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	<title>The Lo Re Report &#187; Politica italiana</title>
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	<description>Attualità politica internazionale, italiana e siciliana a cura di Carlo Lo Re</description>
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		<title>Caos Quirinale</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 05:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal caos vissuto nei giorni scorsi dalla politica italiana per giungere alla scelta di un secondo mandato di Giorgio Napolitano al Quirinale emerge una realtà precisa e dolorosa: oggi il Paese è radicalmente spaccato, diviso il fazioni che si odiano. Concordo in pieno con chi ha evidenziato che, come da Costituzione, il presidente della Repubblica [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dal caos vissuto nei giorni scorsi dalla politica italiana per giungere alla scelta di un secondo mandato di Giorgio Napolitano al Quirinale emerge una realtà precisa e dolorosa: oggi il Paese è radicalmente spaccato, diviso il fazioni che si odiano. Concordo in pieno con chi ha evidenziato che, come da Costituzione, il presidente della Repubblica dovrebbe essere il garante della medesima e il rappresentante di tutti gli italiani, ma purtroppo in questo momento è difficilissimo che a chiunque possano venire riconosciute tali caratteristiche. Sul perché, poi, si sia giunti a odiarci c&#8217;è da interrogarsi profondamente, a destra come a sinistra. Con mente aperta e coscienza in mano<span id="more-12470"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, sulla rielezione di Napolitano alcuni hanno parlato e scritto di pagina più nera della nostra Repubblica. A prescindere dall&#8217;altissimo valore in sé di Napolitano come uomo e come presidente, non condivido affatto: questo Paese ha vissuto pagine e notti ben più nere. Nel week end quirinalizio, chiamiamolo così, vi sono state (e ancora vi sono) tensioni, rancori, parole grosse, ma, alla fine, nessuno è morto, non vi sono state violenze. Siamo, grazie a Dio, lontani anni luce dai tempi delle Brigate rosse o del terrorismo nero, dai giorni dell&#8217;attentato quotidiano o delle bombe. Siamo lontani anche dai momenti terribili della strategia stragista di Cosa Nostra. Contestualizziamo il tutto e riconduciamo l&#8217;insolita vicenda del Quirinale nell&#8217;alveo della solita anomalia italiana. Ben altre sono le pagine nere di un popolo.</p>
<p>Quanto ai democratici, sono riusciti a trasformare l&#8217;elezione del presidente della Repubblica in un violentissimo congresso del Pd sotto forma (come loro solito) di psicodramma nazionale. Il sospetto (che personalmente ho da anni) che sia proprio il Pd l&#8217;anomalia più grande del Paese a questo punto comincia ad avere diritto di cittadinanza.</p>
<div id="attachment_12472" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/images_quirinale.jpg"><img class="size-medium wp-image-12472" alt="Quirinale, Roma" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/images_quirinale-300x109.jpg" width="300" height="109" /></a><p class="wp-caption-text">Quirinale, Roma</p></div>
<div class="shr-publisher-12470"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>10 sagge</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 05:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[I 10 saggi, dice uno di loro, sono inutili. Sicuramente vero. Forse 10 donne, di comprovata intelligenza e umanità, lo sarebbero state meno. Magari queste: Rosy Bindi, Emma Bonino, Margherita Hack, Michela Marzano, Margaret Mazzantini, Loretta Napoleoni, Marcella Panucci, Livia Pomodoro, Franca Rame, Mina Welby.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">I 10 saggi, dice uno di loro, sono inutili. Sicuramente vero. Forse 10 donne, di comprovata intelligenza e umanità, lo sarebbero state meno. Magari queste:</p>
<p style="text-align: justify">Rosy Bindi,<br />
Emma Bonino,<br />
Margherita Hack,<br />
Michela Marzano,<br />
Margaret Mazzantini,<br />
Loretta Napoleoni,<br />
Marcella Panucci,<br />
Livia Pomodoro,<br />
Franca Rame,<br />
Mina Welby.</p>
<div id="attachment_12466" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/paintings_pieter_lisaert_iv_la_parabola_delle_vergini_sagge_e_delle_vergini_folli_1620_circa.jpg"><img class="size-medium wp-image-12466" alt="Pieter Lisaert IV, &quot;La parabola delle vergini sagge e delle vergini folli&quot;, 1620 circa" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/paintings_pieter_lisaert_iv_la_parabola_delle_vergini_sagge_e_delle_vergini_folli_1620_circa-300x203.jpg" width="300" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Pieter Lisaert IV, &#8220;La parabola delle vergini sagge e delle vergini folli&#8221;, 1620 circa</p></div>
<div class="shr-publisher-12463"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>La gente ha bisogno di persone serie</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 05:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sentito parlare Antonio Ingroia ieri sera all’Odeon di Catania. Sono uscito dal teatro con una convinzione netta: la gente ha bisogno di persone perbene. La gente ha bisogno di persone serie. Umanamente serie. La gente ha bisogno di Ingroia, di Giannino, di Grillo. Anche di Bersani, per carità. Ma non ne può più di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ho sentito parlare Antonio Ingroia ieri sera all’Odeon di Catania. Sono uscito dal teatro con una convinzione netta: la gente ha bisogno di persone perbene. La gente ha bisogno di persone serie. Umanamente serie. La gente ha bisogno di Ingroia, di Giannino, di Grillo. Anche di Bersani, per carità. Ma non ne può più di giullari della politica. Non ne può più di collusi con il crimine organizzato. Non ne può più di questa decadenza morale. Che diviene dolente disagio nella carne degli ultimi. Più intenso più si discende nelle viscere delle nostre comunità<span id="more-12382"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Non mi interessa chi vincerà queste elezioni. Ma che Rivoluzione civile, Fare per fermare il declino e Movimento 5 Stelle siano presenti nel nuovo Parlamento questo sì, mi interessa. Facce diversissime di un’Italia pulita e perbene, in un Paese normale sarebbero loro i veri poli di riferimento. In un Paese normale come il nostro non è. Accontentiamoci quindi che entrino almeno alla Camera (l’M5S in realtà non avrà problemi nemmeno ad arrivare in Senato). E che testimonino con forza che l’anomalia, come dice Ingroia, non sono certo i magistrati in politica. L’anomalia sono i criminali in politica.</p>
<div id="attachment_12386" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/la-gente-ha-bisogno-di-persone-serie/pictures_antonio_ingroia-2/" rel="attachment wp-att-12386"><img class="size-medium wp-image-12386" alt="Antonio Ingroia" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/02/pictures_antonio_ingroia-300x158.jpg" width="300" height="158" /></a><p class="wp-caption-text">Antonio Ingroia</p></div>
<div class="shr-publisher-12382"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Elezioni amministrative: trionfa Grillo, collassano Lega Nord, Pdl e (un po&#8217; anche il) Pd</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 05:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l&#8217;Idv, l&#8217;M5S e la sinistra comunista di Fds<span id="more-12032"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l&#8217;appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l&#8217;illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l&#8217;omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l&#8217;uomo da battere.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell&#8217;astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l&#8217;antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto.</p>
<p style="text-align: justify">Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l&#8217;eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) e quello orgogliosamente anti Lombardo (<em>in primis</em> Enzo Bianco).</p>
<p style="text-align: justify">Bene, a leggere con attenzione questi risultati elettorali, il vero vincitore in Sicilia risulta essere &#8211; oltre Orlando, ovviamente &#8211; proprio l&#8217;ex sindaco di Catania. Un uomo che ha lottato con forza contro l&#8217;innaturale alleanza del suo partito con quello del presidente della Regione. Un uomo che alla lunga ha dimostrato la giustezza della propria posizione semplicemente contando i voti dei siciliani. Che hanno penalizzato in maniera radicale il Pd filo Lombardo, premiando di contro quello anti (unica eccezione di rilievo a Caltagirone, dove la candidata Pd, fieramente avversa all&#8217;Mpa, è stata sconfitta duramente). Come nel caso eclatante di Paternò, che ha visto vincere Mauro Mangano, presidente regionale dei Liberal Pd, l&#8217;associazione di ispirazione liberal-democratico-repubblicana creata da Bianco.</p>
<p style="text-align: justify">Ma attenzione: ieri pomeriggio, a poche ore dalla chiusura dei seggi, era già tutto un fiorire di dichiarazioni di esponenti Pd finora pro Lombardo intenti a sperticarsi in lodi per Mangano, incuranti del ridicolo che stava velocemente ricoprendoli. La vittoria di Mangano a Paternò, storica roccaforte del centrodestra etneo più becero, è innanzitutto la sconfitta di quei politicanti Pd che hanno negli anni sostenuto Lombardo. Patetico il tentativo a spoglio in corso di saltare sul carro del vincitore. Una volta, almeno, si attendeva qualche giorno per cimentarsi nell&#8217;acrobatico gesto.</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo, una considerazione da massaia di Voghera: se il Pd fosse un partito serio, oggi il suo segretario nazionale, Bersani, dovrebbe espellere tutti i tesserati siciliani di ogni ordine e grado schierati a sostegno di Raffaele Lombardo. Andassero a candidarsi nell&#8217;Mpa alla prossima tornata. Che, per le regionali, dovrebbe essere ad ottobre. Impossibile dire ora chi vincerà. Ma un dato appare scontato: il travaso di voti dal Pd all&#8217;Idv. E, se otterranno la necessaria visibilità in campagna elettorale, forse anche un po&#8217; alla Federazione della Sinistra e all&#8217;M5S.</p>
<div id="attachment_12043" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_beppe_grillo_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-12043" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_beppe_grillo_2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Beppe Grillo</p></div>
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		<title>Sondaggi, Grillo al 12% (quasi 4 milioni di potenziali elettori)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più di 7 italiani su 10 oggi si sentono poco o per niente rappresentati dal partito che hanno votato alle elezioni politiche del 2008. E la crescente insofferenza verso i partiti politici che hanno (s)governato il Paese negli ultimi anni sta avendo come corollario la notevole crescita del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Più di 7 italiani su 10 oggi si sentono poco o per niente rappresentati dal partito che hanno votato alle elezioni politiche del 2008. E la crescente insofferenza verso i partiti politici che hanno (s)governato il Paese negli ultimi anni sta avendo come corollario la notevole crescita del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che – secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis – passa dal 2.4% del giugno 2010 al 7.8% dell’aprile scorso, per attestarsi oggi al 12%<span id="more-12025"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«È l’effetto, anche emulativo, della risonanza mediatica che ha seguito il recente successo alle amministrative &#8211; afferma il direttore dell’Istituto di ricerche Pietro Vento &#8211; di fronte all’assenza di concreti e percepibili segnali di rinnovamento da parte dei partiti tradizionali, il movimento di Grillo diviene oggi, virtualmente, la terza forza politica nel Paese, con un bacino potenziale che tocca il 20%: un italiano su cinque prenderebbe in considerazione l’ipotesi di un voto al movimento del comico genovese. Il 43% di chi voterebbe oggi il Movimento 5 Stelle attribuisce la propria scelta all’esigenza di contribuire ad un radicale cambiamento della classe politica; il 28% perché non si sente più rappresentato da alcun altro partito, il 19% per dire “basta” alla politica economica dell’Unione Europea e del Governo Monti».</p>
<p style="text-align: justify">Significative sono però le differenze nella penetrazione territoriale dei &#8220;grillini&#8221; registrate da Demopolis. Il movimento appare infatti in ulteriore crescita al Nord, dove raggiunge il 16%, e nelle regioni del Centro, mentre si posiziona intorno al 6% al Sud e nelle Isole. Segno di come ancora nel Meridione d&#8217;Italia il voto sia legato a dinamiche clientelari difficili da modificare.</p>
<p style="text-align: justify">Cinque Stelle sembrerebbe avere il suo bacino più forte nell’elettorato sotto i 50 anni, ottenendo consensi superiori alla media tra i laureati e soprattutto tra i navigatori abituali della Rete (21%). 1 su 5, se ci recasse ora alle urne per il rinnovo del Parlamento, sceglierebbe Grillo. Per inciso, gli elettori grillini, assai critici verso il sistema, rivelano un grado di attenzione verso la politica nettamente superiore al dato medio nazionale. E ciò sconfessa abbastanza la tesi di chi legge il movimento alla stregua di un fenomeno meramente qualunquista.</p>
<p style="text-align: justify"> L’Istituto Demopolis ha analizzato infine la provenienza del consenso per i grillini in base al voto espresso alle politiche del 2008. Su quasi 4 milioni di elettori stimati oggi per il Movimento 5 Stelle, circa 1/5 proviene dall’area del non voto. 24 su 100 avevano votato per il Pd nel 2008, 22 per il Pdl: in buona parte elettori delusi, indifferentemente di centrodestra e di centrosinistra. Ma Grillo inizia a sottrarre consensi anche all’Idv di Antonio Di Pietro e risulta financo avvantaggiato dalla crisi della Lega Nord, con il 18% delle simpatie sottratto proprio al partito di Bossi e Maroni.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/20120518_demopolis_sondaggio_grillo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12028" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/20120518_demopolis_sondaggio_grillo-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Arrivano il Partito della Nazione e il nuovo Pdl, ma gli italiani non sono più quelli del 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 06:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Partito della Nazione dovrebbe a breve prendere il posto dell’Udc. In realtà se ne parla da anni ed ancora non si vede nulla di concreto in merito, ma ormai i tempi sembrano davvero maturi per la metamorfosi. Segno inequivocabile ne è l&#8217;azzeramento dei vertici compiuto venerdì scorso dal segretario nazionale Lorenzo Cesa, negli anni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Il Partito della Nazione dovrebbe a breve prendere il posto dell’Udc. In realtà se ne parla da anni ed ancora non si vede nulla di concreto in merito, ma ormai i tempi sembrano davvero maturi per la metamorfosi. Segno inequivocabile ne è l&#8217;azzeramento dei vertici compiuto venerdì scorso dal segretario nazionale Lorenzo Cesa, negli anni fedele esecutore dei <em>desiderata</em> casiniani. Insomma, è alle porte un partito dei moderati che potrà accogliere cattolici e liberali, strizzando l’occhio (considerato il brand) anche ai patrioti vari orfani di Alleanza Nazionale<span id="more-11936"></span>.</p>
<p>Intendiamoci, Pier Ferdinando Casini l’idea del Pdn non l’ama tanto. Soprattutto perché non è sua, ma di Bruno Tabacci, un ex Udc fuggito via dall’Unione ai primissimi del 2008 per approdare successivamente nell’Api di Francesco Rutelli. In ogni caso, il progetto è fra i più validi della recente politica italiana e Casini ormai pare intenzionato a condurlo in porto. A questo punto, non resta che attendere l&#8217;evoluzione del Pdl. Angelino Alfano ha parlato di una imminente «iniziativa politica clamorosa». Per non restare troppo dietro Casini. Ed anche per tentare di capitalizzare i guai giudiziari della Lega Nord.</p>
<p>Da genio del marketing qual è, Berlusconi potrebbe ancora stupire l&#8217;Italia con un prodotto politico innovativo. Ma gli italiani, questo è certo, non sono più quelli del 2008. L&#8217;Italia dei Valori, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista più Comunisti Italiani) stanno crescendo molto nei sondaggi. Invertire il trend che vede il centrodestra italiano in disarmo non sarà facile nemmeno per l&#8217;illusionista di Arcore.</p>
<div id="attachment_11938" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/pier_ferdinando_casini.jpg"><img class="size-medium wp-image-11938" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/pier_ferdinando_casini-300x267.jpg" alt="" width="300" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Pier Ferdinando Casini</p></div>
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		<title>Bossi e Lombardo, destini incrociati: finisce nel fango la parabola del federalismo italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 03:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È davvero significativa la coincidenza delle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega Nord e delle (annunciate) dimissioni di Raffaele Lombardo da presidente della Regione Sicilia. Il primo travolto da uno squallido scandalo finanziario che, da quanto fin qui emerso, vedrebbe coinvolto soprattutto il figlio Renzo, detto &#8220;il trota&#8221;. Il secondo messo in grosse [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">È davvero significativa la coincidenza delle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega Nord e delle (annunciate) dimissioni di Raffaele Lombardo da presidente della Regione Sicilia. Il primo travolto da uno squallido scandalo finanziario che, da quanto fin qui emerso, vedrebbe coinvolto soprattutto il figlio Renzo, detto &#8220;il trota&#8221;. Il secondo messo in grosse difficoltà &#8211; non solo giudiziarie, ma anche di relazione con gli alleati &#8211; da una inchiesta sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia che da ormai oltre 2 anni lo stringe in una paralizzante gogna mediatica<span id="more-11918"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, è possibile trarre una prima conclusione dai destini incrociati di Bossi e Lombardo: davvero sta finendo nel fango la parabola del federalismo italiano. Ossia di una pseudo idea politica che in Italia non avrebbe dovuto mai avere diritto di cittadinanza per quanto è scarsamente utile (per non dire sommamente dannosa), ma che si è per caso fortuito (e grave ignavia dei politici, Gianfranco Fini <em>in primis</em>) imposta, emergendo ormai una ventina di anni fa dalle macerie di Tangentopoli.</p>
<p style="text-align: justify">La Lega Nord &#8211; nata da un uomo dalla scolarizzazione non elevatissima in perenne lotta con le buone maniere &#8211; non si è mai evoluta, rimanendo nel tempo ancorata ad una visione tribale della società e facendo ridere l&#8217;Europa intera con i personaggi pittoreschi che ne hanno veicolato l&#8217;immagine di formazione xenofoba e reazionaria indegna di una democrazia avanzata. Il Movimento per le Autonomie, per quanto fondato da un uomo raffinato (Lombardo è neuropsichiatra forense: per inciso, proprio psichiatria è la specializzazione di Slobodan Molosevic e Radovan Karadzic), si è in breve riempito di militanti dalla ben scarsa cultura e di un po&#8217; di simpatizzanti dai comportamenti al vaglio della Magistratura.</p>
<p style="text-align: justify">Intendiamoci, con il momentaneo appannamento di Bossi e Lombardo l&#8217;Italia non si è liberata della Lega Nord e dell&#8217;Mpa, così come non si è liberata della perniciosa idea federalista/autonomista. Ma il ridimensionamento del fenomeno a questo punto è possibile. Non si dovrebbe sperare troppo nella lucidità degli elettori italiani, ma l&#8217;indecorosa uscita di scena di Bossi e le dimissioni di un Lombardo pressato da inchieste di mafia dovrebbero pur pesare un minimo nelle loro future scelte.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/bossi_federalismo_o_morte.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11927" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/bossi_federalismo_o_morte-300x259.jpg" alt="" width="300" height="259" /></a></p>
