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	<title>The Lo Re Report &#187; Politica siciliana</title>
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	<description>Attualità politica internazionale, italiana e siciliana a cura di Carlo Lo Re</description>
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		<title>Comune di Catania e parametrizzazione dei dati: alcune considerazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 14:44:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane, sono stato coinvolto in una polemica inerente una mia analisi dei conti del Comune di Catania apparsa sulla testata per la quale scrivo. L&#8217;articolo &#8211; frutto di numerosi giorni di lettura e comparazione di dati: 15 anni di bilanci del Comune etneo, alcune relazioni della Corte dei conti di Palermo, i tanti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nelle scorse settimane, sono stato coinvolto in una polemica inerente una mia analisi dei conti del Comune di Catania apparsa sulla testata per la quale scrivo. L&#8217;articolo &#8211; frutto di numerosi giorni di lettura e comparazione di dati: 15 anni di bilanci del Comune etneo, alcune relazioni della Corte dei conti di Palermo, i tanti numeri a disposizione sul sito del Ministero dell’Interno &#8211; è stato inevitabilmente un risultato di sintesi della mole di informazioni raccolta, visionata, studiata. Che però credo sia a questo punto doveroso rendere tutta pubblica. Lo farò qui sul mio blog, strumento che non ha limiti di battute e sul quale posso largheggiare in ragionamenti ed esposizione appunto dei dati<span id="more-12481"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Comincerò oggi dalla <em>vexata questio</em> della parametrizzazione della spesa corrente del Comune di Catania. L’amministrazione ha obiettato che la spesa corrente del Comune nel 1999 (305 milioni di euro), da me riportata per compararla a quella del 2011 (383 mln), se parametrata e rivalutata, corrisponderebbe a 403 mln. Se poi la rivalutazione fosse riferita dal 1993 al 2011, si otterrebbe il risultato di 485 mln. Personalmente non sono d’accordo e di seguito spiegherò perché.</p>
<p style="text-align: justify">Già un veloce controllo con uno strumento di base come quello a disposizione sul sito web dell’Istat dà numeri un po’ diversi. Quasi 471 mln nel caso 1993-2011 e quasi 393, 5 mln nel caso 1999-2011. Ma attenzione: <strong>la spesa corrente di un ente pubblico non è quella di una famiglia, non ne segue le medesime dinamiche e quindi non si può affatto parametrare e rivalutare con il medesimi criteri</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, la comparazione nel tempo di numeri come quelli sopra citati attiene ad un’analisi di equivalenza finanziaria che, se descritta in maniera parziale, produce solo incertezze e incongruenze: capitalizzare un valore finanziario ha senso se lo stesso è posto in comparazione con tutti gli altri valori di riferimento. Punto.</p>
<p style="text-align: justify">Il termine di paragone, invece, nel nostro caso è l’efficienza amministrativa data da valori assoluti rispetto ad altri valori assoluti, lontana quindi dalle analisi dell’amministrazione, che si tiene ben lontana dal commentare gli indici tratti dal sito del Viminale, comparazione appunto di valori assoluti su valori assoluti del medesimo periodo. Quale, ad esempio, quello della <strong>pressione fiscale</strong>, passata da 229,99 euro del 1998 a 577,08 del 2011 (valore medio pro capite sulla popolazione della pressione tributaria).</p>
<p style="text-align: justify">In parole povere, un ente pubblico “soffre” l’inflazione a riguardo di alcune uscite (assicurazioni varie, carburante per i mezzi, utenze), ma non certo per la voce più cospicua delle sue spese, ossia il costo del personale, che pesa per oltre un terzo del totale. Ognuno, anzi, può valutate quanto negli anni il costo del lavoro si sia abbassato in Italia, sia per il datore privato che pubblico.</p>
<p style="text-align: justify">Altri dati significativi dell’andamento gestionale del Comune di Catania possono ricavarsi poi valutando la capacità di riscossione delle entrate e di pagamento delle uscite: nel 2011 la riscossione delle entrate si ferma al 42,93% di tutte le entrate proprie accertate, quasi al pari del 1999 senza alcuna valutazione delle risorse tecniche e legislative a disposizione oggi rispetto al passato, mentre il pagamento delle spese impegnate è sceso dal 75,32% del 1999 al 56,62% del 2011. Vorrà forse l’amministrazione attualizzare anche questi dati?</p>
<p style="text-align: justify">Tra l’altro, proprio sui valori assoluti forse è il caso di ricordare che il personale del Comune di Catania è passato dai 5.128 dipendenti del 1997 ai 4.424 del 2002 (fonte: Ufficio stampa del Comune, 17 giugno 2012) e ai 4.010 del 2009 (fonte: Corte dei conti). La spesa per il personale (oggi stimato in circa 3.800 unità, ma non si hanno al momento dati ufficiali aggiornati), invece, ha seguito un andamento inverso, passando dai circa 131 milioni del 1999 (momento in cui il Comune aveva più o meno 5.100 dipendenti) a circa 142 milioni del 2009 (con 4.000 dipendenti, ossia 1.000 in meno, in termini percentuali il 20% in meno). In questo caso la fonte è il Ministero dell’Interno. Del tutto liberi da qualsivoglia retropensiero, non sarebbe male però che l’amministrazione corrente spiegasse ai cittadini come sia potuto accadere.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/05/arrow.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12484" alt="arrow" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/05/arrow.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<div class="shr-publisher-12481"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Catania, l&#8217;inganno delle primarie</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 07:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Catania è da anni nella morsa di una crisi economica lancinante e di una criminalità che sta rendendo quotidiana normalità l&#8217;abusivismo e lo sprezzo di ogni regola da parte dei violenti. Catania è una città in piena recessione, che tocca con mano il tracollo del commercio, che vede ogni giorno avanzare nuove forme di povertà. Catania, diciamolo chiaro, è una città allo stremo, ad appena qualche passo da uno scenario argentino. Eppure nel centrosinistra il dibattito politico ruota tutto attorno alla richiesta di alcuni di primarie per la scelta del candidato sindaco per le prossime elezioni di fine maggio. Ossia, rispetto agli immani problemi della gente, ruota tutto attorno al nulla<span id="more-12415"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente, sono contrario in maniera radicale alle primarie. Proverò a spiegare perché. La Sicilia, e segnatamente Catania, a lungo cuore del sistema di potere di Raffaele Lombardo, sono realtà sicuramente anomale, con uno sviluppo umano, sociale ed economico indietro di decenni al confronto di altre aree d&#8217;Italia e d&#8217;Europa. Il rischio di infiltrazioni &#8220;esterne&#8221; alle primarie del Partito democratico e/o del centrosinistra è quindi sempre consistente. Inutile negarlo, il sistema di controllo del Pd è permeabilissimo, tanto che più che primarie sarebbe bene chiamare le consultazioni dei democratici <em>caucus</em>, diverso istituto americano, meno rigido.</p>
<p style="text-align: justify">Ma facciamo un esempio pratico. Io (&#8220;battitore libero&#8221; di sinistra estrema, cattolico con notorie consolidate amicizie trasversali nella destra politica etnea, nella sinistra e nella galassia delle associazioni di categoria, mai &#8211; dico mai &#8211; che abbia una volta nella vita votato Pd a qualsivoglia elezione) ho votato SEMPRE alle primarie democratiche &#8230; Ho votato (non mi ricordo per chi) all&#8217;esordio delle primarie tanti anni fa (ancora vivevo a Roma), a Catania ho votato per Bersani segretario nazionale, ho votato per la segreteria regionale, per Bersani vs Renzi e per (far finta di) scegliere i candidati a Camera e Senato appena qualche mese fa. Lo stesso identico percorso ha sperimentato (così, per gioco) un mio noto amico e collega culturalmente di destra, ex simpatizzante autonomista. Il rischio infiltrazioni non esisterebbe (o esisterebbe comunque meno) se si trattasse di primarie almeno chiuse, ossia riservate ai soli iscritti al partito. Ma così non è, quindi ovvio che come ho &#8220;sperimentato&#8221; il voto io sicuramente hanno fatto tanti altri.</p>
<p style="text-align: justify">E vogliamo parlare del caso Palermo? Un&#8217;ottimo candidato come Rita Borsellino alle primarie è stata battuta d&#8217;un soffio da un giovane sostenuto da alcuni maggiorenti Pd in quel momento in primissima fila nell&#8217;appoggio alla giunta regionale dell&#8217;inquisito Raffaele Lombardo. È poi accaduto che una parte (alla fine risultata vincente) della città non si sia piegata all&#8217;esito a forte sospetto di doping autonomista (assolutamente legale, per carita, ma certo moralmente poco corretto) delle primarie e abbia votato Leoluca Orlando, facendo carta straccia dell&#8217;inciucio Pd-Mpa e mortificando Cracolici, Lumia e lo stesso Lombardo.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando a Catania, per comprendere appieno il dibattito (ancora artificiosamente) in corso ritengo piuttosto utile interrogarsi sul perché chi insiste così tanto nel chiedere (ormai davvero un po&#8217; scompostamente) le primarie del centrosinistra non voglia candidarsi direttamente al primo turno delle elezioni di fine maggio. La spiegazione ufficiale è che si ama troppo la democrazia e il suo presunto corollario diretto delle primarie appunto. A voler pensar male, però, <strong>emerge il sospetto che forse alle primarie un candidato X potrebbe in cuor suo anche aspirare a godere di un ben preciso appoggio esterno, difficile invece da ottenere al primo turno di vere elezioni, perché l&#8217;eventuale sostenitore ha già un suo candidato sindaco (l&#8217;<em>incumbent</em>) da supportare</strong> e &#8211; avendo perso il potere quasi assoluto di qualche anno fa &#8211; non può certo correre il rischio di disperdere energie. Sarà l&#8217;usuale retropensiero italiano, ma ancora il celebre adagio di Andreotti aiuta a capire il Paese. E (soprattutto) le sue periferie più desolate.</p>
<div id="attachment_12424" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/03/pictures_mitt_romney_newt_gingrich.jpg"><img class="size-medium wp-image-12424" alt="L'ultraliberista Mitt Romney e il neocon Newt Gingrich a un dibattito per le primarie repubblicane per le presidenziali Usa 2012." src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/03/pictures_mitt_romney_newt_gingrich-300x169.jpg" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;ultraliberista Mitt Romney e il neocon Newt Gingrich a un dibattito per le primarie repubblicane per le presidenziali Usa 2012.</p></div>
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		<title>&#8220;&#8216;Mburugghia peri&#8221;, il nuovo gioco di società dei catanesi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 11:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche mese, con l&#8217;avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l&#8217;ho battezzato &#8216;mburugghia peri, ossia &#8220;lega piedi&#8221;, da &#8216;mburugghiari, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Da qualche mese, con l&#8217;avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l&#8217;ho battezzato <em>&#8216;mburugghia peri</em>, ossia &#8220;lega piedi&#8221;, da <em>&#8216;mburugghiari</em>, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? Semplice, individuato un candidato forte di uno schieramento per le prossime amministrative, dalla sua area di appartenenza si lanciano (o vengono lanciati) altri candidati con l&#8217;unico scopo di dare fastidio al rivale (+/-) interno<span id="more-12372"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">E così, da tempo, essendo nota l&#8217;intenzione di Enzo Bianco, senatore Pd di un certo peso politico, di correre per il ruolo di primo cittadino etneo, hanno cominciato a scaldare i motori Giuseppe Berretta (deputato nazionale democratico, cui va comunque dato atto di accarezzare da anni, almeno dal 2009, il sogno di una candidatura a Palazzo degli Elefanti), Maurizio Caserta (ordinario di Economia politica in città, validissimo tecnico che da sindaco studia da circa un anno e mezzo) e, <em>new entry</em> di qualche mese fa, Marisa Acagnino (magistrato, vicina al presidente delle Regione Siciliana, Rosario Crocetta). Tutti palesi <em>&#8216;mburugghiaperi</em> di Enzo Bianco.</p>
<p style="text-align: justify">Ma non si creda che a destra non vi sia la medesima passione ludica. C&#8217;è, c&#8217;è &#8230; L&#8217;<em>incumbent</em> Raffaele Stancanelli (amico dal liceo di Raffaele Lombardo) da tempo guerreggia con la nomenklatura del Pdl siciliano e catanese (fieramente avversa a Lombardo, salvo non muovere un dito per impedire lo scempio dell&#8217;accordo Pdl-Mpa che porterà al Senato l&#8217;ex presidente della Regione, imputato coatto per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa). Dopo la sconfitta alle elezioni regionali sono volate parole grosse fra Stancanelli e Firrarello/Castiglione e ora che il sindaco (ex senatore) ha lasciato il Popolo della Libertà per Fratelli d&#8217;Italia l&#8217;occasione è ghiotta per <em>&#8216;mburugghiari i peri</em> anche a lui, complicandogli la campagna per la (improbabile) rielezione. Gira voce da giorni, infatti, confermata dal quotidiano <em>La Sicilia</em> di oggi, che il Pdl candiderà a sindaco di Catania Ida Nicotra, ordinaria di Diritto costituzionale, professionista stimata e conosciuta. In grado, insomma, di ostacolare pesantemente il progetto di Stancanelli di amministrare per un altro quinquennio il capoluogo etneo.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, anche i piedi del sindaco in carica (che certo insieme all&#8217;amico Lombardo avrà sorriso pensando al &#8220;fuoco amico&#8221; in direzione di Bianco) sono a rischio <em>&#8216;mburugghiamentu</em>. Perché il senatore Firrarello in quanto a fantasia strategica non scherza. Anzi, talvolta esagera. Basti pensare che proprio oggi alle 18.00, allo Sheraton di Acicastello, potrebbe (il condizionale è d&#8217;obbligo) lanciare la propria candidatura a presidente della Provincia regionale di Catania. Mossa che renderebbe complessi i piani di Lino Leanza (oggi uomo forte dell&#8217;Udc etnea dopo quasi un decennio alla corte dell&#8217;imperatore di Grammichele), che da mesi guarda con struggimento allo scranno più alto di Palazzo dei Minoriti.</p>
<p style="text-align: justify">Questo &#8211; <em>miserere nobis, Domine</em> &#8211; è lo stato dell&#8217;arte (povera) della politica catanese oggi. E di certo da qui a fine maggio ne vedremo delle belle.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/mburugghia-peri-il-nuovo-gioco-di-societa-dei-catanesi/derby-countys-robbie-savage-left-is-fouled-by-swansea-citys-gorka-pintado-right/" rel="attachment wp-att-12374"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12374" alt="Derby County's Robbie Savage (left) is fouled by Swansea City's Gorka Pintado (right)" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/02/tackle-300x159.jpg" width="300" height="159" /></a></p>
