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	<title>The Lo Re Report &#187; Geopolitica del Polo Nord</title>
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	<description>Attualità politica internazionale, italiana e siciliana a cura di Carlo Lo Re</description>
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		<title>2050, odissea nella ricchezza (per il Nord del pianeta)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 08:32:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;analisi previsionale di medio-lungo corso è disciplina di grande fascino. Non è semplice cercare di comprendere come sarà il mondo fra 30, 50 o 100 anni, ma già il solo sforzo in tal senso è degno di attenzione. Nel pieno solco della bella tradizione statunitense in campo <em>forecast</em>, per così dire, colpisce la pubblicazione, per i tipi della Einaudi di Torino, di <em>2050. Il futuro del nuovo Nord</em>, lucida e netta ipotesi su come potrà essere la Terra fra circa 40&#8242;anni. Ne è autore Laurence C. Smith, docente di Geografia e di Scienze della Terra e dello Spazio alla University of California in Los Angeles, la mitica Ucla<span id="more-11035"></span>. Per inciso, il geografo californiano nel 2007 ha presentato un dettagliato rapporto al Congresso degli Stati Uniti sui probabili effetti del cambiamento climatico sul Nord del pianeta. Il suo lavoro ha avuto poi grande risalto al Fourth Assessment Report dell&#8217;Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite.</p>
<p style="text-align: justify">Lo studio di Smith individua quattro precise forze motrici destinate a cambiare il mondo: innanzitutto la tendenza demografica, poi la crescente domanda di risorse naturali, i cambiamenti climatici in corso e la globalizzazione. Chiaro che con la popolazione mondiale in vorticosa crescita il costo delle risorse naturali, dal petrolio alla stessa vitalissima acqua, non può che aumentare. Che futuro è ragionevole ipotizzare per l&#8217;umanità, quindi?</p>
<p style="text-align: justify">Le previsioni di Smith per certi versi sono molto dure:  le Nazioni più vicine al Circolo Polare Artico diventeranno sempre più ricche, potenti, politicamente stabili ed influenti, mentre i Paesi più vicini all&#8217;Equatore dovranno affrontare i drammatici problemi della carenza idrica e dell&#8217;invecchiamento della loro abnorme popolazione, costretta a vivere in megalopoli sempre meno umane e per di più minacciate perennemente da alluvioni, in un rapporto sempre più rischioso con mari e fiumi. A Nord, invece, soprattutto in Scandinavia e Canada, la pressione globale trasformerà le Nazioni artiche in un luogo di frenetiche attività, di maggior valore strategico e di sempre più grande importanza economico-finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify">Il tutto sarà poi anche implementato dal rinnovato appeal del Polo Nord, che con il progressivo scioglimento dei ghiacci artici sta divendendo cruciale per le nuove rotte apertesi e per le risorse naturali che stanno per rendersi disponibili. Della nuova situazione, ovviamente, non potranno che avvantaggiarsi i Paesi scandinavi, che, se durante il Novecento sono stati il vero cuore del mondo per la produzione culturale, per il Welfare State e per la rapida evoluzione delle loro civilissima società, nel prossimo futuro saranno definitivamente consacrate motore economico del pianeta.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/covers_smith_2050.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11122" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/covers_smith_2050-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a></p>
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		<title>Polo Nord: si riduce ancora la calotta, siamo vicini al record assoluto</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 06:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Sarà raggiunto fra poco il nuovo record negativo di estensione dei ghiacci dell’Artico, anzi, secondo taluni esperti sarebbe già stato raggiunto. Dei ricercatori dell’Università di Brema, infatti, basandosi su alcune mappe elaborate tramite i dati raccolti dal satellite Aqua, hanno dichiarato che ai primi di settembre sarebbe stato superato il minimo storico di estensione dei ghiacci che era stato toccato nel 2007<span id="more-11086"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Diversa l&#8217;opinione degli scienziati dello US National Snow and Ice Data Center, che ha utilizzato un sistema di rilevazione differente. Per loro questo limite non sarebbe ancora stato raggiunto. C&#8217;è da dire, però, che la differenza fra le due stime è comunque minima.</p>
<p style="text-align: justify">Sono parecchi i sistemi per la misurazione del ghiaccio marino, che viene tenuto sotto controllo incrociando diverse tipologie di dati. I radar satellitari come quelli di Envisat dell&#8217;Esa, ad esempio, sono in grado di catturare immagini ad alta risoluzione anche attraverso spesse nubi oppure al buio. CryoSat, invece, lanciato in orbita sempre dall&#8217;Esa nell&#8217;aprile del 2010, è anche in grado di monitorare il cambiamento dello spessore dei ghiacci. Lo stesso dicasi per la missione Smos, ancora dell&#8217;Esa.</p>
<p style="text-align: justify">Durante gli ultimi 30 anni vi è stato un dimezzamento dell’estensione dei ghiacci estivi, che sono passati da circa 8 milioni di chilometri quadrati (primi anni &#8217;80) al minimo storico assoluto di poco più di 4 milioni (2007). Le conseguenze geopolitiche di ciò non sono assolutamente da sottovalutare, tutt&#8217;altro. Intanto l’apertura estiva ormai certa delle due principali rotte di navigazione attraverso il Mar Glaciale Artico. Eppoi la <a href="http://thelorereport.blogdo.net/polo-nord-e-spazio-le-nuove-frontiere-geopolitiche/" target="_blank">possibilità di estrarre le risorse</a> naturali sottomarine (petrolio e gas), che sta scatendando una vera e propria <a href="http://thelorereport.blogdo.net/verso-un-polo-nord-totalmente-danese/" target="_blank">battaglia diplomatica</a> per l&#8217;assegnazione della territorialità delle acque artiche.</p>
<div id="attachment_11099" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/scioglimento_ghiaccio_artico_-esa_us_-national_ice_center_01.06.20111.jpg"><img class="size-medium wp-image-11099" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/scioglimento_ghiaccio_artico_-esa_us_-national_ice_center_01.06.20111-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a><p class="wp-caption-text">Scioglimento del ghiaccio artico all&#039;1 giugno 2011</p></div>
<div id="attachment_11100" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/scioglimento_ghiaccio_artico_-esa_us_-national_ice_center_24.08.20111.jpg"><img class="size-medium wp-image-11100" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/scioglimento_ghiaccio_artico_-esa_us_-national_ice_center_24.08.20111-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a><p class="wp-caption-text">Scioglimento del ghiaccio artico al 24 agosto 2011</p></div>
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		<title>Verso un Polo Nord danese?</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 04:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La geopolitica del Polo Nord si è infiammata all&#8217;improvviso: la Danimarca, infatti, si prepara a rivendicare la sovranità sul Polo Nord che, grazie alle sue risorse naturali, con il progressivo scioglimento dei ghiacci in atto potrebbe diventa un unico immenso giacimento di idrocarburi. Copenhagen sembra voler affrettare di molto i tempi, anticipando gli Stati Uniti e, soprattutto, la Russia. Per questo motivo i danesi sarebbero già pronti a varare una strategia pensata insieme ai propri territori autonomi dell&#8217;Artico, ossia Groenlandia e isole Far Oer, sugli sviluppi che con buona probabilità interesseranno l&#8217;area nei prossimi dieci anni circa<span id="more-10632"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Il quotidiano danese <em>Information</em> è entrato in possesso della bozza di un documento riservato con i dettagli del piano. Subito dopo il ministro degli Esteri di Copenhagen, Lene Espersen, ha confermato le indiscrezioni con un comunicato ufficiale in cui preannuncia che a breve la strategia del Paese nordico sull&#8217;Artico sarà ultimata e resa pubblica. La Espersen ha precisato che si sta cercando di seguire regole comuni sul piano internazionale: «Questo porta ad avanzare tutte le richieste possibili su quanto riteniamo di poter documentare ci appartenga. Lo stesso fanno del resto anche gli altri paesi dell&#8217;Artico».</p>
<p style="text-align: justify">Nel documento citato da <em>Information</em> si legge che la Danimarca starebbe per chiedere alle Nazioni Unite la sovranità di «una piattaforma continentale che comprenda cinque aree intorno alle Far Oer e alla Groenlandia e fra queste anche lo stesso Polo Nord». La richiesta dovrebbe essere inviata alle Nazioni Uniti entro il 2014, il termine massimo in entro cui i cinque Paesi polari (oltre alla Danimarca il Canada, gli Stati Uniti, la Russia e la Norvegia) devono avanzare le loro eventuali richieste.</p>