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		<title>L&#8217;evoluzione del Pdl può attendere, per ora bastano le liste civiche</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 14:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La reale incognita della politica italiana è ormai da mesi il futuro del Popolo della Libertà. Lo sanno tutti gli addetti ai lavori, ma il punto fatica ad entrare nell&#8217;agenda di Silvio Berlusconi e fors&#8217;anche in quella di Angelino Alfano. Ieri, ad esempio, si è svolto un incontro dello stato maggiore del movimento e il Cav. ha tenuto a ribadire che il simbolo del Pdl sarà presente nelle prossime elezioni amministrative. Si tratta di «voci fantasiose», a sentire Berlusconi, quelle che lo danno come in via di rottamazione. «Eventuali liste civiche &#8211; ha precisato l&#8217;ex premier &#8211; saranno valutate zona per zona, ma solo come supporto al Pdl, mai in sua sostituzione»<span id="more-11719"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Si allontana quindi la trasformazione del Pdl in qualcos&#8217;altro, senza considerare (il che è strano per un esperto di marketing come Berlusconi) che ormai in Italia, eccezion fatta per la Lega Nord, un brand politico, anche in migliore, è deperibilissimo ed ha una durata di pochi anni. Gli scandali personali del Cav. ed alcune gestioni locali non brillantissime hanno poi appannato ulteriormente il marchio Pdl, che <em>deve</em> essere sostituito, pena una batosta elettorale da ricordarsela per il centrodestra italiano. <em>I Moderati</em> (anche senza l&#8217;articolo, ma una piccola formazione così denominata esiste già e si porrebbe il problema del copyright) potrebbe essere un discreto brand, ma con buona probabilità Berlusconi vuole testare un&#8217;ultima volta la sigla Pdl in questa tornata elettorale amministrativa (dove molti giochi sono sostanzialmente fatti a favore del centrosinistra) per capire quanto sia logora da un lato ed evitare di bruciare troppo presta l&#8217;idea che sicuramente già gli frulla in mente dall&#8217;altro. Perché, a conoscerlo bene, è chiaro che il nome, il logo ed il colori del nuovo movimento sono già in via di definizione e saranno prontissimi per le politiche 2013.</p>
<p> <a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/02/evolution.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11726" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/02/evolution-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a></p>
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		<title>Verso il Partito del Lavoro</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:59:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È partito da Catania, su iniziativa delle associazioni Lavoro e Solidarietà e Socialismo 2000, il movimento per la costituzione del Partito del Lavoro in Sicilia. Il modello europeo di riferimento è chiaramente la Linke tedesca dell&#8217;ex socialdemocratico Oskar Lafontaine. Per l&#8217;occasione si è tenuta ieri un&#8217;assemblea regionale aperta presso l&#8217;oltremodo suggestiva Cappella Bonajuto, presieduta da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">È partito da Catania, su iniziativa delle associazioni Lavoro e Solidarietà e Socialismo 2000, il movimento per la costituzione del Partito del Lavoro in Sicilia. Il modello europeo di riferimento è chiaramente la Linke tedesca dell&#8217;ex socialdemocratico Oskar Lafontaine. Per l&#8217;occasione si è tenuta ieri un&#8217;assemblea regionale aperta presso l&#8217;oltremodo suggestiva Cappella Bonajuto, presieduta da Mario Iraci di Lavoro-Solidarietà, con la partecipazione del coordinatore regionale di Socialismo 2000, Concetto Scivoletto<span id="more-11608"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">I lavori si sono svolti alla presenza di Cesare Salvi, presidente del Consiglio Nazionale della Federazione della Sinistra, e di molti rappresentanti delle forze politiche di sinistra e del centro sinistra, organizzazioni sindacali, rappresentanti di associazioni e movimenti operanti in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify">Fra gli obiettivi fondamentali del movimento, ridare soggettività politica alla classe delle lavoratrici e dei lavoratori, affermare la centralità e la dignità del lavoro, puntare sul protagonismo dei lavoratori per uscire dalla crisi.</p>
<p style="text-align: justify">Il movimento per la costituzione del Partito del Lavoro assume un particolare significato in Sicilia, dove i processi di disgregazione produttiva, i livelli allarmanti di disoccupazione, precarietà e povertà s’incrociano con il degrado morale della politica nell&#8217;Isola. La proposta di dar vita a un movimento per la costituzione del Partito del Lavoro si rivolge innanzitutto agli altri soggetti politici della Federazione della Sinistra – Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani – ma anche alle altre forze di sinistra e a tutti coloro che intendono partecipare a questo processo.</p>
<p style="text-align: justify">Lucidi spunti di riflessione, com&#8217;era prevedibile, sono venuti da Cesare Salvi, per il quale «proprio il lavoro può essere il punto di riferimento unitario per la sinistra», invero troppo divisa negli ultimi 17-18 anni per potere essere realmente incisiva. Non sono poi mancate critiche al governo Monti («la crisi economica si intreccia oggi con la crisi della democrazia, che vuol dire che le decisioni che contano non vengono prese nei luoghi della democrazia, ma altrove, con i partiti che hanno abdicato al loro ruolo») ed anche al Partito Democratico siciliano per l&#8217;appoggio alla giunta di Raffaele Lombardo («un politico che non rappresenta certo il nuovo»). Da ultimo, l&#8217;esortazione affinché «la politica riprenda il suo ruolo». Questione fondamentale a tutti i livelli. Anche in Sicilia.</p>
<div id="attachment_11611" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/01/labour_party_poster_1957.jpeg"><img class="size-medium wp-image-11611" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/01/labour_party_poster_1957-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Manifesto elettorale del Partito Laburista britannico datato 1957</p></div>
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		<title>Monti contro le &#8220;corporazioni&#8221;, alcuni ragionamenti</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il duro scontro che ormai da numerosi mesi sta avendo luogo nel nostro Paese intorno agli Ordini professionali (leggasi manifesta intenzione di abolirli) è forse da intendersi anche in una chiave un po’ diversa da quelle finora utilizzate. A prescindere dalla evidente valenza politica degli attacchi di Mario Monti contro le &#8220;corporazioni&#8221; (comunque nel 2005-2006 [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il duro scontro che ormai da numerosi mesi sta avendo luogo nel nostro Paese intorno agli Ordini professionali (leggasi manifesta intenzione di abolirli) è forse da intendersi anche in una chiave un po’ diversa da quelle finora utilizzate. A prescindere dalla evidente valenza politica degli attacchi di Mario Monti contro le &#8220;corporazioni&#8221; (comunque nel 2005-2006 ne fece di più violenti), l’attuale <em>querelle</em> ha a mio sommesso avviso un contenuto prevalentemente simbolico. Infatti, è evidente come l’esito finale di tale scontro non possa solo essere l’introduzione del (sacrosanto) principio di libera concorrenza nel nostro sistema delle professioni<span id="more-11507"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La sorta di equiparazione ormai apertamente proposta fra professioni intellettuali e impresa, premessa teorica delle innovazioni che si vorrebbero introdurre nel nostro sistema, riguarda di fatto una questione di portata davvero epocale. Semplicemente sta accadendo questo: l’identità delle professioni italiane è pesantemente posta in discussione e si cerca di modificarla, se non snaturarla, ignorando la fondamentale evidenza che essa è il risultato di un processo storico plurisecolare, per non dire millenario. E, soprattutto, ignorando l’immenso ruolo sociale che i professionisti svolgono nel nostro Paese. Da sempre.</p>
<p style="text-align: justify">Senza scomodare le radici medievali delle moderne professioni, molte delle quali direttamente risalenti alle corporazioni, si può fare un ragionamento storico partendo da anni a noi più vicini. Infatti, la filosofia del nostro attuale sistema ordinistico è nata in epoca post-unitaria. Quella che possiamo in una certa maniera definire la natura protetta delle professioni cosiddette liberali (traduzione impropria dal francese, ma entrata da tempo nella nostra lingua) fu in prima battuta definita con una legge del 1874 e trovò compiuta espressione nell’istituto dell’Ordine professionale, la cui principale funzione consisteva e consiste a tutt’oggi da un lato nel dare rappresentanza ad una determinata categoria e dall’altro nel garantire lo specifico delle professioni intellettuali, ossia il fatto d’essere “mestiere” ad elevata utilità sociale, con una natura ovviamente pubblica. Tutto ciò implicava giocoforza che ai professionisti venissero in qualche modo riconosciuti dei particolari privilegi, ma che essi dovessero pure essere sottoposti a severe verifiche e capillari controlli sulle proprie effettive capacità da porre al servizio della gente.</p>
<p style="text-align: justify">Perché il vero senso degli Ordini professionali del nostro Paese è tutto qui, nella loro <em>irrinunciabile funzione pubblica</em>. Come è tutto qui il cuore della crisi attuale del professionalismo, non solo italiano. Probabilmente sta perdendosi a poco a poco (per non dire che si è già persa da tempo) la percezione delle professioni come servizio pubblico. Ma tale ruolo è fondamentale e se ne sente comunque il bisogno. I cittadini e fors’anche gli stessi professionisti occidentali avvertono come sempre più invadente l’ideologia del mercato, così cara a Mario Monti come pure a Silvio Berlusconi. Davvero quindi lo scontro sulle professioni si va a delineare sempre più come uno scontro altamente simbolico, uno scontro fra due diversi modelli di Civiltà. Il servizio che il professionista rende al Paese, sia chiaro, è un servizio sociale dall’utilità incommensurabile. Serve fare l’esempio su che giungla sarebbe il settore edilizio senza Ordini quali quelli degli ingegneri, dei geometri, degli architetti, dei notai? Serve evidenziare quale pazzia diverrebbe la chirurgia senza l&#8217;Ordine dei medici? Davvero si vuole mettere la vita nostra e dei nostri cari nelle mani di abusivi senza scrupoli?</p>
<p style="text-align: justify">Va da sé che le liberalizzazioni nel nostro Paese servono eccome, ma con <em>ratio</em>. Scardinando l&#8217;evidente mentalità da casta che impera in alcuni Ordini (farmacisti, avvocati, notai per fare qualche esempio palese), punendo severamente la &#8220;trasmissione dinastica&#8221; dei privilegi, ma continuando a tutelare i cittadini garantendo loro la professionalità dei servizi erogati.</p>
<p style="text-align: justify">Per me è comunque chiaro che non può esclusivamente essere il “dio mercato” a dettare legge in materia di professioni, come non dovrebbe comunque dettare legge in nessun’altra sfera dell’umana avventura. Perché le professioni intellettuali non possono essere equiparate alla produzione e alla vendita di merci. Hanno una storia millenaria ed una millenaria dignità. Che è <em>tout court</em> la dignità dell’uomo.</p>
<div id="attachment_11509" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/01/medieval_dentistry.jpg"><img class="size-medium wp-image-11509" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/01/medieval_dentistry-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#039;estrazione di un dente in una miniatura medievale</p></div>
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		<title>Numbers di Sicilia: nuovo sondaggio Demopolis sulle correnti preferenze politiche nell&#8217;Isola</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 08:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">È stata diffusa la nuova ricerca denominata Barometro Politico dell’Istituto di indagini demoscopiche <a href="http://www.demopolis.it" target="_blank">Demopolis</a>. I dati attengono le intenzioni di voto nazionale se si votasse oggi in Sicilia.  Intanto è bene evidenziare come per il <strong>71%</strong> dei siciliani le <strong>dimissioni</strong> di Silvio <strong>Berlusconi</strong> dalla sua carica di premier siano state <strong>opportune</strong>. Per quanto  riguarda le intenzioni di voto per le politiche, il <strong>Popolo della Libertà</strong> si attesta al <strong>25%</strong> dei consensi, il <strong>Partito Democratico</strong> al <strong>20%</strong>, il <strong>Movimento per le Autonomie</strong> al <strong>14%</strong>, l&#8217;<strong>Unione di Centro</strong> al <strong>9.5%</strong>. Come sempre, il primo &#8220;partito&#8221; dell&#8217;Isola rimane quello degli indecisi<span id="more-11316"></span>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong></strong>Il <strong>71%</strong> dei siciliani ritiene quindi che siano state <strong>opportune le dimissioni di Silvio Berlusconi</strong>, nella convinzione &#8211; ribadita da circa i tre quarti dei cittadini interpellati &#8211; che il Governo non sia stato in grado di gestire la gravissima emergenza finanziaria, né di varare negli ultimi mesi misure significative in grado di rilanciare seriamente la crescita economica del nostro Paese e del Sud in particolare.</p>
<p style="text-align: justify">«L&#8217;opinione pubblica siciliana &#8211; afferma il direttore dell&#8217;Istituto Demopolis Pietro Vento &#8211; condivide, in larga maggioranza, la prospettiva, prescelta dal presidente Napolitano, di un Governo di larghe intese, guidato da una personalità super partes come <strong>Mario Monti</strong>: il <strong>65%</strong> dei siciliani ribadisce l’<strong>urgenza di un piano</strong>, credibile e socialmente equo, <strong>per la crescita economica</strong> del Paese e la riduzione del debito pubblico, nella convinzione che l’Italia non possa permettersi adesso i tempi di una campagna elettorale. Il nuovo Governo dovrebbe anche, secondo gli intervistati, cambiare la legge elettorale, restituendo agli italiani la possibilità di scegliere, con le preferenze o i collegi uninominali, i propri rappresentanti in Parlamento».</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/11/demopolis_sondaggio_sicilia_20111114_21.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11320" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/11/demopolis_sondaggio_sicilia_20111114_21-300x159.jpg" alt="" width="300" height="159" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong></strong>Mentre a livello nazionale, pur non avendo ancora costruito una coalizione credibile agli occhi degli elettori, il centrosinistra – se unito – otterrebbe la maggioranza relativa nel Paese, staccando nettamente il centrodestra, che cosa accadrebbe oggi nell’Isola? Secondo il Barometro Politico di Demopolis, appunto diretto da Pietro Vento, se si fosse votato oggi in Sicilia per le Politiche, oltre <strong>3 elettori su 10</strong> sarebbero rimasti a casa, scegliendo il partito del <strong>non voto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Molti sono gli incerti e gli indecisi, tra i quali è cresciuta, negli ultimi 3 anni, la disaffezione verso i partiti e le istituzioni politiche.  L’astensione penalizzerebbe oggi, in particolar modo, il <strong>Pdl</strong>, attestato al <strong>25%</strong> ed ormai alla ricerca di un futuro oltre Berlusconi. Il <strong>Pd</strong> di Bersani – sempre secondo l’indagine dell’Istituto Demopolis &#8211; otterrebbe invece il consenso del <strong>20%</strong> dei siciliani, restando ancora penalizzato da una identità regionale troppo frammentata ed incerta (pagherà l&#8217;alleanza con Lombardo in Regione?).</p>
<p style="text-align: justify">Cresce secondo Demopolis, anche se leggermente, l’area di <strong>sinistra</strong> (con l&#8217;<strong>Italia dei Valori</strong> al <strong>4.5%</strong> e <strong>Sel</strong> di Vendola al <strong>4.3%</strong>). Francamente, il dato mi pare un po&#8217; avaro nei confronti dell&#8217;Idv, movimento non solo di protesta che nel comun sentire è sempre più considerato una valida alternativa al Pd siciliano pro Raffaele Lombardo (consideriamo come in Sicilia non sia irrealistico un risultato complessivo di Idv, Sel e FdS attorno al 12%). Nella ricerca la <strong>Federazione della Sinistra</strong> (Rifondazione Comunista più Comunisti Italiani) è invece attestata all&#8217;<strong>1.2%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Si consolida poi &#8211; e progressivamente è bene sottolineare &#8211; con un risultato attorno all’<strong>8%</strong>, anche il bacino elettorale di <strong>Grande Sud</strong> di Gianfranco Micciché, ulteriore passo verso il Partito del Sud dovuto alla federazione fra Forza del Sud di Micciché, Io Sud di Adriana Poli Bortone e Noi Sud di Enzo Scotti. L&#8217;impressione è che, risolti i problemi di copyright (il &#8220;marchio&#8221; è infatti registrato da anni da forze del tutto minoritarie), davvero potrebbe alfine nascere il Partito del Sud, contraltare meridionale alla Lega Nord.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre secondo l’indagine Demopolis, si rafforza soprattutto il peso del cosiddetto <strong>Terzo Polo</strong>, che ha nell’Isola la sua roccaforte nazionale con l’<strong>Mpa</strong> di Raffaele Lombardo che si attesta al <strong>14%</strong> e l’<strong>Udc</strong> di Pier Ferdinando Casini e Gianpiero D’Alia che guadagna quasi 2 punti rispetto alla rilevazione dello scorso agosto, sfiorando in Sicilia il <strong>10%</strong>. Seguono  <strong>Futuro e Libertà</strong> di Gianfranco Fini con il <strong>4.6%</strong> e l&#8217;<strong>Api</strong> di Francesco Rutelli con l&#8217;<strong>1.4%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, <strong>2.8%</strong> per i <strong>Popolari di Italia Domani</strong>, in calo rispetto al sondaggio dei primi di agosto (era al 3.4%) e <strong>1.7%</strong> per <strong>La Destra</strong> di Francesco Storace e Nello Musumeci. Entrambe le formazioni hanno appena concluso la loro breve avventura governativa e devono ora porre mano alla &#8220;pratica&#8221; alleanze per affrontare al meglio i prossimi appuntamenti elettorali. <strong>3%</strong> del <strong>Movimento 5 Stelle</strong> di Beppe Grillo, poi, ma insieme ad <strong>altre liste</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/11/demopolis_sondaggio_sicilia_20111114.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11321" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/11/demopolis_sondaggio_sicilia_20111114-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" /></a></p>