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		<title>Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 10:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l&#8217;aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo<span id="more-12207"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">In via preliminare, corre l&#8217;obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell&#8217;Isola &#8211; probabilmente anche maggioritaria &#8211; che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall&#8217;autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi <em>ad usum delphini</em> tentino di dimostrare l&#8217;indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L&#8217;idea che l&#8217;Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (<em>rectius</em>: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l&#8217;allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L&#8217;impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, <em>ab initio</em>, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell&#8217;Mpa/Pds può chiedere all&#8217;esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no.</p>
<p style="text-align: justify">E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni di fine agosto che la politica siciliana sta vivendo. Al netto delle richieste fintamente ideali dei lombardiani, molto più prosaicamente la rottura fra Mpa/Pds e Grande Sud da un lato e l&#8217;esponente conservatore dall&#8217;altro potrebbe anche essere legata all&#8217;usuale gioco di spartizione di poltrone e posti di potere che avviene durante tutte le trattative fra potenziali alleati elettorali. Secondo rumor più che fondati, Mpa/Pds e Grande Sud avrebbero avanzato richieste così inaccettabili da provocare il (comprensibile) rifiuto delle controparti: 5 posti su 8 nel listino del presidente, la vicepresidenza della Regione, la presidenza dell&#8217;Ars e l&#8217;assessorato all&#8217;Economia. Condizioni capestro oggettivamente inaccettabili per il Pdl, movimento che, a torto o a ragione, si sente ancora il player più importante della politica siciliana.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto poi alle garanzie che sembra siano state richieste da Mpa/Pds e Grande Sud per le prossime elezioni nazionali, è chiaro che nessuno può darne in questo momento. Non si sa nemmeno con quale legge elettorale si andrà a votare, figuriamoci se Nello Musumeci o Giuseppe Castiglione sono mai in grado di impegnarsi affinché i partitini autonomisti siciliani possano tornare in Parlamento. Suvvia, un minimo di realismo e serietà.</p>
<p style="text-align: justify">Tra l&#8217;altro, su tale terreno, invero assai instabile, il gioco di Lombardo e Micciché risulta essere anche assai rischioso. Possono pure rompere con il centrodestra, ma davvero la strada per Roma nel 2013 si farebbe assai in salita per loro. Per inciso, Micciché ha un ottimo rapporto personale con Silvio Berlusconi, perché non farsi garantire per le legislative direttamente dal fondatore del forzismo? Raggiungerebbe sicuramente il risultato e sgancerebbe il futuro della sua creatura da quello dell&#8217;Mpa-Pds. Cosa non da poco. Come è storicamente stato per tutti gli alleati, anche per Micciché l&#8217;abbraccio di Lombardo prima o poi sarà letale. Un politico accorto e capace come l&#8217;ex uomo Cipe come fa a non accorgersene? Perché sta dando ancora fiducia al leader autonomista? Mistero &#8230; Ben poco glorioso, <em>of course</em> &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, altro che questioni ideali e difesa della Sicilia. Dietro il cammino accidentato della candidatura Musumeci alla presidenza come sempre vi stanno le poltrone da occupare. E così, la trattativa per condurlo a Palazzo d&#8217;Orléans nei giorni si è trasformata in scontro più o meno aperto fra prassi politiche enormemente diverse: l&#8217;usuale predonismo autonomista <em>versus</em> il decisionismo schmittiano di un Nello Musumeci che, pur esponente di un partito minuscolo a livello nazionale, sa di poter contare in Sicilia su di una stima diffusa e su di un personale <em>appeal</em> elettorale che ne fanno l&#8217;uomo da battere anche senza l&#8217;appoggio dei sicilianisti.</p>
<p style="text-align: justify">Anzi, non è da escludersi che senza la zavorra di Lombardo e senza accanto un personaggio certo perbene, ma comunque ingombrante come Micciché, Nello Musumeci possa avere meno difficoltà a gestire la campagna d&#8217;autunno. Se è possibile quantificare la &#8220;dote&#8221; elettorale di Lombardo più o meno in un 15% dei voti espressi dai siciliani, il 5% andrebbe comunque a Rosario Crocetta, in ossequio alla tradizionale prassi lombardiana di dividere scientificamente i consensi gestiti dal proprio gruppo di potere, giocando con più &#8220;mazzi di carte&#8221;, per così dire. Ma con Lombardo alleato Musumeci perderebbe un buon 3% di voto d&#8217;opinione, quello di chi vede come il fumo negli occhi l&#8217;Mpa/Pds. Di contro, è lecito sperare che, senza Lombardo, Musumeci acquisti un 3% almeno di voto d&#8217;opinione. A conti fatti, quindi, l&#8217;assenza di Lombardo dal <em>rassemblement</em> a sostegno di Musumeci può costare al politico catanese circa il 4% dei voti, con l&#8217;effetto però di un drastico calo del risultato percentuale necessario per vincere. Invece che puntare al 34%, dovrà porsi l&#8217;obiettivo di arrivare al 30%. Poco male, è certamente realistico ritenere che possa farcela.</p>
<p style="text-align: justify">Raffaele Lombardo e i suoi uomini di fiducia da un paio d&#8217;anni, ad inchiesta Iblis ormai conclamata ed universalmente conosciuta, accortisi dell&#8217;inevitabile perdita del potere quasi assoluto conquistato nel 2008, stanno tentando di contrabbandare la tesi dell&#8217;imprescindibilità di Lombardo nelle alleanze elettorali necessarie a vincere le competizioni per la Regione o i Comuni dell&#8217;Isola. Ma, come il caso Orlando a Palermo ha palesemente dimostrato, tale teoria è del tutto destituita di fondamento. Lombardo<em> prova</em> a rendersi indispensabile logorando gli altri, ma, nonostante i tentativi di accreditarsi quale vitale ago della bilancia della politica siciliana, i fatti dicono esattamente il contrario. Anzi, da una <em>conventio ad excludendum</em> nei suoi confronti la vita pubblica siciliana potrebbe solo trarre enormi benefici.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, se Nello Musumeci si fosse impantanato chiedendo altro tempo per decidere, probabilmente il tentativo degli autonomisti sarebbe andato in porto e sarebbero riusciti a condizionare pesantemente anche questa campagna elettorale. Ma così non è stato, Musumeci, in una conferenza stampa da poco conclusasi a Palermo, ha confermato la sua candidatura e l&#8217;attacco lombardiano è stato rintuzzato. Resta da capire che quadro generale uscirà dalle elezioni di fine ottobre, che composizione dell&#8217;Ars, che maggioranza per il presidente eletto. Il piano B di Lombardo, è comprensibile, non può non prevedere un&#8217;Assemblea ingovernabile nella quale i suoi voti siano determinati. <em>Business as usual</em> &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo, una considerazione in merito alle scelte di Grande Sud. In un quadro politico regionale dove la norma è trattare con gente sleale la tentazione anche dei migliori è di pensare che tutti siano sleali. Micciché non cada in questa trappola, si liberi dai tentacoli dell&#8217;Mpa/Pds e appoggi Musumeci. Uomo noto anche per la qualità di tenere fede ai patti. Non avrà a pentirsene. Dell&#8217;aver seguito Lombardo, invece, mi pare si sia già dovuto (amaramente) pentire più volte.</p>
<div id="attachment_12226" class="wp-caption aligncenter" style="width: 209px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/DSC_2568.jpg"><img class="size-medium wp-image-12226" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/DSC_2568-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nello Musumeci</p></div>
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		<title>Sicilia: per le regionali è tutti contro tutti, ma dal caos lentamente emerge un accenno di cosmos</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2012 15:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Mentre ancora la Regione tarda a indire i comizi elettorali, il risiko delle alleanze e delle candidature in Sicilia è in pieno svolgimento. Nel centrosinistra la divisione impera, con almeno 3 candidati certi (Rosario Crocetta, sostenuto dal Pd filo Lombardo, Claudio Fava, di Sel, ed il grillino Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle) ed un altro probabile (di Idv e Fds). Ma è la lotta interna al centrodestra il vero fulcro della politica isolana di queste settimane, perché dallo scontro in corso potrebbe uscire il futuro inquilino di Palazzo d&#8217;Orléans, atteso che la frammentazione è per la sinistra un handicap al momento troppo grande per poter parlare di sue possibilità di vittoria<span id="more-12186"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Posto, infatti, che il presidente della Regione sarà eletto con grossomodo il 30% dei consensi, è ovvio che il polo che andrà alle urne meno diviso avrà assai più chance di portare a casa il risultato. Perché con un sistema elettorale che non prevede ballottaggio, il cartello più coeso ha sicuramente maggiori opportunità di successo. In quest&#8217;ottica, è chiaro che le possibilità di vittoria di Crocetta, candidato di un&#8217;area eccessivamente frammentata, dipendono dalla speculare frammentazione del centrodestra. Se questo arriverà alla presentazione delle liste spaccato, l&#8217;ex sindaco di Gela potrà ritenersi con la vittoria in tasca. Ma se il centrodestra dovesse ricompattarsi, ben difficilmente l&#8217;europarlamentare democratico potrebbe spuntarla.</p>
<p style="text-align: justify">La partita fondamentale, quindi, la si gioca in campo conservatore. Proviamo allora a capire come stanno andando le trattative, soprattutto quelle che ruotano attorno a Gianfranco Micciché. Da oltre un mese l&#8217;ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha rotto gli indugi, buttando sulla bilancia il peso della sua candidatura. Di fronte al <em>niet</em> forte del Pdl, però, Micciché sembrerebbe tentato di attivare il cosiddetto piano B, appoggiando o Nello Musumeci o Stefania Prestigiacomo, due nomi assolutamente autorevoli sui quali i coordinatori regionali del movimento berlusconiano potrebbero trovare un&#8217;intesa.</p>
<p style="text-align: justify">Ma se l&#8217;accordo con il Pdl dovesse rivelarsi impossibile, Micciché potrebbe anche giocare la carta di un <em>rassemblement</em> inedito dalle chance non bagatellizzabili. Di certo si sa che Micciché e Giovanni Pistorio, senatore Mpa (entità in transizione verso il Partito dei Siciliani) fedelissimo di Raffaele Lombardo, dialogano strettamente. Lo stesso accade fra Micciché e Nello Musumeci, legati da reciproca stima. Attorno ad un nucleo formato da Grande Sud-Mpa/Pds-La Destra si aggregerebbe di certo anche il Pid di Saverio Romano e la parte di (ex?) Pdl vicina all&#8217;ibleo Innocenzo Leontini, felice di abbandonare l&#8217;idea di un suo (del tutto improbabile) impegno diretto. Ottimo candidato di un simile cartello potrebbe essere proprio Nello Musumeci, amministratore di provate capacità. A questo punto il Pdl potrebbe accodarsi da buon ultimo o tentare la sorte con una candidatura solitaria di Francesco Cascio. Che sicuramente avrebbe più opportunità delle ipotesi Lagalla-Recca, perdente <em>ab initio</em> per assoluta mancanza di appeal elettorale da parte dei due rettori.</p>
<p style="text-align: justify">In questo caos, saranno servite le parole di qualche giorno fa di Stefania Prestigiacomo? L&#8217;ex ministro dell&#8217;Ambiente ha evidenziato che «per la Regione ci vuole un governo politico. Ed il centrodestra deve ritrovare l&#8217;unità intorno ad una candidatura di prestigio, con personalità che in questi anni hanno dimostrato il loro valore e le loro capacità». La Prestigiacomo ha posto l&#8217;accento su di un aspetto fondamentale, ormai quasi dimenticato: la necessità di riaffermare il primato della politica dopo una lunga parentesi (pseudo)tecnica devastante per l&#8217;Isola. Insomma, che sia Micciché, che sia Crocetta, che sia Musumeci o la Prestigiacomo, il prossimo presidente della Regione dovrà tentare di tutto per dare soluzioni politiche condivise agli enormi problemi dei siciliani. Archiviando più in fretta possibile lo stile sommamente inconcludente della giunta Lombardo.</p>
<div id="attachment_12193" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/pictures_nello_musumeci_6.jpg"><img class="size-medium wp-image-12193" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/pictures_nello_musumeci_6-300x254.jpg" alt="" width="300" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Nello Musumeci</p></div>
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		<title>Dall&#8217;Mpa al Partito dei Siciliani, la (pseudo) montagna ha partorito la pulcetta</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jul 2012 07:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">E così, in sordina, nel silenzio quasi anche dei media siciliani, si è conclusa la parabola dell&#8217;Mpa, quel Movimento per le Autonomie che nelle intenzioni dei fondatori avrebbe dovuto soppiantare la Lega Nord (che, peraltro, &#8220;si è soppiantata&#8221; da sola a forza di scandali economici), diffondendo in tutta Italia il verbo localista. Come dimenticare le ripetute inaugurazioni in pompa magna della sede milanese?!? E i congressi nazionali con folle oceaniche di famiglie (dai pupi in fasce ai nonni con Algasiv in valigia &#8230;) &#8220;precettate&#8221; dall&#8217;inflessibile segreteria politica del <em>líder máximo</em>? Nulla di tutto ciò all&#8217;ultima (nel senso di definitiva, conclusiva, di sbaraccamento) assembla federale, tenutasi qualche giorno fa nell&#8217;odiata Roma<span id="more-12125"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;Mpa chiude, insomma. A riprova delle scarse capacità strategiche di Raffaele Lombardo (che, lo ripeto da anni, è un grande tattico della politica, ma manca di pensiero strategico di lungo periodo), il movimento autonomista non è riuscito a sfondare fuori dall&#8217;Isola e nella sua forma attuale &#8211; con un brand ormai <em>naturaliter</em> accostato all&#8217;inchiesta Iblis &#8211; è più un peso che altro.</p>
<p style="text-align: justify">Ad un progetto politico oggettivamente molto debole agli occhi dell&#8217;elettore medio nazionale, si sostituirà, quindi, stando alle dichiarazioni ufficiali, il Partito dei Siciliani. Ossia un progetto politico che si rileverà molto probabilmente assai debole agli occhi dello stesso elettore medio regionale. Come sempre accade in siffatte vicende, la montagna, o pseudo tale, ha partorito il topolino. Anzi, di meno: la pulce.</p>
<div id="attachment_12127" class="wp-caption aligncenter" style="width: 242px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/07/pictures_raffaele_lombardo_6.jpg"><img class="size-medium wp-image-12127" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/07/pictures_raffaele_lombardo_6-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Raffaele Lombardo</p></div>