<p style="text-align: justify">Al momento nessuno può acquisire la sovranità sul Polo Nord, sebbene la Russia abbia già cercato di farlo, piazzando nel 2007 una propria bandiera sui fondali del Mare Artico, proprio sulla verticale del Polo Nord.</p>
<p style="text-align: justify">Come si sa, l&#8217;interesse per l&#8217;Artico è esponenzialmente cresciuto a causa non solo delle ottime opportunità commerciali e turistiche che si aprono con lo scioglimento dei ghiacciai, ma anche e soprattutto per le risorse naturali (petrolio, gas e svariati minerali), chiaramente più accessibili a causa del riscaldamento globale. Essendosi rivelati i tempi della scomparsa della banchisa assai più brevi del previsto, gli scienziati prevedono che ai ritmi attuali i ghiacci perenni del Polo si scioglieranno del tutto entro l&#8217;estate del 2030. Il che accelera di molto il gioco geopolitico dei Paesi interessati.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/flags_danmark.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10636" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/flags_danmark-300x225.gif" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Al Gore lancia l&#8217;allarme Artico</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 04:15:45 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nel mentre a Copenhagen si attende l&#8217;intervento di Barack Obama alla Conferenza Onu sui mutamenti climatici, Al Gore gioca d&#8217;anticipo e lancia l’ennesimo (inascolato?) allarme sul cosiddetto riscaldamento globale. «Perché il cambiamento è già in atto &#8211; ha detto senza mezzi termini l&#8217;ex vicepresidente statunitense davanti alle telecamere della sua avveniristica <a href="http://current.com/" target="_blank">Current Tv</a> &#8211; e la calotta polare artica potrebbe addirittura scomparire durante il periodo estivo, già fra 5 o 7 anni». La percentuale che tale scenario si possa verificare? «Ben il 75%», secondo Gore<span id="more-7107"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Durante l&#8217;intervista, delle nuove ricerche sono state illustrate dall&#8217;esponente democratico, che giustamente considera il Polo Nord una delle aree più a rischio del mondo, con temperature che secondo taluni esperti stanno salendo con una rapidità doppia rispetto alla media.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo <em>An Inconvenient Truth</em>, che ha vinto l&#8217;Oscar nel 2007 come miglior documentario, Gore si ripropone quindi quale teorico di punta dell&#8217;ambientalismo con il suo ultimo saggio, <em>La scelta</em> (in Italia edito da Rizzoli), tentando di dare nuove risposte sul riscaldamento globale.</p>
<p style="text-align: justify">«Fra gli Stati che stanno facendo di più per salvare il pianeta &#8211; sostiene Gore &#8211; di certo vi è la Svezia, ma tutti i Paesi scandinavi si stanno comportando bene ed anche la Gran Bretagna è tra i Paesi virtuosi. Del resto, i Paesi scandinavi fanno bene un sacco di cose, forse perché le loro società si sono sviluppate in una regione così fredda ed hanno quindi sviluppato un&#8217;etica diversa del lavoro».</p>
<p style="text-align: justify">«Il futuro della civiltà mondiale, nota Gore, dipende da uno sforzo globale per ridurre drasticamente l&#8217;inquinamento che conduce al riscaldamento globale». I passi da compiere? «Lo sviluppo di fonti rinnovabili di energia, di una agricoltura sostenibile e la riduzione della deforestazione. Perché l&#8217;alternativa è la catastrofe. Spesso si fa l&#8217;errore di confondere ciò che non è mai accaduto con qualcosa d&#8217;improbabile, ma sono proprio le eccezioni che uccidono e quella che rischiamo con il global warming è l&#8217;eccezione più grande che l&#8217;uomo abbia mai corso il rischio di veder concretizzare».</p>
<div id="attachment_7111" class="wp-caption aligncenter" style="width: 319px"><img class="size-full wp-image-7111" title="al_gore_resized" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/12/pictures_al_gore_resized.jpg" alt="Al Gore, premio Nobel per la Pace nel 2007, anno in cui un suo documentario ha vinto l'Oscar" width="309" height="350" /><p class="wp-caption-text">Al Gore, premio Nobel per la Pace nel 2007, anno in cui un suo documentario ha vinto l&#39;Oscar</p></div>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<div class="shr-publisher-7107"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Quale futuro per l&#8217;Artico?</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 05:22:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come si sa, la salvaguardia del clima è un tema di immenso interesse, al centro delle discussioni politico-scientifiche più accese. Per fare il punto della situazione sul Polo Nord si è recentemente tenuta a Roma la conferenza &#8220;Artico, verso il futuro&#8221;, svoltasi presso l’Ambasciata del Canada ed organizzata da quest’ultima insieme con le Ambasciate di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Come si sa, la salvaguardia del clima è un tema di immenso interesse, al centro delle discussioni politico-scientifiche più accese. Per fare il punto della situazione sul Polo Nord si è recentemente tenuta a Roma la conferenza &#8220;Artico, verso il futuro&#8221;, svoltasi presso l’Ambasciata del Canada ed organizzata da quest’ultima insieme con le Ambasciate di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia<span id="more-6816"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Alla conferenza hanno partecipato gli ambasciatori dei Paesi coinvolti (il canadese James Fox, il finlandese Pauli Antero Makela, il norvegese Einar M. Bull, lo svedese Anders Bjunner e il danese Gunnar Ortann) e Giuseppe Cavarretta, scienziato italiano direttore del Dipartimento terra e ambiente (Dta) del Cnr.</p>
<p style="text-align: justify">Tra gli argomenti affrontati nell&#8217;incontro, in primo piano vi è stato lo sviluppo economico e sociale delle comunità artiche, ma anche lo sviluppo energetico e l&#8217;impatto e le sfide del cambiamento climatico al Polo Nord, valutati alla luce dei dati emersi dal rapporto del 2004 dell&#8217;Acia (Artic Climate Impact Assessment), secondo il quale tra i Paesi dell&#8217;intero pianeta proprio quelli artici stanno assistendo più rapidamente al cambiamento del clima, innanzitutto con lo scioglimento dei ghiacci.</p>
<p style="text-align: justify">Se il Canada, per bocca del suo ambasciatore, ha sottolineato l&#8217;impegno a garantire lo sviluppo sostenibile nell&#8217;area, anche l’Italia, dal canto suo, ha evidenziato il proprio contributo.  Cavarretta ha spiegato come il Consiglio Nazionale delle Ricerche stia dando il suo «apporto allo sforzo internazionale diretto alla comprensione dei processi che controllano i cambiamenti climatici e l’inquinamento in Artico, con l’entrata in funzione della torre Amundsen-Nobile, da noi costruita, per l’osservazione degli scambi di energia tra l’atmosfera e il suolo, con un nuovo sistema di boe posizionate nel Kongs Fjord, con attività riguardanti l’inquinamento da composti azotati e da particolato atmosferico, nonché con studi degli impatti sulla biodiversità».</p>
<div id="attachment_6920" class="wp-caption aligncenter" style="width: 244px"><img class="size-full wp-image-6920" title="poles_amundsen_nobile_tower_north_pole_resized" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/12/poles_amundsen_nobile_tower_north_pole_resized.jpg" alt="L'Amundsen-Nobile Climate Change Tower del Polo Nord" width="234" height="350" /><p class="wp-caption-text">L&#39;Amundsen-Nobile Climate Change Tower del Polo Nord</p></div>
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		<title>Polo Nord, i ghiacciai si sciolgono troppo in fretta o no?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 05:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Gli scienziati non riescono proprio a mettersi d&#8217;accordo sugli effetti del cosiddetto riscaldamento globale sulle aree polari del nostro pianeta. Non si è fatto a tempo a festeggiare la buona notizia diffusa dal centro di ricerca di Hadley (il <a href="http://hadobs.metoffice.com/" target="_blank">Met Office Hadley Center</a> che a metà ottobre, dopo aver analizzato l&#8217;andamento del clima mondiale dal 1998 al 2008, aveva rilevato un innalzamento della temperatura di appena 0.02 gradi) che ecco altri scienziati spiegare allarmati su <a href="http://www.sciencemag.org/" target="_blank"><em>Science</em></a> come la crosta ghiacciata della Groenlandia si stia sciogliendo ad un ritmo accelerato. Troppo ottimisti i primi (tra l&#8217;altro accusati di aver preso in esame un periodo breve)? Troppo pessimisti i secondi?<span id="more-6522"></span></p>