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		<title>Riflessioni sul possibile governo Monti</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 05:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">In tutta franchezza, dico subito che all&#8217;ipotesi, ormai certa, di un governo (tecnico o tecnico-politico che sarà) a guida Mario Monti avrei preferito quella di un governo politico a guida Gianni Letta o Angelino Alfano. Capisco le remore di Silvio Berlusconi nell&#8217;utilizzare quest&#8217;ultimo in tale caotica fase (il comprensibile timore è di &#8220;bruciarlo&#8221;, dovendo Alfano, nelle intenzioni del Cav., guidare la prossima campagna elettorale nazionale del centrodestra italiano, Formigoni permettendo, ovviamente), ma la soluzione Monti, così gradita ai mercati (<em>appunto</em> perché così gradita ai mercati) mi rende assai perplesso<span id="more-11302"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Con Monti, sia chiaro, stiamo per cedere la nostra sovranità popolare ad un uomo, per carità, assolutamente perbene, capace e morale, sul quale grava però il sospetto d&#8217;essere il garante/portatore di interessi estranei a quelli del popolo italiano. Ex rettore dell&#8217;Università Bocconi, ex commissario europeo, Monti, specializzato alla Yale University, è dal 2005 international advisor della banca d&#8217;affari Goldman Sachs, che qualche responsabilità potrebbe anche avere avuto nella marea di <a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201111100904011010&amp;chkAgenzie=PMFNW&amp;sez=news&amp;testo&amp;titolo=CRISI%3A+Goldman+Sachs+ha+innescato+vendite+Btp+%28MF%29" target="_blank">vendite di Btp che ha colpito l&#8217;Italia</a>. Tralascio la sua appartenenza alla Trilateral e le frequentazioni con i <a href="http://thelorereport.blogdo.net/si-riunisce-oggi-in-svizzera-il-gruppo-bilderberg-ma-che-cose/" target="_blank">Bilderbergs</a>, del tutto legittime, ma non si può non notare come sia la grande pressione internazionale (una pressione che di democratico ha ben poco) a volere Monti premier italiano quale possibile risolutore di tutta una serie di problemi.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, in democrazia, la soluzione dei problemi (e l&#8217;Italia sicuramente ne ha tanti) deve sempre essere politica e deve giungere attraverso il confronto/scontro/sintesi fra le diverse visioni, fra le diverse anime di un Paese. Certo, il nostro Parlamento oggi è il frutto di una legge elettorale liberticida, concertata da Silvio Berlusconi e Walter Veltroni al solo fine di escludere comunisti e socialisti da Camera e Senato. Ed allora si cambi legge/sistema elettorale e si torni al voto, ridando alla gente la possibilità di esprimersi in merito alle soluzioni concrete che ogni partito proporrà.</p>
<p style="text-align: justify">Rimane da chiedersi come il nostro Paese sia finito in una simile situazione. Da mesi scrivo che si tratta di <a href="http://thelorereport.blogdo.net/marchionne-centra-perfettamente-il-problema-il-dramma-dellitalia-e-la-credibilita-zero-degli-ultimi-anni/" target="_blank">un problema di credibilità</a>. Il clima internazionale fortemente ostile all&#8217;Italia è sicuramente anche il risultato degli scandali sessuali in cui si è trovato coinvolto Silvio Berlusconi, un uomo pubblico che si è rivelato essere privo del necessario senso dello Stato e delle Istituzioni che dovrebbe avere un premier. Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere subito dopo il primo alito di vento sulla grottesca vicenda Ruby. Non lo ha fatto e la situazione si è incancrenita fino a fargli perdere qualsivoglia credibilità agli occhi del mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Ma non è solo questo che è accaduto. Di sicuro il corrente stato di cose vede una considerevole componente di speculazione. A mio avviso posta in essere per un motivo ben preciso: <strong>punire l&#8217;Italia per i risultati dei referenda dello scorso giugno</strong>. Agli occhi del potere globale l&#8217;Italia è divenuta inaffidabile quando abbiamo scelto, con volontà massicciamente compatta, di rifiutare la privatizzazione dell&#8217;acqua nel nostro Paese. Pessimo segnale di &#8220;indisciplina&#8221; per chi persegue un preciso progetto di gestione privata delle risorse vitali del mondo intero.</p>
<div id="attachment_11307" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/11/pictures_mario_monti.jpg"><img class="size-medium wp-image-11307" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/11/pictures_mario_monti-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Monti</p></div>
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		<title>Il fattore G</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 14:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiamiamolo fattore Grillo o Cinque Stelle, il prodotto finale non cambia. Il movimento antipolitico ed anticasta creato dal genovese Beppe Grillo ha condizionato e condizionerà sempre più i risultati elettorali del centrosinistra italiano, che già di suo negli ultimi anni non si è certo mostrato ai simpatizzanti quale corazzata invincibile. La riconferma ieri del pidiellino [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Chiamiamolo fattore Grillo o Cinque Stelle, il prodotto finale non cambia. Il movimento antipolitico ed anticasta creato dal genovese Beppe Grillo ha condizionato e condizionerà sempre più i risultati elettorali del centrosinistra italiano, che già di suo negli ultimi anni non si è certo mostrato ai simpatizzanti quale corazzata invincibile. La riconferma ieri del pidiellino Angelo Iorio alla guida del Molise con uno scarto dello 0.79% dei voti rispetto al competitor democratico Paolo Di Laura Frattura la dice lunga in merito. Con il supporto di quel 5.60% dei suffragi andati al grillino Antonio Federico, il candidato del centrosinistra avrebbe vinto senz&#8217;altro. Ma intanto l&#8217;uomo di Grillo c&#8217;era ed il Pdl ha mantenuto la Regione Molise, così come nel 2010 il leghista Roberto Cota era riuscito, sempre grazie alla presenza di un candidato grillino, a battere Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte con il centrosinistra<span id="more-11233"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Assodato come Grillo tolga volta al centrosinistra e non certo al centrodestra, i timori in casa democratica a questo punto si fanno pesanti. Se si dovesse andare a votare per le legislative con l&#8217;attuale legge elettorale, infatti, soprattutto al Senato il Movimento Cinque Stelle potrebbe causare un gravissimo danno al Partito Democratico. Insomma, urge trovare un accordo con Grillo, ma l&#8217;impresa sembra impossibile. Nato per demolire un sistema politico bloccato, a torto o a ragione considerato irriformabile, il Movimento Cinque Stelle difficilmente addiverrà a patti. Con il risultato di dare una grossa mano al Pdl. I sondaggi danno il berlusconismo in forte calo, ma il fattore Grillo davvero potrebbe venire in suo aiuto in maniera consistente. Pier Luigi Bersani lo sa, ma ha davvero ben poco da fare per impedirlo. Grillo oggi ha il potere di un kingmaker unito alla determinazione assoluta a non usarlo. Da qualsiasi parte si guardi la vicenda, l&#8217;esito sarà un grosso danno per il Pd.</p>
<p style="text-align: justify">Se poi, per quanto l&#8217;ipotesi sia al momento del tutto improbabile, il movimento antipolitica del comico genovese dovesse decidere per un&#8217;alleanza con l&#8217;Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, il Pd avrebbe davvero da temere un tracollo elettorale senza precedenti. Vero è che Berlusconi, a furia di scandali e dichiarazioni shock, si è inimicato non poco gli italiani, ma è altrettanto vero che i suoi avversari stanno mettendocela tutta per non danneggiarlo più di tanto in questa delicata fase della sua avventura pubblica.</p>
<div id="attachment_11234" class="wp-caption aligncenter" style="width: 248px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/10/pictures_beppe_grillo.jpg"><img class="size-medium wp-image-11234" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/10/pictures_beppe_grillo-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Beppe Grillo</p></div>
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		<title>Che Formigoni abbia azzeccato la strategia giusta?</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 14:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra chi nel Pdl difende a spada tratta Silvio Berlusconi (Angelino Alfano) e chi ne prende le distanze (Roberto Formigoni), chi starà portando avanti la strategia vincente? Di certo al momento, con una quota sempre crescente di simpatizzanti pidiellini disgustati, come il resto degli italiani, dai comportamenti privati del premier, la mossa di Formigoni sembrerebbe [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Fra chi nel Pdl difende a spada tratta Silvio Berlusconi (Angelino Alfano) e chi ne prende le distanze (Roberto Formigoni), chi starà portando avanti la strategia vincente? Di certo al momento, con una quota sempre crescente di simpatizzanti pidiellini disgustati, come il resto degli italiani, dai comportamenti privati del premier, la mossa di Formigoni sembrerebbe quella giusta. Ma c&#8217;è un piccolo problema: se si va la voto senza prima cambiare legge elettorale, Berlusconi deciderà personalmente ogni candidatura/nomina del suo Pdl, premiando ovviamente gli uomini a lui più fedeli<span id="more-11205"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">È tutta una scommessa sulla nuova legge elettorale, quindi. Se questa per il momento non vedrà la luce, avrà avuto ragione Alfano a non volersi smarcare da Berlusconi. Se, di contro, si riuscirà &#8211; o in Parlamento o con il referendum &#8211; a cambiare legge elettorale, aumenteranno le chance di Formigoni di conquistare il partito. Del resto, l&#8217;uomo forte di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere attende questo momento da decenni. E, a ben vedere, come leader dei moderati forse forse è davvero il politico più indicato.</p>
<div id="attachment_11206" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/10/pictures_silvio_berlusconi_roberto_formigoni.jpg"><img class="size-medium wp-image-11206" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/10/pictures_silvio_berlusconi_roberto_formigoni-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /></a><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni</p></div>
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		<title>Marchionne centra perfettamente il problema: il dramma dell&#8217;Italia è la credibilità zero degli ultimi anni</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 07:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">«La cosa importante è riacquistare credibilità a livello internazionale. Questo è essenziale, altrimenti è inutile parlare di crescita». Parole sacrosante quelle dell&#8217;amministratore delegato del Fiat Group, Sergio Marchionne, un uomo che lo scenario mondiale lo conosce più che bene, facendone autorevolmente parte da parecchio tempo. Marchionne ha perfettamente centrato il punto: la drammatica crisi di credibilità internazionale del nostro Paese da almeno un paio d&#8217;anni in qua, una crisi di credibilità che i grotteschi scandali a sfondo sessuale in cui è incappato il premier Berlusconi hanno amplificato, ma non certo creato<span id="more-11142"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Per carità, la crisi è globale, la speculazione è sempre un rischio reale, tanti Stati, anche membri Ue, sono messi molto peggio di noi, ma mai l&#8217;Italia, dal secondo dopoguerra in avanti, è stata così isolata sullo scacchiere internazionale. A parte uno sparuto gruppo di ministri che hanno un loro appeal personale, il corrente governo italiano viene scarsamente consultato dai partner europei, per non dire ignorato, e di fatto by-passato nelle decisioni importanti da prendere nel consesso internazionale. Ed ancora stiamo a perdere tempo elaborando &#8220;ricette&#8221; di crescita e manifesti per uscire dalla crisi?</p>
<div id="attachment_11146" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/pictures_sergio_marchionne_4.jpg"><img class="size-medium wp-image-11146" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/pictures_sergio_marchionne_4-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a><p class="wp-caption-text">Sergio Marchionne</p></div>
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		<title>Pdl: ed è subito scontro</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 05:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Davvero in casa Pdl (come pure in casa Pd, per carità) l&#8217;autolesionismo è la regola &#8230; Nemmeno il tempo di nominare il (politicamente) giovane Angelino Alfano segretario del Popolo della Libertà che già arrivano i primi siluri nella sua direzione, lanciati da Roberto Formigoni. Il presidente della Regione Lombardia in rapida successione ha chiesto più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Davvero in casa Pdl (come pure in casa Pd, per carità) l&#8217;autolesionismo è la regola &#8230; Nemmeno il tempo di nominare il (politicamente) giovane Angelino Alfano segretario del Popolo della Libertà che già arrivano i primi siluri nella sua direzione, lanciati da Roberto Formigoni. Il presidente della Regione Lombardia in rapida successione ha chiesto più attenzione per il centro quale alleato nel 2013, ha (conseguentemente) incontrato il leader dell&#8217;Udc Casini ed ha parlato con forza di primarie per il ruolo di candidato premier post era Berlusconi. Il che suona un po&#8217; (tanto) come una vera e propria delegittimazione di Alfano, che il Cav. ha pubblicamente scelto quale suo successore per la corsa a Palazzo Chigi<span id="more-10805"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Dal canto suo, anche Angelino Alfano, <em>obtorto collo</em>, si è detto d&#8217;accordo per le primarie, ma è chiaro che non gradisce le mosse di Formigoni, un uomo che ormai da anni studia da premier, avendo anche alle spalle un &#8220;popolo&#8221; (Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere) in grado di sostenere le sue ambizioni. Ovvio che il neosegretario lo veda come un pericoloso competitor personale. Quali contromisure adotterà Alfano? Vedremo. Anzi, considerato il clima interno al Pdl, ne vedremo delle belle. Certo, però, che, da parte dei suoi, un minimo di pace almeno all&#8217;inizio dell&#8217;incarico non sarebbe stato stato male concedergliela.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/07/pictures_angelino_alfano_roberto_formigoni.jpg"><img class="size-full wp-image-10808" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/07/pictures_angelino_alfano_roberto_formigoni.jpg" alt="" width="293" height="265" /></a></dt>
<dd>Angelino Alfano e Roberto Formigoni</dd>
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		<title>Governo, siamo allo psicodramma</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 08:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A circa 18 mesi dalla scadenza naturale della legislatura, il governo Berlusconi sembra ormai essere allo psicodramma. Marco Milanese, il cui nome è emerso nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sulla cosiddetta P4, si è dimesso da consigliere economico del ministro Giulio Tremonti. Il tutto proprio mentre il ministro dell&#8217;Economia, impegnato nell&#8217;elaborare e perfezionare una delicatissima manovra finanziaria, è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">A circa 18 mesi dalla scadenza naturale della legislatura, il governo Berlusconi sembra ormai essere allo psicodramma. Marco Milanese, il cui nome è emerso nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sulla cosiddetta P4, si è dimesso da consigliere economico del ministro Giulio Tremonti. Il tutto proprio mentre il ministro dell&#8217;Economia, impegnato nell&#8217;elaborare e perfezionare una delicatissima manovra finanziaria, è sotto pesantissimo attacco da fuoco amico<span id="more-10736"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ha infatti avuto parecchio risalto mediatico la furia del sottosegretario Guido Crosetto, già responsabile economico di Forza Italia ed ora alla Difesa, che ha definito «da psichiatra» proprio la manovra che sta pensando Tremonti. Un missile che ha colpito in pieno non solo il ministro, ma &#8211; è ovvio &#8211; l&#8217;intera compagine governativa.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, l&#8217;impressione è che l&#8217;esecutivo Berlusconi abbia del tutto perso la bussola. Come si possa ipotizzare un&#8217;agonia lunga ancora un anno e mezzo non lo si capisce. Anche perché, nel mentre, l&#8217;Italia ogni giorno è sempre più allo sbando.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_giulio_tremonti_3.jpg"><img class="size-medium wp-image-10740" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_giulio_tremonti_3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></dt>
<dd>Giulio Tremonti</dd>
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		<title>Lombardo si dà al darwinismo: la naturale &#8220;evoluzione&#8221; dell&#8217;entità meridionalista</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 08:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stati generali dell’Mpa oggi e domani a Catania, al Palaghiaccio. All’ordine del giorno un solo punto, la trasformazione del Movimento per le Autonomie in qualcosa di diverso. “La naturale evoluzione”, la chiamano gli strateghi della formazione lombardiana. Verso che cosa lo si saprà (forse) domani, quando sono previste le conclusioni del leader. Insomma, messe temporaneamente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Stati generali dell’Mpa oggi e domani a Catania, al Palaghiaccio. All’ordine del giorno un solo punto, la trasformazione del Movimento per le Autonomie in qualcosa di diverso. “La naturale evoluzione”, la chiamano gli strateghi della formazione lombardiana. Verso che cosa lo si saprà (forse) domani, quando sono previste le conclusioni del leader<span id="more-10686"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, messe temporaneamente fra parentesi le inchieste, Raffaele Lombardo può tornare con più serenità a ragionare di politica (anche se, ad onor del vero, nell’anno e mezzo circa passato sulla “graticola” dell’indagine Iblis non è che non l’abbia fatto) e cercare di dare concretezza alla “cosa meridionalista”. L’Mpa, anche a causa delle beghe giudiziarie, è un soggetto politico ormai da superare, questo è assodato. Come? In che forme? Il Partito del Sud, ovvero un movimento/partito sudista unitario speculare alla Lega Nord, sarebbe l’<em>optimum</em>, ma crearlo non è semplice, non solo per questioni di copyright del prezioso brand. Ormai le sigle che si ispirano al Meridione sono molte e la confusione regna sovrana. Da Forza del Sud di Gianfranco Micciché a Noi Sud di Enzo Scotti a Io Sud di Adriana Poli Bortone. Più una miriade di partitini sparsi per lo Stivale e le tante formazioni sarde, alcune anche dalla storia nobile (come il Partito Sardo d’Azione). In tale caos, Micciché sta portando avanti una intelligente strategia aggregativa, dalla quale però l’Mpa di Lombardo finora è fuori.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, l’esigenza principale del presidente della Regione Sicilia è dichiaratamente quella di facce nuove per il suo movimento. «Serve un’evoluzione», ha dichiarato Lombardo, «e bisogna selezionare una classe dirigente nuova che si caratterizzi per la militanza». Non più quindi, una ridondanza di quadri dirigenti e “colonnelli” vari, ma militanti di base che credano sul serio ad un progetto. Un progetto, va da sé, che sia un’idea precisa di Sicilia e di Sud. Perché, ovviamente, non si può non guardare oltre lo Stretto. Finora il limite dell’Mpa è stato il non essere riuscito ad oltrepassare Messina, nonostante gli sforzi della classe dirigente per impiantarsi addirittura a Milano. Ma ora occorre necessariamente dar vita ad un soggetto che vada oltre la Sicilia, pena il rimanere confinati, a livello nazionale, poco sotto o poco sopra l’1% di consensi proporzionali.</p>
<p style="text-align: justify">Vi sono poi anche questioni ideali più delicate ancora di quelle formali. Come ha recentemente notato il filosofo catanese Pietro Barcellona, «tutti i problemi che oggi vengono prospettati in termini di formule politiche e di alleanze fra sigle di partiti sono obiettivamente lontani anni luce da ciò che accade nel mondo reale delle persone». A lungo accreditato quale possibile presidente della “rifondazione autonomista” in travaglio, Barcellona in effetti nemmeno ci sarà al Palaghiaccio. «Non mi pare affatto che sia maturato in questi mesi un dibattito sulla situazione politica della nostra Regione che faccia seriamente sperare in un rilancio motivato e propositivo dell’“autonomia”», ha evidenziato senza mezzi termini il giurista sulle colonne de <em>La Sicilia</em> di mercoledì 22 scorso. Zittendo bruscamente chi da mesi stava tirandolo per i capelli proponendolo quasi a forza quale intellettuale di riferimento dell’Mpa 2.</p>
