo 8 statuette e deludendo i fan del <em>Il curioso caso di Benjamin Button</em> (tratto da un racconto lungo di Francis Scott Fitzfgerald), che nonostante 13 nomination di premi ne vince solo 3<span id="more-2701"></span>.</p>
<p style="text-align: justify"><em>The millionaire</em> ha vinto per il miglior film, Danny Boyle per la migliore regia, eppoi per il montaggio, la colonna sonora, la canzone originale, la fotografia e la sceneggiatura non originale.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;Oscar come miglior attore è toccato a Sean Penn per <em>Milk</em>. Miglior attrice è Kate Winslet per <em>The Reader</em>. Una statuetta è andata anche a Penelope Cruz come attrice non protagonista in <em>Vicky Cristina Barcellona</em> di Woody Allen. Per inciso, è la prima spagnola a ricevere l&#8217;ambito riconoscimento.</p>
<p style="text-align: justify">Un Oscar postumo è anche andato a Heath Legder, morto un anno fa a  28 anni, per la sua incantevole interpretazione del Joker nel film <em>Bat Man. The Dark Knight</em>.</p>
<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-2705  aligncenter" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/02/locandina-the-millionaire.jpg" alt="Locandina The Millionaire" width="280" height="350" /></p>
<div class="shr-publisher-2701"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Viaggio al centro della Terra&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 07:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<category><![CDATA[A Journey to the Center of the Earth]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri sera ho capito a che cosa serve un brutto film: a rivalutare alla grande il libro (magari assai bello) da cui è tratto. E così, rientrato a casa, mi sono fiondato a leggere Jules Verne, Viaggio al centro della Terra, nella deliziosa edizione Hachette-Collezione Hetzel, che sarà da edicola, ma a me pare davvero [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ieri sera ho capito a che cosa serve un brutto film: a rivalutare alla grande il libro (magari assai bello) da cui è tratto. E così, rientrato a casa, mi sono fiondato a leggere Jules Verne, <em>Viaggio al centro della Terra</em>, nella deliziosa edizione Hachette-Collezione Hetzel, che sarà da edicola, ma a me pare davvero ben fatta<span id="more-2090"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Del film con Brendan Frazer neanche vale la pena parlarne. Arriva al 4 e 1/2 a malapena. Effetti speciali tutti al computer e neanche fatti benissimo, una trama inconsistente e prevedibilissima, il solito faccione intollerabile di Frazer. Un consiglio dal profondo, andate in libreria e comperate il romanzo del mitico Verne, visionario geniale, padre di tutto la fantascienza a venire &#8230;</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/verne-cover2.jpg"><img class="size-full wp-image-2096" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/verne-cover2.jpg" alt="Copertina dell'edizione americana di &quot;Viaggio al centro della Terra&quot;, ovvero &quot;Journey to the Center of the Earth&quot;, pubblicata nei Classics Illustrated" width="240" height="350" /></a></dt>
<dd>Copertina dell&#8217;edizione americana di &#8220;Viaggio al centro della Terra&#8221;, ovvero &#8220;Journey to the Center of the Earth&#8221;, pubblicata nei Classics Illustrated</dd>
</dl>
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		<title>&#8220;Sette anime&#8221;, ovvero come rimediare all&#8217;attimo distruttore</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 07:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Dio ha fatto il mondo in sette giorni, io in sette secondi ho distrutto il mio», dice Will Smith all&#8217;inizio di Sette anime (Seven Pounds il titolo originale, con un chiaro riferimento a Il mercante di Venezia di Shakespeare), storia di un tormentatissimo riscatto umano, di una espiazione contorta e morbosa, ma da perseguire ad ogni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">«Dio ha fatto il mondo in sette giorni, io in sette secondi ho distrutto il mio», dice Will Smith all&#8217;inizio di <em>Sette anime</em> (<em>Seven Pounds</em> il titolo originale, con un chiaro riferimento a <em>Il mercante di Venezia</em> di Shakespeare), storia di un tormentatissimo riscatto umano, di una espiazione contorta e morbosa, ma da perseguire ad ogni costo<span id="more-1793"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La catastrofe di una vita, lo si capirà alla fine, è nell&#8217;attimo distruttore, nella disattenzione incosciente di un momento, di un attimo, appunto, del quale non si può affatto dire con Goethe «fermati sei così bello». Tutt&#8217;altro. La contemplazione nella memoria di quell&#8217;orrido istante è tormento assoluto per il protagonsta, che vive e muore per rimediare all&#8217;errore/orrore inavvertitamente compiuto.</p>