<p style="text-align: justify">Finora gli esperti erano stati in grado di stabilire se la perdita della coltre di ghiaccio aveva subito una significativa accelerazione dal 1990 in poi. Utilizzando due tecniche di misurazione indipendenti fra loro, però, lo studio apparso su <em>Science</em> rivela come lo scioglimento sia divenuto assai più veloce nel periodo 2000-2008.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, se l&#8217;accelerazione del processo di scioglimento continuasse allo stesso ritmo, il livello del mare attorno alla Groenlandia aumenterebbe di 40 centimetri entro la fine del secolo. Ma pure nel caso più benevolo, ossia che la fusione continui ad un ritmo semplicemente costante, un aumento di 18 centimetri del livello del mare sarebbe inevitabile. Nel valutate tali cifre, occorre sapere anche che la calotta glaciale della sola Groenlandia contiene acqua a sufficienza per innalzare il livello globale dei mari di ben sette metri.</p>
<p style="text-align: justify">Lo studio di <em>Science</em>, coordinato dal professor Jonathan Bamber dell&#8217;Università di Bristol, ha utilizzato due tipi di osservazioni satellitari per compiere anno per anno le necessarie misurazioni.  È quindi possibile affermare come lo strato di ghiaccio abbia perso circa 1.500 gigatonnellate (ossia miliardi di tonnellate),dal 2000 al 2008. Il che rappresenta un tasso di aumento del livello del mare di circa 0.46 millimetri all&#8217;anno a partire dal 2000-2008. Il tasso annuo per il periodo 2006-2008 è stato invece molto più alto, circa 0.75 millimetri.</p>
<p style="text-align: justify">Tali cifre sono state calcolate misurando la differenza tra le nevicate complessive e la perdita  totale di ghiaccio tramite lscioglimento. I risultati sono stati poi confermati attraverso una seconda misurazione basata su osservazioni dettagliate dei cambiamenti nel campo gravitazionale della Terra. Quando i fogli di ghiaccio si sciolgono,  infatti, l&#8217;attrazione gravitazionale locale diminuisce leggermente in relazione alla quantità di massa persa. I due metodi utilizzati hanno quindi dato risultati molto vicini fra loro, a conferma della validità della ricerca.</p>
<p style="text-align: justify">Opinione diversissima rispetto allo studio di <em>Science</em> è invece quella dell&#8217;Organizzazione Metereologica Mondiale (Omm, in inglese <a href="http://www.wmo.int/pages/index_en.html" target="_blank">World Meteorological Organization</a>, Wmo), l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite che qualche settimana fa ha annunciato come il prossimo decennio (o addirittura ventennio) potrebbe vedere un lieve abbassamento della temperatura. In ogni caso, si tratterebbe di una momentanea controtendenza, essendo il trend riconosciuto quello verso l&#8217;innalzamento.</p>
<p style="text-align: justify">Per completare la carrellata di opinioni, non resta (per ora) che citare il <a href="http://www.giss.nasa.gov/" target="_blank">Godard Institute for Space Studies</a> della <a href="http://www.nasa.gov/" target="_blank">Nasa</a>, secondo cui, sempre nel lasso di tempo compreso fra il 1998 ed il 2008, la temperatura si sarebbe innalzata di 0.1 gradi, ovvero 5 volte più di quanto sostenuto dai ricercatori di Hadley.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, davvero il disaccordo è grande fra chi si occupa professionalmente di clima, riscaldamento globale e scioglimento dei ghiacciai. Chi avrà ragione? Speriamo almeno che l&#8217;affermarsi dell&#8217;una o dell&#8217;altra visione non dipenda tutto dalla bravura dei rispettivi uffici stampa o dalla potenza comunicativa delle lobby contrapposte &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_6580" class="wp-caption aligncenter" style="width: 333px"><img class="size-full wp-image-6580" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/11/poles_iceberg.jpg" alt="L'immagine rielaborata di un iceberg" width="323" height="372" /><p class="wp-caption-text">L&#39;immagine rielaborata di un iceberg</p></div>
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		<title>Autonomia rafforzata per la Groenlandia. Ma l&#8217;indipendenza conviene davvero agli inuit?</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 14:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi è festa davvero grande in Groenlandia per l&#8217;entrata in vigore di quella che viene definita &#8220;autonomia rafforzata&#8221; da Copenaghen, approvata nel referendum dello scorso novembre. I nativi inuit hanno salutato con cori e balli tradizionali l&#8217;arrivo della regina di Danimarca Margrethe e del marito  principe Henrik nel porto di Godthåb per la cerimonia ufficiale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Oggi è festa davvero grande in Groenlandia per l&#8217;entrata in vigore di quella che viene definita &#8220;autonomia rafforzata&#8221; da Copenaghen, approvata nel referendum dello scorso novembre.<br />
I nativi inuit hanno salutato con cori e balli tradizionali l&#8217;arrivo della regina di Danimarca Margrethe e del marito  principe Henrik nel porto di Godthåb per la cerimonia ufficiale che sancisce il passaggio al governo locale del controllo su polizia e tribunali, nonché l&#8217;adozione del kalaalisut come lingua ufficiale<span id="more-5150"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Indubbiamente è un passo fondamentale verso l&#8217;indipendenza dopo la già netta devolution in vigore dal 1979 per quanto riguarda istruzione, sanità e Welfare.</p>
<p style="text-align: justify">Rimane ora da comprendere se alla Groenlandia, terra immensa abitata da appena 57mila persone &#8220;disperse&#8221; su di un territorio che è tre volte quello della Francia, converrà o meno compiere anche l&#8217;ultimo passaggio dopo tre secoli di dominazione danese e divenire uno Stato a tutto gli effetti.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, in osservanza proprio dei risultati del referendum di sette mesi fa, la Groenlandia riceverà a breve i primi 12 milioni di dollari derivanti dai proventi annuali delle estrazioni petrolifere. Da ora in avanti, qualsiasi guadagno sarà diviso a metà con la Danimarca, che però non pagherà più i correnti sussidi per gravano sulle casse di Copenaghen per circa 558 milioni di dollari l&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify">Ma l&#8217;aspetto più importante del nuovo status di autonomia spinta riguarda il processo di scioglimento dei ghiacciai a causa del cosiddetto riscaldamento globale. Qualora venisse provato in sede Onu che le fette di mare artico attorno al Polo Nord ricche di idrocarburi ricadono sotto la sovranità groenlandese-danese, come sostenuto da Copenaghen, gli inuit potrebbero di colpo fare il loro ingresso nel club dei principali produttori mondiali di petrolio. Per tacere di uranio, gas, oro e diamanti che già da oggi controllano come qualche anno fa sarebbe stato semplicemente impossibile ipotizzare.</p>
<p style="text-align: justify">Una domanda sorge però spontanea: saranno in grado gli inuit di maneggiare una così complessa situazione? Ovvero, senza circonlocuzioni, conviene davvero loro abbandonare il passaporto danese, con tutte le garanzie che questo dà, per una indipendenza che non sarà affatto semplice da gestire? Perché, se ad un primo sguardo essere indipendenti può certo convenire ai groenlandesi da un punto di vista economico (tutti i proventi delle ricchezze naturali per Nuuk-Godthåb senza dover dividere più nulla con Copenaghen), da un punto di vista geopolitico la vicenda è assai più complessa.</p>
<p style="text-align: justify">Se già lo scontro diplomatico Copenaghen-Mosca (il &#8220;competitor&#8221; che vorrebbe &#8220;annettere&#8221; ai suoi possedimenti anche il Polo Nord) è duro per i danesi, uno dei popoli più avanzati e rispettati del pianeta, membro di Unione Europea e Nato, figuriamoci quanto potrebbe esserlo quello Nuuk-Mosca per gli inuit, nuovissimi alla scena internazionale.</p>
<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-5155" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/06/nuuk.jpg" alt="L'aurora boreale danza su Nuuk-Godthåb con in primo piano la statua di Hans Egede, l'esploratore e missionario luterano, detto l'Apostolo della Groenlandia, che convertì al cristianesimo gli inuit" width="495" height="288" />L&#8217;aurora boreale danza su Nuuk-Godthåb. In primo piano la statua di Hans Egede, il norvegese esploratore e missionario luterano, detto l&#8217;Apostolo della Groenlandia, che convertì al cristianesimo gli inuit</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