<p style="text-align: justify">Altra questione: quali sono le intenzioni ed i sentimenti di Raffaele Lombardo nei confronti di Gianfranco Micciché? Il nodo è importante. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha battuto sul tempo, e di molto, il presidente della Regione e Forza del Sud ha oggi tanti mesi di vantaggio sulla nascente entità meridionalista lombardiana. È possibile un accordo e, in tempi ragionevoli, una fusione? Perché di fronte allo strapotere della Lega Nord, di fronte alle prove di forza di Umberto Bossi, non si può rispondere con due o tre formazioni meridionaliste divise fra loro. Occorre, nell’ottica di Lombardo, Micciché, Poli Bortone e Scotti, il Partito del Sud. Ma che non sia il classico argomento giornalistico estivo, succedaneo del giallo agostano. Probabilmente all’Italia non serve affatto una formazione meridionalista, come non serviva la Lega Nord vent’anni fa. Ma se proprio deve essere varata, che sia almeno coesa, che sia almeno una. Sempre che i promotori ne siano capaci.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/maps_ancient_sicily_kitab_i_bahriye_suleymaniye_library_ayasofya.jpg"><img class="size-medium wp-image-10725" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/maps_ancient_sicily_kitab_i_bahriye_suleymaniye_library_ayasofya-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a></dt>
<dd>Piri Reìs, &#8220;Antica mappa della Sicilia&#8221; (dal portolano &#8220;Kitab i Bahriye&#8221;, 1521), Suleymaniye Library, Basilica di Santa Sofia, Istanbul </dd>
</dl>
</div>
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		<title>P4, il Grande Assente</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 12:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall&#8217;affaire Bisignani emerge un dato che dovrebbe inquietare non poco il premier in carica Silvio Berlusconi: nella vasta, vastissima rete di potere del Bisignani non c&#8217;è proprio lui, il Cav., che in linea (molto) teorica dovrebbe essere l&#8217;uomo più potente d&#8217;Italia. Dalle intercettazioni e dai verbali dell&#8217;inchiesta saltano fuori tanti nomi, uno su tutto quello [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dall&#8217;affaire Bisignani emerge un dato che dovrebbe inquietare non poco il premier in carica Silvio Berlusconi: nella vasta, vastissima rete di potere del Bisignani non c&#8217;è proprio lui, il Cav., che in linea (molto) teorica dovrebbe essere l&#8217;uomo più potente d&#8217;Italia. Dalle intercettazioni e dai verbali dell&#8217;inchiesta saltano fuori tanti nomi, uno su tutto quello di Gianni Letta (fino all&#8217;emergere di quest&#8217;ennesimo scandalo italico un papabile per il Quirinale, anche se qualche bene informato da mesi lo dava in rotta con Berlusconi), ma non figura proprio il presidente del Consiglio<span id="more-10688"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, la ragnatela di amicizie costruita dal lobbysta milanese non include Berlusconi, un campanello d&#8217;allarme molto grave per il leader del Pdl. Segno evidente che il potere dell&#8217;ex re Mida della politica italiana è in crollo verticale da tempo. Solo lui non se ne è accorto. Speriamo che le sberle delle amministrative ed il calcione dei referenda lo riporti ad un minimo di aderenza alla realtà. Nel mentre, gli alleati lo stanno cuocendo a fuoco lento, con i Responsabili a chiedere di tutto &#8211; nel disperato tentativo di capitalizzare una potere di condizionamento che mai più nessuno di loro avrà nella vita &#8211; e la Lega Nord ad alzare il tiro, puntando palesemente ad una rottura pilotata che consenta ad Umberto Bossi di affrontare le urne con serenità.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, fa quasi tenerezza il Cav. Abituato ad essere al centro di ogni richiesta e di ogni attenzione, che un giornalista/giallista/economista/lobbysta come il Bisignani lo abbia snobbato, tessendo una tela complessa che lo ha del tutto bypassato, è difficile da digerire. Vero che almeno per una volta esce indenne da uno scandalo, ma certo accorgersi d&#8217;essere il Grande Assente dall&#8217;inchiesta P4 non sarà stato il massimo per la sua vanità.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_luigi_bisignani.jpg"><img class="size-medium wp-image-10690" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_luigi_bisignani-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></dt>
<dd>Luigi Bisignani</dd>
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		<title>Non esiste più l&#8217;elettorato di centrodestra (tranne in Sicilia)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 14:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La lunga battaglia per le amministrative 2011 si è conclusa davvero male per Silvio Berlusconi. La perdita di Milano e Napoli (dove il candidato conservatore, Giovanni Lettieri, è stato letteralmente umiliato dall&#8217;outsider Luigi de Magistris) ha un altissimo valore simbolico, ma anche pratico. Altri gestiranno infatti il denaro dell&#8217;Expo 2015 e questo è sicuramente un brutto colpo per il sistema di potere del Cav. in Lombardia. Dire che lo scontento imperversa fra le fila del Pdl non rende l&#8217;idea di quel che sta accadendo all&#8217;interno del primo partito italiano e nei prossimi giorni il caos certamente sarà sommo<span id="more-10571"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Che cosa è successo? Come già chiaro 15 giorni fa, l&#8217;elettorato è stanco dell&#8217;estremismo verbale del premier. Ed è stanco della sua ossessione per i giudici. La gente non ritiene affatto la riforma del nostro sistema giudiziario una priorità per il Paese. Tutt&#8217;altro. Più in generale, poi, c&#8217;è da osservare come si stia sciogliendo come neve al sole il blocco di consenso per il centrodestra. Detta altrimenti, c&#8217;è seriamente da chiedersi se in Italia esista ancora un elettorato di centrodestra. La stessa domanda &#8211; anche se oggi sicuramente in misura minore che qualche mese fa &#8211; è da porsi per il centrosinistra, mentre sinistra e centro sembrano stare oggi assai meglio in salute (di una destra reale in questo momento è ancora prematuro parlare, ma un serio tentativo di ri-crearla su solide basi è in atto, lo sappiamo).</p>
<p style="text-align: justify">Unico odierno raggio di sole per Berlusconi è quindi l&#8217;ottimo risultato con il quale il candidato Pdl a sindaco di Ragusa (Nello Dipasquale, già in carica) ha vinto, confermando come l&#8217;Isola sia per il Cav. un vero e proprio &#8220;granaio&#8221;. Ma attenzione, il dato di Ragusa è assai particolare, perché riguarda un uomo capace, molto amato in città in maniera trasversale e che ha amministrato benissimo negli scorsi 4 anni. Una qualche indicazione la dirà pura la sua forte vittoria, quantomeno per la Sicilia, ma nulla che possa mai nemmeno alla lontana far passare l&#8217;amaro in bocca al premier per la débâcle di Milano e Napoli.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/ballot_box.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10576" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/ballot_box-300x282.jpg" alt="" width="300" height="282" /></a></p>
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		<title>Storace da Catania lancia l&#8217;idea di una Rifondazione della destra politica italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 15:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nell&#8217;analisi (a mio avviso corretta) di Francesco Storace (stamattina a Catania insieme a Nello Musumeci e Ruggero Razza per incontrare la stampa), Raffaele Lombardo, realisticamente, non potrà reggere ancora a lungo alla guida della presidenza della Regione Sicilia. Nel breve-medio periodo, quindi, non è da escludersi che l&#8217;Isola sia di nuovo chiamata alle urne. In vista di tale plausibile appuntamento, Storace ha lanciato una idea di un certo interesse: (ri)cominciare proprio dalla Sicilia il dialogo fra le varie componenti della destra politica italiana nel tentativo di (ri)proporre all&#8217;elettorato una formazione unitaria che possa avere un qualche peso elettorale<span id="more-10563"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Il ragionamento del segretario de La Destra non fa una grinza: scomparsa Alleanza Nazionale, fallito l&#8217;esperimento di Futuro e Libertà, tramontato l&#8217;astro di Gianfranco Fini, rimane uno spazio politico di grande importanza da occupare. Cosa che può essere fatta da un nuovo partito di destra, che ovviamente non sarebbe una sorta di Rifondazione missina, ma andrebbe oltre le esperienze fin qui storicamente maturate.</p>
<p style="text-align: justify">Con chi possono allora cominciare a dialogare Storace e Musumeci? Innanzitutto, è naturale, con i pezzi del Pdl e di Fli più vicini alla loro visione («pezzi della nostra storia» li ha definiti Storace). Allargando via via la proposta ai tanti movimenti della &#8220;diaspora&#8221; post Msi che nell&#8217;odierna frammentazione non contano nulla, ma che tutti insieme qualcosa ancora potrebbero pesare.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, nel quadro politico italiano di oggi un dato è certo, ha evidenziato con fermezza l&#8217;ex presidente della Regione Lazio: «mentre si ragiona sul dopo Berlusconi, è arrivato il dopo Fini». Il che significa che a destra ormai non vi è più una leadership riconosciuta. E non è affatto un bene per un Paese che aspira a divenire (prima o poi) una democrazia compiuta.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/pictures_nello_musumeci_francesco_storace_resized.jpg"><img class="size-medium wp-image-10565" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/pictures_nello_musumeci_francesco_storace_resized-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></dt>
<dd>Nello Musumeci e Francesco Storace</dd>
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		<title>Italia, caos per nulla calmo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 05:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ieri il governo Berlusconi alla Camera dei Deputati è stato battuto 5 volte. &#8220;Latitanti&#8221; i Responsabili, che, del tutto incuranti del nome che si sono scelti, hanno dato prova di ben scarsa affidabilità. Dal canto suo, il Terzo Polo, mortificato dalle urne nelle sue ambizioni più audaci, ha dichiarato che ai ballottaggi non si schiererà, vanificando la possibilità, là dove questa è concreta, di fare da classico &#8220;ago della bilancia&#8221;. Per inciso, unica ragione del &#8220;terzopolismo&#8221; in un sistema di fatto bipolare. Insomma, un&#8217;armata Brancaleone. Lo ha capito bene l&#8217;ex ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi, che ha abbandonato Futuro e Libertà. La stessa scelta di non scegliere ha fatto il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che si rivela sempre più nella sua natura di soggetto antisistema e basta. Come dare torto a chi dice che sostenere i grillini è sprecare il proprio voto?<span id="more-10531"></span></p>
<p style="text-align: justify">Insomma, il caos politico in Italia è ormai ai livelli di guardia. Soprattutto perché Umberto Bossi pare proprio sull&#8217;orlo del perdere la pazienza. Il suo «non affondo con il Pdl» ha davvero il suono della campane a morto per il governo Berlusconi. Ovviamente nessuno prenderà decisioni drastiche fino ai ballottaggi, ma è chiaro che, se a fine mese il centrodestra dovesse perdere Milano, l&#8217;asse Lega Nord-Comunione e Liberazione (che esiste, nonostante le pur frequenti schermaglie di facciata fra i leghisti e Roberto Formigoni) andrebbe subito in cerca di teste da mozzare. Dalle parti di Arcore &#8230;</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/pictures_umberto_bossi_roberto_formigoni.jpg"><img class="size-medium wp-image-10535" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/pictures_umberto_bossi_roberto_formigoni-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></dt>
<dd>Umberto Bossi e Roberto Formigoni, i veri azionisti di maggioranza del governo Berlusconi</dd>
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		<title>Quasi resurrezione dei comunisti in una Italia politica a pezzi</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 04:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Confrontando il risultato complessivo di queste amministrative 2011 con le politiche 2008 il dato che emerge è di una crudezza impressionante per i 2 partiti egemoni nel Paese: in appena 3 anni il Pdl ha perso mediamente il 20% dei suoi voti e il Pd i consensi li ha addirittura dimezzati. Una fascia sempre più larga di elettorato sembra quasi avere il disgusto delle formazioni (fin qui) maggioritarie e premia i movimenti di forte rottura, se non sociale, almeno con l&#8217;establishment<span id="more-10502"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Il grande vincitore di ieri, questo è incontrovertibile, è l&#8217;ex giudice inquirente Luigi De Magistris, membro dell&#8217;Italia dei Valori non troppo simpatico al fondatore Antonio Di Pietro, candidatosi a sindaco di Napoli insieme alla Federazione della Sinistra (Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista) ed al Partito del Sud (una pulce che vale più per il brand pressoché perfetto in un&#8217;ottica meridionalista che per il peso in sé).</p>
<p style="text-align: justify">A prescindere dalle alleanze dichiarate che si intrecceranno, sul ballottaggio a Napoli occorre fare un ragionamento. La vittoria di De Magistris non è impossibile, ma neanche semplice. C&#8217;è da porsi una precisa domanda: l&#8217;ex giudice garantirebbe o disintegrerebbe il sistema di potere che nel capoluogo campano negli anni il Pd ha costruito? Ovviamente lo disintegrerebbe. E Giovanni Lettieri? Forse che sì, forse che no. Insomma, magari il Pd ufficialmente non potrà non appoggiare De Magistris, ma è facile capire come i suoi interessi pratici a Napoli siano più tutelati dall&#8217;avversario ipergarantista Pdl che dall&#8217;alleato giustizialista Idv. Fossi in De Magistris non conterei molto sul supporto democratico nei prossimi 15 giorni.</p>
<p style="text-align: justify">Ma passiamo oltre. Futuro e Libertà letteralmente si squaglia, l&#8217;Udc in alcune aree tiene in altre no (il Pid erode, altro che). Nell&#8217;insieme, il cosiddetto Terzo Polo fa flop, riuscendo a divenire ago della bilancia a Napoli, ma fallendo la medesima missione altrove.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ottimi alcuni suoi risultati (circa il 10% a Bologna e l&#8217;11% a Rimini), ma nel complesso non è proprio l&#8217;Idv, che rimane la formazione che più di tutte catalizza oggi la protesta degli italiani.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla sinistra estrema, risultati altalenanti, ma il trend è comunque positivo anche grazie all&#8217;ottimo risultato personale di Giuliano Pisapia a Milano. Bene (ma non benissimo) Sinistra, Ecologia e Libertà di Nichi Vendola. Benino (ma non dovunque) la Federazione della Sinistra. Risultati non esaltanti che però, paragonati al tracollo del 2008 della Sinistra Arcobaleno, hanno il sapore di una mezza resurrezione. Il tutto, è bene evidenziarlo, in una Italia che politicamente esce divisa in molti frammenti da queste amministrative. La strada da percorrere per la FdS è ancora lunga, ma da ieri un po&#8217; meno impervia. Se poi riuscissero a presentare alle prossime politiche tutte le formazioni comuniste insieme &#8230;</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/pictures_luigi_de_magistris.jpg"><img class="size-medium wp-image-10506" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/05/pictures_luigi_de_magistris-300x173.jpg" alt="" width="300" height="173" /></a></dt>
<dd>Luigi De Magistris</dd>
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		<title>L&#8217;anomalia Pd e il futuro dell&#8217;Italia (passando dalla Sicilia): intervista a Orazio Licandro</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 14:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;Italia è una grave anomalia nel corrente panorama politico internazionale. Al suo interno opera la parallela anomalia rappresentata dal Partito Democratico, ancora più singolare in Sicilia, dove metà del Pd appoggia una giunta presieduta dall&#8217;autonomista Raffaele Lombardo, uomo dalla storia personale e dalla tradizione politica certo ben lontane da quelle che hanno condotto alla nascita della formazione democratica. Di tutto ciò ho parlato a lungo con Orazio Licandro, già deputato nazionale ed oggi dirigente dei Comunisti Italiani e della Federazione della Sinistra, acuto analista dei fatti non solo siciliani. Il risultato è questa intervista<span id="more-10370"></span>, che viene pubblicata in esclusiva su <em>The Lo Re Report</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, un po’ tardivamente si è accorto della stranezza del caso siciliano ed ha finalmente messo in dubbio l’appoggio del suo partito al presidente della Regione Raffaele Lombardo, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa …</strong><br />
Ciò che sta accadendo nel Pd non solo è grave, ma è soprattutto surreale. Che tutto ciò succeda in Sicilia sotto l’egida della <em>nouvelle vague</em> antimafia è poi uno di quei paradossi della politica che lascia di stucco, ma con un amarissimo sapore in bocca. Ricordo come venissero sempre lanciati, e giustamente, inviti alla prudenza, alla circospezione rispetto a personaggi spregiudicati seppure in condizioni francamente risibili rispetto a quelle in cui, a leggere le carte dell&#8217;inchiesta &#8220;Iblis&#8221;, verserebbe Raffaele Lombardo. Migliaia di pagine del Ros dei Carabinieri, un’inchiesta durata lunghi anni, decine e decine di personaggi coinvolti, dal mondo della politica, a quello delle professioni, dell’imprenditoria e della mafia in senso stretto. A prescindere dalle vicende giudiziarie che si dipaneranno, soltanto alcuni esponenti del Pd, penso per esempio ai senatori Enzo Bianco ed Ignazio Marino o al deputato Giovanni Burtone, hanno assunto una posizione chiara. E allora, dinanzi a tutto ciò, come è possibile che siano così in pochi a dire con nettezza che non esiste alcuna buona ragione per sostenere quel governo e quel presidente? Mi tornano ossessivamente in mente alcune parole di Rocco Chinnici, pronunciate prima del suo assassinio: «Fino a quando la mafia potrà realizzare stretti rapporti con settori del potere, sarà possibile solo ottenere risultati parziali e contingenti, ma non debellarla definitivamente».</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che cosa credi che succederà ora dentro il Pd siciliano? Toglieranno per tempo l’appoggio a Lombardo o aspetteranno l’eventuale rinvio a giudizio?</strong><br />
Beh, francamente è una vicenda che si fa ogni giorno più imbarazzante, sia per il gruppo dirigente, sia soprattutto per gli iscritti e i militanti di quel partito che vivono con grande pena questa vicenda. Dopo aver intimato l’alt, evidentemente Bersani è stato oggetto di pressioni tali da dover fare marcia indietro e dire che in fin dei conti non siamo ancora al rinvio a giudizio. Non lo invidio affatto! Constato tuttavia, e con estremo sconcerto, che la medesima posizione dei sostenitori di Lombardo è espressa dal professor Pietro Barcellona, giurista proveniente dalla storia e dalla tradizione del Pci. A parte la lezione dimenticata di Enrico Berlinguer sulla questione morale, che non è questione giudiziaria, ma grande questione politica e democratica, faccio osservare che siamo in presenza di un falso e assai frainteso garantismo.<br />