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		<title>Sicilia, il futuro è nel destracentro?</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jun 2012 08:25:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho &#8220;postato&#8221; le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l&#8217;endorsement di Adolfo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho &#8220;postato&#8221; le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l&#8217;endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia<span id="more-12088"></span>. L&#8217;occasione è stato il meeting &#8220;Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia&#8221;, evento di presentazione da parte di <a href="http://www.fareitalia.com/" target="_blank">Fareitalia</a> di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e &#8211; ovviamente &#8211; lo stesso Musumeci.</p>
<p style="text-align: justify">Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo <em>rassemblement</em> civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l&#8217;esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti».</p>
<p style="text-align: justify">Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l&#8217;attenzione sull&#8217;opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti».</p>
<p style="text-align: justify">Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che «se un simile progetto dovesse trovare le convergenze giuste per dare vita ad un vero cambiamento in Sicilia, dire di no sarebbe da disertori». Come dire che valuterà se vi siano realistiche condizioni per rivoluzionare l&#8217;Isola da Palazzo d&#8217;Orléans &#8211; facendo ripartire lo sviluppo e creando vera occupazione &#8211; o meno.</p>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo, a Palermo si svolgeva la direzione regionale del Popolo della Libertà ed anche in questa sede le novità non sono mancate. Primarie di coalizione per la scelta del candidato alla presidenza della Regione e alleanza con i moderati, guardando verso il Nuovo Polo per la Sicilia (cartello fra Mpa, Mps, Fli e Api). Queste sono state le linee guida per il futuro del centrodestra siciliano illustrate dal coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione. Ovviamente, stupisce non poco l&#8217;apertura di Castiglione ad un <em>rassemblement</em> che include anche il Movimento per le Autonomie dell&#8217;arcinemico Raffaele Lombardo, ma nei prossimi giorni sarà certamente possibile capire qualcosa in più della nuova strategia della formazione berlusconiana.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre a Palermo,  il Nuovo Polo all&#8217;Assemblea Regionale Siciliana ha assunto la precisa fisionomia di una federazione di gruppi parlamentari. Quattro partiti (Mpa, Fli di Fini, Api di Rutelli e Movimento Popolare Siciliano) che sommati &#8220;pesano&#8221; 24 deputati (come nell&#8217;Isola vengono chiamati i consiglieri regionali). Una sorta di gruppo ultrà pro Raffaele Lombardo, a difesa del governatore inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa, ma nato anche per pilotare il suo annunciato disimpegno dalla politica, almeno nella veste di candidato.</p>
<p style="text-align: justify">In tutto questo, è giusto evidenziare un aspetto: Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania, al momento sembra proprio fare un figurone come stratega politico. Negli anni, con lo scontro fra Mpa e Pdl al calor bianco, ha tenuto duro al Comune sull&#8217;alleanza con l&#8217;Mpa ed ora Giuseppe Castiglione, con la sua apertura al Nuovo Polo, sostanzialmente gli dà ragione. Quanto poi alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione, Stancanelli l&#8217;aveva avanzata (ben poco ascoltato, ad onor del vero) una quindicina di giorni fa. Chiaro il desiderio di vedere &#8220;allocato&#8221; altrove un pericolosissimo competitor per la poltrona di Palazzo degli Elefanti, ma intanto oggi può sorridere scandendo il più classico degli &#8220;lo avevo detto io&#8221; &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Più in generale, dall&#8217;apertura di Giuseppe Castiglione al Nuovo Polo è possibile evincere come il Pdl stia valutando di affrontare le regionali d&#8217;autunno considerando il peggiore degli scenari possibili. I sondaggi lo danno in caduta libera, sia a livello nazionale, che siciliano. Mentre danno in fortissima ascesa il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (anche se non in Sicilia) e l&#8217;Italia dei Valori (in questo caso anche in Sicilia) ed in crescita la sinistra comunista di Sel e della FdS (Rifondazione Comunista più Comunisti Italiani). Serve quindi uno sforzo ecumenico considerevole per ricompattare le varie anime del centrodestra isolano ed affrontare delle elezioni che sono senza dubbio le più difficili dell&#8217;era berlusconiana.</p>
<p style="text-align: justify">Altra considerazione: se il centrodestra alle regionali dovesse andare con più candidati, rischierebbe di regalare Palazzo d&#8217;Orléans alle sinistre. Che però, dal canto loro, al momento non brillano per unità, con le &#8220;fughe in avanti&#8221; di Claudio Fava e Rosario Crocetta. Atteso che il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, non ha nessuna intenzione di candidarsi, per il centrodestra siciliano l&#8217;unica scelta credibile è quella di Nello Musumeci. Certo, questo implica la sua trasformazione in <em>destracentro</em>, boccone amaro per la vasta palude moderata. Ma la figura dell&#8217;ex presidente della Provincia etnea è probabilmente l&#8217;unica (o quasi) in grado oggi di aggregare un&#8217;area politica che un tempo si riteneva invincibile e che al momento deve fare i conti assai attentamente per non dover vedere sigle eccellenti fuori dall&#8217;Ars.</p>
<div id="attachment_12097" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/06/DSC_2566.jpg"><img class="size-medium wp-image-12097" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/06/DSC_2566-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Nello Musumeci</p></div>
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		<title>Pd siciliano, una proposta oltre il caos</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 11:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;attesa, discussa, combattuta assemblea regionale del Partito Democratico siciliano ieri ha fornito uno spettacolo indegno di una formazione che, almeno nelle premesse, è il frutto della migliore idea politica mai sorta in Italia dal referendum che la volle Repubblica. Clima tesissimo, da vera e propria resa dei conti fra &#8220;bande&#8221; rivali, e soluzione finale di compromesso (il &#8220;direttorio&#8221; da affiancare al segretario Giuseppe Lupo) che confermano un <em>chaos</em> difficile da ricondurre a <em>kosmos</em>, davvero difficile<span id="more-12062"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Perdura, quindi, l&#8217;anomalia Pd in Sicilia (oltre che nel resto del Paese, ma questo è un discorso diverso), che rischia di passare dal 7.75% alle recentissime elezioni per il Consiglio comunale di Palermo a un risultato inferiore al 5% che lo escluderebbe dall&#8217;Assemblea Regionale Siciliana. Uno scenario che non è fantapolitico, ma realistico, tanto che i democratici stanno già febbrilmente ragionando sulle alleanze possibili, onde garantirsi dal tracollo eventuale, dovuto (ormai non vi è ombra di dubbio in merito) all&#8217;innaturale appoggio alla giunta Lombardo, digerito malissimo dall&#8217;elettorato di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, un caro amico catanese, di cui per motivi di privacy non faccio il nome, esponente della sinistra più razionale della città, ha avuto una idea che mi sento di rilanciare come proposta alla dirigenza regionale democratica. Per recuperare credibilità agli occhi dell&#8217;elettorato, al Pd serve una decisione drastica: impedire che alle prossime elezioni regionali si ricandidino nel partito gli attuali rappresentanti a Palazzo dei Normanni. Che saltino tutti &#8220;un giro&#8221;, per così dire, i protagonisti del caos di questi anni, sia quelli pro che quelli contro il sostegno al governo Lombardo. Si otterrebbe l&#8217;immediato svecchiamento dei consiglieri &#8230; pardon, deputati regionali, nonché un raffreddamento sicuro dello scontro interno e forse la possibilità (certo, evitando accuratamente di presentarsi ad ottobre alleati dell&#8217;Mpa) di recuperare il rapporto con l&#8217;elettorato.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratterebbe di una particolare forma di &#8220;rottamazione&#8221;, non indolore, ma certo meno cruenta dell&#8217;affrontare da soli le urne e rischiare di non entrare nemmeno all&#8217;Ars. Perché, se c&#8217;è una cosa evidente che il recente voto amministrativo ha insegnato, è che la gente in Italia non è più disposta a farsi prendere in giro dai partiti e dai politici. Soprattutto la base elettorale di un partito come il Pd, tendenzialmente più colta ed informata di quella del centrodestra. Insomma, per i democratici siciliani l&#8217;alternativa al rinnovamento vero, alla radice, è rischiare la scomparsa. Lo comprendano. A Palermo come a Roma. A Catania come a Piacenza.</p>
<div id="attachment_12067" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_antonello_cracolici_raffaele_lombardo.jpg"><img class="size-medium wp-image-12067" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_antonello_cracolici_raffaele_lombardo-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a><p class="wp-caption-text">Antonello Cracolici e Raffaele Lombardo</p></div>
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		<title>L&#8217;escluso</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 06:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Aristotele, nella sua “Metafisica”, spiega diffusamente uno dei principi base della logica occidentale, quello del terzo escluso. Per quanto riguarda i laboratori politici in corso oggi in Italia, invece, potremmo parlare di chi ormai è dal Terzo (Polo) escluso. Il riferimento &#8211; maligno come sempre, lo ammetto &#8211; è a Raffaele Lombardo, che nel mentre snobba il progetto di trasformazione dell’Unione di Centro in Partito della Nazione («la cosa mi interessa molto poco, noi non ci saremo» è stata la sua lapidaria posizione, espressa in tempi non sospetti, ossia ben prima delle recenti amministrative) in realtà semplicemente cerca di metabolizzare il fatto che a Roma la sua presenza ai vertici del <em>rassemblement</em> centrista da tempo non sembra essere più gradita<span id="more-12049"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo il siluro di Massimo D’Alema qualche settimana fa («mi pare evidente che la Regione Sicilia non possa essere governata da chi è sotto processo, ma credo che di questo sia consapevole anche Lombardo»), è poi oltremodo chiaro come anche l’alleanza con il Partito Democratico sia alle battute finali (e il capogruppo Pd all’Ars, Antonello Cracolici, pur se a malincuore, sembra già aver iniziato le grandi manovre di smarcamento, anche in considerazione del tracollo elettorale del Pd alle amministrative palermitane).</p>
<p style="text-align: justify">E così, non potendo fare la figura di chi pietisce alleanze e sponde romane, il leader autonomista tenta di sminuire un progetto politico della portata del Pdn, forse l’unica carta ormai disponibile ai terzopolisti dopo il mezzo flop di elezioni locali che davvero non hanno risparmiato nessuno quanto a delusioni. E noi, dopo Aristotele, siamo costretti a scomodare un altro grande greco dell’antichità: l’Esopo della volpe e l’uva …</p>
<div id="attachment_12052" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/paintings_raffaello_sanzio_aristotele_particolare_de_la_scuola_di_atene.jpg"><img class="size-medium wp-image-12052" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/paintings_raffaello_sanzio_aristotele_particolare_de_la_scuola_di_atene-300x147.jpg" alt="" width="300" height="147" /></a><p class="wp-caption-text">Aristotele ritratto da Raffaello ne &quot;La scuola di Atene&quot;</p></div>
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		<title>Elezioni amministrative: trionfa Grillo, collassano Lega Nord, Pdl e (un po&#8217; anche il) Pd</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 05:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l&#8217;Idv, l&#8217;M5S e la sinistra comunista di Fds<span id="more-12032"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l&#8217;appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l&#8217;illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l&#8217;omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l&#8217;uomo da battere.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell&#8217;astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l&#8217;antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto.</p>
<p style="text-align: justify">Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l&#8217;eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) e quello orgogliosamente anti Lombardo (<em>in primis</em> Enzo Bianco).</p>
<p style="text-align: justify">Bene, a leggere con attenzione questi risultati elettorali, il vero vincitore in Sicilia risulta essere &#8211; oltre Orlando, ovviamente &#8211; proprio l&#8217;ex sindaco di Catania. Un uomo che ha lottato con forza contro l&#8217;innaturale alleanza del suo partito con quello del presidente della Regione. Un uomo che alla lunga ha dimostrato la giustezza della propria posizione semplicemente contando i voti dei siciliani. Che hanno penalizzato in maniera radicale il Pd filo Lombardo, premiando di contro quello anti (unica eccezione di rilievo a Caltagirone, dove la candidata Pd, fieramente avversa all&#8217;Mpa, è stata sconfitta duramente). Come nel caso eclatante di Paternò, che ha visto vincere Mauro Mangano, presidente regionale dei Liberal Pd, l&#8217;associazione di ispirazione liberal-democratico-repubblicana creata da Bianco.</p>
<p style="text-align: justify">Ma attenzione: ieri pomeriggio, a poche ore dalla chiusura dei seggi, era già tutto un fiorire di dichiarazioni di esponenti Pd finora pro Lombardo intenti a sperticarsi in lodi per Mangano, incuranti del ridicolo che stava velocemente ricoprendoli. La vittoria di Mangano a Paternò, storica roccaforte del centrodestra etneo più becero, è innanzitutto la sconfitta di quei politicanti Pd che hanno negli anni sostenuto Lombardo. Patetico il tentativo a spoglio in corso di saltare sul carro del vincitore. Una volta, almeno, si attendeva qualche giorno per cimentarsi nell&#8217;acrobatico gesto.</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo, una considerazione da massaia di Voghera: se il Pd fosse un partito serio, oggi il suo segretario nazionale, Bersani, dovrebbe espellere tutti i tesserati siciliani di ogni ordine e grado schierati a sostegno di Raffaele Lombardo. Andassero a candidarsi nell&#8217;Mpa alla prossima tornata. Che, per le regionali, dovrebbe essere ad ottobre. Impossibile dire ora chi vincerà. Ma un dato appare scontato: il travaso di voti dal Pd all&#8217;Idv. E, se otterranno la necessaria visibilità in campagna elettorale, forse anche un po&#8217; alla Federazione della Sinistra e all&#8217;M5S.</p>
<div id="attachment_12043" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_beppe_grillo_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-12043" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_beppe_grillo_2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Beppe Grillo</p></div>