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		<title>Groenlandia, l&#8217;indipendenza passa dall&#8217;uranio</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 10:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da anni la Groenlandia, provincia autonoma danese, scalpita per avere l&#8217;indipendenza da Copenaghen e divenire un vero e proprio Stato. Raggiunta qualche mese fa la piena autonomia tramite un referendum, l&#8217;autogoverno di Godthåb (o Nuuk, in lingua inuit) ha deciso di autorizzare l&#8217;estrazione dell&#8217;uranio presente nel sottosuolo dell&#8217;Isola di Ghiaccio, nonché, ovvio, il suo sfruttamente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Da anni la Groenlandia, provincia autonoma danese, scalpita per avere l&#8217;indipendenza da Copenaghen e divenire un vero e proprio Stato. Raggiunta qualche mese fa la piena autonomia tramite un referendum, l&#8217;autogoverno di Godthåb (o Nuuk, in lingua inuit) ha deciso di autorizzare l&#8217;estrazione dell&#8217;uranio presente nel sottosuolo dell&#8217;Isola di Ghiaccio, nonché, ovvio, il suo sfruttamente economico, cosa che il governo centrale danese aveva sempre vietato<span id="more-5111"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La prima licenza estrattiva (per delle indagini in una zona di 82 chilometri quadrati) è andata alla compagnia australiana Greenland Minerals Energy (Gme), che opererà a Narsaq, nel sud dell&#8217;isola. La Gme, presieduta da Hans Kristian Schønwandt,  stima che nell&#8217;area che sonderà potrebbero essere celati più di 85 mila tonnellate di uranio (ovvero oltre il doppio di quanto nei primi anni &#8217;80 aveva ipotizzato l&#8217;Agenzia danese per l&#8217;energia atomica).</p>
<p style="text-align: justify">Com&#8217;è comprensibile, le associazioni ambientaliste sono assai preoccupate. L&#8217;estrazione dell&#8217;uranio, infatti, potrebbe aggravare le condizioni dei ghiacciai groenlandesi, che, secondo alcuni dati forniti dai satelliti della Nasa, rappresentano il 50% circa di tutti i ghiacciai del pianeta scioltisi negli ultimi 5 anni.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><img class="size-full wp-image-5128" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/06/map_greenland.jpg" alt="Mappa della Groenlandia" width="418" height="328" /></dt>
<dd>Mappa della Groenlandia</dd>
</dl>
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		<title>Cento anni fa l&#8217;uomo conquistava il Polo Nord</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 17:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cento anni fa, il 6 aprile 1909, lo statunitenze Robert E. Peary giungeva al Polo Nord. Robert E. Peary]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Cento anni fa, il 6 aprile 1909, lo statunitenze Robert E. Peary giungeva al Polo Nord.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><img class="size-full wp-image-3518" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/04/robert-e-peary.jpg" alt="Robert E. Peary" width="231" height="350" /></dt>
<dd>Robert E. Peary</dd>
</dl>
</div>
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		<title>Piccola Islanda, grandi sconquassi</title>
		<link>http://thelorereport.blogdo.net/piccola-islanda-grandi-sconquassi/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 14:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi della piccola nazione fin qui condotta come fosse un unico fondo d&#8217;investimento mette in imbarazzo la Gran Bretagna, che aveva investito, e stuzzica l&#8217;appetito della Russia. Cambiando, in previsione, gli equilibri di Nato e Ue I Paesi scandinavi vanno in soccorso dell&#8217;Islanda. Il ministro delle Finanze finlandese ha infatti annunciato che il suo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><em><strong>La crisi della piccola nazione fin qui condotta come fosse un unico fondo d&#8217;investimento mette in imbarazzo la Gran Bretagna, che aveva investito, e stuzzica l&#8217;appetito della Russia. Cambiando, in previsione, gli equilibri di Nato e Ue</strong></em></p>
<p style="text-align: justify">I Paesi scandinavi vanno in soccorso dell&#8217;Islanda. Il ministro delle Finanze finlandese ha infatti annunciato che il suo Paese, unitamente a Svezia, Norvegia e Danimarca, concederà al governo di Reykjavík un prestito di 2.5 miliardi di euro, per consentire all&#8217;Isola artica di affrontare la crisi economica che sta travolgendola<span id="more-1902"></span>. Crisi che per qualche aspetto è sorprendente, per altri può essere istruttiva nel contesto europeo.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;annuncio di Martti Hetemaki ha seguito di poche ore quello del Fondo monetario internazionale, che ha accordato all&#8217;Islanda un prestito di 2.1 miliardi di dollari. Notizie che, se da una parte attenuano le fosche ombre che si sono addensate sul futuro islandese, dall&#8217;altra non bastano a placare la tempesta finanziaria che infuria su Reykjavík.</p>
<p style="text-align: justify">Mentre le Borse mondiali sono sulle montagne russe, in Islanda si susseguono le proteste di chi chiede le dimissioni del premier, il conservatore Geir Haarde, leader del Partito dell&#8217;Indipendenza, e un veloce ingresso nell&#8217;Unione Europea, ipotesi tradizionalmente snobbata dagli islandesi.</p>
<p style="text-align: justify">Già qualche mese fa il piccolo Stato artico dalla (finora) dinamica economia aveva sfiorato una pesante crisi finanziaria. Ma dal crollo di Lehman Brothers in avanti, la catastrofe globale ha travolto le sue potenti banche, mettendo in forte affanno il premier Geir Haarde, che dal suo arrivo al governo, nel giugno del 2006, ha di fatto gestito il Paese come un enorme <em>hedge found</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ma la politica del fondo d&#8217;investimento non ha pagato: in poche settimane sono entrati in crisi, uno dopo l&#8217;altro, i tre grandi istituti di credito, Kaupthing Bank, Landsbanki Islands e Glitniril, che sono stati nazionalizzati in fretta e furia.</p>
<p style="text-align: justify">Parallelamente, la Borsa ha subito tracolli pesantissimi, la corona islandese in un mese ha perso un terzo del suo valore, l&#8217;inflazione è salita alle stelle e, incredibile a dirsi, nei supermarket alcuni scaffali con i generi di prima necessità sono rimasti vuoti. Uno shock notevole per un Paese finora ai primi posti nel mondo per crescita economica, competitività e, soprattutto, qualità della vita.</p>
<p style="text-align: justify">Il premier ha reagito alla crisi adottando drastici ma necessari provvedimenti, per inciso anche in aperta contraddizione con le sue personali convinzioni in materia di politica economica. Ma si sa che una cosa è la teoria ed un&#8217;altra ben diversa la prassi, specie nel mezzo di una crisi come quella che l&#8217;Isola sta attraversando.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/geir-haarde.jpg"><img class="size-full wp-image-1912" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/geir-haarde.jpg" alt="Geir Haarde" width="275" height="350" /></a></dt>
<dd>Geir Haarde</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify">La strategia di emergenza elaborata da Haarde ha cercato di garantire i risparmiatori e ha dato al governo non solo un larghissimo controllo su tutte le banche, ma anche il potere, all&#8217;occorrenza, di fonderle e di costringerle a dichiarare fallimento. I mutui contratti dagli islandesi per comprare casa saranno acquisiti dal governo ed allocati in uno speciale fondo di Stato.</p>
<p style="text-align: justify">Haarde ha anche chiesto aiuto a 360 gradi alla comunità internazionale, in particolar modo agli Stati Uniti, alla Russia ed ai Paesi dell&#8217;area nordica, culturalmente assai vicini. Ossia ha bussato chiaramente a denari, facendo intendere senza mezzi termini che l&#8217;Islanda in bancarotta significherebbe pesanti guai per molti fra alleati e partner economici.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, la pur piccola nazione (gli islandesi sono poco più di trecentomila), ha link finanziari radicatissimi in Europa, specie in Gran Bretagna. E Londra ora trema, soprattutto di fronte alla voragine in cui rischiano di precipitare gli enti locali inglesi, per i quali si parla di un possibile &#8220;buco&#8221; da un miliardo di sterline dopo anni di alti rendimenti garantiti dalle banche della Terra del Ghiaccio.</p>
<p style="text-align: justify">Ma investimenti &#8220;artici&#8221; a rischio erano stati fatti anche da altri soggetti pubblici, come l&#8217;Università di Cambridge, Scotland Yard, l&#8217;agenzia dei trasporti della capitale inglese e la polizia del Sussex, oggi in grosse difficoltà, tanto che già si parla di rincari per le tariffe del mitico Tube.</p>
<p style="text-align: justify">Il premier britannico Gordon Brown ha reagito male davanti all&#8217;inedita situazione, congelando gli asset inglesi della Landsbanki (il cui 40% prima della nazionalizzazione apparteneva al magnate islandese Bjorgolfur Gudmundsson, proprietario della gloriosa squadra di calcio londinese del West Ham), minacciando un&#8217;azione legale contro Reykjavík e chiedendo un veloce chiarimento sui destini dei creditori britannici che hanno trovato chiusi gli sportelli della Landsbanki (timorosa di una repentina fuga di capitali).</p>