Insomma, non c’è bisogno di alcun atto della Magistratura per compiere una sceltà di opportunità politica: da un lato Raffaele Lombardo dovrebbe fare un passo indietro; dall’altro il Pd dovrebbe subito convincersi dell’assurdità politica di sostenere un leader con simili &#8220;relazioni pericolose&#8221;, al di là di presunti ed eventuali vantaggi alla mafia da accertare. Allo stesso tempo ritengo un mero palliativo il referendum. Su certi temi non ci sono consultazioni che tengano, e un gruppo dirigente appunto dirige e non si affida agli umori. E in ogni caso sostenere che attaccando Lombardo si aiuta il Pdl è una pelosissima infamia da rispedire ai mittenti. Quando la politica rinuncia a questa sua intrinseca dimensione e attende un atto formale della Magistratura, poi non ha alcun titolo per denunciare presunti complotti o invasioni di campo dei pm. Insomma se la politica è debole, se non reagisce alle forme e ai processi di inquinamento, ma anzi li subisce affascinata, la degenerazione è dietro l’angolo e di conseguenza l’arrivo prima o poi delle forze dell’ordine e della Magistratura è certo. E si capisce allora perché in Italia versiamo in queste condizioni.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Pd è in caduta libera nei sondaggi in Sicilia, ma anche a livello nazionale le indagini demoscopiche non lo premiano di certo. Molti dei consensi in uscita saranno sicuramente intercettati dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e alcuni anche dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. La Federazione della Sinistra spera di recuperare qualcosa di questi voti in fuga dal Pd?</strong><br />
Al Pd, unica opposizione all’Ars grazie a una nefanda legge elettorale, manca uno scatto per cambiare passo e voltare pagina. Sicché il quadro generale appare purtroppo quello di una totale subalternità della politica alla cultura del potere per il potere; e dinanzi al prevalere di una logica che interpreta la politica e le istituzioni come strumento fondamentale per perseguire interessi particolari o affari, non c’è dubbio che, oltre all’astensionismo, il voto di protesta si coagula attorno a forze, come l&#8217;Idv, che fanno della legalità un punto di intransigenza, oppure si premiano forze antisistema, tuttavia di marca populista e prive di un progetto complessivo per il Paese come il movimento di Grillo. L’Italia avrebbe bisogno invece di rilanciare poche ma forti idee per il futuro. Individuare due/tre settori in cui investire e puntare su ricerca e cultura. Per far ciò occorre chiamare alla partecipazione politica e dunque al governo le energie giovani e migliori di cui ancora disponiamo. Eppure siamo alle prese con un vecchio leader politico (75 anni), travolto da vicende giudiziarie particolarmente gravi, portatore di una cultura rozza, arcaica del potere, e di un concetto ancestrale del corpo della donna; un governo che ha smantellato il sistema di formazione e istruzione e ricerca pubblico di certo non lavora per il futuro dei giovani. La Federazione della Sinistra, composta da Pdci, Prc, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà, è severamente impegnata invece a provare a dar corpo alla necessaria svolta, sapendo che uno dei presupposti sarà il ripristino di condizioni minime di democrazia e di legalità.<br />
Perché senza legalità non ci potrà essere alcuna prospettiva di crescita sana. A prescindere dall’inquinamento mafioso, circa l’80% delle imprese siciliane versa in stato di illegalità (lavoro nero, mancato versamento dei contributi, violazione delle regole minime sulla sicurezza, violazione dei diritti dei lavoratori, ecc.). I siciliani ci seguono con simpatia e noi contiamo di raccogliere tale disillusione e tradurla positivamente in un voto di speranza ed evitare così che finisca nell’astensionismo o nello sterile voto di protesta.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma nei sondaggi la FdS è assente. Di chi è la colpa?</strong><br />
Guarda, si tratta di un tema delicato che rappresenta anche la cifra dell’imbarbarimento della lotta politica. I sondaggi per lo più non corrispondono al vero per due ragioni: a) sono commissionati da soggetti che pagano e vogliono pertanto delle risposte confortanti; b) sono usati come strumento di lotta politica. Mi spiego: se voglio colpire la FdS faccio in modo che questa non compaia o che abbia un esito così esiguo da indurre l’elettore a non prendere in considerazione l’ipotesi di votarla per evitare la dispersione del voto a fronte degli sbarramenti. Insomma, il cosiddetto voto inutile. Dico questo sulla base di un dato diretto di esperienza: 1) quando commissioniamo noi sondaggi, questi ci danno sempre oltre il 3/3.5%; si soddisfa così il primo punto: non scontentare il cliente; 2) quando i committenti sono altri, gli esiti sono intorno al 1.5/2%, perché è utile per soddisfare il secondo punto; 3) qualche giorno fa una cittadina ha reso nota la sua esperienza di &#8220;interrogazione&#8221;, rivelando come ha dovuto faticare sette camicie per far attribuire la sua intenzione di voto alla FdS anziché a Vendola. E dunque? È credibile che nel recente sondaggio Demopolis la FdS non compaia neppure? Certo che no, è un dato assolutamente falso, ma questo rientra in una dinamica del sistema di comunicazione che tende purtroppo ad oscurarci perché siamo scomodi, troppo, eccessivamente scomodi per gli assetti di potere. Ma non ci arrendiamo! L’ottimismo della volontà in questi casi prevale sul pessimismo della ragione, perché poi alla fine ciò che conta sono davvero i voti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tornando al caso Sicilia. Che scenari si aprono a questo punto? Nuove elezioni solo alla Regione? Effetto domino dappertutto con una valanga di amministrazioni locali da rinnovare? Oppure Lombardo resisterà fino all’inverosimile?</strong><br />
Lombardo non vuole certamente mollare; gode dell’appoggio della maggioranza del Pd siciliano, è un gran furbo per cui in Sicilia terremota l’Udc e il Pdl, ma a Roma sta con Berlusconi e tenta di infilarsi nel Terzo Polo. La politica non c’è, esiste sono la levantina astuzia di restare a galla, di eludere i problemi, ad ogni costo. Ma se Lombardo precipitasse verrebbe meno anche la sua creatura, l’Mpa, e dunque il suo sistema di potere. Basta andare un po’ in giro per Catania e la Sicilia per comprendere che cosa giri attorno all’Mpa. Ad ogni modo vedremo, la mia sensazione è che non andrà lontano, per quanto possa godere di un buon appoggio in parte della magistratura siciliana, con buona pace dell’insulso &#8220;motivetto&#8221; delle toghe rosse… Certo, è probabile che si voti in autunno e oltre alla Regione verranno chiamati al voto Comuni e Province dell&#8217;Isola.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Pd in Italia e segnatamente in Sicilia sembra ormai più un’anomalia politica che un partito. Che futuro può avere a tuo avviso?</strong><br />
La nascita del Pd ha generato una deflagrazione del quadro politico italiano. Congegnato da Veltroni per semplificare l&#8217;assetto politico ancor più ed assestarlo in un sistema bipartitico Pd-Pdl, oggi possiamo dire che ha fallito la sua <em>mission</em>. La pluralità di anime, di voci così dissonanti, la molteplicità di culture assai lontane ha finito per produrre presto un effetto &#8220;maionese&#8221;, un impazzimento che ha portato a microscissioni, a perdite molecolari, ma soprattutto all’impossibilità di costruire un’identità compiuta e dunque a una sostanziale governabilità di quel partito. Che ha cambiato nella sua breve esistenza già tre segretari, uno l’anno (Veltroni, Franceschini e Bersani)! E l’attuale leadership non sembra godere di buona salute. Peraltro, come era scontato, entrando in crisi il Pd, per simmetria della geometria politica, è entrato in crisi anche il Pdl e sta nascendo il Terzo Polo. Siamo dunque alla fine del bipartitismo, ma  persino del bipolarismo. Amen &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Si va verso uno “spezzatino” democratico?</strong><br />
E chi lo può sapere? Certamente non ora, prima bisognerà attendere le elezioni politiche e il loro esito, poi vedremo. È però probabile che ciò accada. Francamente, però, non mi auguro una simile devastazione del Pd. Se dovesse succedere è evidente che il sistema politico subirebbe un’ulteriore torsione moderata, se non addirittura reazionaria. C’è invece sempre la speranza che prevalgano spinte, idee, progetti di matrice progressista. Non voglio neppure usare la parola sinistra, perché troppo impegnativa per un partito con quel genoma.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma se dovesse esservi una frantumazione del Pd a livello nazionale, in Sicilia, dove i suoi numeri sono assai più esigui, che cosa potrebbe accadere?</strong><br />
La Sicilia è in condizioni disperate. Circa il 40% delle famiglie balla sulla soglia della povertà. La disoccupazione è impressionante, come è da paura lo scadimento culturale e la caduta verticale dell’istruzione nei siciliani. Non c’è classe dirigente all’altezza di affrontare emergenze come quella siciliana. Siamo davvero uno zimbello internazionale e alimentiamo le pulsioni antimeridonaliste del partito più primitivo che vi sia, la Lega Nord. Non a caso si risponde con un autonomismo straccione che sinora è stato funzionale agli interessi economici dei gruppi predatori del Nord. Non dimentico che l’Mpa per la prima volta approda in Parlamento, nel 2006, grazie alle liste congiunte con la Lega. Due avversari naturali, eppure reciprocamente legati dal medesimo interesse: dividere l’Italia. E questo è uno dei motivi di maggior allarme che mi scuote e che invece è del tutto sottovalutato dal Pd.<br />
Ora, se il Pd non recupera in fretta la sua ragione sociale e non riprende a lavorare alacremente per la costruzione di un ampio schieramento democratico e antimafioso che ponga al centro dell’agenda politica lavoro e temi sociali, temo possa accadere qualunque cosa … E certamente non alludo ad eventi positivi.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_orazio_licandro_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-10372" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_orazio_licandro_2-300x272.jpg" alt="" width="300" height="272" /></a></dt>
<dd>Orazio Licandro</dd>
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		<title>Rogo ThyssenKrupp, storica sentenza</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 06:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La Corte d&#8217;Assise di Torino ha comminato 16 anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale ad Harald Espenhahn, l&#8217;amministratore delegato della ThyssenKrupp. Per i familiari dei 7 operai morti la notte del 6 dicembre 2007 a causa di un incendio alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino è quindi arrivato il giorno della Giustizia<span id="more-10351"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«È una svolta epocale, non era mai successo che per una vicenda di lavoro venisse riconosciuto il dolo eventuale» ha dichiarato il pm Raffaele Guariniello. «Diciamo che una condanna non è mai una vittoria &#8211; ha proseguito Guariniello &#8211; né una festa, però questa condanna può significare molto per la salute dei lavoratori, che da oggi in poi possano contare molto di più sulla sicurezza». Insieme ai pm Raffaele Guariniello e Francesca Traverso, ad attendere la sentenza era anche il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli.</p>
<p style="text-align: justify">Sul banco degli imputati, oltre all&#8217;amministratore delegato Harald Espenhahn, 45 anni di Essen, condannato appunto per omicidio volontario, c&#8217;erano pure Cosimo Cafueri, all&#8217;epoca responsabile della sicurezza alla Thyssen torinese, Giuseppe Salerno, che era il responsabile dello stabilimento, Gerald Priegnitz, membro del comitato esecutivo dell&#8217;azienda, con Marco Pucci ed un altro dirigente, Daniele Moroni, accusati di omicidio e incendio colposi con colpa cosciente, oltre che di omissione delle cautele antinfortunistiche.</p>
<p style="text-align: justify">Per Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, sono state confermate le richieste dell&#8217;accusa (13 anni e 6 mesi). Soltanto per Daniele Moroni la Corte ha aumentato la pena a 10 anni e 10 mesi (i pm avevano chiesto 9 anni).</p>
<p style="text-align: justify">La sentenza di Torino è assolutamente storica. È infatti la prima volta che in un processo per dei morti sul luogo di lavoro gli imputati vengono condannati per omicidio volontario. Una rivoluzione che non farà tornare in vita i 7 della ThyssenKrupp, ma che rende un minimo di Giustizia ai loro corpi martoriati e all&#8217;indicibile dolore di familiari e amici.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_harald_espenhahn.jpg"><img class="size-medium wp-image-10352" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_harald_espenhahn-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a></dt>
<dd>Harald Espenhahn</dd>
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		<title>Il bello addormentato nel bosco (Bersani e il caso Lombardo)</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 12:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Con la dura presa di posizione di Pier Luigi Bersani sul caso Sicilia &#8211; una sorta di risveglio del bello addormentato nel bosco potremmo dire &#8211; l&#8217;Isola ha vissuto ieri pomeriggio il suo ennessimo quarto d&#8217;ora adrenalinico. È troppo maligno ipotizzare che, calcolati per bene &#8211; seppur in mostruoso ritardo &#8211; i (pochi) pro e i (tanti) contro dell&#8217;allenza siciliana fra Pd ed Mpa, Bersani abbia preteso da Giuseppe Lupo la firma della nota congiunta in cui si afferma essere necessario un ripensamento dell&#8217;intesa? Comunque siano andate le cose, ormai il problema politico è stato posto pesantemente e gli organi regionali del partito, alla presenza del segretario nazionale, dovranno in pochi giorni decidere se confermare o togliere l&#8217;appoggio alla giunta Lombardo<span id="more-10342"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Su quel che poi realmente accadrà in casa Pd non si può ipotizzare nulla di certo. Ad occhio è lecito supporre che Bersani tenterà di imporre la sua linea (basta col fare da stampella/zerbino al presidente autonomista inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa), ma già Antonello Cracolici ha fatto sapere che ingerenze extrasiciliane sono poco gradite. Insomma, se ieri sera tutti davano per assodata la volontà del Pd di &#8220;sfilarsi&#8221;, già oggi hanno ripreso quota le azioni di chi sostiene che il partito deciderà di proseguire nella suicida strategia di appoggio a Lombardo, almeno fino all&#8217;eventuale rinvio a giudizio. Se poi questo non dovesse arrivare, sarebbe la vittoria assoluta di Lumia &amp; Co. Ma se, di contro, il rinvio giungesse dopo un&#8217;ennesima prova di forza vinta dai democratici di rito lombardiano sarebbe la fine per il partito in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify">Perché un dato che probabilmente importa poco agli alleati del leader autonomista, ma assai di più ai militanti di base ed ai simpatizzanti, è quello che il Pd ormai è in caduta libera nei sondaggi. I più benevoli fra gli analisti lo danno al 18% nelle intenzioni di voto politico dei siciliani. Dal che discende un ragionamento che si spinge ad ipotizzare un risultato ben peggiore (sotto l&#8217;11%) per quel che riguarda un eventuale voto amministrativo regionale, provinciale e/o comunale.</p>
<p style="text-align: justify">Detta in parole poverissime, per inseguire i pochi vantaggi immediati dell&#8217;alleanza con Raffaele Lombardo, Cracolici, Lumia, Lupo e gli altri arroccati sulle posizione di difesa del presidente hanno disintegrato il partito nell&#8217;Isola. Difficile che non se ne siano accorti. Più realistico ritenere che non gliene stia fregando nulla.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_pierluigi_bersani_3.jpg"><img class="size-medium wp-image-10343" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_pierluigi_bersani_3-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></dt>
<dd>Pier Luigi Bersani</dd>
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		<title>Il Paese dei referenda (contro qualcuno)</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 14:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia tutto il dibattito politico ormai da anni è ridotto ad un sempiterno referendum pro o contro il premier Silvio Berlusconi. In Sicilia la &#8220;consultazione&#8221; perenne è pro o contro il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Nel suo piccolo, anche Catania è vittima della stessa &#8220;sindrome&#8221;. Mi accorgo che qualsiasi dichiarazione, qualsiasi scelta politica, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">In Italia tutto il dibattito politico ormai da anni è ridotto ad un sempiterno referendum pro o contro il premier Silvio Berlusconi. In Sicilia la &#8220;consultazione&#8221; perenne è pro o contro il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Nel suo piccolo, anche Catania è vittima della stessa &#8220;sindrome&#8221;. Mi accorgo che qualsiasi dichiarazione, qualsiasi scelta politica, qualsiasi opzione &#8211; anche su problemi asettici e concreti &#8211; viene ricondotta al posizionamento di ognuno nei confronti del sindaco Raffaele Stancanelli<span id="more-10264"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ovvio che tutto ciò è innaturale. E produce effetti perversi. Perché vedere i mille e più problemi di una nazione, di una regione, di una città solo ed esclusivamente attraverso le lenti deformanti dello scontro (per non dire dell&#8217;odio) politico non può certo condurre né al buon governo, nè ad una buona (ed efficace) opposizione. Se lo Stato di cui sono (comunque fiero) cittadino, la Regione che (mio malgrado) mi amministra e la città in cui (incautamente) sono nato si trovano, pur con le ovvie differenze, sul baratro che tutti possono vedere, probabilmente è anche per questa strana vocazione &#8220;referendaria&#8221; del Paese.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pro_o_contro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10271" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pro_o_contro.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a></p>
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		<title>La maggioranza è ormai cortocircuitata</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 09:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Davvero ieri la maggioranza di governo è andata in corto circuito, scompigliando il sensibilissimo castello di carte della difesa politico/processuale del presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi, ormai è evidente, è sempre più prigioniero di veti incrociati, di un numero di voti insufficiente per farlo stare sereno e di litigi interni al governo (neanche tanto fomentati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Davvero ieri la maggioranza di governo è andata in corto circuito, scompigliando il sensibilissimo castello di carte della difesa politico/processuale del presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi, ormai è evidente, è sempre più prigioniero di veti incrociati, di un numero di voti insufficiente per farlo stare sereno e di litigi interni al governo (neanche tanto fomentati dall&#8217;inerte opposizione, figuriamoci se questa facesse bene il suo mestiere)<span id="more-10209"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, il Pdl ed i suoi alleati, notoriamente non troppo addentro ai meccanismi ed ai regolamenti della <em>clasa discutidora</em>, per dirla con Juan Donoso Cortés, hanno preso due cantonate regolamentari, appunto, inceppando di brutto il ruolino di marcia deciso dal premier, ossia approvare entra questa settimana la cosiddetta norma Paniz (che rende innocui due dei quattro processi in cui Berlusconi è implicato, soprattutto il Mills).</p>
<p style="text-align: justify">Il premier avrebbe preferito (e di molto) andare lunedì a Milano in Tribunale per l&#8217;udienza Mediatrade con la prescrizione breve sostanzialmente quasi approvata, almeno alla Camera. Ed invece la norma Paniz è slittata alla prossima settimana, con grave danno per il premier, che davvero non si può fidare delle capacità dei suoi uomini. Confusi, sotto assedio, troppo poco avvezzi ai regolamenti per comprendere come serve quelli &#8211; invero arzigogolati &#8211; della Camera.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/piazza_montecitorio_1890_circa.jpg"><img class="size-medium wp-image-10210" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/piazza_montecitorio_1890_circa-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a></dt>