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		<title>Sicilia, in articulo mortis la giunta Lombardo vorrebbe reintrodurre la Cassazione regionale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;occasione del 66° anniversario dello Statuto siciliano, la Regione ha presentato oggi lo schema di norme di attuazione dell&#8217;articolo 23 dello Statuto, appunto, quello che prevederebbe per gli organi giurisdizionali centrali delle rispettive sezioni in Sicilia. «Il consenso registrato sulla proposta testimonia l&#8217;attualità e la necessità di avere in Sicilia una sede della Corte [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Con l&#8217;occasione del 66° anniversario dello Statuto siciliano, la Regione ha presentato oggi lo schema di norme di attuazione dell&#8217;articolo 23 dello Statuto, appunto, quello che prevederebbe per gli organi giurisdizionali centrali delle rispettive sezioni in Sicilia. «Il consenso registrato sulla proposta testimonia l&#8217;attualità e la necessità di avere in Sicilia una sede della Corte di Cassazione», ha dichiarato l&#8217;assessore regionale per l&#8217;Economia, Gaetano Armao, al convegno di Villa Malfitano &#8220;Per la Corte di Cassazione in Sicilia&#8221;. «Per questo motivo abbiamo formalizzato questa richiesta allo Stato, per il tramite della Commissione paritetica, che non comporta oneri aggiuntivi per la Sicilia e servirà per ridurre i costi di accesso alla giustizia che i siciliani devono sopportare per far valere le proprie ragioni alla Corte di Roma», ha proseguito Armao. Sarà, ma a me questo discorso proprio non convince<span id="more-12012"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«L&#8217;istituzione delle sezioni della Cassazione in Sicilia», ha concluso l&#8217;amministrativista, «non può essere liquidata come mero rivendicazionismo o semplice nostalgia della Cassazione a Palermo che ha operato sino al 1923, ma va ricondotta alla richiesta di integrale attuazione dello Statuto che il Governo regionale sta portando avanti ed in ogni sede». Breve annotazione storica: l&#8217;abolizione nel marzo del 1923 della Cassazione a Palermo (insieme a quelle di Firenze, Napoli, Roma e Torino) fu uno dei primi atti di governo pesanti di Benito Mussolini. Fino ad allora, si badi bene, la Cassazione di Palermo aveva reso arduo qualsiasi serio contrasto al fenomeno mafioso. Davvero si sente il bisogno di tornare a tale modello deteriore?</p>
<p style="text-align: justify">Andando nel dettaglio, il testo presentato prevederebbe l&#8217;istituzione in Sicilia delle due sezioni staccate della Corte di Cassazione, una per gli affari civili e una per quelli penali, con la denominazione di &#8220;Cassazione regionale della Sicilia&#8221;. Ovviamente con sede a Palermo. Sarebbe previsto un presidente della sezione della Corte di Cassazione, con assegnati anche due presidenti di sezione, con l&#8217;incarico di presiedere la sezione civile e penale. Quanto ai compiti, la proposta Cassazione regionale della Sicilia dovrebbe giudicare sui ricorsi avverso le sentenze e/o i provvedimenti definitivi emessi dai giudici (ordinari o speciali) che hanno sede nel territorio della regione.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, l&#8217;assessore Armao è persona di grande intelligenza. È uno degli amministrativisti più quotati del Paese. Come assessore siciliano all&#8217;Economia sta facendo di tutto per far quadrare dei conti davvero difficili da far quadrare. Con quali esisti lo sapremo fra qualche mese. Non condivido molte delle sue scelte (in primo luogo la radicale trasformazione dell&#8217;Irfis), ma non posso non notare la sua passione nell&#8217;operare. Mi chiedo: possibile che non comprenda appieno la portata antistorica di una simile proposta? Possibile che non veda i rischi intrinseci di tale progetto?</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente, da quando Raffaele Lombardo è divenuto presidente delle Regione Sicilia ho adottato una linea ben precisa nel ragionare (e scrivere) sugli uomini da lui voluti come assessori, dirigenti, consiglieri d&#8217;amministrazione vari: mai metterne in dubbia la buona fede. Mai. Fatta salva questa, quindi, mi chiedo ancora come un giurista del calibro di Gaetano Armao possa non valutare i rischi immani insiti nella proposta di reintrodurre nell&#8217;ordinamento italiano la Cassazione regionale di Palermo ben 89 anni dopo la sua <em>sacrosanta</em> abolizione.</p>
<p style="text-align: justify">Fin qui ho definito quella di Lombardo da presidente della Regione una politica <em>ultrariformista</em>. Giocando sul fatto che per me, massimalista ad oltranza, il termine &#8220;riformista&#8221; ha una valenza oltremodo negativa. Ma se ora la junta, pardon, la giunta siciliana, peraltro con i giorni contati, tenta di far rivivere un cadavere istituzionale vecchio di oltre un secolo mi vedrò costretto a mutare parere. Ed a scrivere di veri e propri &#8220;singhiozzi&#8221; (rigurgiti sarebbe troppo) archeo-reazionari.</p>
<div id="attachment_12018" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/discite_justitiam_moniti_1805.jpg"><img class="size-medium wp-image-12018" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/discite_justitiam_moniti_1805-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Discite Justitiam moniti, 1805</p></div>
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		<title>Palermo, qualche considerazione a spoglio in corso</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 16:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Quel che in queste ore sta accadendo a Palermo, metropoli cosmopolita colta e raffinata convertita in discarica a cielo aperto da un&#8217;allegra banda di incapaci, è assai semplice: è stata seppellita dagli elettori della capitale siciliana la follia del Partito Democratico pro Raffaele Lombardo. Con il candidato imposto dagli oltranzisti dell&#8217;accordo con l&#8217;Mpa &#8211; il giovane Fabrizio Ferrandelli, ex Idv folgorato sulla via di Grammichele vincitore di caotiche primarie contro l&#8217;ottima candidata Rita Borsellino &#8211; che esce incredibilmente ridimensionato rispetto alle (fin troppo generose) previsioni. Per inciso, davvero patetico il tentativo di qualcuno dei maggiorenti Pd di saltare sul carro del vincitore a spoglio appena iniziato. Proprio nullo il senso del ridicolo di questi signori, viene da vergognarsi per loro: un po&#8217; di dignità, suvvia! Ed anche di capacità di capire quando restare in silenzio &#8230; Che non guasta mai.<span id="more-12000"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Probabilmente Orlando non vincerà al primo turno (anche se ancora tutto è da vedere), ma è ovvio che al secondo si imporrà, tornando a sedere a Palazzo delle Aquile. Chiaro segno che in Sicilia la gente è arcistufa della <em>criminale volontà sottosviluppista</em> di una certa politica. Lo accettino gli esponenti del Pdl, in liquefazione in giro per l&#8217;Italia, e dell&#8217;Udc, partiti che dell&#8217;Mpa sono stati per anni colpevoli alleati. E lo accettino soprattutto quegli esponenti democratici siciliani che in questi anni hanno anteposto i propri interessi di corrente al bene comune (che non è difficile da individuare a queste latitudini: semplicemente è una seria, convinta, radicale lotta al crimine organizzato ed ai link che lo fortificano) appoggiando ricette politico-economiche stanno portando allo sbando l&#8217;Isola.</p>
<p style="text-align: justify">Ora c&#8217;è da rifondare tutto, a Palermo come nel resto della Sicilia. Dalla capitale fra quindici giorni può partire la liberazione dell&#8217;Isola dal manipolo di incompetenti che, facendo dell&#8217;ignoranza la propria orgogliosa bandiera, stanno portando alla disperazione milioni di uomini e donne. Con Orlando sindaco a Palazzo delle Aquile può rinascere la speranza dei siciliani per bene. Di quelli che lavorano sodo, che non fanno la fila nelle segreterie politiche, che non accusano Roma o i Savoia della povertà dilagante, che non strizzano l&#8217;occhio alla protesta violenta &#8220;Forconi style&#8221;, che non farneticano di improbabili secessionismi. Una Sicilia diversa è possibile. I palermitani oggi lo hanno (ri)detto chiaro.</p>
<div id="attachment_12003" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_leoluca_orlando.jpg"><img class="size-medium wp-image-12003" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_leoluca_orlando-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Leoluca Orlando</p></div>
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		<title>Demopolis: in Sicilia aumenta la sfiducia nei partiti</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 05:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova &#8220;fotografia&#8221; del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova &#8220;fotografia&#8221; del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale rinnovo di Camera e Senato<span id="more-11562"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«Si respira sempre più nell’Isola un diffuso disincanto politico che – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – sta erodendo il residuo consenso dei siciliani nei confronti delle istituzioni democratiche. Gli ultimi mesi della vita politica nazionale e regionale hanno visto quasi dimezzarsi la fiducia degli elettori nel Parlamento, nell’Ars, nei partiti, il cui peso effettivo appare fra l’altro ridimensionato, agli occhi dei cittadini, in una fase di “commissariamento”, come quella attuale caratterizzata dalla nascita del governo Monti».</p>
<p style="text-align: justify">Se si votasse oggi per le politiche, a 2 mesi dalla fine del governo Berlusconi, il <strong>Pdl</strong> si attesterebbe in Sicilia al <strong>23%</strong>, subendo una perdita tutto sommato contenuta (circa 2 punti): un valore che però risulta clamorosamente dimezzato se lo si raffronta agli oceanici consensi della primavera 2008. Per la prima volta, poi, il Barometro Politico Demopolis registra un lieve arretramento anche per <strong>Grande Sud</strong> di Gianfranco Micciché, oggi al <strong>7.5%</strong>, sul cui elettorato rischia di pesare, in prospettiva, la prolungata distanza dalle (usuali, direi io) dimensioni di governo. Si fermano invece sotto sotto la soglia del <strong>2%</strong> il <strong>Pid</strong> di Saverio Romano e <strong>La Destra</strong> di Nello Musumeci.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre secondo l’analisi effettuata da Demopolis, torna negativo, almeno a livello regionale siciliano, il trend del <strong>Pd</strong> che alle Politiche otterrebbe oggi il <strong>18.5%</strong>. Un punto e mezzo in meno rispetto a due mesi fa, proprio in un frangente nel quale la formazione di Bersani diviene invece, a livello nazionale, primo partito del Paese con il <strong>29%</strong>. «Incertezze, indecisioni e divisioni interne sembrano non essere premiate da un elettorato, come quello del Partito Democratico, di norma anche in Sicilia piuttosto attento ed esigente», nota l&#8217;istituto di indagini demoscopiche.</p>
<p style="text-align: justify">Si rafforzano, anche se di poco, i partiti di sinistra: <strong>Sel</strong> di Vendola sarebbe al <strong>4.1%</strong>, <strong>FdS</strong> (Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista) all&#8217;<strong>1.4%</strong> e il <strong>Movimento 5 Stelle</strong> di Beppe Grillo al <strong>3%</strong>. Complessivamente, si tratta di un non bagatellizzabile <strong>9%</strong>. L’<strong>Idv</strong> di Antonio Di Pietro &#8211; formazione che non è di sinistra, ma che ha una buona fetta di elettorato contiguo alla sinistra &#8211; giunge al <strong>5%</strong>, con un trend che a mio avviso ha ancora amplissimi margini di miglioramento. Da notare come, unendo questo dato al 9% complessivo della sinistra si ottenga un ottimo <strong>14%</strong> delle forze progressiste in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify">Ancora, dai numeri diffusi da Demopolis, crescerebbero tutti i partiti di Centro: l’<strong>MpA</strong> del presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo si attesterebbe al <strong>15%</strong>, <strong>Fli</strong> di Gianfranco Fini al <strong>5.6%</strong> e l’<strong>Api</strong> di Francesco Rutelli all’<strong>1.9%</strong>. Dopo oltre due anni, poi, tornerebbe al <strong>10%</strong> in Sicilia l’<strong>Udc</strong>, recuperando consensi tra i delusi del Pdl e del Pid. «Si tratta comunque &#8211; secondo i ricercatori di Demopolis &#8211; di un dato destinato a mutare nelle prossime settimane, anche in considerazione delle scelte imminenti che il partito di Casini e D’Alia (ancora molto debole nelle città di Catania e Palermo) dovrà compiere in termini di alleanze a livello regionale e nazionale».</p>
<p style="text-align: justify">«Molto diverse – sostiene infine Pietro Vento – risulterebbero, con variazioni significative per ciascun partito, le scelte di voto per le amministrative o per le regionali, nell’ipotesi di un ritorno alle urne per il rinnovo dell’Ars. Sugli elettori, e soprattutto sugli indecisi, peseranno nei prossimi mesi le scelte del governo Monti e del governo Lombardo, il cui ruolo diviene oggi ancora più complesso e strategico in un contesto caratterizzato dalla più grave crisi economica ed occupazionale che la Sicilia abbia attraversato negli ultimi quarant’anni».</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/01/demopolis_sondaggio_sicilia_20120121.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11568" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/01/demopolis_sondaggio_sicilia_20120121-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a></p>
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		<title>Come l&#8217;ideologia localista mina il futuro dei giovani: la bislacca proposta dell&#8217;Erasmus &#8220;Sud-Sud&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Non c&#8217;è limite alle idee sbagliate che partorisce il limitato orizzonte mentale dei localisti, ovunque. Siano essi leghisti lombardo/veneti , fiamminghi del Vlaams Blok, catalani di Convergència (verso dove?) i (dis)Unió, autonomisti siciliani, sardi indipendentisti o baschi delle gelide lande dell&#8217;Iberia settentrionale. Non riuscendo, per ovvi limiti culturali, a concepire nulla al di là della loro isola/zolla di terra, si inventano un mondo che semplicemente non esiste. Come quando danno sfogo alla sterile e ridicola retorica del Mediterraneo, un <em>Mare Mortum</em> che da almeno 600 anni non è più al centro di niente, se non del mostruoso traffico di esseri umani fiorito negli ultimi tempi<span id="more-11519"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo, con le buone o con le cattive, questi signori cercano di dare consistenza al loro credo <em>Ignorance &amp; Closure</em> con pensate non solo ridicole in sé, ma anche perniciose per chi dovesse incautamente credervi. Appena ieri, la Regione Sicilia ha rilanciato una singolare iniziativa di 289 eurodeputati, una petizione transnazionale che richiede alle istituzioni europee di lanciare, a partire dal 2014, due programmi &#8211; Erasmus e Leonardo da Vinci &#8211; destinati a favorire la mobilità e la formazione dei giovani delle due sponde del &#8220;Mare Nostrum&#8221;. «L&#8217;Unione europea &#8211; si legge nella dichiarazione dei 289 &#8220;illuminati&#8221; &#8211; deve sostenere con nuove iniziative l&#8217;evoluzione senza precedenti che coinvolge tutta la sponda meridionale del Mediterraneo». Fa eco la Regione Sicilia:  «Considerato che l&#8217;istruzione e la formazione professionale sono una forma di contrasto alla disoccupazione, ma anche le risposte più incisive alla domanda di democrazia e di sviluppo economico e sociale, i 289 firmatari chiedono il varo di programmi &#8220;Erasmus&#8221; e &#8220;Leonardo Da Vinci&#8221;, destinati proprio al bacino del Mediterraneo».</p>