<p style="text-align: justify">In particolare, Brown è fortemente critico verso la decisione islandese di congelare i conti dei clienti della banca Icesave, divisione on line della Landsbanki.</p>
<p style="text-align: justify">Atteggiamento ben diverso quello della Svezia, che ha subito fatto pervenire circa cinque miliardi di corone (700 milioni di dollari) per sostenere la divisione svedese di Kaupthing. Del resto, Stoccolma si è in qualche modo vista costretta ad accordare il prestito perché un default nei pagamenti da parte della banca islandese avrebbe comunque danneggiato la fiducia nell&#8217;intero sistema di credito svedese.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/reykjavik1.jpg"><img class="size-full wp-image-1919" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/reykjavik1.jpg" alt="Reykjavik" width="350" height="252" /></a></dt>
<dd>Reykjavik</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify">Ma è da Mosca che arriva, inaspettatamente, il sostegno più concreto: ben 4.3 miliardi di euro da rifondere comodamente in quattro anni. Pare che la decisione di intervenire in favore dell&#8217;Islanda, osteggiata alla Duma dall&#8217;opposizione liberaldemocratica e comunista, sia stata presa da Vladmir Putin in persona.</p>
<p style="text-align: justify">Tanta generosità da parte dell&#8217;uomo forte di Mosca nei confronti di un membro della Nato è comunque sospetta. Ed infatti dietro al megaprestito a Reykjavík già si intravede l&#8217;interesse strategico dello &#8220;zar&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">La posizione dell&#8217;Islanda in campo internazionale è importante nella disputa fra la Federazione Russa e la Danimarca in merito alla sovranità sulla dorsale di Lomonosov, una montagna sottomarina che divide il Mar Glaciale Artico in due bacini, euroasiatico e nordamericano.</p>
<p style="text-align: justify">Nel <em>Great Game</em> polare, Copenaghen tenta di vedere riconosciuta la tesi che vorrebbe la dorsale geologicamente collegata alla Groenlandia, in maniera da poter rivendicare la sua sovranità sull&#8217;intero Polo Nord e, particolare vitale, sui sottostanti giacimenti petroliferi, che parrebbero essere assai ricchi e di semplice sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify">Opposta, chiaramente, è la posizione di Mosca, che sostiene come la dorsale di Lomonosov sia una estensione del territorio russo.</p>
<p style="text-align: justify">Accettando il prestito della Federazione, quindi, l&#8217;Islanda contrae un debito anche (geo)politico che certamente Putin chiederà prima o poi di saldare con l&#8217;appoggio diplomatico di Reykjavík alla sua tesi della sovranità russa sull&#8217;intero Polo Nord.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/lomonosov-ridge1.jpg"><img class="size-full wp-image-1916" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/lomonosov-ridge1.jpg" alt="La Dorsale di Lomonosov" width="350" height="320" /></a></dt>
<dd>La Dorsale di Lomonosov</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #3366ff"><strong>Ascesa e caduta<br />
</strong>Nel decennio 1996-2006 l&#8217;economia islandese è cresciuta del 6% annuo, facendone uno dei Paesi con il reddito pro-capite più alto. In Islanda, che non è membro dell&#8217;Ue e non ha quindi aderito all&#8217;euro, i tassi di interesse erano piuttosto alti: 5-6%, contro il 2-4% dell&#8217;area euro-Usa e lo 0-1% del Giappone.<br />
La situazione incoraggiava l&#8217;afflusso di denaro dal mercato globale per finanziare debito pubblico, azioni ed obbligazioni islandesi. Le tre minuscole banche islandesi si riempirono di denaro straniero, che utilizzarono in acquisizioni all&#8217;estero.<br />
Gli imprenditori islandesi acquistavano quote in aziende di tutto il mondo. Finché a gennaio 2006 Ficht ha espresso perplessità sul fatto che un indebitamento di diversi miliardi fosse sostenibile da parte di un Paese di 300.000 abitanti. Da lì è partito il picco della sfiducia.</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Apparso su <em>il Domenicale</em> di sabato 20 dicembre 2008</strong> </p>
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		<title>Polo Nord e Spazio, le nuove frontiere geopolitiche</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 18:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflettendo sulla fin qui ben riuscita avventura lunare di New delhi, notavo l&#8217;ormai pressante necessità, soprattutto da parte di India e Cina, di rintracciare ed eventualmente andare a prendere sul nostro satellite quelle risorse che sulla Terra sono ormai di sempre più difficile acquisizione. La possiblità, che nei decenni futuri si rivelerà sempre più concreta, di inviare missioni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Riflettendo sulla fin qui ben riuscita avventura lunare di New delhi, notavo l&#8217;ormai pressante necessità, soprattutto da parte di India e Cina, di rintracciare ed eventualmente andare a prendere sul nostro satellite quelle risorse che sulla Terra sono ormai di sempre più difficile acquisizione<span id="more-1490"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La possiblità, che nei decenni futuri si rivelerà sempre più concreta, di inviare missioni robotiche o umane fuori dal nostro pianeta per prelevare minerali ed eventuali idrocarburi, nel lungo periodo sposterà quindi nello Spazio lo scontro geopolitico.</p>
<p style="text-align: justify">Già nei decenni scorsi avevamo assistito alla corsa di Usa e Urss alle stelle, ma era più che altro propaganda, tant&#8217;è che, arrivati per primi (ed unici) sulla Luna, gli americani, popolo giovane con notevoli difficoltà a pensare il lungo periodo (e talora anche il medio), mica hanno saputo bene che cosa fare del satellite &#8220;conquistato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Avessero pensato nel 1969 all&#8217;eventualità di una colonia lunare oggi sarebbero quarant&#8217;anni avanti ai competitor. Ed invece faticano a rimettere in piedi un realistico programma lunare. Anche se, sia chiaro, sono pur sempre i migliori al mondo, con la Nasa che credo sia da considerare l&#8217;orgoglio supremo dell&#8217;intera specie umana.</p>
<p style="text-align: justify">Poi lo scontro si è spostato sul &#8220;terreno&#8221; del posizionamento dei satelliti, sia di quelli spia che di quelli eventualmente in grado d&#8217;essere rapidamente riprogrammati per colpire dall&#8217;alto dei bersagli.</p>
<p style="text-align: justify">Ora la competizione muta radicalmente natura e si ripropone quale corsa all&#8217;elio-3 (indispensabile per le centrali atomiche che India e Cina hanno in mente di creare nei prossimi anni) o, più in generale, quale corsa alle risorse sfruttabili, sulla Luna, su Marte e dove sarà progressivamente possibile arrivare. </p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, occorre lungimiranza e visione d&#8217;insieme per approntare programmi costosissimi che daranno frutti tangibili solo alle generazioni future di una Nazione. Non è un caso, quindi, che proprio quei Paesi (tipo Cina ed India) per tradizione più in grado di altri di guardare lontano e pianificare il Destino dei propri popoli su scala secolare stiano investendo sempre più nel settore aerospaziale.</p>
<p style="text-align: justify">Come, per inciso, non è certo casuale che le sole due realtà millenarie dell&#8217;Occidente, la Santa Sede ed Israele (giovane come Stato, ma antichissimo come Popolo), per quanto piccoli, con la Specola Vaticana e con l&#8217;Israel Space Agency, mostrino una grande attenzione nel monitorare il Cosmo, pur essendo assolutamente evidente, soprattutto per il Vaticano, l&#8217;assenza di un rientro immediato di queste ricerche.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, ormai cresce sempre più il numero degli esperti che vanno considerando l&#8217;intero sistema solare quale nuova frontiera geopolitica, frontiera che diverrà nei decenni progressivamente sempre più realistica, trasformandosi, nel lungo periodo, nella più importante.</p>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo, qui sulla Terra un ruolo sempre più centrale sta assumendo il Polo Nord, area che, nel breve-medio periodo invece, diverrà il vero nodo geopolitico con il quale confrontasi, con la Russia a caccia del petrolio artico e Danimarca, Norvegia e Canada a tentare di far valere le proprie ragioni in sede Onu.</p>
<p style="text-align: justify">Polo Nord e Spazio, quindi, quali nuovi &#8220;Great Games&#8221;. Altro che Iraq ed Afghanistan.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/chesley-bonestell-saturn-seen-from-titan-1944.jpg"><img class="size-full wp-image-1521" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/chesley-bonestell-saturn-seen-from-titan-1944.jpg" alt="Chesley Bonestell, 'Saturn seen from Titan', 1944" width="350" height="278" /></a></dt>