<p style="text-align: justify">Narrazione su più piani (temporali, ma non solo, con momenti onirici e sequenze nelle quali Smith sembra quasi una sorta di &#8220;angelo in missione&#8221;, stile <em>Il tocco di un angelo</em>, la bellissima ma non troppo fortunata serie di telefilm), con molti flashback, una regia divina (Muccino sta impratichendosi anche in certe inquadrature psichedeliche ed iperveloci tipiche dei registi anglosassoni) ed interpreti dalla bravura mostruosa (oltre a Will Smith, ormai un gigante del cinema, la bellissima Rosario Dawson e Woody Harrelson) caratterizzano <em>Sette anime</em>, che comunque in alcuni punti è assai lento e criptico.</p>
<p style="text-align: justify">Nel complesso, un film dalla delicatezza e dalla sensibilità uniche, commovente, profondo, di quei film che fanno riflettere una vita intera. Nonostante il responso del botteghino ad oggi non sia galattico come <em>La ricerca della felicità</em>, <em>Sette anime</em> personalmente mi sembra mille volte più bello di quel melenso polpettone che pure tanto successo ha avuto.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/sette-anime.jpg"><img class="size-full wp-image-1796" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/sette-anime.jpg" alt="Seven Pounds - Sette anime" width="235" height="350" /></a></dt>
<dd>Seven Pounds &#8211; Sette anime</dd>
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		<title>&#8220;Quantum of Solace&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 06:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo capitolo (il 22° della serie) della saga di James Bond davvero non sta in piedi. Quantum of Solace (&#8220;un minimo di conforto&#8221;), di Marc Forster, è noioso e snatura il personaggio ed anche il contesto, rendendo l&#8217;universo di 007 sempre più simile a quello della serie nata da The Bourne Identity. La trama è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;ultimo capitolo (il 22° della serie) della saga di James Bond davvero non sta in piedi. <em>Quantum of Solace</em> (&#8220;un minimo di conforto&#8221;), di Marc Forster, è noioso e snatura il personaggio ed anche il contesto, rendendo l&#8217;universo di 007 sempre più simile a quello della serie nata da <em>The Bourne Identity</em>. La trama è puerile e senza senso alcuno<span id="more-1108"></span>, la sceneggiatura di Paul Haggis, Neal Purvis e Robert Wade è debolissima, scarsamente logica.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alle scene d&#8217;azioni, sono sommamente irrealistiche. Nonché inutili all&#8217;80%. Insomma, d&#8217;accordo che è 007, ma certe scene sembrano più da <em>Spiderman</em> o <em>Devil</em>. Un minimo di realismo un film di spionaggio lo deve pur mantenere, altrimenti diventa un genere diverso.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;unica cosa interessante dell&#8217;intero film è il tema del <em>terrorismo ambientalista</em>, che già maestri dell&#8217;action thriller hanno trattato assai bene. Penso, ad esempio, a Tom Clancy con <em>Raimbow Six</em> e Michael Crichton con <em>Stato di paura</em>.</p>
<p style="text-align: justify">In <em>Quantum of Solace</em> un gruppo di terroristi verdi (l&#8217;organizzazione denominata Quantum, appunto) pianifica la conquista di una vasta porzione di Bolivia, ma i progetti del malvagio di turno (che fa discorsi antimoderni stile attivista di quartiere) vengono mandati all&#8217;aria dal solito Bond, in un crescendo di fiamme ed esplosioni da cui l&#8217;agente dell&#8217;MI 6 britannico esce appena appena un po&#8217; annerito dal fumo.</p>
<p style="text-align: justify">Un&#8217;ultima annotazione su Daniel Craig. Ci era parso ottimo in <em>Casino Royale</em>, ma in quest&#8217;ultima prova sembra assai ingessato. Sicuramente trattasi di un bravo attore, ben preparato, ma in <em>Quantum of Solace</em> non mi pare convinca molto, dando al pubblico un Bond che più che oscuro (il che, per inciso, ci starebbe anche) sembra semplicemente livoroso.</p>