<p style="text-align: justify">Ma il capolavoro è la dichiarazione di Antonino Recca, rettore dell&#8217;Università degli Studi di Catania, che giunge a parlare di «mobilità sud/sud», che rappresenterebbe «una formidabile opportunità di rilancio e di sviluppo per le regioni meridionali italiane e in particolare per la Sicilia. Da tempo le università siciliane e il governo regionale lavorano a iniziative che possano agevolare il dialogo interculturale. Guardiamo, quindi, con grande interesse alla possibilità del varo di nuovi programmi di scambio come Erasmus e Leonardo nel Mediterraneo: due strumenti che serviranno ad incrementare l&#8217;attrattiva delle nostre università».</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, invece che esortare i giovani italiani, spagnoli, greci, portoghesi e francesi a studiare quanto più a Nord possibile, acquisendo così un <em>know how</em> quanto più evoluto possibile, si vagheggia di un sommamente inutile Erasmus del Sud, che darebbe agli studenti siciliani la possibilità di imparare il fondamentale spagnolo (ovvero di saper dire &#8220;buon giorno&#8221; e &#8220;buona sera&#8221; in arabo), di specializzarsi in enologia catalana e di confrontarsi con le avveniristiche forme di educazione civica, di rispetto dell&#8217;altro, delle regole e dei codici così diffuse nei Paesi mediterranei. Imparare l&#8217;inglese? Ma a che servirà mai? Il tedesco o qualche rudimento di cinese e giapponese? Ma che sto a dire?!? Confrontarsi con popoli in cui il senso civico, la cultura del sacrificio personale e la capacità di fare sono anni luce avanti ai nostri? Ma siamo pazzi? Andare a vivere per sei mesi-un anno fra gente che non conosce il nostro familismo amoralissimo, la tendenza alla sopraffazione insita nel nostro stile di vita? Sarebbe un pessimo esempio per il ragazzi &#8230; La mobilità Sud-Sud è la nuova (ben striminzita!) frontiera dei cantori del Mediterraneo. Eppoi ci si chiede il perché dell&#8217;atavica disoccupazione meridionale &#8230; O perché tedeschi, svedesi e norvegesi crescano in un anno quello che noi siam cresciuti in 10 e governino l&#8217;economia del continente.</p>
<div id="attachment_11522" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/01/maps_mediterranean.gif"><img class="size-medium wp-image-11522" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/01/maps_mediterranean-300x130.gif" alt="" width="300" height="130" /></a><p class="wp-caption-text">Sud-Sud</p></div>
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		<title>La scelta di Raffaele</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 06:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Non me ne voglia il sindaco-senatore (la formula è valida ancora per poche ore, quindi non posso perdere l’occasione di utilizzarla un’ultima volta) di Catania, <a href="http://www.raffaelestancanelli.com/" target="_blank">Stancanelli</a>, se alla scelta di Raffaele preferisco <em>La scelta di Sophie</em>, struggente film del 1982 diretto da Alan Pakula e tratto dall’omonimo romanzo di William Styron. 5 premi Oscar, fra cui quello ad una strepitosa <a href="http://www.merylstreeponline.net/index.html" target="_blank">Meryl Streep</a> quale miglior attrice protagonista, e una introspezione da brivido ne fanno sicuramente uno spettacolo più interessante di quello che ai catanesi riserverà questo venerdì sera del giorno 28 ottobre dell’Anno del Signore 2011<span id="more-11256"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La Streep per interpretare quel delicato ruolo imparò il polacco. Si sarà adeguatamente preparato al momento il primo cittadino di Catania? Alle falde dell&#8217;Etna tutti gli occhi sono puntati su di lui, almeno qualche prova allo specchio con fogli in mano dovrebbe farla …</p>
<p style="text-align: justify">Per che cosa opterà Stancanelli? Resterà sindaco? Resterà senatore? Rumors sempre più assordanti in una metropoli che vive di gossip politico-giudiziario dicono tutto e il contrario di tutto. Se si andasse per logica, Raffaele Stancanelli dovrebbe restare senatore e dimettersi da sindaco. Così gli ha chiesto di fare Silvio Berlusconi, soprattutto per impedire che il suo posto a Palazzo Madama venga occupato da Nino Strano, uomo di Gianfranco Fini, oggi all’opposizione.</p>
<p style="text-align: justify">Fin qui il ragionamento logico. Ma siccome la politica ha anche una forte componente “alogica”, per non dire irrazionale, ecco che prende pesantemente corpo l’ipotesi che Stancanelli possa restare sindaco di Catania, una città che appare allo stremo delle forze anche a causa – diciamolo chiaro &#8211; di una guida che secondo molti non sarebbe all’altezza dei suoi gravissimi problemi.</p>
<p style="text-align: justify">Che Stancanelli rimanga sindaco glielo ha espressamente consigliato Raffaele Lombardo, il presidente della Regione Sicilia, autonomista ormai in assoluta rottura con il Pdl, suo amico di vecchia data, nonché suo “grande elettore”. Lombardo, per inciso (ma si sa che negli incisi in genere si dicono/scrivono le cose più importanti), è l&#8217;ago della bilancia in questa singolarissima situazione. Perché il vero problema, come scrivo proprio stamattina su <a href="http://www.milanofinanza.it/" target="_blank"><em>MF Sicilia</em></a>, è che negli anni Stancanelli ha fatto il senatore Pdl a Roma ed il sindaco Mpa a Catania. Questa è la reale incompatibilità che stasera (si spera) andrà a sanarsi.</p>
<div id="attachment_11257" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/10/pictures_raffaele_stancanelli_raffaele_lombardo.jpg"><img class="size-medium wp-image-11257" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/10/pictures_raffaele_stancanelli_raffaele_lombardo-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">Raffaele Stancanelli e Raffaele Lombardo</p></div>
<div class="shr-publisher-11256"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Sentenza Consulta su incompatibilità sindaco-parlamentare, ecco il testo</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 15:11:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica siciliana]]></category>
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		<description><![CDATA[SENTENZA N. 277 ANNO 2011 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: - Alfonso QUARANTA Presidente - Alfio FINOCCHIARO Giudice - Franco GALLO - Luigi MAZZELLA - Gaetano SILVESTRI - Giuseppe TESAURO - Paolo Maria NAPOLITANO - Giuseppe FRIGO - Alessandro CRISCUOLO - Paolo GROSSI - Giorgio LATTANZI - [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: center"><strong>SENTENZA N. 277</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>ANNO 2011</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>REPUBBLICA ITALIANA</strong></p>
<p style="text-align: justify">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />
LA CORTE COSTITUZIONALE<br />
composta dai signori:</p>
<p style="text-align: justify">- Alfonso QUARANTA Presidente</p>
<p style="text-align: justify">- Alfio FINOCCHIARO Giudice</p>
<p style="text-align: justify">- Franco GALLO</p>
<p style="text-align: justify">- Luigi MAZZELLA</p>
<p style="text-align: justify">- Gaetano SILVESTRI</p>
<p style="text-align: justify">- Giuseppe TESAURO</p>
<p style="text-align: justify">- Paolo Maria NAPOLITANO</p>
<p style="text-align: justify">- Giuseppe FRIGO</p>
<p style="text-align: justify">- Alessandro CRISCUOLO</p>
<p style="text-align: justify">- Paolo GROSSI</p>
<p style="text-align: justify">- Giorgio LATTANZI</p>
<p style="text-align: justify">- Aldo CAROSI</p>
<p style="text-align: justify">- Marta CARTABIA</p>
<p style="text-align: justify"> ha pronunciato la seguente</p>
<p style="text-align: center"> <strong>SENTENZA</strong></p>
<p style="text-align: justify"> nel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità parlamentari); della legge della Regione siciliana 24 giugno 1986, n. 31 (Norme per l’applicazione nella Regione siciliana della legge 27 dicembre 1985, n. 816, concernente aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali<span id="more-11247"></span>. Determinazione delle misure dei compensi per i componenti delle commissioni provinciali di controllo. Norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità per i consiglieri comunali, provinciali e di quartiere); della legge della Regione siciliana 26 agosto 1992, n. 7 (Norme per l’elezione con suffragio popolare del Sindaco. Nuove norme per l’elezione dei consigli comunali, per la composizione degli organi collegiali dei comuni, per il funzionamento degli organi provinciali e comunali e per l’introduzione della preferenza unica) e della legge della Regione siciliana 15 settembre 1997, n. 35 (Nuove norme per la elezione diretta del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale), promosso dal Tribunale civile di Catania nel procedimento vertente tra Salvatore Battaglia e Raffaele Stancanelli ed altri, con ordinanza del 10 dicembre 2010, iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell’anno 2011.</p>
<p style="text-align: justify">Visti l’atto di costituzione di Salvatore Battaglia nonché gli atti di intervento della Regione siciliana e del Presidente del Consiglio dei ministri;</p>
<p style="text-align: justify">udito nell’udienza pubblica del 20 settembre 2011 il Giudice relatore Paolo Grossi;</p>
<p style="text-align: justify">uditi gli avvocati Antonio Catalioto per Salvatore Battaglia, Paolo Chiapparrone per la Regione siciliana e l’avvocato dello Stato Maurizio Borgo per il Presidente del Consiglio dei ministri.</p>
<p style="text-align: justify">Ritenuto in fatto</p>
<p style="text-align: justify">1. Nel corso di un giudizio promosso da un cittadino elettore nei confronti (tra l’altro) del sindaco del Comune di Catania, per accertare in capo al convenuto la sussistenza della causa di incompatibilità tra tale carica e quella di senatore della Repubblica Italiana, e conseguentemente dichiararne la decadenza dalla prima in mancanza di esercizio del diritto di opzione – il Tribunale civile di Catania, con ordinanza emessa il 10 dicembre 2010, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 51, 67 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale: a) degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità parlamentari), nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, in presenza delle condizioni di cui all’art. 7, primo comma, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), in combinato disposto con l’art. 5 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica), che estende la disciplina delle ineleggibilità per la Camera dei deputati alle elezioni per il Senato della Repubblica; b) della legge Regione siciliana 24 giugno 1986, n. 31 (Norme per l’applicazione nella Regione siciliana della legge 27 dicembre 1985, n. 816, concernente aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali. Determinazione delle misure dei compensi per i componenti delle commissioni provinciali di controllo. Norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità per i consiglieri comunali, provinciali e di quartiere), della legge Regione siciliana 26 agosto 1992, n. 7 (Norme per l’elezione con suffragio popolare del Sindaco. Nuove norme per l’elezione dei consigli comunali, per la composizione degli organi collegiali dei comuni, per il funzionamento degli organi provinciali e comunali e per l’introduzione della preferenza unica), e della legge Regione siciliana 15 settembre 1997, n. 35 (Nuove norme per la elezione diretta del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale), nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare nazionale e di sindaco di Comune con popolazione superiore ai ventimila abitanti e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify">Il rimettente premette, in fatto, che il resistente (eletto sindaco del Comune di Catania, che ha una popolazione superiore ai 20.000 abitanti, nelle elezioni amministrative del 15 e 16 giugno 2008, successivamente quindi alla elezione del medesimo alla carica di senatore della Repubblica Italiana, all’esito delle elezioni politiche tenutesi in data 13 e 14 aprile 2008) ricopre entrambe le cariche senza avere esercitato l’opzione, in quanto la Giunta elettorale per il Senato nella seduta del 3 novembre 2009 ha dichiarato valida l’elezione di tutti i senatori eletti in Sicilia ed il Comitato per l’esame delle cariche rivestite dai senatori ha proposto all’assemblea di dichiarare compatibile con il mandato parlamentare la carica di sindaco del Comune di Catania. Dopodiché egli dà atto della infondatezza delle eccezioni di difetto di giurisdizione del giudice ordinario a conoscere dell’azione popolare proposta dal ricorrente (che non verte in materia coperta dalla riserva di autodichiarazione di cui all’art. 66 Cost., giacché la qualità di deputato o senatore del soggetto che cumula le due cariche resta del tutto intangibile ed estranea alla specifica pronunzia invocata e viene in rilievo unicamente alla stregua di un presupposto esterno di applicazione della normativa in materia di incompatibilità dell’amministratore dell’ente locale, ferme ed impregiudicate restando tutte le prerogative costituzionali e sovrane del Parlamento garantite dalla Costituzione) e di improcedibilità del ricorso per tardività rispetto al termine previsto dall’art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali), in quanto l’azione elettorale si colloca su un piano di assoluta autonomia rispetto alla delibera consiliare di convalida dell’elezione.</p>
<p style="text-align: justify">Il giudice a quo deduce, quindi, la rilevanza della questione sull’assunto che – sebbene la competenza normativa della Regione siciliana, in materia di cause di ineleggibilità e incompatibilità, costituisca espressione di una potestà normativa primaria, ai sensi degli artt. 14 e 15 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto delle Regione siciliana), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, non potendo trovare applicazione la normativa statale relativa alle Regioni a statuto ordinario di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), né quella dettata con riferimento sempre alle Regioni a statuto ordinario dalla legge 2 luglio 2004, n. 165 (Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione) – tuttavia, nel caso di incompatibilità tra le predette cariche degli enti locali e la carica di parlamentare nazionale, la legislazione regionale siciliana non può operare, perché sussiste una riserva di legge statale, che l’art. 65 Cost. contempla espressamente al fine di assicurare una disciplina omogenea che rispetti e tuteli sia il principio di eguaglianza dei cittadini in tema di diritti politici che quello di unità dello Stato. Ne deriva quindi, secondo il rimettente, che le norme applicabili per la definizione della controversia in esame sono, anche nella Regione siciliana, in primo luogo quelle contenute nella legge statale censurata (che, come detto, prevede espressamente che non sono eleggibili alla carica di parlamentare nazionale i presidenti delle Province ed i sindaci dei Comuni con popolazione superiore ai ventimila abitanti, senza disciplinare l’ipotesi inversa di sopravvenienza della carica di sindaco rispetto a quella di membro del Parlamento) e poi quelle regionali, stante la doverosa e necessitata uniformità della previsione tassativa della cause di ineleggibilità ed incompatibilità in materia elettorale su tutto il territorio nazionale, che non consente alcuna discrezionalità in capo al legislatore regionale.</p>