<dd>Chesley Bonestell, &#8216;Saturn seen from Titan&#8217;, 1944</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: center"> </p>
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		<title>Polarnet, ovvero (anche) l&#8217;Italia sul tetto del mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 08:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è svolto nella giornata di ieri a Roma, presso l&#8217;Aula Marconi del Cnr, il convegno &#8220;L&#8217;Italia del Polo Nord, una nuova prospettiva di ricerca in Artico&#8221;, organizzato dal Dipartimento Terra e Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Dta-Cnr). Durante l&#8217;evento è stata presentata una nuova installazione italiana, la torre per studi climatologici denominata &#8220;Amundsen-Nobile [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Si è svolto nella giornata di ieri a Roma, presso l&#8217;Aula Marconi del Cnr, il convegno &#8220;L&#8217;Italia del Polo Nord, una nuova prospettiva di ricerca in Artico&#8221;, organizzato dal Dipartimento Terra e Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche <span id="more-1324"></span>(Dta-Cnr).</p>
<p style="text-align: justify">Durante l&#8217;evento è stata presentata una nuova installazione italiana, la torre per studi climatologici denominata &#8220;Amundsen-Nobile Climate Change Tower (Cct)&#8221;, che verrà eretta presso Kolhaugen, a circa 2 chilometri da Ny-?lesund.</p>
<p style="text-align: justify">La Cct s&#8217;inserisce fra le attività di Polarnet, il Network Polare del Cnr, e costituisce un significativo contributo italiano all&#8217;Anno Polare Internazionale.</p>
<p style="text-align: justify">Alta 30 metri, realizzata interamente in alluminio, sarà operativa da giugno 2009 e consentirà di svolgere ricerche scientifiche sui processi fisico-chimici che caratterizzano lo strato di atmosfera a contatto con il suolo e la neve (interfaccia) e quello immediatamente superiore (strato limite e bassa troposfera), aree fondamentali per il bilancio di energia del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">«A distanza di oltre dieci anni dall&#8217;inaugurazione della stazione di ricerca di Ny-?lesund nell&#8217;arcipelago delle Svalbard &#8211; ha dichiarato Luciano Maiani, presidente del Cnr &#8211; e dall&#8217;avvio del Progetto Strategico del Cnr nell&#8217;Artico, in cooperazione con Università ed altri enti di ricerca, possiamo affermare che la decisione di assumere quest&#8217;impegno è stata vincente e ha offerto al nostro Paese un&#8217;opportunità che va ben oltre la presenza scientifica, rendendolo partecipe di un processo economico e politico internazionale che considera sempre di più questa regione strategica per gli equilibri del pianeta».</p>
<p style="text-align: justify">Come ha confermato Giuseppe Cavarretta, direttore del Dta-Cnr, «l&#8217;Artico è la regione dove le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto sono maggiormente sensibili. Basti pensare che, mentre su scala globale negli ultimi 20 anni si è avuto un aumento medio di 0.57° C, in Artico si è valutato un incremento di 1,1° C, cioè due volte tanto. Già questa osservazione è sufficiente a qualificare l&#8217;Artico come un <em>early warning system</em>, cioè un sistema di allarme precoce di cambiamenti a scala globale».</p>
<p style="text-align: justify">Ma il riscaldamento non è il solo aspetto rilevante. «Infatti &#8211; ha evidenziato Cavaretta &#8211; lo scioglimento del permafrost, cioè quella porzione superficiale di suolo oggi perennemente ghiacciato, può accelerare in misura notevole il riscaldamento globale causato dai gas serra in conseguenza del rilascio del metano trattenuto nel materiale organico ghiacciato, che produce un effetto serra molto più potente di quello della CO2».</p>
<p style="text-align: justify">Altro elemento di preoccupazione deriva dal monitoraggio dei ghiacci polari artici: «L&#8217;estensione della banchisa artica nel 2008 ha raggiunto il suo minimo il 12 settembre, con un&#8217;estensione di 4.52 milioni di chilometri quadrati», ha spiegato Vito Vitale dell&#8217;Istituto di Scienze dell&#8217;Atmosfera e del Clima del Cnr di Bologna e coordinatore scientifico del progetto CC-Tower. «Il minimo del 2008 rappresenta la seconda minore estensione mai registrata a partire dal 1979, anno in cui iniziano le osservazioni sistematiche dal satellite, ed è solo di poco più grande del minimo assoluto raggiunto nel 2007 con 4.3 milioni di chilometri quadrati. Considerando che la media 1979-2007 è di 6.7 milioni di chilometri quadrati, è evidente il trend di riduzione della banchisa artica durante l&#8217;estate».</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;estensione non è, comunque, l&#8217;unico parametro da osservare, in quanto sono anche importanti sia la distribuzione spaziale della banchisa, sia l&#8217;età del ghiaccio. «Tutti questi parametri insieme indicano che la banchisa continua ad assottigliare il suo spessore e a presentare sempre maggiore presenza di ghiacci più recenti e soggetti a scioglimento», ha proseguito il ricercatore dell&#8217;Isac-Cnr.</p>
<p style="text-align: justify">È stato stimato che dagli attuali 20-30 giorni all&#8217;anno di apertura dell&#8217;Artico per la navigazione si potrà passare a 3-6 mesi annui nel 2080 ed alcune previsioni indicano che fin dal 2040 il ghiaccio artico potrebbe iniziare a mancare del tutto per brevi periodi.</p>
<p style="text-align: justify">Tali esercizi teorici presentano però un margine di incertezza troppo ampio: le variazioni non sono univoche e vi possono essere oscillazioni molto forti da un anno all&#8217;altro per quanto riguarda l&#8217;estensione dei ghiacci.</p>
<p style="text-align: justify">«Dobbiamo imparare molto di più su tutti i complessi processi che caratterizzano il sistema per essere in grado di poterli riprodurre nei modelli climatici in modo realistico e aumentare l&#8217;affidabilità di queste previsioni», ha concluso Vitale.</p>
<p style="text-align: justify">Da questo punto di vista, la CC-Tower, data anche la sua altezza di 30 metri, si presta bene per l&#8217;analisi delle interazioni fra superficie e atmosfera, fondamentali nel mantenimento dell&#8217;equilibrio del sistema.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;importanza della Torre Amundsen-Nobile per la rilevazione predittiva delle variazioni dei ghiacci artici e per la loro possibile scomparsa deriva dalla necessità di abbinare alle reti di stazioni distribuite spazialmente siti dove concentrare molte misure.</p>
<p style="text-align: justify">Del resto, come ha spiegato Roberto Azzolini, coordinatore di Polarnet, il progetto CC-Tower, «si propone di realizzare un&#8217;attività di ricerca ad ampio spettro: dai profili verticali dei principali parametri meteorologici come pressione, temperatura e umidità, ai flussi di calore, fino al bilancio di energia alla superficie, passando per la misura della riflettività di neve, ghiaccio, roccia, vegetazione e per lo studio della copertura nuvolosa e delle caratteristiche di aerosol e gas superficiali».</p>
<p style="text-align: justify">Lo scopo di queste attività, coordinate dal Cnr in collaborazione con varie Università italiane, è studiare il rapporto fra l&#8217;energia alla superficie e quella atmosferica per monitorarne l&#8217;equilibrio, prevenire il cosiddetto riscaldamento globale e mitigarne gli effetti.</p>
<p style="text-align: justify">«A causa dei cambiamenti climatici, dovuti alla combinazione di cause naturali e di attività dell&#8217;uomo, molte delle specie esistenti potrebbero estinguersi nell&#8217;arco dei prossimi 50 anni», ha evidenziato Guido di Prisco, dell&#8217;Istituto di Biochimica delle Proteine del Cnr. «Questa allarmante conclusione richiama strategie urgenti tese da un lato a ridurre l&#8217;accelerazione del riscaldamento dovuta a fattori antropici, e dall&#8217;altro a studiare l&#8217;impatto che i cambiamenti stanno avendo sugli adattamenti degli organismi marini artici, anche in paragone con quelli antartici».</p>
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		<title>Autonomia in salsa groenlandese</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 14:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo anni di accese rivendicazioni e mesi di duro dibattito politico, la Groenlandia ha votato ieri per un&#8217;ampia autonomia da Copenaghen. In un referendum celebrato in quello che ancora ufficialmente è protettorato danese, infatti, il 76% degli elettori si è espresso in favore dell&#8217;autogoverno, compiendo un primo passo verso l&#8217;indipendenza che alcuni (ma non tutti) agognano. L&#8217;affluenza alle urne [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dopo anni di accese rivendicazioni e mesi di duro dibattito politico, la Groenlandia ha votato ieri per un&#8217;ampia autonomia da Copenaghen. In un referendum celebrato in quello che ancora ufficialmente è protettorato danese, infatti, il 76% degli elettori si è espresso in favore dell&#8217;autogoverno<span id="more-1215"></span>, compiendo un primo passo verso l&#8217;indipendenza che alcuni (ma non tutti) agognano.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;affluenza alle urne è stata molto alta e nella capitale Godthåb (Nuuk in lingua inuit), dove vive buona parte dei 56mila abitanti della gelida regione, i festeggiamenti sono cominciati ancora prima della chiusura delle urne.</p>