<dd>Una vecchia veduta di Piazza Montecitorio (1890 circa)</dd>
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		<title>Festa dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, perché il 17 marzo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 11:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d&#8217;Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d&#8217;Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861»<span id="more-10114"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Sono queste le parole che si possono leggere nella legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d&#8217;Italia, a seguito della seduta del 14 marzo 1861 della Camera dei Deputati, nella quale era stato votato il progetto di legge approvato dal Senato il 26 febbraio 1861. La legge n. 4671 fu appunto promulgata il 17 marzo 1861 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 18 marzo 1861.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/flags_italy_2.jpg"><img class="size-full wp-image-10190" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/flags_italy_2.jpg" alt="" width="275" height="273" /></a></dt>
<dd>Tricolore italiano con stemma sabaudo</dd>
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		<title>Galan e i festival del cinema in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 07:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima mossa di Giancarlo Galan da ministro della Cultura è clamorosa: un attacco frontale alla Festa del Cinema di Roma. Per il manager patavino l&#8217;Italia dovrebbe avere un solo festival cinematografico, quello di Venezia. Personalmente lo dico da anni ed oggi non posso che apprezzare la presa di posizione di Galan. Certo, però, che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La prima mossa di Giancarlo Galan da ministro della Cultura è clamorosa: un attacco frontale alla Festa del Cinema di Roma. Per il manager patavino l&#8217;Italia dovrebbe avere un solo festival cinematografico, quello di Venezia. Personalmente lo dico da anni ed oggi non posso che apprezzare la presa di posizione di Galan. Certo, però, che cancellare la kermesse romana non sarà semplice, né indolore<span id="more-10144"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;idea di Walter Veltroni &#8211; che da sindaco di Roma volle fortemente il Festival capitolino, poi divenuto Festa &#8211; era da fermare subito. Si trattava di una proposta debole ed inconsistente, una idea semplicemente sbagliata, ad di là della collocazione a destra, al centro o a sinistra di chi l&#8217;ha espressa. Ho difficoltà anche solo ad ipotizzare la scena di un sindaco di Parigi che immagini di far concorrenza a Cannes organizzando un suo festival parallelo di grande respiro internazionale, così come ha fatto Veltroni. Sarebbe sommerso dalle critiche. Ora però, dopo parecchi anni di attività della struttura romana, il pensiero deve innanzitutto andare a chi lavora attorno alla Festa. Che ha anche sviluppato un indotto considerevole.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, è verissimo che il festival del cinema italiano per antonomasia è quello di Venezia, su cui occorrerebbe puntare tutte le energie e che, come detto da Galan «è strampalata la concorrenza di Roma». Ma ormai la Festa del Cinema romana è una realtà, con una sua economia e tanta gente che vi lavora. In tempi di crisi come questi abolirla avrebbe effetti drammatici per molte persone. Basta e avanza la sacrosanta critica espressa dal ministro. La Festa è una pirlata, ma ormai tocca tenercela.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/pictures_giancarlo_galan_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-10146" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/pictures_giancarlo_galan_2-289x300.jpg" alt="" width="289" height="300" /></a></dt>
<dd>Giancarlo Galan</dd>
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		<title>Il 17 marzo sarà sempre Festa dell&#8217;Unità</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 08:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un colpo di mano dell&#8217;opposizione, il governo è stato battuto al Senato in Commissione Affari Costituzionali sul decreto istitutivo del 17 marzo quale festa per i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. È infatti passato a sorpresa, fra le proteste della Lega Nord, un emendamento dell&#8217;Italia dei Valori che stabilisce la data come giorno dell&#8217;indipendenza nazionale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Con un colpo di mano dell&#8217;opposizione, il governo è stato battuto al Senato in Commissione Affari Costituzionali sul decreto istitutivo del 17 marzo quale festa per i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. È infatti passato a sorpresa, fra le proteste della Lega Nord, un emendamento dell&#8217;Italia dei Valori che stabilisce la data come giorno dell&#8217;indipendenza nazionale da celebrarsi non solo nel 2011, come già fatto, ma ogni anno<span id="more-10110"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Il decreto potrebbe però essere nuovamente modificato in Aula a Palazzo Madama, mercoledì mattina, ristabilendo il testo originale che prevede la celebrazione soltanto per quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;emendamento è passato con 9 voti a favore (Partito Democratico e Italia dei Valori) ed 8 contrari di Popolo della Libertà, Lega Nord e Coesione Nazionale. In tale modo è stata istituita «la giornata nazionale dell&#8217;indipendenza della Nazione e della indivisibilità della Repubblica» da celebrare sempre anche se senza effetti civili (uffici e scuole rimarranno aperti).</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/flags_italy1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10111" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/flags_italy1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
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		<title>L&#8217;Italia Unita e il primato etico della Bellezza</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 08:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Dio piacendo, avrò quasi 93 anni quando si festeggerà il bicentenario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. In famiglia siamo longevi e la salute non mi manca, potrei anche esserci. Spero per allora di avere più entusiasmo che in questo momento. Che faccio oggi, festeggio? Anche no? Francamente tutto quel che si è sentito negli ultimi tempi mi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">A Dio piacendo, avrò quasi 93 anni quando si festeggerà il bicentenario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. In famiglia siamo longevi e la salute non mi manca, potrei anche esserci. Spero per allora di avere più entusiasmo che in questo momento. Che faccio oggi, festeggio? Anche no? Francamente tutto quel che si è sentito negli ultimi tempi mi ha fatto un po&#8217; passare la voglia. Vomito dell&#8217;ignoranza da un lato (federalisti ed autonomisti vari) e retorica sotto vuoto spinto dall&#8217;altro non fanno bene al mio umore<span id="more-10047"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Comunque, alla fine, pur fra tante polemiche, inutili ed immotivate, il 17 marzo è giunto e con esso la festa per celebrare  appunto l’Unità della nostra nazione a 150’anni dai fatti che la sancirono. Fatti senza dubbio eroici che hanno impresso nel dna della nostra Patria il gene dell’azione, anche temeraria, e della lotta, anche impari e senza speranza. Come definire altrimenti l’impresa di 1.000 ardimentosi contro 100.000 dei soldati allora meglio addestrati d’Europa? Eppure, opportunamente aumentati cammin facendo, i 1.000 ce la fecero e liberarono l’Italia, unendola. Per sempre, verrebbe da evidenziare di fronte alle becere posizioni di chi oggi ironizza e minimizza. Da Nord a Sud.</p>
<p style="text-align: justify">Intendiamoci, io a Giuseppe Garibaldi ho sempre preferito Camillo Benso di Cavour. All&#8217;azione ho sempre preferito la riflessione. Ma la spedizione dei Mille ha un fascino romantico invincibile, ammettiamolo. Anche se, sia chiaro, mica davvero ci credo che liberazione e riunificazione dipesero da loro. Ben altri furono i fattori storici che fecero pendere la bilancia dalla nostra parte. Appunto, su tutti, il genio diplomatico di Cavour.</p>
<p style="text-align: justify">Peccato davvero per le tante idiozie a cielo aperto sparate da più parti nelle ultime ore. Questa dovrebbe essere giornata di ricordo e di gioia. Giornata per godersi i frutti di un Paese che potrebbe certo essere migliore, ma che, pur con tutti i suoi difetti e le sue follie da degenerescenza liberaldemocratica, rimane un luogo splendido da vivere.</p>
<p style="text-align: justify">Perché l’Italia, con la sua identità sfumata eppur solidissima, con i suoi (pochi) angeli ed i suoi (tanti) demoni è posto meraviglioso. Per una cultura ed un’arte millenarie, per l’incanto fisico, ma &#8211; mi si consenta, nonostante il fango pubblico emerso negli ultimi mesi &#8211; anche morale. Perché non c’è nulla di più etico della Bellezza. E questo primato, almeno questo, nel mondo davvero ce lo riconoscono tutti.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/flags_italy.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10048" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/flags_italy-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
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		<title>Mantenere il senso di sé unico antidoto alla decadenza</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 08:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;incontro tenutosi a Catania qualche giorno or sono fra la cittadinanza ed il coordinatore della Federazione della Sinistra (nonché leader dei Comunisti Italiani) Oliviero Diliberto ha fornito davvero degli spunti di riflessione preziosi per ragionare sul futuro del Paese e della singolare metropoli in cui viviamo. Perché arrendersi alla tristezza del tempo corrente non è possibile e quindi occorre sempre ragionare, ragionare, ragionare &#8230; Dicendo 1.000 volte grazie a chi (ancora) riesce a dare input in tal senso. Come, appunto, il Diliberto<span id="more-9921"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Non è facile vivere a Catania oggi. Per carità, non è facile vivere in Italia oggi. Ad essere sinceri non è per nulla facile vivere nell&#8217;Europa del Sud oggi. Come &#8211; si noti il crescendo di spietata consapevolezza &#8211; non lo era 20&#8242;anni fa e non lo sarà nemmeno fra altri 30&#8242;anni. Tanto grave è il gap fra i Paesi della fascia mediterranea e gli altri, quelli che vanno dalle Alpi in sù. Grecia, Italia, Francia, Spagna, Portogallo sono tutte realtà che, per ragioni diverse, sono segnate. Si possono salvare alcune aree di questi Paesi. Il Nord Italia (ma la criminalità anche lì è una piaga purulenta), la Bretagna in Francia, Barcellona o i Paesi Baschi (teppaglia filo Eta permettendo) in Spagna. Ma nel suo complesso l&#8217;Europa del Sud è decenni indietro rispetto a quella del Nord ed i suoi abitanti dovranno sputare l&#8217;anima per mettersi in sincrono con la Storia.</p>
<p style="text-align: justify">In Italia poi, e segnatamente in Sicilia, le cose sono ancora più complesse. «Siamo diventati lo zimbello di tutti ed abbiamo toccato il punto più basso della vita civile e morale del Paese», ha mestamente notato Diliberto. E non si tratta solo del Rubygate, per carità. «È l&#8217;idea che tutto sia in vendita che sta corrompendo l&#8217;Italia intera», ha proseguito l&#8217;ex guardiasigilli. Come dargli torto?</p>
<p style="text-align: justify">«Se Dio non esiste tutto è permesso», scriveva Dostoevskij ne <em>I fratelli Karamazov</em>. Ma se l&#8217;unico dio riconosciuto è il mercato &#8211; aggiungo io, misera tarma incrollabilmente attaccata ai romanzi del grande scrittore russo &#8211; allora tutto è merce. Tutto &#8230; I corpi, <em>in primis</em>. Delle donne, degli operai &#8230; Gli organi. Le ore di vita di un lavoratore. La disperazione di chi un lavoro lo ha perso  (magari a 50&#8242;anni!) o semplicemente non lo ha mai avuto. Tutto è merce. Tutto ha un prezzo. Basso, ovviamente. Spiccioli per la vita di un muratore o di un operaio di un altoforno. Qualcosa in più per il corpo di una ragazzina.</p>
<p style="text-align: justify">Che fare, quindi? Diliberto è stato chiaro: «occorre riuscire a mantenere il senso di sé» &#8230;  Ossia serve disperatamente non dimenticare l&#8217;immenso valore di ognuno di noi. Valore che non è mai contrattabile. Come ci ha meravigliosamente ricordato qualche giorno fa ad <em>Anno Zero</em> &#8211; durante una delle puntate che Michele Santoro ha dedicato agli scandali a sfondo sessuale su cui indaga la Procura di Milano &#8211; un&#8217;operaia intervistata. La quale, sventolando la sua magra busta paga, ha detto una frase commovente nella sua semplicità: «questo è il mio attestato di dignità!».</p>
<p style="text-align: justify">Ecco, quello che serve al Paese, alla Sicilia, a Catania è &#8211; prendo a prestito le parole di Rosy Bindi sempre ad <em>Anno Zero</em> &#8211; «riprendere un cammino di dignità nazionale». Basandolo soprattutto sulla Cultura, con la &#8220;c&#8221; maiuscola. «L&#8217;unico strumento &#8211; ha evidenziato Diliberto -  in grado di rimettere in carreggiata l&#8217;Italia, visto di quanto è stato scientemente abbassato negli ultimi anni proprio il livello culturale». All&#8217;interno di un preciso disegno di devastazione della coscienze, aggiungo io.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla Sicilia, quanto a Catania, le cose sono ancora più complicate e più difficili da districare. Orazio Licandro, dirigente nazionale della Federazione della Sinistra, ha palesato tutte le sue perplessità sulla tenuta del sistema di potere dell&#8217;Isola: «Sciolto l&#8217;Mpa a marzo, come nelle intenzioni del suo fondatore, che cosa verrà dopo?». Sottintende Licandro che, non essendovi notoriamente fine al peggio, la mutazione dell&#8217;entità autonomista siciliana potrebbe anche preludere alla nascita di un soggetto politico in grado di sostenere meglio dell&#8217;Mpa il blocco di potere che tutto determina in terra di Trinacria. Vedremo. Ma certo non c&#8217;è da stare granché sereni.</p>
<p style="text-align: justify">E allora? L&#8217;obiettivo, a livello nazionale ma anche locale, è ricostruire le coscienze. «E far sì &#8211; ha concluso Diliberto &#8211; che per ognuno di noi il problema del singolo (ri)diventi il problema di tutti».</p>
<p style="text-align: justify">Se ho una certezza incrollabile nella mia vita, una di quelle che nonostante il mio trasversalismo spinto non ho mai abbandonato, questa è riposta nell&#8217;idea di assoluta superiorità morale del principio di uguaglianza. Un principio che oggi è largamente considerato alla stregua di una bestemmia. Ma non è stato sempre così. Occorre quindi lavorare sodo per ridare diritto di cittadinanza all&#8217;idea più bella mai generata dall&#8217;umano sforzo di pensiero. «Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza». Sono occorsi millenni di barbarie per arrivare a scrivere queste parole. Senza l&#8217;Umanità è perduta.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/licandro_lo_re_diliberto_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9928" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/licandro_lo_re_diliberto_2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd>Orazio Licandro, Carlo Lo Re, Oliviero Diliberto</dd>
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		<title>“L’altra politica”: Diliberto a Catania</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 05:39:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà la gente di Catania, con le sue domande ed i suoi (tanti) dolori, la protagonista dell&#8217;incontro &#8220;L&#8217;altra politica&#8221;, organizzato per oggi, giovedì 24 febbraio 2011 (ore 19.00, al teatro Scenario Pubblico, via Teatro Massimo 16), in occasione della presenza in città di Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra nonché segretario dei Comunisti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Sarà la gente di <strong>Catania</strong>, con le sue domande ed i suoi (tanti) dolori, la protagonista dell&#8217;incontro <strong>&#8220;L&#8217;altra politica&#8221;</strong>, organizzato per oggi, <strong>giovedì 24 febbraio 2011</strong> (ore <strong>19.00</strong>, al teatro <strong>Scenario Pubblico</strong>, via <strong>Teatro Massimo 16</strong>), in occasione della presenza in città di <strong>Oliviero Diliberto</strong>, portavoce nazionale della <strong>Federazione della Sinistra</strong> nonché segretario dei Comunisti italiani<span id="more-9836"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Non un pubblico chiamato a sentire, quindi, ma un popolo protagonista di una conversazione e di un ragionamento collettivo sui temi della politica e sull’impegno della sinistra italiana per rinvenire le soluzioni e risollevare il Paese, ma anche la Sicilia e Catania, da un degrado politico e (soprattutto) morale mai raggiunti prima.</p>
<p style="text-align: justify">All’iniziativa, che modererò io (ogni tanto una cosa di sinistra devo pur farla, altrimenti quella bandiera sul letto che sistemo ogni mattina che ci sta a fare?!?), sarà presente anche <strong>Orazio Licandro</strong>, del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_oliviero_diliberto.jpg"><img class="size-medium wp-image-9837" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_oliviero_diliberto-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></dt>
<dd>Oliviero Diliberto</dd>
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		<title>La chance quasi persa di Frattini</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 09:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi libica sta facendo in queste ore una illustre vittima italiana, il ministro degli Esteri Franco Frattini. Da tempo i rumors politici di fascia alta lo danno quale &#8220;papabile&#8221; alla successione del premier Silvio Berlusconi nel caso in cui questi intendesse farsi da parte e non presentarsi alle prossime elezioni legislative. Quella di Frattini [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La crisi libica sta facendo in queste ore una illustre vittima italiana, il ministro degli Esteri Franco Frattini. Da tempo i <em>rumors</em> politici di fascia alta lo danno quale &#8220;papabile&#8221; alla successione del premier Silvio Berlusconi nel caso in cui questi intendesse farsi da parte e non presentarsi alle prossime elezioni legislative. Quella di Frattini (che è di Roma) sarebbe una soluzione mediana fra il lombardo Giulio Tremonti (che è di Sondrio) e il siciliano Angelino Alfano (che è di Agrigento). Nell&#8217;Italia dei leghismi e degli autonomismi spinti incrociati ci sta anche che le scelte vengano fatte in base all&#8217;anagrafe, ma ragionare sulla stupidità di tale criterio ci porterebbe troppo oltre<span id="more-9844"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Il problema per Frattini è che però da ministro degli Esteri qualche passetto falso lo ha fatto e continua a farlo. Il giorno prima della rivelazioni di Wikileaks, ad esempio, ebbe a definire l&#8217;operazione che Julian Assange da lì a poco avrebbe lanciato «l&#8217;11 settembre della diplomazia». Di fatto Wikileaks gettò qualche petardo (poche le notizie davvero inedite in quell&#8217;occasione) che i media internazionali vollero a tutti i costi ingigantire.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, però, l&#8217;errore di valutazione di Frattini è più grave. Appiattirsi sulle posizioni del premier se non in difesa di Gheddafi, comunque di cauta (nonché assolutamente tardiva) critica può infatti costargli assai caro. Quando Frattini afferma (appena ieri) che «l’Unione Europea non deve interferire nei processi in corso in tutta la regione libica», comprende che sta mettendo a repentaglio tutta la sua carriera politica? Vero che gli italiani hanno memoria corta, ma un simile atteggiamento di fronte a centinaia di vittime del regime di Gheddafi pare difficile che possa essere dimenticato in fretta.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_franco_frattini.jpg"><img class="size-medium wp-image-9845" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_franco_frattini-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a></dt>