<p style="text-align: justify">Preso atto, poi, del &#8220;diritto vivente&#8221; consolidatosi, a partire dal 2002, sulla base della prassi (peraltro ritenuta insindacabile ex art. 66 Cost.) seguita dalle Giunte per le elezioni di Camera e Senato le quali (pur nella consapevolezza dell’esistenza di una lacuna legislativa dovuta alla mancata disciplina, nelle norme statali, della ipotesi di incompatibilità in esame) ritengono di non poterla colmare in via interpretativa, attraverso l’applicazione analogica delle disposizioni concernenti l’ineleggibilità, ostandovi il principio di tassatività delle cause d’ineleggibilità e incompatibilità e la considerazione che l’elettorato passivo rientra tra i diritti politici fondamentali del cittadino, il rimettente rileva tuttavia che, dalla giurisprudenza anche risalente della Corte costituzionale, emerge la costante valorizzazione del principio cosiddetto di conversione delle cause di ineleggibilità sopravvenute in cause d’incompatibilità, onde colmare le eventuali lacune legislative (come da ultimo affermato nella sentenza n. 143 del 2010 proprio in tema di incompatibilità tra cariche elettive nella Regione Sicilia).</p>
<p style="text-align: justify">Pertanto, il giudice a quo deduce in primo luogo il contrasto delle disposizioni statali e regionali censurate con gli artt. 3 e 51 Cost. espressivi della fondamentale esigenza, che non degrada la potestà legislativa regionale esclusiva a competenza concorrente, ma la limita e la impegna al rispetto del principio costituzionale che esige l’uniforme garanzia per tutti i cittadini, in ogni parte del territorio nazionale, del diritto fondamentale di elettorato attivo e passivo giacché la mancata previsione del divieto di cumulo può comportare una disparità di trattamento tra la posizione di coloro che sono già parlamentari ed intendono candidarsi alla carica locale, sui quali non grava alcun obbligo, e coloro che, invece, sono titolari di un ufficio pubblico locale e intendono partecipare alla competizione elettorale per uno dei rami del Parlamento, sui quali grava l’obbligo di dimettersi preventivamente. Ciò, con lesione anche del principio di ragionevolezza, in quanto un soggetto non può assumere durante il proprio mandato uffici o cariche che gli avrebbero precluso l’eleggibilità rispetto a quello ricoperto per primo.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, il rimettente denuncia la lesione dell’art. 67 Cost., in ragione della possibile contrapposizione d’interessi tra enti locali (e segnatamente tra Comuni aventi una rilevante popolazione) ed organizzazione statuale nazionale, con conseguente vulnus del principio di libertà di mandato, per possibile conflitto di interessi tra l’impegno del deputato e quello di sindaco; nonché dell’art. 97 Cost., atteso che il cumulo degli uffici di sindaco di un Comune con rilevante popolazione e di parlamentare nazionale può ripercuotersi negativamente sull’efficienza e imparzialità delle funzioni cumulativamente esercitate.</p>
<p style="text-align: justify">2. Si è costituito il cittadino elettore, ricorrente nel giudizio a quo , che alla stregua di argomentazioni analoghe a quelle svolte nell’ordinanza di rimessione ha concluso per la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme censurate, eventualmente da estendersi in via consequenziale alle medesime leggi nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità anche tra la carica di parlamentare e quella di presidente della Giunta provinciale.</p>
<p style="text-align: justify">3. È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo, in primo luogo, una declaratoria di inammissibilità della sollevata questione, in ragione del fatto che il rimettente richiede alla Corte una pronuncia additiva in materia coperta da riserva di legge, indicando una soluzione per nulla obbligata e comunque non scevra da implicazioni discrezionali (come dimostrato dai numerosi e differenti disegni di legge presentati in Parlamento).</p>
<p style="text-align: justify">Nel merito, l’Avvocatura deduce la non fondatezza della questione medesima, in quanto esclusa la sussistenza di un principio costituzionale di &#8220;necessario parallelismo&#8221; tra cause originarie di ineleggibilità e cause sopravvenute di incompatibilità nella specie neppure si riscontrerebbe la lamentata lesione delle esigenze di uniformità di disciplina in materia, in quanto la censurata normativa vige su tutto il territorio dello Stato. Peraltro, la difesa erariale rileva che il rimettente non ha tenuto conto della diversità del fondamento della previsione della ineleggibilità in Parlamento dei sindaci dei Comuni con più di ventimila abitanti (che si basa sulla tutela della libertà di voto e del corretto svolgimento della competizione elettorale nella &#8220;parità delle armi&#8221; dei contendenti, con esclusione di indebiti vantaggi, in termini di metus publicae potestatis ovvero di captatio benevolentiae, che possono derivare dalla carica rivestita nell’ente locale) rispetto al caso inverso del parlamentare che concorra all’elezione a sindaco, in cui indubbiamente si attenuano i pericoli di violazione del principio di imparzialità, per insorgenza di conflitti di interessi ed inefficienze tali da imporre, a livello costituzionale, la necessità di una previsione legislativa di incompatibilità.</p>
<p style="text-align: justify">4. È intervenuta, altresì, la Regione siciliana, in persona del Presidente pro-tempore , deducendo, con specifico riguardo alle sole norme regionali impugnate, l’inammissibilità della questione: a) per difetto di pregiudizialità in punto di rilevanza, poiché i dubbi sollevati dal rimettente si riferiscono alla normativa statale che egli deve applicare; b) perché posta in modo perplesso, in quanto lo stesso rimettente dubita dell’applicabilità delle norme regionali, affermando la necessità di disciplinare la materia in maniera uniforme a livello nazionale; c) per omessa indicazione dei parametri statutari che sarebbero stati violati; d) per difetto di motivazione, in quanto le censure si riferiscono alla normativa statale e solo apoditticamente e senza specifica motivazione anche a quella regionale.</p>
<p style="text-align: justify">Nel merito la Regione conclude per la non fondatezza della questione non avendo essa competenza legislativa in materia di incompatibilità fra la carica di parlamentare nazionale e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai ventimila abitanti.</p>
<p style="text-align: justify">Considerato in diritto</p>
<p style="text-align: justify">1. Il Tribunale civile di Catania censura in riferimento agli articoli 3, 51, 67 e 97 della Costituzione gli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità parlamentari), nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, in presenza delle condizioni di cui all’art. 7, primo comma, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), in combinato disposto con l’art. 5 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica), che estende la disciplina delle ineleggibilità per la Camera dei deputati alle elezioni per il Senato della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify">Il medesimo Tribunale stante la «doverosa e necessitata uniformità della previsione tassativa delle cause di ineleggibilità ed incompatibilità in materia elettorale su tutto il territorio nazionale» – censura altresì la legge della Regione siciliana 24 giugno 1986, n. 31 (Norme per l’applicazione nella Regione siciliana della legge 27 dicembre 1985, n. 816, concernente aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali. Determinazione delle misure dei compensi per i componenti delle commissioni provinciali di controllo. Norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità per i consiglieri comunali, provinciali e di quartiere), la legge della Regione siciliana 26 agosto 1992, n. 7 (Norme per l’elezione con suffragio popolare del Sindaco. Nuove norme per l’elezione dei consigli comunali, per la composizione degli organi collegiali dei comuni, per il funzionamento degli organi provinciali e comunali e per l’introduzione della preferenza unica), e la legge della Regione siciliana 15 settembre 1997, n. 35 (Nuove norme per la elezione diretta del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale), sempre nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare nazionale e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify">2. Con riferimento ai medesimi parametri, il rimettente impugna quindi contestualmente (nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di un Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti) norme della legge statale sulle incompatibilità dei parlamentari e norme di leggi regionali in materia di elezioni amministrative.</p>
<p style="text-align: justify">In particolare, onde giustificare l’estensione delle censure anche a queste ultime leggi, il giudice a quo muove dall’assunto che sebbene la competenza normativa della Regione siciliana, in materia di cause di ineleggibilità e incompatibilità, costituisca espressione di una potestà normativa primaria, ai sensi degli artt. 14 e 15 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto delle Regione siciliana), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, non potendo trovare applicazione la normativa statale relativa alle Regioni a statuto ordinario di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), né quella dettata con riferimento sempre alle Regioni a statuto ordinario dalla legge 2 luglio 2004, n. 165 (Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione) tuttavia, nel caso di incompatibilità tra le predette cariche degli enti locali e la carica di parlamentare nazionale, la legislazione regionale siciliana non può operare, perché sussiste una riserva di legge statale, che l’art. 65 Cost. contempla espressamente al fine di assicurare una disciplina omogenea che rispetti e tuteli sia il principio di eguaglianza dei cittadini in tema di diritti politici che quello di unità dello Stato. Ciò premesso, il rimettente ritiene che la questione di costituzionalità debba investire «innanzitutto» le norme della legge statale (che, come detto, prevede espressamente che non sono eleggibili alla carica di parlamentare nazionale i presidenti delle Province ed i sindaci dei Comuni con popolazione superiore ai ventimila abitanti, senza disciplinare l’ipotesi inversa di sopravvenienza della carica di sindaco rispetto a quella di membro del Parlamento) e poi anche quelle delle tre leggi regionali (in quanto affette dalla medesima lacuna): e queste ultime «sia laddove volesse ritenersi sussistente la competenza normativa regionale primaria, anche nella materia delle cause di ineleggibilità ed incompatibilità degli amministratori degli enti locali che siano anche parlamentari nazionali», «sia in ragione della doverosa e necessitata uniformità della previsione tassativa della cause di ineleggibilità ed incompatibilità in materia elettorale su tutto il territorio nazionale».</p>
<p style="text-align: justify">2.1. La difesa della Regione siciliana ha eccepito l’inammissibilità della questione riferita alle leggi regionali, sia per difetto di pregiudizialità in punto di rilevanza, in quanto i dubbi sollevati dal rimettente si riferiscono esclusivamente alla normativa statale; sia perché posta in modo perplesso, giacché è lo stesso giudice a quo a dubitare dell’applicabilità delle norme regionali, affermando tuttavia la necessità di disciplinare la materia in maniera uniforme a livello nazionale.</p>
<p style="text-align: justify">2.2. Tali eccezioni sono fondate.</p>
<p style="text-align: justify">2.3. Come sottolineato dal rimettente, questa Corte ha ripetutamente affermato che, in materia elettorale, la potestà legislativa della Regione siciliana differisce da quella delle Regioni ordinarie, dal momento che essa, ai sensi dell’art. 3, primo comma, e dell’art. 9, terzo comma, dello statuto speciale (sostituiti ad opera dell’art. 1 della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2), è titolare di potestà legislativa di tipo primario, la quale deve peraltro svolgersi in armonia con la Costituzione e i princípi dell’ordinamento giuridico della Repubblica, nonché delle altre disposizioni dello statuto (da ultimo, sentenza n. 143 del 2010). Di modo che l’esercizio del potere legislativo anche da parte delle Regioni a statuto speciale in ámbiti, pur ad esse affidati in via primaria, che concernano la ineleggibilità e la incompatibilità alle cariche elettive, incontra necessariamente il limite del rispetto del principio di eguaglianza specificamente sancito in materia dall’art. 51 Cost. E che, di conseguenza (con specifico riferimento alla potestà legislativa esclusiva della Regione siciliana in tema di ineleggibilità ed incompatibilità dei consiglieri degli enti locali, di cui agli artt. 14, lettera o, e 15, terzo comma, dello statuto speciale), la disciplina regionale d’accesso alle cariche elettive deve essere conforme ai princípi della legislazione statale, a causa della esigenza di uniformità in tutto il territorio nazionale, quale che sia la Regione di appartenenza (sentenza n. 288 del 2007), giacché proprio il principio di cui all’art. 51 Cost. svolge il ruolo di garanzia generale di un diritto politico fondamentale, riconosciuto ad ogni cittadino con i caratteri dell’inviolabilità (ex art. 2 Cost.: sentenze n. 25 del 2008, n. 288 del 2007 e n. 539 del 1990).</p>
<p style="text-align: justify">Questa Corte ha altresì affermato che – poiché l’art. 65 Cost., stabilendo che «la legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore», pone una precisa riserva di legge statale, essendo quindi precluso al legislatore regionale, anche se fornito come nel caso di specie di potestà legislativa primaria, di determinare le cause di incompatibilità (oltre che di ineleggibilità) con l’ufficio di deputato o di senatore – spetta solo allo Stato la competenza di stabilire i casi di incompatibilità con siffatte cariche (sentenze n. 456 del 2005, n. 127 del 1987 e n. 60 del 1966); ciò in quanto la statuizione di una incompatibilità presuppone logicamente la posizione di un divieto di cumulo di due uffici ed implica, di conseguenza, una incidenza anche se indiretta, sulla disciplina dell’uno e dell’altro, finendo inevitabilmente con il produrre un effetto che determina la violazione della competenza esclusiva dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify">Orbene, nei termini in cui viene argomentata, la conclusione cui perviene il rimettente in ordine alla estensione del dubbio di costituzionalità anche alle leggi regionali risulta viziata sotto il duplice profilo della formulazione perplessa dell’assunto (svolto oltretutto in termini contraddittori rispetto alla riconosciuta sussistenza della riserva di legge statale) relativo alla possibile configurabilità di una competenza normativa regionale primaria in materia anche quando vengano coinvolte le cariche parlamentari nazionali; e della carente motivazione in ordine alla concreta necessità di applicare anche la normativa regionale per la definizione del giudizio a quo (laddove, evidentemente, il mero rilievo dato alla esigenza di uniformare sul territorio nazionale, incidendo anche sulla fonte regionale, la previsione delle cause di ineleggibilità ed incompatibilità – oltre che nuovamente contraddire la premessa circa l’applicabilità, nella fattispecie, della sola norma statale – non è comunque argomento di per sé idoneo a sottrarre il giudice dal dovere di argomentare in ordine alla effettiva rilevanza di tale specifica questione nel giudizio a quo: sentenze n. 360, n. 294 e n. 281 del 2010).</p>