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		<title>Espero que los tres</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 05:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo film di Woody Allen, Vicky Cristina Barcelona, è gustosissimo. Molto amaro e sconsigliabile a chi crede nell&#8217;amore come favola bella e pulitissima, ma in fondo un piccolo capovaloro di realismo e cinismo (quel che si chiede a Woody Allen, insomma). Navigando, navigando, ho trovato riassunta in spagnolo quella che per me è la scena [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;ultimo film di Woody Allen, <em>Vicky Cristina Barcelona</em>, è gustosissimo. Molto amaro e sconsigliabile a chi crede nell&#8217;amore come favola bella e pulitissima, ma in fondo un piccolo capovaloro di realismo e cinismo<span id="more-800"></span> (quel che si chiede a Woody Allen, insomma).</p>
<p style="text-align: justify">Navigando, navigando, ho trovato riassunta in spagnolo quella che per me è la scena madre del film, l&#8217;approccio di un bravissimo Bardem alle due turiste americane sedute al ristorante. Da applausi la sua faccia di bronzo.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Dos turistas estadounidenses, Vicky (Rebecca Hall) y Cristina (Scarlett Johansson), cenan tranquilamente en un restaurante barcelonés cuando descubren en una de las mesas contiguas al artista Juan Antonio (Javier Bardem).</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Ambas conocen las andanzas amorosas del español; Cristina no para de mirarle. El pintor se acerca y, sin rodeos, las invita a un viaje al norte de España.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>«¿Nos pides que volemos contigo a&#8230; Oviedo y volvamos?», pregunta la racional Vicky. «No, pasaremos el fin de semana. Comeremos bien, beberemos buen vino, haremos el amor», responde. «¿Y quién va a hacer el amor exactamente?», replica la chica. «Espero que los tres», concluye Juan Antonio.</em></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;espressione da impunito di Bardem è un capolavoro. La scena in questione, con il già mitico (almeno per gli uomini), «Espero que los tres» la si può gustare in inglese (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=M0_JP2zPio8" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=M0_JP2zPio8</a>), ma è molto meglio in spagnolo: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bccmCdXDGa8" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=bccmCdXDGa8</a>.</p>
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		<title>&#8220;Mamma mia!&#8221;, un musical perfetto</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 23:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono appena tornato dal cinema, dove ho visto Mamma mia!, film assolutamente delizioso che consiglio a tutti, un musical praticamente perfetto. Meryl Streep è GALATTICA (a 60&#8242;anni, saltando sul letto, fa una spaccata in aria da applausi) e canta The Winner Takes it All meglio delle singers degli Abba, che pure sono mitiche. L&#8217;intero film, del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Sono appena tornato dal cinema, dove ho visto <em>Mamma mia!</em>, film assolutamente delizioso che consiglio a tutti, un musical praticamente perfetto. <span id="more-691"></span>Meryl Streep è GALATTICA (a 60&#8242;anni, saltando sul letto, fa una spaccata in aria da applausi) e canta <em>The Winner Takes it All</em> meglio delle <em>singers</em> degli Abba, che pure sono mitiche. L&#8217;intero film, del resto, è un delicato omaggio al gruppo svedese.</p>
<p style="text-align: justify">Ripeto, tutto è davvero perfetto in <em>Mamma mia!</em>, dalle stupende e spiritose coreografie, agli attori, bravissimi, dalla fotografia alla regia. Insomma, soprattutto per chi è attorno ai 40, un tuffo nel passato da non perdere &#8230;</p>