<dd>Franco Frattini</dd>
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		<title>Il Rubygate ha semplicemente confermato l&#8217;immenso squallore dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 14:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi su il Fatto Paolo Flores d&#8217;Arcais fa un parallelo con Usa e Germania e, giustamente, nota come se anche solo alla lontana politici del calibro di Obama o della Merkel fossero stati sfiorati da un minimo schizzo di fango della stessa natura di quello che da mesi sta ormai sommergendo il premier italiano Berlusconi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Oggi su <em>il Fatto</em> Paolo Flores d&#8217;Arcais fa un parallelo con Usa e Germania e, giustamente, nota come se anche solo alla lontana politici del calibro di Obama o della Merkel fossero stati sfiorati da un minimo schizzo di fango della stessa natura di quello che da mesi sta ormai sommergendo il premier italiano Berlusconi si sarebbero dimessi immediatamente dalle rispettive cariche. Scrive Flores d&#8217;Arcais che «l&#8217;Italia evidentemente è già fuori dall&#8217;Occidente liberaldemocratico, è già ampiamente putinizzata, altrimenti sarebbe impensabile che gli stessi partiti di destra tollerassero simili infamie e che le opposizioni, dopo aver alzato la voce per un istante, ricominciassero un tran tran di beata incoscienza e impotenza»<span id="more-9824"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Mi sia consentito di dissentire da questa analisi. Non credo che l&#8217;Italia sia fuori dall&#8217;Occidente liberaldemocratico, tutt&#8217;altro. L&#8217;Italia è pienamente inserita nel marcescente processo storico che vede trionfare il peggio della liberaldemocrazia, il suo volto ultraliberista che considera tutto merce, <em>in primis</em> i corpi. Degli operai, di chi non ha lavoro, degli anziani, delle donne, dei bambini. Inoltre, sarà banale dirlo (ancora), ma è proprio vero che Silvio Berlusconi è un perfetto rappresentante del nostro Paese. Un Paese dove lo squallore quotidiano raggiunge ormai vette ben oltre la decenza. Basti guardare, da Nord a Sud (ma, sia chiaro, soprattutto al Sud), le innumerevoli illegalità diffuse e gli infiniti gesti di inciviltà che gli italiani, veri miracolati della democrazia, compiono ogni giorno. E basti sentire anche la difesa appassionata che nelle strade del Sud fa la gente più umile delle &#8220;goliardate&#8221; del premier. Avvilente &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_vicolo_squallore.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9825" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_vicolo_squallore-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" /></a></p>
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		<title>Decrypting Totò</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 16:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Totò Cuffaro]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, comunemente detto Totò, è da ieri pomeriggio rinchiuso nel penitenziario di Rebibbia. Deve scontare una condanna ormai definitiva a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato alla Mafia e rivelazione di segreto istruttorio. Prima di costituirsi, si è fatto intervistare dalle tv sotto la sua abitazione romana. Proviamo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, comunemente detto Totò, è da ieri pomeriggio rinchiuso nel penitenziario di Rebibbia. Deve scontare una condanna ormai definitiva a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato alla Mafia e rivelazione di segreto istruttorio. Prima di costituirsi, si è fatto intervistare dalle tv sotto la sua abitazione romana. Proviamo a &#8220;decrittare&#8221; le sue parole<span id="more-9672"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto Cuffaro è apparso, comprensibilmente,  assai teso. Ma non solo. Sotto l&#8217;apparente serenità, è apparso soprattutto spaventato, si potrebbe quasi dire terrorizzato (gli occhi rivelano ben più del viso in simili frangenti). Anche questo è comprensibile, per carità. Un uomo che non è mai stato in vita sua &#8220;ospite della regina&#8221;, per citare il noto modo di dire britannico, ha paura di finire in galera. Ma a mio avviso vi è dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify">Le dichiarazioni di Cuffaro hanno tutte inteso sottolineare due aspetti precisi: da un lato il suo ruolo di (ormai ex) uomo delle Istituzioni e l&#8217;obbedienza assoluta alle medesime, anche in un frangente personale tanto doloroso, e dall&#8217;altro la sua fede (si veda il continuo richiamo alla Madonna).</p>
<p style="text-align: justify">Rispetto totale della Magistratura e della sentenza che lo ha condotto in carcere, quindi. A prima vista si potrebbe intendere la cosa come un semplice atto di umiltà. Ma in Sicilia vi è sempre un secondo livello di lettura delle parole dei potenti. I molteplici segnali distensivi lanciati da Cuffaro potrebbero quindi pure essere intesi quali precisi messaggi per tranquillizzare qualcuno. Come dire &#8220;state sereni, non parlerò mai&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Che l&#8217;ex presidente siciliano abbia un possente bagaglio di conoscenze ed informazioni sulla Mafia ed il malaffare politico nell&#8217;Isola è cosa pacifica. È quindi comprensibile che qualcuno possa anche temere sue eventuali rivelazioni. Come è altrettanto comprensibile che Cuffaro intenda tranquillizzare questo qualcuno. Forse ha paura di ritorsioni? Ha paura financo di morire? Tutto è possibile nell&#8217;odierna palude politica siciliana.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto ai continui rimandi religiosi, solo chi non è siciliano può realmente credere che Cuffaro quando dice di affidarsi alla Madonna stia realmente cercando la protezione divina. Ovviamente, chi sia nella Realtà la persona che l&#8217;ex inquilino di Palazzo d&#8217;Orléans indica come &#8220;Madonna&#8221; non è dato sapere. Ma le probabilità che si tratti davvero della Madre di Cristo sembrano bassine &#8230;</p>
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<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/cuffaro.jpg"><img class="size-medium wp-image-9689" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/cuffaro-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a></dt>
<dd>Salvatore Cuffaro</dd>
</dl>
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<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center">
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		<title>Berlusconi parla di «disegno eversivo di Fini»: per il Rubygate siamo alla &#8220;pista nera&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 13:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado De Cesare]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Certo che mai e poi mai Gianfranco Fini &#8211; che ha passato gli ultimi 18 anni a scrostarsi di dosso l&#8217;immagine di fascista del 2000 che si era poco opportunamente costruita sul finire degli anni Ottanta &#8211; avrebbe potuto immaginare che nel 2011 potesse piovergli addosso l&#8217;accusa d&#8217;essere a capo di un disegno eversivo. Uscito indenne da una gioventù intera dentro un partito, l&#8217;Msi, che pure qualche problema di contiguità con ambienti estremi lo avuto nella sua storia, il presidente della Camera dei Deputati è accusato di eversione dal presidente del Consiglio dei Ministri<span id="more-9674"></span>, oggi in una inedita versione &#8220;rossa&#8221;, per quanto in funzione squisitamente antifiniana. Insomma, siamo alla &#8220;pista nera&#8221; del Rubygate!</p>
<p style="text-align: justify">Davvero appare sempre più evidente il corto circuito istituzionale di cui è vittima l&#8217;Italia, un Paese che il <a href="http://www.nytimes.com" target="_blank"><em>New York Times</em></a> di oggi definisce <a href="http://www.nytimes.com/2011/01/19/world/europe/19italy.html?_r=1&amp;scp=2&amp;sq=berlusconi&amp;st=cse" target="_blank">surreale e sospeso fra realtà e reality</a>. Si vada a votare quanto prima e si volti definitivamente pagina. O riconfermando Silvio Berlusconi premier, come non è da escludersi che accada, o archiviando una volta per tutte la sua era e consegnando alla storia un quasi ventennio che ci ha coperti di ridicolo agli occhi del mondo.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/fini.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9676" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/fini.jpg" alt="" width="193" height="293" /></a></p>
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		<title>&#8220;Fuori dal &#8217;900&#8243;: l&#8217;ossessione anticomunista di Veltroni</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 09:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La convention veltroniana tenutasi ieri al Lingotto 2 di Torino aveva un titolo significativo: &#8220;Fuori dal &#8217;900&#8243;. Significativo, sì. Soprattutto dell&#8217;ossessione anticomunista del kennediano Veltroni. Fuori dal &#8217;900, quindi &#8230; Un desiderio così radicato quello di estirpare dal Paese anche solo il ricordo dell&#8217;esperienza di lucida e costruttiva opposizione comunista da spingerlo (consciamente o meno) [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La convention veltroniana tenutasi ieri al Lingotto 2 di Torino aveva un titolo significativo: &#8220;Fuori dal &#8217;900&#8243;. Significativo, sì. Soprattutto dell&#8217;ossessione anticomunista del kennediano Veltroni.<br />
Fuori dal &#8217;900, quindi &#8230; Un desiderio così radicato quello di estirpare dal Paese anche solo il ricordo dell&#8217;esperienza di lucida e costruttiva opposizione comunista da spingerlo (consciamente o meno) ad intitolare in maniera così singolare l&#8217;incontro della sua corrente nel Pd<span id="more-9660"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, nell&#8217;americanissima ottica di Veltroni il problema è la definitiva uscita dal <em>secolo breve</em>, per dirla con Eric Hobsbawm. La definitiva uscita da un secolo che, pur con tutti i suoi orrori, ha visto l&#8217;affermazione del Welfare State di impianto laburista/socialdemocratico nelle più avanzate democrazie nordeuropee, sindacati forti che per decenni hanno realmente difeso i diritti dei lavoratori ed un barlume di opposizione al progetto egemonico di Washington, progetto egemonico portato a termine ed i cui frutti possiamo godere oggi nel mondo non più bipolare (ma per fortuna nemmeno compiutamente unipolare) succube del terrore islamista.</p>
<p style="text-align: justify">Ma, si sa, altro che Welfare State. Le priorità di Veltroni almeno da una ventina d&#8217;anni a questa parte sono altre. Ben altre. Il trionfatore delle elezioni politiche italiane del 2008 (perché lui quelle consultazioni le ha vinte alla grande: aveva un obiettivo primario &#8211; eliminare dal Parlamento Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Partito Socialista &#8211; e lo ha centrato in pieno) nel gennaio del 2011 punta l&#8217;attenzione sulla necessità di scrostare dal Paese eventuali residui (anche ideali o basta solo ideologici?!?) novecenteschi. In un&#8217;Italia con problemi gravissimi come quelli che tutti i giorni le cronache ci sottopongono (uno su tutti la disoccupazione disperante, ormai al Nord come al Sud), Veltroni avverte pressante l&#8217;esigenza di uscire dal &#8217;900. È questa la sua idea di Pd? È questa la sua idea di opposizione a Berlusconi?</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, siamo seri, per lui uscire dal &#8217;900 significa esclusivamente cancellare nel centrosinistra quel po&#8217; che ancora resta di sinistra. Basti pensare all&#8217;eresia assoluta ipotizzata al Lingotto 2: aprire alla Lega Nord perché tutto è meglio di Berlusconi &#8230;</p>
<p style="text-align: center">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/veltroni01g.jpg"><img class="size-full wp-image-9668" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/veltroni01g.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a></dt>
<dd>Walter Veltroni</dd>
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		<title>Cuffaro, sentenza confermata: si aprono le porte del carcere</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 13:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante il procuratore generale avesse chiesto ieri uno sconto di pena, escludendo l&#8217;aggravante del favoreggiamento aggravato alla Mafia, i  giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, hanno appena confermato per Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, la condanna a sette anni di reclusione, appunto per favoreggiamento aggravato a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nonostante il procuratore generale avesse chiesto ieri uno sconto di pena, escludendo l&#8217;aggravante del favoreggiamento aggravato alla Mafia, i  giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, hanno appena confermato per Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, la condanna a sette anni di reclusione, appunto per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e violazione del segreto istruttorio nell&#8217;ambito del cosiddetto processo &#8220;talpe alla Dda&#8221;<span id="more-9653"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Cuffaro, nel 2008 eletto al Senato con l’Udc, è poi passato ai Popolari di Italia Domani che sostengono il governo. A questo punto, visto che la condanna definitiva comporta la decadenza da senatore, per il politico di Raffadali si aprono le porte del carcere. Una fine davvero ingloriosa per la carriera dell&#8217;ex potentisismo siciliano.</p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_salvatore_cuffaro_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9657" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_salvatore_cuffaro_2-300x130.jpg" alt="" width="300" height="130" /></a></dt>
<dd>Salvatore Cuffaro</dd>
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<p style="text-align: center">
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		<title>Domani la Cassazione deciderà su Cuffaro</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 16:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani sarà il giorno della verità per Salvatore Cuffaro, detto Totò, ex presidente della Regione Siciliana. I giudici della seconda sezione della Corte di Cassazione si riuniranno per decidere sul processo delle talpe alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.  Un verdetto potrebbe giungere entro sera, ma la sentenza potrebbe anche slittare a sabato oppure a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Domani sarà il giorno della verità per Salvatore Cuffaro, detto Totò, ex presidente della Regione Siciliana. I giudici della seconda sezione della Corte di Cassazione si riuniranno per decidere sul processo delle talpe alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.  Un verdetto potrebbe giungere entro sera, ma la sentenza potrebbe anche slittare a sabato oppure a lunedì.</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo quasi scenari possibili vi sono. L’anno scorso, in appello, Cuffaro è stato condannato a 7 anni (in primo grado a 5). Allora &#8230; Domani la sentenza di secondo grado potrebbe essere confermata, nel qual caso la condanna diverrebbe definitiva e scatterebbe la pena  accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, con decadenza dal Senato e carcere. Ma potrebbe anche essere annullata (e sarebbe una vera bomba atomica per la politica siciliana) ovvero potrebbe esservi l’annullamento con rinvio, ossia con l&#8217;obbligo di rifare il processo d’appello. Inoltre, qualora i giudici romani cassassero l’aggravante di avere agevolato la Mafia, il reato andrebbe prescritto.</p>
<p style="text-align: justify">Non so bene perché, ho la senzazione che da Roma potrebbe anche arrivare qualche buona notizia per l&#8217;ex presidente &#8220;vasa vasa&#8221;. Vedremo &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_salvatore_cuffaro.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9645" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_salvatore_cuffaro-300x255.jpg" alt="" width="300" height="255" /></a></p>
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		<title>Arriva &#8220;Italia&#8221;, il nuovo movimento del Cav.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 04:11:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo l&#8217;agenzia stampa Dire, sarebbero pronti brand e logo del nuovo movimento di Silvio Berlusconi. La scelta del premier sarebbe caduta su &#8220;Italia&#8221;, un marchio semplicissimo, diretto, di sicuro effetto ed impossibile da dimenticare anche per l&#8217;elettore meno acculturato. Una sorta di uovo di Colombo, dunque, che dovrebbe soppiantare l&#8217;ormai logoro Pdl, azzeccatissimo considerando una [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Secondo l&#8217;agenzia stampa Dire, sarebbero pronti brand e logo del nuovo movimento di Silvio Berlusconi. La scelta del premier sarebbe caduta su &#8220;Italia&#8221;, un marchio semplicissimo, diretto, di sicuro effetto ed impossibile da dimenticare anche per l&#8217;elettore meno acculturato. Una sorta di uovo di Colombo, dunque, che dovrebbe soppiantare l&#8217;ormai logoro Pdl, azzeccatissimo considerando una finestra temporale assai stretta (autunno 2007-primavera 2008), ma usuratosi velocemente, anche complice la diaspora finiana<span id="more-9570"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">I punti di forza di un simile brand sono ovvi: nel 150° anniversario dell&#8217;unità del Paese chiamare un partito politico &#8220;Italia&#8221; è sicuramente una idea vincente, che trasmette positività ed ammicca a quel che resta del nazionalismo degli italiani.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;unico dubbio rimane sulla liceità dell&#8217;operazione. Perché utilizzare il nome del Paese per indicare uno specifico partito non è il massimo della classe, diciamolo pure. L&#8217;ha fatto con grande successo Vladimir Putin con Russia Unita, ma Berlusconi non potrebbe utilizzare l&#8217;aggettivo senza attirare su di sé le ire dei leghisti. Ed ecco quindi che il Cav. tira fuori dal cilindro il solo nome della Patria, somma sineddoche. Il tutto per la parte. Anzi, per il partito &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/logo_italia_berlusconi_resized.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9571" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/logo_italia_berlusconi_resized.jpg" alt="" width="180" height="140" /></a></p>