<p style="text-align: justify">3. Il thema decidendum va dunque limitato al solo scrutinio degli artt. 1, 2, 3 e 4 della legge n. 60 del 1953, censurati nella parte in cui non prevedono «l’incompatibilità tra la carica di Parlamentare e quella di Sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, in presenza delle condizioni di cui all’art. 7, lettera c), del d.P.R. 30 marzo 1957, n. 361, in combinato disposto con l’art. 5 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, che estende la disciplina delle ineleggibilità per la Camera dei Deputati alle elezioni per il Senato della Repubblica».</p>
<p style="text-align: justify">3.1. Il rimettente prende atto del &#8220;diritto vivente&#8221; consolidatosi, a partire dal 2002, sulla base della nuova prassi seguita dalle Giunte per le elezioni di Camera e Senato, le quali pur nella consapevolezza dell’esistenza di una lacuna legislativa dovuta alla mancata disciplina, nelle norme statali, della ipotesi di incompatibilità in esame affermano di non poterla colmare in via interpretativa (come in precedenza ritenuto da entrambe le Giunte parlamentari, con giurisprudenza costante risalente alla Prima legislatura), attraverso l’applicazione analogica delle disposizioni concernenti l’ineleggibilità, ostandovi il principio di tassatività delle cause d’ineleggibilità e incompatibilità e la considerazione che l’elettorato passivo rientra tra i diritti politici fondamentali del cittadino. Nel contempo, però, egli rileva che, dalla giurisprudenza anche risalente di questa Corte, emerge la costante valorizzazione del principio di parallelismo tra le cause di ineleggibilità sopravvenute e quelle d’incompatibilità, il quale di recente ha trovato affermazione, proprio in tema di incompatibilità tra cariche elettive nella Regione siciliana, nella sentenza n. 143 del 2010.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il rimettente, dunque, le disposizioni della censurata legge statale contrasterebbero in parte qua: a) con gli artt. 3 e 51 Cost., per violazione del principio costituzionale che esige l’uniforme garanzia per tutti i cittadini, in ogni parte del territorio nazionale, del diritto fondamentale di elettorato attivo e passivo, giacché la mancata previsione del divieto di cumulo può comportare una disparità di trattamento tra la posizione di coloro che sono già parlamentari ed intendono candidarsi alla carica locale, sui quali non grava alcun obbligo, e coloro che, invece, sono titolari di un ufficio pubblico locale e intendono partecipare alla competizione elettorale per uno dei rami del Parlamento, sui quali grava l’obbligo di dimettersi preventivamente; nonché per violazione del principio di ragionevolezza, in quanto un soggetto non può assumere durante il proprio mandato uffici o cariche che gli avrebbero precluso l’eleggibilità rispetto a quello ricoperto per primo; b) con l’art. 67 Cost., in ragione della possibile contrapposizione d’interessi tra enti locali (e segnatamente tra Comuni aventi una rilevante popolazione) ed organizzazione statuale nazionale, con conseguente vulnus del principio di libertà di mandato, per possibile conflitto di interessi tra l’impegno del deputato e quello di sindaco; c) con l’art. 97 Cost., atteso che il cumulo degli uffici di sindaco di un Comune con rilevante popolazione e di parlamentare nazionale può ripercuotersi negativamente sull’efficienza e imparzialità delle funzioni cumulativamente esercitate.</p>
<p style="text-align: justify">3.2. L’Avvocatura dello Stato eccepisce l’inammissibilità della sollevata questione in ragione del fatto che il rimettente vorrebbe dalla Corte una pronuncia additiva in una materia coperta da riserva di legge, indicando una soluzione non obbligata e comunque non scevra da implicazioni discrezionali, come dimostrato dai numerosi disegni di legge presentati in questa legislatura in entrambi i rami del Parlamento.</p>
<p style="text-align: justify">L’eccezione non è fondata.</p>
<p style="text-align: justify">Invero, nel formulare la questione il rimettente si limita a richiedere l’adozione di una pronuncia additiva capace di eliminare il vulnus derivante dalla evidenziata lacuna normativa attraverso la trasposizione speculare della causa in esame (direttamente ricavata dal sistema delle ineleggibilità dei parlamentari) nell’ámbito delle altre cause di incompatibilità con tale carica elettiva indicate nei censurati articoli della legge n. 60 del 1953. Pertanto, la pronuncia richiesta a questa Corte non incide sul diverso profilo della operatività della nuova causa di incompatibilità, regolata come tutte le altre secondo le norme vigenti.</p>
<p style="text-align: justify">3.3. Sotto altro profilo, va anche rilevato che l’art. 13, comma 3, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari), prevede ora che: «fermo restando quanto previsto dalla legge 20 luglio 2004, n. 215, e successive modificazioni, le cariche di deputato e di senatore, nonché le cariche di governo di cui all’articolo 1, comma 2, della citata legge n. 215 del 2004, sono incompatibili con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica relativa ad organi di governo di enti pubblici territoriali aventi, alla data di indizione delle elezioni o della nomina, popolazione superiore a 5.000 abitanti, fermo restando quanto previsto dall’articolo 62 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Le incompatibilità di cui al primo periodo si applicano a decorrere dalla data di indizione delle elezioni relative alla prima legislatura parlamentare successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto».</p>
<p style="text-align: justify">La espressa posticipazione alla prossima legislatura della operatività della nuova previsione di incompatibilità del parlamentare successivamente eletto sindaco rende lo ius superveniens privo di incidenza, ratione temporis, sulla sollevata questione. È tuttavia del pari evidente come la novellazione legislativa indichi una palese opzione per la introduzione di una simmetrica e corrispondente operatività fra condizioni di ineleggibilità e di incompatibilità, intesa a soddisfare proprio quella esigenza di &#8220;riequilibrio&#8221; atta a colmare quelle lacune legislative (segnalate anche dalle &#8220;prassi&#8221; adottate dalle Giunte per le elezioni di Camera e Senato di cui s’è fatto cenno) che il giudice a quo ha posto a fulcro delle proprie doglianze.</p>
<p style="text-align: justify">3.4. Nel merito la questione è fondata.</p>
<p style="text-align: justify">L’art. 7, primo comma, lettera c ), del d.P.R. n. 361 del 1957, recante il testo unico per l’elezione della Camera dei deputati, sancisce che: «Non sono eleggibili: c ) i sindaci dei Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti». A sua volta, l’art. 5 del decreto legislativo n. 533 del 1991, recante il testo unico per l’elezione del Senato della Repubblica, dispone che: «Sono eleggibili a senatori gli elettori che, al giorno delle elezioni, hanno compiuto il quarantesimo anno di età e non si trovano in alcuna delle condizioni d’ineleggibilità previste dagli articoli 7, 8, 9 e 10 del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361».</p>
<p style="text-align: justify">Gli articoli da 1 a 4 della legge n. 60 del 1953 sulle incompatibilità parlamentari vengono censurati in quanto nulla prevedono, in termini di incompatibilità, per il caso in cui la identica causa di ineleggibilità sia sopravvenuta rispetto alla elezione a parlamentare. Ed a sostegno delle doglianze il rimettente richiama la sentenza n. 143 del 2010, nella quale questa Corte ha sottolineato (seppure in riferimento ad un differente contesto normativo e fattuale) come dalla legislazione statale in materia elettorale emerga la «previsione di un parallelismo tra le cause di incompatibilità e le cause di ineleggibilità sopravvenute, con riguardo all’esigenza, indicata dalla legge, di preservare la libertà nell’esercizio della carica» attraverso una tendenziale esclusione del co-esercizio con altra carica elettiva.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta dunque di verificare la coerenza di un sistema in cui, alla non sindacabile scelta operata dal legislatore (che evidentemente produce in sé una indubbia incidenza sul libero esercizio del diritto di elettorato passivo) di escludere l’eleggibilità alla Camera o al Senato di chi contemporaneamente rivesta la carica di sindaco di grande Comune, non si accompagni la previsione di una causa di incompatibilità per il caso in cui la stessa carica sopravvenga rispetto alla elezione a membro del Parlamento nazionale.</p>
<p style="text-align: justify">La odierna valutazione della mancata previsione della causa di incompatibilità in oggetto deve quindi muoversi non solo sul versante ontologico riferito alla individuazione della diversità di ratio e di elementi distintivi proprî, per causa ed effetti, delle cause di ineleggibilità (e della conseguente limitazione dello jus ad officium, onde evitare lo strumentale insorgere di fenomeni di captatio benevolentiae e di metus publicae potestatis) rispetto a quelle di incompatibilità incidenti sullo jus in officio, per scongiurare l’insorgere di conflitti di interessi (sentenze n. 288 del 2007 e n. 235 del 1988). L’analisi va viceversa condotta in ossequio alla esigenza di ricondurre il sistema ad una razionalità intrinseca altrimenti lesa alla stregua di un criterio più propriamente teleologico, nel cui contesto va evidenziato «il naturale carattere bilaterale dell’ineleggibilità», il quale inevitabilmente «finisce con il tutelare, attraverso il divieto a candidarsi in determinate condizioni, non solo la carica per la quale l’elezione è disposta, ma anche la carica il cui esercizio è ritenuto incompatibile con la candidatura in questione» (sentenza n. 276 del 1997).</p>
<p style="text-align: justify">Tale profilo finalistico non può trovare attuazione se non attraverso l’affermazione della necessità che il menzionato parallelismo sia assicurato, allorquando il cumulo tra gli uffici elettivi sia, comunque, ritenuto suscettibile di compromettere il libero ed efficiente espletamento della carica, ai sensi del combinato disposto degli artt. 3 e 51 Cost. (sentenza n. 201 del 2003). Poiché in ultima analisi le cause di ineleggibilità e di incompatibilità si pongono quali strumenti di protezione non soltanto del mandato elettivo, ma anche del pubblico ufficio che viene ritenuto causa di impedimento del corretto esercizio della funzione rappresentativa, il potere discrezionale del legislatore di introdurre (o mantenere) dei temperamenti alla esclusione di cumulo tra le due cariche «trova un limite nella necessità di assicurare il rispetto del principio di divieto del cumulo delle funzioni, con la conseguente incostituzionalità di previsioni che ne rappresentino una sostanziale elusione» (sentenza n. 143 del 2010).</p>
<p style="text-align: justify">In assenza di una causa normativa (enucleabile all’interno della legge impugnata ovvero dal più ampio sistema in cui la previsione opera) idonea ad attribuirne ragionevole giustificazione, la previsione della non compatibilità di un munus pubblico rispetto ad un altro preesistente, cui non si accompagni, nell’uno e nell’altro, una disciplina reciprocamente speculare, si pone in violazione della naturale corrispondenza biunivoca della cause di ineleggibilità, che vengono ad incidere necessariamente su entrambe le cariche coinvolte dalla relativa previsione, anche a prescindere dal dato temporale dello svolgimento dell’elezione. Tanto più che la regola della esclusione &#8220;unidirezionale&#8221; viene in concreto fatta dipendere, quanto alla sua effettiva operatività, dalla circostanza – meramente casuale – connessa alla cadenza temporale delle relative tornate elettorali ed alla priorità o meno della assunzione della carica elettiva &#8220;pregiudicante&#8221; a tutto vantaggio della posizione del parlamentare; da ciò la lesione non soltanto del canone di uguaglianza e ragionevolezza ma anche della stessa libertà di elettorato attivo e passivo.</p>
<p style="text-align: justify">3.5. Pertanto, gli artt. 1, 2, 3 e 4 della legge n. 60 del 1953 devono essere dichiarati costituzionalmente illegittimi, nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti.</p>
<p style="text-align: justify">3.6. Restano assorbiti gli ulteriori profili di censura formulati dal rimettente.</p>
<p style="text-align: center">PER QUESTI MOTIVI<br />
LA CORTE COSTITUZIONALE</p>
<p style="text-align: justify"><strong>dichiara l’illegittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità parlamentari), nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti</strong>;</p>
<p style="text-align: justify">dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale della legge della Regione siciliana 24 giugno 1986, n. 31 (Norme per l’applicazione nella Regione siciliana della legge 27 dicembre 1985, n. 816, concernente aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali. Determinazione delle misure dei compensi per i componenti delle commissioni provinciali di controllo. Norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità per i consiglieri comunali, provinciali e di quartiere); della legge della Regione siciliana 26 agosto 1992, n. 7 (Norme per l’elezione con suffragio popolare del Sindaco. Nuove norme per l’elezione dei consigli comunali, per la composizione degli organi collegiali dei comuni, per il funzionamento degli organi provinciali e comunali e per l’introduzione della preferenza unica) e della legge della Regione siciliana 15 settembre 1997, n. 35 (Nuove norme per la elezione diretta del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Consiglio comunale e del Consiglio provinciale), sollevata – in riferimento agli articoli 3, 51, 67 e 97 della Costituzione – dal Tribunale civile di Catania, con l’ordinanza indicata in epigrafe.</p>
<p style="text-align: justify">Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 ottobre 2011.</p>
<p style="text-align: justify">F.to:</p>
<p style="text-align: justify">Alfonso QUARANTA, Presidente</p>
<p style="text-align: justify">Paolo GROSSI, Redattore</p>
<p style="text-align: justify">Gabriella MELATTI, Cancelliere</p>
<p style="text-align: justify">Depositata in Cancelleria il 21 ottobre 2011.</p>
<div id="attachment_11250" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/10/pictures_raffaele_stancanelli_3.jpg"><img class="size-medium wp-image-11250" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/10/pictures_raffaele_stancanelli_3-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Raffaele Stancanelli</p></div>