<div class="shr-publisher-691"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Iron Wotan, beyond the movie, toward the cult</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 05:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle &#8220;sogliole&#8221; dei quarant&#8217;anni non si dovrebbe perdere la testa così. Non si dovrebbe farlo né per le giovani donne (ma succede, altro che se succede), né &#8211; tantomeno! &#8211; per un film, e tratto da un fumetto per di più. Ma ormai è fatta, ho visto Iron Man in compagnia di due fra gli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Alle &#8220;sogliole&#8221; dei quarant&#8217;anni non si dovrebbe perdere la testa così. Non si dovrebbe farlo né per le giovani donne (ma succede, altro che se succede), né &#8211; tantomeno! &#8211; per un film, e tratto da un fumetto per di più.<br />
Ma ormai è fatta, ho visto <em>Iron Man</em> in compagnia di due fra gli amici più cari (i film seri, quelli targati Marvel per intenderci, vanno visti con gli amici di una vita, non possono essere goduti appieno in compagnia di stagionali del sabato sera e non ci dormo più la notte<span id="more-7"></span>: wallpaper scaricato e poi accuratamente fotografato con il Nokia (&#8216;azz, ho nominato una multinazionale &#8230; Non si dovrebbe. Pubblicità occulta? Mica, anzi Mika, tanto, adoro la multinazionale finlandese per il solo fatto che è finlandese, ossia anni luce dalle italiche mollezze ed imperfezioni. Non siete d&#8217;accordo? Compratevi un Telit, è pur sempre uno <em>status symbol</em> &#8230;) per essere impostato come sfondo del telefonino e financo come suo screen saver, corsa in edicola ed in fumetteria, acquisto del comic che la Panini ha sfornato sfruttando il lancio del film e del relativo volumone &#8220;Marvel Masterworks&#8221; da 25 euri 25, acc, dannaz, malediz (inciso analitico d&#8217;alta finanza: anni fa, prima dell&#8217;euro, m&#8217;avessero chiesto 50 mila lire per un fumetto li avrei inseguiti con la roncola calabrese, anzi, essendo catanese, <em>ca zotta</em>).</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, non so se vi siete accorti che sono riuscito a scrivere un periodo da 1.100 battute (ovvero 15 righe, come dicono in redazione al <em>Daily Slab</em>, l&#8217;ottimo quotidiano di Bedrock letto al mattino da Fred Flintstone), davvero oltre il limite della decenza &#8230;</p>
<p style="text-align: center">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><img class="size-full wp-image-5680" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/07/iron_man_resized.jpg" alt="Una immagine di Iron Man tratta da un diffuso video game" width="350" height="220" /></dt>
<dd>Una immagine di Iron Man tratta da un diffuso video game</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: justify">Insomma, si tratta proprio di amore a prima visione, di reale impazzimento quello per il film di Jon Favreau, un regista che in poche sequenze ha cancellato nel mio cuore anni di Ingmar Bergman e di scene leeeeenteeeee in svedese con sottotitoli in inglese (quando mi andava bene!). Per non parlare di Robert Downey jr, immenso protagonista che, sempre nel mio cuore (che è grande, è grande, chiedete alla varie tipe che ci stanno dentro e manco s&#8217;accorgono d&#8217;essere in ottima ed affollata compagnia) ha assestato un bel calcio nel didietro al mitico Erland Josephson di <em>Scene da un matrimonio</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Si cambia nella vita, mettiamola così. Ci si evolve. Ma non è il mio caso, state tranquilli. Io mi involvo soltanto. Poi con &#8216;sti quarant&#8217;anni incombenti, non ne parliamo. Cloppete, cloppete &#8230; «Scansati, passa un cavallo» &#8230; «No, non temere, è l&#8217;alzaheimer che galoppa» &#8230; Tornando al film, diciamo che c&#8217;è un tempo per tutto. C&#8217;è un tempo per Bergman e c&#8217;è un tempo per Favreau, regista dal ritmo alla Black Sabbath. Da giovani si gradisce trifolarsi i cosiddetti con il cinema d&#8217;autore e da grandicelli, di contro, si cerca di rinfrescare il cervello immergendolo in una tinozza di amene idiozie.</p>
<p style="text-align: justify">La trama di <em>Iron Man</em> è semplice, per certi versi assai fedele al fumetto, ma ovviamente adattata al 2008. Creato da Stan Lee e Larry Lieber (fratello del capo assoluto della Marvel Comics, al secolo Stanley Lieber) per quanto riguarda idea e testi e da Don Heck e Jack Kirby per i disegni, Iron Man, è infatti apparso per la prima volta in <em>Tales of Suspense</em> n. 39 del marzo 1963 (la prima apparizione italiana è invece del marzo 1971 per la mitica Editoriale Corno). Ovvio che il plot andasse aggiornato.</p>