<p style="text-align: justify">In concreto, la proposta approvata prevede un maggiore grado di autonomia da Copenaghen in politica estera, nello sfruttamento delle ingenti risorse (anche petrolifere) dell&#8217;Artico e nella struttura amministrativa. Inoltre, l&#8217;inuit diviene l&#8217;unica lingua ufficiale della Groenlandia.</p>
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		<title>Polo Nord: una prima nave completa i Passaggi a Nord Ovest e a Nord Est senza incontrare ghiaccio lungo rotta</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 05:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Polarstern aveva lasciato Bremerhaven (nella Germania settentrionale) il 12 giugno scorso per intraprendere una spedizione scientifica in Groenlandia e nelle Spitzbergen prima di iniziare, con partenza da Reykjiavík, in Islanda, il periplo completo dell&#8217;Artico, della prevista durata di circa 70 giorni. «L&#8217;obiettivo era arrivare nel cuore dell&#8217;Artico per fare ricerche, cosa che non sempre [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La Polarstern aveva lasciato Bremerhaven (nella Germania settentrionale) il 12 giugno scorso per intraprendere una spedizione scientifica in Groenlandia e nelle Spitzbergen prima di iniziare, con partenza da Reykjiavík, in Islanda, il periplo completo dell&#8217;Artico<span id="more-755"></span>, della prevista durata di circa 70 giorni.</p>
<p style="text-align: justify">«L&#8217;obiettivo era arrivare nel cuore dell&#8217;Artico per fare ricerche, cosa che non sempre è possibile, ma stavolta lo è stato», ha dichiarato la direttrice dell&#8217;Istituto Alfred Wegener, Karin Lochte, che ha anche spiegato ai giornalisti come l&#8217;apertura contemporanea dei due Passaggi, quello a Nord Ovest e quello a Nord Est, abbia aperto possibilità assi interessanti per la ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, ha sottolineato la Lochte, la vicenda è assai allarmante se invece la si considera sotto il profilo delle (presunte) emergenze a riguardo dei cambiamenti climatici e degli esiti dell&#8217;effetto serra.</p>
<p style="text-align: justify">Il rompighiaccio Polarstern ospitava a bordo 117 scienziati di 12 Paesi diversi presenti, che hanno potuto osservare, ha spiegato il responsabile operativo della spedizione, Wilfried Jokat, «specie di uccelli che si trovano abitualmente nell&#8217;Atlantico del Nord».</p>
<p style="text-align: justify">Gli studiosi hanno effettuato sia prelievi dai fondali marini che misurazioni acustiche, con lo scopo di elaborare un preciso modello geofisico per l&#8217;Artico centrale. Queste ricerche &#8211; ha precisato Jokat &#8211; risultano essere assai importanti per la corretta valutazione delle risorse naturali dell&#8217;Artico.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo l&#8217;Agenzia geologica americana (Usgs), infatti, il Polo Nord racchiuderebbe riserve, già sfruttabili con le attuali attuali tecnologie, di ben 90 miliardi di barili di petrolio e di 44 milioni di barili di gas naturale liquefatto.</p>
<p style="text-align: justify">Per l&#8217;Esa (European Space Agency), il ramo più lungo del Passaggio a Nordovest &#8211; la cosiddetta via Amundsen, vicino alle coste canadesi &#8211; era già aperto da luglio. Mentre il ramo più diretto, secondo le osservazioni fatte soprattutto dal satellite europeo Envisat, un po&#8217; più a Nord, era divenuto navigabile il 18 agosto. Da ultimo, il 5 settembre si era aperto il passaggio a Nord Est. Da notare, come, comunque, già il 22 settembre entrambi i Passaggi fossero di nuovo chiusi.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;apertura definitiva dei due mitici Passaggi alla navigazione consentirebbe enormi risparmi di tempo e di carburante nei collegamenti tra Europa ed Asia, riducendo le attuali rotte di oltre 4.000 chilometri.</p>
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		<title>Se sparisce Auyuittung, la &#8220;terra che non scioglie mai&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 06:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scioglimento dei Passaggi a Nord Ovest ed a Nord Est è soltanto l&#8217;ultimo dei segnali di quella che si può a ragione definire una crisi globale dell&#8217;ecosistema dell&#8217;Artico. Gli scienziati del National Snow and Ice Data Center (Nsidc), istituto americano proprio specializzato in questo tipo di ricerche, hanno diffuso uno studio in base al quale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Lo scioglimento dei Passaggi a Nord Ovest ed a Nord Est è soltanto l&#8217;ultimo dei segnali di quella che si può a ragione definire una crisi globale dell&#8217;ecosistema dell&#8217;Artico.<span id="more-189"></span> Gli scienziati del National Snow and Ice Data Center (Nsidc), istituto americano proprio specializzato in questo tipo di ricerche, hanno diffuso uno studio in base al quale risulta che l&#8217;estensione complessiva del ghiaccio al Polo Nord è assai vicina a ritoccare ulteriormente il primato negativo del 2007 di 4.14 milioni di chilometri quadrati. Ossia più di un milione di metri cubi in meno rispetto all&#8217;estate del 2005. Insomma, in appena due anni, i ghiacciai dell&#8217;Artico si sono sciolti per una estensione pari a quattro volte l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Alcuni esempi pratici di quel che sta accadendo nell&#8217;area? Circa un mese fa dei turisti sono stati allontanati in fretta e furia dal Parco Nazionale Auyuittung, nell&#8217;Isola di Baffin, la grande isola del Nunavut canadese, ad Ovest della Groenlandia. Il ghiaccio si stava sciogliendo troppo velocemente, mettendo a repentaglio la sicurezza. Ironia della sorte, <em>Auyuittung</em>, in inuit, significa proprio <em>terra che non scioglie mai</em>. E proprio vero che non bisogna mai dire mai &#8230; E che dire dei nove orsi polari costretti a nuotare perché rimasti senza un solida base su cui poggiare (e vivere) dopo l&#8217;immane crollo nel ghiacciaio Petermann, in Groenlandia? Per inciso, in una zona che non sembrava patire particolarmente gli effetti del riscaldamento globale.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, quel che davvero stupisce i geologi ed i climatologi è la contemporanea apertura del Passaggio a Nord Ovest, tutt&#8217;intorno al Canada, e del Passaggio a Nord Est, sul versante della Russia. Pare, ma qui i pareri non sono concordi, che non accadesse da circa 125mila anni. Dall&#8217;inizio dell&#8217;ultima era glaciale erano tutti e due bloccati, ma qualche testimonianza medievale discorde la si può trovare. Comunque, nel 2005 si era aperto soltanto il Passaggio a Nord Est e nell&#8217;estate del 2006 solo quello a Nord Ovest.</p>
<p style="text-align: justify">La riapertura estiva dei passaggi al Polo Nord dovrebbe comunque divenire una costante di cui non stupirsi più di tanto nel prossimo futuro, come evidenziato da Mark Serreze, appunto dell&#8217;Nsidc. Intanto, le compagnie marittine già valutano le nuove rotte e calcolano i risparmi enormi di tempo e denaro. Il primo ministro canadese Stephen Harper ha già dichiarato che il Passaggio a Nord Ovest si trova sotto la giurisdizione di Ottawa, facendo un po&#8217; arrabbiare Washington, che lo considera acque internazionali.</p>
<p style="text-align: justify">Ma le contese sulle rotte (perché poi vi sono quelle ben più importanti sulla proprietà dei giacimenti sottomarini di petrolio, con la Danimarca e la Russia che a breve si &#8220;scanneranno&#8221; in sede diplomatica &#8230; E speriamo solo in sede diplomatica, visto che l&#8217;avventurismo recentemente palesato da Putin non fa ben sperare per nessuna pacifica risoluzione delle vertenze con la Russia &#8230;) sono comunque destinate a vita breve, in quanto prima o poi, pare proprio entro il 2030, si potrà navigare addirittura attraverso il Polo Nord, che sarà entro quella data del tutto sgombro dai ghiacci.</p>
<p style="text-align: justify">Si sapeva che sarebbe successo, ma fino a qualche anno fa si supponeva non prima del 2070. Ora c&#8217;è addirittura chi, come Wieslaw Maslowski della Naval Postgraduate School di Monterey, in California, parla del 2013 come data plausibile per la completa navigazione del Polo Nord almeno dalla metà luglio alla metà di settembre.</p>