<div class="shr-publisher-9570"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Autolesionismo Idv e caos Pd</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 06:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diciamolo chiaro, a prescindere dalla fondatezza o meno delle argomentazioni avanzate da Luigi de Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli nella lettera aperta al leader dell&#8217;Idv, Antonio Di Pietro, per invitarlo ad affrontare la questione morale dentro il partito, la mossa in sé e per sé è pessima da un punto di vista di marketing [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Diciamolo chiaro, a prescindere dalla fondatezza o meno delle argomentazioni avanzate da Luigi de Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli nella lettera aperta al leader dell&#8217;Idv, Antonio Di Pietro, per invitarlo ad affrontare la questione morale dentro il partito, la mossa in sé e per sé è pessima da un punto di vista di marketing elettorale. Vero è che i sondaggi sull&#8217;Idv hanno tradizionalmente un andamento assai sinusoidale, ma la sortita di de Magistris &amp; Co., supportati da Paolo Flores d&#8217;Arcais e <em>MicroMega</em>, è probabilmente caduta in un momento di simpatie crescenti attorno al movimento giustizialista, certo pregiudicandone il trend positivo. Il tutto, sostanzialmente a ridosso delle elezioni politiche e, per alcune aree d&#8217;Italia dove la sicura caduta del governo Berlusconi sarà particolarmente avvertita, anche amministrative<span id="more-9509"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;Italia dei Valori alle consultazioni europee del 2009 ha ottenuti circa l&#8217;8% dei voti. I sondaggi lungo il corso del 2010 sono invece stati meno generosi. In ogni caso, però, non sono mai stati costanti. Si è andati, infatti, dal 5.3% al 7% inoltrato. Un po&#8217; per la scarsa affidabilità del mezzo in sé, un po&#8217; per l&#8217;&#8221;ondivaghezza&#8221; tipica dell&#8217;elettore italiano (specie in tempi di grande confusione come questi) ed un po&#8217; ancora per l&#8217;oggettivo scarso spessore della classe dirigente Idv (de Magistris non è che abbia tutti i torti &#8230;), la formazione dipietrista non sta riuscendo a capitalizzare appieno la decomposizione in atto del Partito Democratico.</p>
<p style="text-align: justify">A ben vedere, però, questo ragionamento non è del tutto corretto. Quanto meno non lo è ovunque. Su scala nazionale, infatti, i consensi in fuga dal Pd l&#8217;Idv in qualche modo li intercetta, anche se certo non è aiutato dalle polemiche interne. Come, pare, li intercetti anche in Sicilia, regione le cui dinamiche politiche spesso anticipano quelle del resto del Paese. Nell&#8217;Isola, si vocifera di sondaggi &#8220;privatissimi&#8221; commissionati da alcuni esponenti democratici che darebbero un Pd in caduta libera per la contrarietà assoluta della base all&#8217;accordo di governo con l&#8217;Mpa di Raffaele Lombardo. Ovviamente a tutto vantaggio dell&#8217;Idv. Che a questo punto può farsi male soltanto da solo.</p>
<p style="text-align: justify">All&#8217;autolesionismo dell&#8217;Idv, quindi, fa da sponda il caos interno al Pd. E il tutto contribuisce a tratteggiare il quadro di un centrosinistra italiano in gravi difficoltà, con i democratici sempre più connotati a sinistra (finalmente, sarebbe il caso di dire, ma lo spostamento difficilmente si tradurrà in un rafforzamento elettorale), ma certo in crisi di consensi e con un segretario, Bersani, ancora distante dal riuscire ad esprimere il suo pur altro potenziale di leadership. Sullo sfondo, una Lega Nord con ormai saldamente in mano buona parte del Paese ed in grado di dettarne l&#8217;agenda politico-economica senza nessuna opposizione degna di questo nome.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_pier_luigi_bersani_antonio_di_pietro_resized.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9511" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_pier_luigi_bersani_antonio_di_pietro_resized-300x224.jpg" alt="Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro" width="300" height="224" /></a>Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro</p>
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		<title>Quant&#8217;è veloce oggi il deperimento di un brand</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 17:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella che sembrava un&#8217;idea vincente, in grado di attraversare la politica italiana per almeno un decennio lasciando il segno, sta rapidamente invecchiando e perdendo pezzi. L&#8217;odierno abbandono del Popolo della Libertà da parte del ministro dell&#8217;Ambiente Stefania Prestigiacono (destinazione Forza del Sud?) &#8211; arrivato appena il giorno dopo le clamorose perplessità avanzate da Silvio Berlusconi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Quella che sembrava un&#8217;idea vincente, in grado di attraversare la politica italiana per almeno un decennio lasciando il segno, sta rapidamente invecchiando e perdendo pezzi. L&#8217;odierno abbandono del Popolo della Libertà da parte del ministro dell&#8217;Ambiente Stefania Prestigiacono (destinazione Forza del Sud?) &#8211; arrivato appena il giorno dopo le clamorose perplessità avanzate da Silvio Berlusconi sul Pdl, innanzitutto come brand politico &#8211; ne è prova di peso<span id="more-9472"></span>.</p>
<p>Per il premier, qualsiasi suggerimento per un nuovo nome della formazione di centro-destra è benvenuto. Ovvero, il Cav. è pronto a rottamare anzitempo la sua creatura, che è durata poco più di 3 anni (Forza Italia circa 14). Insomma, davvero oggi il deperimento di un marchio è assai veloce. Si può dire che resiste solo Coca Cola, insieme ad uno sparuto gruppo di termini inossidabili. Ma ormai neanche i geni del marketing che stanno dietro Berlusconi riescono a pensare un brand che realmente possa accompagnare una forza politica per alcune legislature.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/brand.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9480" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/brand-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>Minority Gasparreport</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 08:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Tanto per chiarire i fatti, visto che la memoria storica in Italia oggi latita più di Osama bin Laden: il 7 aprile 1979 l&#8217;allora sostituto procuratore della Repubblica di Padova, Pietro Calogero, ordinò l&#8217;arresto di alcuni dirigenti dei gruppi extraparlamentari denominati Autonomia Operaia e Potere Operaio. Fra questi, vi erano Toni Negri, Oreste Scalzone, Emilio Vesce, Luciano Ferrari Bravo e Franco Piperno, tutti accusati di associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Per alcuni degli arrestati il cosiddetto &#8220;teorema Calogero&#8221; prevedeva anche l&#8217;accusa &#8211; pesantissima! &#8211; di aver preso parte al rapimento e all&#8217;uccisione del presidente della Dc Aldo Moro. Tale imputazione cadde già l&#8217;anno successivo, come, via via un po&#8217; quasi tutte le altre, a cominciare da quella che vedeva Toni Negri quale cervello delle Brigate Rosse<span id="more-9465"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Che oggi Maurizio Gasparri auspichi un ritorno allo spirito di quell&#8217;infelice data, una sorta di Minority Report in salsa pidiellina, mi sembra semplicemente ridicolo. Nonché altamente significativo di come il senatore post-fascista interpreti i valori liberaldemocratici alla base del partito in cui milita.</p>
<p style="text-align: justify">Intendiamoci, l&#8217;idea di Philip Dick di prevenire il crimine punendo già le sole intenzioni dei delinquenti è (a mio avviso, ma &#8211; si sa &#8211; io sono un feroce &#8220;comunista d&#8217;ordine&#8221;) ottima e da istituzionalizzare. Credo però che Gasparri non abbia i &#8220;titoli&#8221; giusti per discuterne. Perché ben altri sono i problemi di ordine pubblico in Italia, con oltre metà del Paese in mano alle mafie più svariate. Invocare l&#8217;arresto preventivo di studenti intenzionati a manifestare è davvero grottesco e più che la pur giusta indignazione di queste ore dovrebbe suscitare risate a crepapelle.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/pictures_maurizio_gasparri.jpg"><img class="size-medium wp-image-9466" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/pictures_maurizio_gasparri-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd>Maurizio Gasparri</dd>
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		<title>Conviene a tutti che nulla cambi</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 05:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;attuale crisi di governo sembra ormai essere andata oltre l&#8217;usuale teatrino della politica tricolore. Ma ad osservare bene l&#8217;accapigliarsi di ex alleati (perché questo sono Berlusconi, Fini e Casini) degli ultimi mesi viene da sospettare che, volendo, in tanti anni qualcosa sarebbe anche potuto mutare nel sistema Italia, gravemente deficitario sotto ogni punto di vista. Se non è accaduto, non sarà perché, neanche tanto in profondità, a tutti un certo &#8220;indirizzo nazionale&#8221;, per così dire, va bene?  Non sarà perché un po&#8217; tutti ne traggono vantaggio?<span id="more-9437"></span></p>
<p style="text-align: justify">Pensiamo, ad esempio, alla personalizzazione spinta dei partiti, un dato ormai tristemente acquisito da tempo. Pier Ferdinando Casini è il leader eterno dell&#8217;Udc.  Umberto Bossi, pur in precarie condizioni di salute, è il leader eterno della Lega Nord. Gianfranco Fini è stato il leader eterno di Alleanza Nazionale e lo sarà di Futuro e Libertà. Lo stesso dicasi di Antonio Di Pietro con l&#8217;Italia dei Valori e, ovviamente, di Silvio Berlusconi, prima con Forza Italia e ora con il Pdl. Almeno un tempo, durante la cosiddetta Prima Repubblica, partiti come la Dc, il Pci, il Psi o l&#8217;Msi, per quanto giurassici potessero apparire, avevano delle dinamiche interne vivacissime, tali da consentire congressi autentici con colpi di scena e cambi al vertice oggi semplicemente impensabili.</p>
<p style="text-align: justify">Sì, non c&#8217;è dubbio, conviene a tutti che nulla cambi in Italia. Come conviene a tutti l&#8217;ignobile legge elettorale in vigore. Indecente a detta di molti, ma in grado di consentire ad ogni segretario nazionale di &#8220;nominare&#8221; i parlamentari alla stregua di un despota antico.</p>
<p style="text-align: justify">E volendo, c&#8217;è una considerazione ancora più amara da fare: tutto sommato oggi è già un miracolo che un Paese moralmente allo stremo come il nostro esprima leader come Casini o Fini, il cui spessore può certo lasciarci perplessi se si guarda ad Andreotti, a La Malfa senior, a Berlinguer o ad Almirante, ma che certo sono giganti della politica paragonati a Berlusconi o Di Pietro. Davvero peggio di così per il Paese è difficile immaginare che possa andare. Eppure stiamo pur certi che faranno in modo di farci rimpiangere fra qualche tempo pure questa palude.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/flags_italy.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9443" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/flags_italy-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
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		<title>Quirinale 2013, idea La Malfa</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 10:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nel caos odierno della politica italiana, sempre più mefitica, è quasi passata sotto silenzio una notizia che nel suo piccolo ha del clamoroso: il Partito Repubblicano Italiano ha sospeso e deferito ai probi viri Giorgio La Malfa, economista keynesiano, parlamentare di grande esperienza e capacità, fra le poche teste davvero pensanti rimaste ad una formazione storica purtroppo ormai ridotta a consensi da prefisso telefonico piemontese. La sua colpa? Non essersi uniformato alla linea dell&#8217;attuale leader dell&#8217;Edera, Francesco Nucara, da anni &#8220;organico&#8221; al premier Silvio Berlusconi, ed aver votato ieri (ma l&#8217;aveva preannunciato da giorni) la sfiducia al governo<span id="more-9419"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Negli anni, il figlio di Ugo La Malfa, uno dei Padri della Patria, ha sì trattato con formazioni di centro-destra e centro-sinistra, come impone la becera logica bipolare ormai imperante in Italia da quasi un ventennio, ma, fino a quando ne è stato segretario, non ha mai voluto svendere il glorioso simbolo del Pri, quell&#8217;Edera  appunto che affonda le sue radici nel pensiero di Giuseppe Mazzini.</p>
<p style="text-align: justify">Tempo fa Massimo D&#8217;Alema suggerì a La Malfa lo scioglimento del Partito Repubblicano nell&#8217;Ulivo, ma La Malfa resistette, rischiando l&#8217;estinzione e spiegando poi l&#8217;alleanza con Berlusconi proprio partendo dal fatto che questi non avesse mai fatto una proposta sì indecente come quella di D&#8217;Alema. Per inciso, tale posizione a difesa della propria tradizione e della propria indipendenza è sempre stata apprezzata dai repubblicani. Ma oggi le cose sono  ben diverse in Italia e nel clima oltremodo velenoso della crisi corrente l&#8217;uomo simbolo di un partito viene espulso perché non in sintonia con i vertici <em>pro tempore</em>. Scapperebbe da ridere se non si trattasse invece di una vicenda assai avvilente, specchio in sedicesimo delle rovinose condizioni complessive del Paese.</p>
<p style="text-align: justify">Di fronte a tale assurdità sarà allora bene aumentate la posta. E considerato come per certi versi sia già partita la corsa al Quirinale, non sembri peregrina l&#8217;idea di lanciare fin d&#8217;ora la candidatura di Giorgio La Malfa alla presidenza della Repubblica. Sulle sue capacità umane e politiche credo che si possa essere largamente concordi nel Paese. Eppoi, pensiamo un po&#8217; all&#8217;&#8221;alternativa&#8221; che il centro-destra sta preparando &#8230;</p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/pictures_giorgio_napolitano_giorgio_la_malfa_2006_resized.jpg"><img class="size-medium wp-image-9422" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/pictures_giorgio_napolitano_giorgio_la_malfa_2006_resized-264x300.jpg" alt="" width="264" height="300" /></a></dt>
<dd>Giorgio Napolitano e Giorgio La Malfa nel 2006: una stretta di mano che fra due anni potrebbe anche assumere il sapore di un vero e proprio passaggio del testimone.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: center">
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		<title>Verso il final countdown del 14 dicembre: nel frattempo è la paralisi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 09:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il polo (sedicente) ultrariformista è ormai una realtà. Come vado scrivendo da anni, l&#8217;asse Fini-Lombardo-Rutelli addizionata di Casini lavora sempre più alacremente per scavare il terreno sotto ai piedi del premier Berlusconi. Lo stesso D&#8217;Alema, maestro di realpolitik, potrebbe vedere con favore un simile rassemblement. Del resto, è notoria la (reciproca) simpatia che lo lega [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il polo (sedicente) ultrariformista è ormai una realtà. Come vado scrivendo da anni, l&#8217;asse Fini-Lombardo-Rutelli addizionata di Casini lavora sempre più alacremente per scavare il terreno sotto ai piedi del premier Berlusconi. Lo stesso D&#8217;Alema, maestro di realpolitik, potrebbe vedere con favore un simile <em>rassemblement</em>. Del resto, è notoria la (reciproca) simpatia che lo lega al presidente della Camera<span id="more-9384"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, il 14 dicembre Fini &amp; Co. avranno un&#8217;occasione d&#8217;oro per pesarsi in Parlamento e capire e far capire il proprio peso specifico. Parte quindi il conto alla rovescia verso la mozione di sfiducia presentata dall&#8217;Udc. Nel frattempo, la Camera è chiusa e il Paese è bloccato. Ma tanto, con il Pil frizzante che abbiamo, possiamo anche permettercelo &#8230;</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/pictures_rutelli_fini_casini.jpeg"><img class="size-medium wp-image-9389" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/12/pictures_rutelli_fini_casini-300x116.jpg" alt="" width="300" height="116" /></a></dt>
<dd>Francesco Rutelli, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini</dd>
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		<title>Partiti, è il momento di andare oltre</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 13:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel mentre il dibattito interno al Partito Democratico sulla propria identità ed il proprio futuro giunge al limite rappresentato dal (bel) saggio di uno dei suoi padri fondatori, Sergio Chiamparino, sindaco di Torino -  già nel titolo (La sfida. Oltre il Pd per tornare a vincere, edito da Einaudi) un vero e proprio programma politico [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nel mentre il dibattito interno al Partito Democratico sulla propria identità ed il proprio futuro giunge al limite rappresentato dal (bel) saggio di uno dei suoi padri fondatori, Sergio Chiamparino, sindaco di Torino -  già nel titolo (<em>La sfida. Oltre il Pd per tornare a vincere</em>, edito da Einaudi) un vero e proprio programma politico &#8211; in casa Pdl la tentazione di innovare/oltrepassare è la medesima. Silvio Berlusconi starebbe infatti accarezzando l&#8217;ipotesi di un nuovo movimento che superi il Popolo della Libertà<span id="more-9296"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Sono anni che evidenzio quando posso il fatto che la rapidità della vita postmoderna fa invecchiare velocemente anche i soggetti ed i brand politici più azzeccati. È successo con Alleanza Nazionale e sta accadendo sia con il Pdl che con il Pd, &#8220;armate&#8221; elettorali oggi in affanno. E così Gianfranco Fini riprova a indovinare la fortunata formula di An varando il Fli, Futuro e Libertà per l&#8217;Italia. Giocoforza anche i competitor devono attrezzarsi.</p>
<p style="text-align: justify">Su tutti, è in vantaggio Casini, con il suo Udc che alla tradizionale denominazione ha già aggiunto &#8220;verso il Partito della Nazione&#8221;. Secondo molti analisti, la nascita del Pdn riuscirà a svecchiare un brand comunque di successo come Udc, recuperando con elettori nuovi (magari sensibili al termine &#8220;nazione&#8221;, che ha sempre un certo appeal elettorale) l&#8217;emorragia dovuta alla scissione del Pid, i Popolari di Italia Domani forti soprattutto in Sicilia, finora il più capiente serbatoio di voti per la formazione centrista.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, Pd e Pdl (sul cui simbolo il premier ed il presidente della Camera sembra che si fronteggeranno in tribunale) sono già sigle usurate. I leader lo sanno e cercano di correre ai ripari. La curiosità a questo punto è puntata su quel genio del marketing che è Berlusconi. Avrà il coraggio di archiviare il Pdl? E, nel caso, che novità tirerà fuori dal cilindro stavolta?</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/11/logo_pd_e_pdl.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9299" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/11/logo_pd_e_pdl-300x271.jpg" alt="" width="300" height="271" /></a></p>
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		<title>Bossi vs Fini (che è terrorizzato dalle elezioni)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 08:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver rapidamente accantonato le vesti di mediatore, Umberto Bossi spara ad alzo zero su Gianfranco Fini, chiedendo di tornare prima possibile alle urne. Una evenienza che sembra proprio terrorizzare il presidente della Camera, che vorrebbe invece avere più tempo per organizzare e strutturare il suo nuovo partito. Ovvio che Bossi, da astuto animale politico [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dopo aver rapidamente accantonato le vesti di mediatore, Umberto Bossi spara ad alzo zero su Gianfranco Fini, chiedendo di tornare prima possibile alle urne. Una evenienza che sembra proprio terrorizzare il presidente della Camera, che vorrebbe invece avere più tempo per organizzare e strutturare il suo nuovo partito. Ovvio che Bossi, da astuto animale politico qual è, proprio questo non vuole dargli, il tempo. Sullo sfondo, un po&#8217; confuso, sta il Cav. Incerto sul da farsi perché incerto su quale sondaggio sia più affidabile<span id="more-9281"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">In tale squallido scenario, poco più che una comparsa è il Partito Democratico. Diviso sulla tattica, diviso sulla strategia, con nomi importanti al suo interno che già pensano ad andare oltre (tipo Chiamparino). Insomma, le elezioni saranno pure un rischio per tutti, ma la palude nella quale siamo finiti è davvero mefitica. Per il bene del Paese occorre trarsi fuori. E lo si può fare soltanto con nuove consultazioni politiche che diano una maggioranza davvero definita. E , se possibile, anche a prova di &#8220;ribaltoni&#8221; &#8230;</p>
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