<p style="text-align: justify">Nel comic Iron Man &#8211; il cui vero nome è Anthony Edward Stark, detto &#8220;Tony&#8221;- è un geniale ragazzo che, dopo la morte dei genitori in un incidente, eredita la multinazionale delle armi del padre, la Stark Industries. Durante una visita in Vietnam, in pieno conflitto, rimane gravemente ferito nell&#8217;esplosione di una mina ed una scheggia metallica gli si conficca a pochissimo dal cuore. Catturato da Wong Chu, un signore della guerra locale, si salva grazie ad un compagno di prigionia, il fisico Yin Sen, che tramite un transistor riesce a tenere la scheggia a distanza dal muscolo cardiaco. Insieme, utilizzando la tecnologia messa a loro disposizione da Wong Chu, che li vorrebbe costringere a produrre armi per le sue truppe, assemblano un esoscheletro metallico che dà a Stark la possibilità di fuggire, anche se Yin Sen muore per dare all&#8217;amico americano il tempo di indossare la pesante armatura. Rientrato negli States, Stark la perfeziona, creando una nuova identità, Iron Man appunto, e continuando nella difesa del proprio Paese (è praticamente il <em>general contractor</em> dello Shield, l&#8217;ipertecnologico servizio di Intelligence dell&#8217;Universo Marvel).</p>
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<dt><img class="size-full wp-image-5681" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/07/robert_downey_jr_in_iron_man.jpg" alt="Robert Downey jr in una scena di &quot;Iron Man&quot;" width="400" height="301" /></dt>
<dd>Robert Downey jr in una scena di &#8220;Iron Man&#8221;</dd>
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<p style="text-align: justify">Molto del plot originario lo si ritrova nella rilettura di Favreau, ma lo scenario dal Vietnam è spostato all&#8217;Afghanistan ed all&#8217;opposizione al comunismo la versione cinematografica sostituisce la <em>War on Terror</em> di George Walker Bush, con un nemico che ha tutti i connotati di Wong Chu e la cui organizzazione terroristica, i Dieci anelli, di certo sarà protagonista dell&#8217;inevitabile <em>sequel</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, il film mi ha entusiasmato, lo avrete capito. Ma la mia passione per Iron Man (da leggersi con voce metallica, come nel trailer) va oltre. Mi accorgo di stare esagerando. Fra me e me fa capolino l&#8217;idea che non di semplice seppur sublime <em>science fiction</em> si tratti, ma dell&#8217;inizio di una nuova era, della nascita di un culto, di una religione dell&#8217;uomo in armatura, evoluzione hi-tech del cavaliere medievale.</p>
<p style="text-align: justify">Ormai sono andato di testa, sto fuori come un balcone (ma guarda te che danno può fare <em>&#8216;n&#8217;fitusu fimmi</em>) e vagheggio di fondare un nuovo credo religioso per meglio rendere onore al dio di ferro. Ma c&#8217;è qualcosa che non quadra &#8230; Aaarghhhh!!! Ecco, ora ricordo. Io una nuova (si fa per dire) religione la professo già, essendo (e così facciamo un altro outing dopo quello della settimana scorsa sulla mia nostalgia per la Ddr) un suprematista scandinavo «così sporco che ripugna toccarlo con le dita» (per citare il giudizio di Furio Jesi su Julius Evola) che, pur rimanendo mooolto cattolico, adora Wotan (Odino per il volgo volgare) e suo figlio Thor, detesta Loki e la domenica in tv guarda il Ragnarok su Tele Åsgard invece del calcio &#8230;</p>
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<dt><img class="size-full wp-image-5682" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/07/wotan.jpg" alt="Odino/Wotan" width="283" height="391" /></dt>
<dd>Odino/Wotan</dd>
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<p style="text-align: justify">Ed ora come la mettiamo? Iron Man e Wotan andranno in conflitto? Ma no &#8230; Se nuova religione dev&#8217;essere, facciamola anche sincretica (come ogni nuova religione che si rispetti, del resto), facciamo uno sforzo mitopoietico e fondiamo i due, creando un <em>Iron Wotan</em> perfetto per i tempi. È pur sempre il dio nordico per eccellenza, ma hi-tech, evolutissimo, al passo &#8230; Soddisfa la voglia di futuro che è in tutti noi, ma anche le mai sopite tendenze conservatrici che solo una millenaria mitologia può appagare. Ho una sola perplessità: in centro a Catania dove la costruisco una cattedrale?</p>
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