<p style="text-align: justify">Che cos&#8217;è accaduto? Che cosa ha accelerato di così tanto i tempi? Semplice, una immensa perdita di massa ghiacciata nel 2007 che ha fatto scendere le masse solide ad un livello che ci si aspettava intorno al 2050. Perché quando i ghiacci si sciolgono, il mare assorbe progressivamente più calore, il che contribuisce a riscaldare l&#8217;oceano ed a sciogliere ulteriore ghiacchio, in una spirale che condurrà alla progressiva scomparsa della calotta. Nell&#8217;ultimo anno quindi, tutte le stime e le previsioni sono saltate, obbligando gli esperti a riformularle radicalmente.</p>
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		<title>Polo Nord, aperti i passaggi a Nord Ovest e Nord Est</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 05:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai è davvero scioglimento record per la calotta polare. Dalle rilevazioni satellitari Nasa dei giorni scorsi, infatti, risultano aperti sia il mitico passaggio a Nord Ovest (in territorio canadese), che quello a Nord Est (Mare di Laptev, in Siberia). E gli scienziati parlano già di un oceano completamente sgombro dai ghiacci in estate entro il 2030, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ormai è davvero scioglimento record per la calotta polare. Dalle rilevazioni satellitari Nasa dei giorni scorsi, infatti, risultano aperti sia il mitico passaggio a Nord Ovest (in territorio canadese), che quello a Nord Est (Mare di Laptev, in Siberia).<span id="more-182"></span> E gli scienziati parlano già di un oceano completamente sgombro dai ghiacci in estate entro il 2030, ossia in una ventina d&#8217;anni circa.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi, quindi, l&#8217;Artico può essere circumnavigato, ed è la prima volta che accade, pare, in 125mila anni. Anche se si ha la prova di condizioni climatiche assai più miti delle attuali nell&#8217;area intorno al nostro Medioevo.</p>
<p style="text-align: justify">È certo un evento che ha dello straordinario, anche se erano circa 3-4 anni che gli studiosi ne parlavano come assai probabile. Ora è davvero coronato il sogno degli esploratori di tutte le ere, ma certo, in generale, non c&#8217;è da fare i salti mortali, dato che comunque si tratta di un pessimo segnale sulle condizioni di salute del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">A parte il discorso geopolitico sull&#8217;attribuzione in sede internazionale della sovranità su delle acque di cui fino ad una decina d&#8217;anni fa non importava a nessuno, nel breve periodo l&#8217;attuale situazione dovrebbe solo consentire a chi naviga di tagliare moltissimi chilometri percorrendo le nuove rotte tra il Nord del Canada e la Russia.</p>
<p style="text-align: justify">Per la gioia delle compagnie di navigazione, visto che negli anni passati talvolta si era aperto l&#8217;uno o l&#8217;altro passaggio, ma non era mai accaduto in epoca storica che entrambi i passaggi risultassero percorribili. Segno che davvero, a prescindere dai perché, il clima sta mutando radicalmente &#8230;</p>
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		<title>Usa-Russia, la vera posta in gioco sono le risorse artiche</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 05:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vicenda caucasica che da oltre una settimana monopolizza l&#8217;attenzione del mondo ha riportato indietro di anni i rapporti fra Washington e Mosca. Ma ad onor del vero vi sono motivi più di peso per il deterioramento delle relazioni russo-americane, in primo luogo la corsa partita almeno dal 2005 per il controllo degl idrocarburi dell&#8217;area artica. Come ormai è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p align="justify">La vicenda caucasica che da oltre una settimana monopolizza l&#8217;attenzione del mondo ha riportato indietro di anni i rapporti fra Washington e Mosca. Ma ad onor del vero vi sono motivi più di peso per il deterioramento delle relazioni russo-americane, in primo luogo la corsa partita almeno dal 2005 per il controllo degl idrocarburi dell&#8217;area artica.<span id="more-47"></span> Come ormai è noto, infatti, sciogliendosi progressivamente il ghiaccio del Polo Nord si è dischiusa la possibilità di raggiungere le ingentissime riserve petrolifere sottomarine dell&#8217;area, scatenando quello che a mio avviso è il gioco geopolitico più delicato ed importante del futuro a medio e lungo termine.</p>
<p align="justify">La conquista diplomatica di porzioni quanto più vaste possibili di Mare Artico è una partita che coinvolge molti altri soggetti, fra cui il Canada, la Danimarca (che dalla disputa internazionale inerente la Dorsale di Lomonosov potrebbe uscire come uno dei principali produttori al mondo di petrolio) e la Norvegia, ma i colossi sono sempre Usa e Russia, intenti a &#8220;rinverdire&#8221; oggi una Guerra Fredda che sembrava definitivamente consegnata ai manuali scolastici.</p>
<p align="justify">Perché, ogni giorno che passa ne sono più convinto, la reale posta in gioco nel confronto sempre meno cortese fra americani e russi è il controllo delle risorse dell&#8217;Artico, risorse che potrebbero affrancare l&#8217;Occidente dalla dipendenza dal petrolio arabo ovvero confermare lo strapotere energetico russo. Il resto - tutto il resto, dalla crisi georgiana allo &#8220;scudo spaziale&#8221; - sono mere occasioni per mostrare i muscoli e sondare la robustezza della corda tirata. E dire che fino a qualche anno fa il disinteresse per la regione polare era tangibile. Ma, si sa, il petrolio muta sempre la prospettiva delle cose &#8230;</p>
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		<title>Arctic Oil</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 04:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Geopolitica del Polo Nord]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel mentre mercoledì 30 luglio a Reykjavik, capitale dell&#8217;Islanda, i meteorologi registravano la più alta temperatura (25.7° C) dal 1870 (solo nel 1939, in un&#8217;altra area dell&#8217;isola, erano stati raggiunti i 30.5 °C), in Canada una lastra di ghiaccio di 20 chilometri quadrati andava alla deriva nel Mare Glaciale Artico, come documentato dalle immagini del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p align="justify">Nel mentre mercoledì 30 luglio a Reykjavik, capitale dell&#8217;Islanda, i meteorologi registravano la più alta temperatura (25.7° C) dal 1870 (solo nel 1939, in un&#8217;altra area dell&#8217;isola, erano stati raggiunti i 30.5 °C), in Canada una lastra di ghiaccio di 20 chilometri quadrati andava alla deriva nel Mare Glaciale Artico<span id="more-31"></span>, come documentato dalle immagini del satellite Radarsat-1. E sono state anche evidenziate profonde fratture nell&#8217;isola di Ellesmere, da cui l&#8217;enorme massa di acqua ghiacciata si è separata.</p>
<p align="justify">Gli scienziati (secondo i quali si tratta della più grande rottura dal 2005, quando la piattaforma di ghiaccio Ayles, estesa su 60 chilometri quadrati, si staccò sempre nei pressi di Ellesmere) temono ora che l&#8217;evento possa ripetersi a causa del riscaldamento delle acque. Pare infatti che vi siano nuove e pericolose fratture nella zona di Ellesmere ed oltre all&#8217;enorme lastra si sono staccati altri consistenti pezzi di ghiaccio, tra cui un segmento di circa 4 chilometri quadrati.</p>
<p align="justify">Personalmente non sono un accanito sostenitore della tesi del <em>global warming</em>, tutt&#8217;altro. Anche uno dei maggiori esperti al mondo in materia, Derek Mueller, un ricercatore della Trent University in Ontario, è molto cauto sul riscaldamento globale quale causa di quest&#8217;ultima frattura, anche se sottolinea come le attuali condizioni climatiche del pianeta non consentano certo la ricostruzione della calotta polare. Del resto, è dagli anni Trenta che l&#8217;enorme piattaforma di ghiaccio Ward Hunt (440 chilometri quadrati, vi apparteneva anche la lastra staccatasi in questi giorni) si rimpicciolisce progressivamente.</p>
<p align="justify">Al di là delle cause, che gli scienziati indagano spesso con opinioni assai diverse, il caso di Ellesmere evidenzia come il Polo Nord stia davvero progressivamente mutando il suo aspetto. Il che ha implicazioni geopolitiche di grande rilevanza. La possibilità di estrarre il petrolio che sta sotto la calotta polare, ovvero di utilizzare a fini strategici le nuove rotte ora navigabili, sta infatti infuocando le diplomazie dei Paesi artici (<a href="http://www.carlolore.it/io_febbre_al_polonord_1.htm">http://www.carlolore.it/io_febbre_al_polonord_1.htm</a>). Prima vi era solo ghiaccio di cui quasi nessuno rivendicava la sovranità. Ora stanno lottando strenuamente per il controllo dell&#8217;area. L&#8217;usuale potenza del petrolio &#8230;</p>
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