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		<title>V(u)oto di scambio: il caso Lombardo e il silenzio della politica siciliana</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 11:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al momento la mega inchiesta della Procura di Catania su mafia e politica sembrerebbe essere finita quasi in una bolla di sapone. Per l’indagato eccellente, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’accusa è stata derubricata da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio. Per carità, non si tratta di una bazzecola, ma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Al momento la mega inchiesta della Procura di Catania su mafia e politica sembrerebbe essere finita quasi in una bolla di sapone. Per l’indagato eccellente, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’accusa è stata derubricata da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio. Per carità, non si tratta di una bazzecola, ma l’ipotesi iniziale degli inquirenti era certo assai più pesante ed il leader autonomista può per ora tirare un bel sospiro di sollievo. Quel che succederà in futuro non è dato sapere (molto dipenderà da chi diverrà nuovo procuratore capo di Catania), ma per il momento il presidente può stare (relativamente) tranquillo e tornare ad occuparsi di quel che meglio gli riesce, ovvero fare politica<span id="more-11114"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco, proprio qui sta il punto, però, nella politica. Che è la grande assente del dibattito degli ultimi giorni. Data la notizia sulla rimodulazione dell’accusa a suo carico e comunicato financo il giorno in cui (il prossimo 14 dicembre) Lombardo dovrà comparire davanti al giudice monocratico, un particolare non può non saltare all’occhio: a parte alcune voci isolate, come quella del senatore democratico Enzo Bianco, dell’europarlamentare Rita Borsellino, sempre del Pd, e della sua collega a Strasburgo Sonia Alfano (Idv), sostanzialmente nessun big della politica isolana è intervenuto. Non una parola su di un fatto, Lombardo a giudizio per voto di scambio, che forse qualche ragionamento lo meriterebbe.</p>
<p style="text-align: justify">Del resto, è da fine marzo 2010, quando <em>la Repubblica</em> ha informato gli italiani dell’indagine in corso su Lombardo, che il Pdl interviene poco sulla vicenda. Vuoi perché il leader nazionale, Silvio Berlusconi, si ritiene un perseguitato dalla Magistratura e quindi di riflesso vede Lombardo come un “collega di sventura”, vuoi per incapacità congenita a capitalizzare le contingenze positive, vuoi perché l’inchiesta Iblis si è rivelata particolarmente ostica da comprendere e “maneggiare”. Risultato: afasìa quasi completa, paralisi, più che sospensione, del giudizio. Segno incontrovertibile di debolezza.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, altro che la speculazione politica che secondo il procuratore capo facente funzioni di Catania, Michelangelo Patanè, sarebbe in atto. Proprio il contrario. Un vuoto (di scambio?) politico impressionante, un silenzio corale che la dice lunga sulle condizioni dei partiti in Sicilia, ormai vasi comunicanti del nulla. Enzo Bianco ha da condurre una delicata battaglia interna al Pd ed è ovvio che intervenga in questo frangente. Ma tutti gli altri protagonisti della vita pubblica dell’Isola? Possibile che in nessuno, alleati o avversari, sia sorta l’esigenza di evidenziare che un presidente di Regione a giudizio per voto di scambio è un’anomalia di cui almeno discutere? Possibile che nessuno, di contro, minimizzando la gravità della cosa in sé, abbia avuto il desiderio di dire che ora è finalmente il momento di lavorare per rimettere in moto la Sicilia?</p>
<p style="text-align: justify">Perché diciamolo chiaro, la politica isolana per un anno e mezzo è rimasta in animazione sospesa. Nel mentre sui giornali si rincorrevano voci su di un eventuale arresto di Raffaele Lombardo o gossip su sue (più che improbabili) dimissioni, l’economia siciliana è finita in coma profondo, con un 2011 in avvilente crescita zero (se andrà bene), i settori produttivi stremati ed i lavoratori in immani difficoltà quotidiane. Sullo sfondo, il risiko delle candidature a sindaco delle grandi città, a presidente delle moriture Province ed a presidente delle Camere di Commercio (queste almeno in ottima salute). Guerre carsiche all’interno e fra le associazioni di categoria e accordi politici sottobanco valutando l’opzione Lombardo sconfitto o Lombardo vittorioso (tipo i piani Mike e Viktor all’epoca del rapimento Moro), ecco il massimo che offre oggi la politica siciliana. Fuori dai Palazzi, però, la gente ormai è esasperata. E in autunno il clima sociale non potrà che peggiorare.</p>
<div id="attachment_11115" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/pictures_raffaele_lombardo_8.jpg"><img class="size-medium wp-image-11115" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/09/pictures_raffaele_lombardo_8-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">Raffaele Lombardo</p></div>
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		<title>Russo for President?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 07:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito<span id="more-10975"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify">Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica.</p>
<p style="text-align: justify">E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita?</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero è che molto probabilmente, qualora venissero del tutto risolti i problemi giudiziari che ne hanno condizionato l’immagine per buona parte del 2010 e del 2011, potrebbe ragionare su di un ruolo ministeriale (sia in un governo di centrodestra che di centrosinistra, non gli mancano le capacità politiche per giocare con più “mazzi di carte” anche a livello nazionale), ma rinunciare ad un secondo mandato alla guida della Regione non sarà per lui ed il suo articolatissimo sistema di potere una scelta indolore. Una domanda importante da porsi riguarda infatti anche l’accoglienza dell’ipotesi Russo presidente da parte dell’entourage di Lombardo. Tutti felici e contenti? Ce da dubitarne fortemente.</p>
<p style="text-align: justify">A meno di clamorosi colpi di scena (Catania attende per ottobre il nuovo procuratore capo, è bene ricordarlo), lo scenario ipotizzabile per il 2013 (o anche prima, non si può mai dire) a questo punto vedrebbe Raffaele Lombardo probabile ministro a Roma e Massimo Russo candidato a Palermo di una cordata fra autonomisti e democratici filo lombardiani. Avrà tale cordata la forza d’urto necessaria a contrastare gli avversari? Che, ovviamente, non staranno con le mani in mano e candideranno sicuramente un uomo (o una donna, perché no?) assai forte sotto il simbolo del Pdl (o di quel che sarà), portando avanti una campagna elettorale stile aprile 1948. Inoltre, vi sarà sicuramente un candidato di sinistra (Idv, Prc-Pdci, Sel e la robusta componente del Pd anti Lombardo?) che eroderà voti ai candidati principali puntando sull’esasperazione dei tanti cittadini dell’Isola che da tempo con i loro redditi non arrivano più sereni alla fine del mese. I margini per una aumento dei consensi la sinistra radicale siciliana li ha. A tutto discapito del Pd pro Mpa, sia chiaro.</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo, rimane da chiedersi che cosa farà Gianfranco Micciché &#8211; come sempre negli ultimi anni vero “king maker” di Sicilia &#8211; con la sua Forza del Sud. Appoggerà il progetto lombardiano o sosterrà il candidato Pdl? Di certo Russo non si aspetta una passeggiata in un campo di viole, ma la sua eventuale corsa a Palazzo d’Orléans già da ora assomiglia più ad un slalom in un campo minato.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/08/pictures_massimo_russo_5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10976" alt="Massimo Russo" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/08/pictures_massimo_russo_5-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Sondaggio Demopolis, in Sicilia stravince l&#8217;astensione</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 08:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il dato ha del clamoroso, anche se a pensarci bene più di tanto non stupisce: <strong>3 siciliani su 10,</strong> se si votasse oggi per il rinnovo del Parlamento nazionale, <strong>non andrebbero alle urne</strong>. Risulta infatti molto elevato nell’Isola il consenso al cosiddetto partito del “non voto”, ossia di quanti, incerti o delusi, preferirebbero astenersi, penalizzando in tal modo soprattutto le formazioni maggiori (Pdl, Pd ed Mpa)<span id="more-10963"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">È quel che emerge dal Barometro Politico regionale dell’Istituto Nazionale di Ricerche <strong>Demopolis</strong>, in un contesto che rende ancora più imprevedibili dell&#8217;usuale le dinamiche del consenso in Sicilia, deviate da tante incognite magari altrove sconosciute. Pesa sulle opzioni correnti la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento nazionale, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali. Ma soprattutto è in aumento la percezione di una grave disattenzione della classe politica italiana nel suo complesso verso i problemi concreti del Sud e della Sicilia in particolare.</p>
<p style="text-align: justify">«L’incertezza del quadro politico nazionale – afferma il direttore di Demopolis <strong>Pietro Vento</strong> – rende oggi decisive, ancora una volta, le scelte dei siciliani per il futuro politico del Paese, soprattutto in relazione al possibile premio di maggioranza al Senato. La fotografia del voto, scattata da Demopolis agli inizi di un mese di agosto che si preannuncia politicamente caldissimo nei palazzi romani,  appare destinata a modificarsi nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione degli scenari nazionali e regionali».</p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>Pdl</strong>, che è in cerca di un futuro dopo <strong>Silvio Berlusconi</strong> e che davvero non si sa che forma possa prendere nel medio periodo, si attesta oggi nell&#8217;Isola al <strong>27.2%</strong> dei consensi, che gli darebbero circa 730 mila voti. Salta all&#8217;occhio immediatamente la differenza con il <strong>46%</strong> del <strong>2008</strong>, ma è ovvio che a questi numeri va sommato il dato della scissione &#8220;meridiana&#8221; di Micciché (8%).</p>
<p style="text-align: justify">Anche il <strong>Pd</strong>, <strong>19%</strong>, resta distante, con 510 mila voti, dai risultati delle politiche 2008. Sempre secondo Demopolis, diversamente che altrove il partito di <strong>Pier Luigi Bersani</strong> non sembra fruire in Sicilia del positivo clima post referendario e risente, tra gli elettori, di un’identità ritenuta troppo incerta e frammentata, anche e soprattutto a causa dell&#8217;alleanza con l&#8217;Mpa in Regione, da moltissimi militanti avvertita come innaturale.</p>
<p style="text-align: justify">L’<strong>Italia dei Valori</strong> di <strong>Antonio Di Pietro</strong> e <strong>Leoluca Orlando</strong> è in crescita, seppur non forte, e arriva quasi al <strong>5%</strong>. Rimane però assai debole in Sicilia orientale. Margini di sviluppo l&#8217;Idv ne ha di certo e non è da escludere un risultato elettorale ben oltre le attuali previsioni. <strong>Sinistra, Ecologia e Libertà</strong> ottiene invece il <strong>3.5%</strong>, ovvio risultato della simpatia diffusa anche in Sicilia per il leader <strong>Nichi Vendola</strong>. All’<strong>1.2%</strong> la <strong>Federazione della Sinistra</strong> (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani insieme), con margini di crescita considerevoli, soprattutto in considerazione dell&#8217;autunno caldissimo che verrà. Complessivamente il <strong>3%</strong> va al <strong>Movimento Cinque Stelle</strong> e ad altre liste di centrosinistra. Un risultato oggettivamente basso per la formazionedi <strong>Beppe Grillo</strong>, che ovunque in Italia miete consensi e successi, ma non in Sicilia, terra antropologicamente troppo lontana dal tipo di impegno sociale richiesto dall&#8217;intellettuale genovese.</p>
<p style="text-align: justify">Sull&#8217;opposta sponda di centrodestra, prosegue invece il consolidamento di <strong>Forza del Sud</strong>, il nuovo partito, assai territoriale, di <strong>Gianfranco Micciché</strong>, attestato all’<strong>8%</strong>. Un dato che, se venisse confermato dalle urne, sarebbe davvero ottimo per il sottosegretario al Cipe. Al <strong>3.4%</strong> si posiziona il <strong>Pid</strong> di <strong>Saverio Romano</strong> (che a Palermo va oltre il 10% delle intenzioni di voto), mentre sfiora il <strong>2% La Destra</strong>, in Sicilia fortissimamente identificata con <strong>Nello Musumeci</strong>, attuale sottosegretario di Stato alle Politiche Sociali, sempre assai amato dalla gente comune.</p>
<p style="text-align: justify">Proseguendo nell&#8217;analisi, si vede come un ruolo significativo sia ricoperto dal cosiddetto <strong>Terzo Polo</strong>, che, come già l&#8217;Udc negli scorsi anni,  ha oggi la sua roccaforte nazionale proprio in Sicilia. Secondo i dati di Demopolis, il suo peso politico potrebbe rivelarsi decisivo per la futura governabilità del Senato italiano. L’<strong>MpA</strong> del presidente della Regione Sicilia <strong>Raffaele Lombardo</strong>, con circa 360 mila voti, si attesta al <strong>13.5%</strong>, l’<strong>Udc</strong> di <strong>Pier Ferdinando Casini</strong> ottiene il <strong>7.8%</strong> (risulta assai consolidata, ma debole a Catania e Palermo), l’<strong>Api</strong> di <strong>Francesco Rutelli</strong> cresce all’<strong>1.7%</strong>, mentre perde ancora terreno, calando al <strong>5%</strong>, <strong>Futuro e Libertà</strong>, il partito di <strong>Gianfranco Fini</strong>. Rimane da chiarire se l&#8217;Mpa si possa realmente considerare un pezzo del Terzo Polo. Da Roma arrivano segnali talvolta discordanti in merito, ma in caso di elezioni imminenti chiarezza sarà sicuramente fatta.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, ben diverso risulterebbe il consenso dei partiti nelle intenzioni di voto per delle elezioni regionali, che, come giustamente nota Demopolis, da sempre si caratterizzano, rispetto alle politiche, per una differente espressione del consenso da parte dei siciliani.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/08/demopolis_sondaggio_sicilia_20110802.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10968" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/08/demopolis_sondaggio_sicilia_20110802-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a></p>
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		<title>Procura di Catania, i candidati sono 3</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 16:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Alla fine ne resterà uno soltanto, che sarà scelto con molta probabilità in autunno, ma al momento sono 3 i candidati alla carica di capo della Procura della Repubblica di Catania i cui curricula verranno sottoposti al vaglio del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Oggi, infatti, dal voto della Commissione referente del Csm sono emersi i nomi del procuratore generale di Catania Giovanni Tinebra (2 preferenze), del sostituto della Dda etnea Giuseppe Gennaro (2 voti) e del sostituto procuratore generale di Roma Giovanni Salvi (1)<span id="more-10905"></span>. Nel successivo step, in una prima votazione il Csm deciderà i due che andranno al &#8220;secondo turno&#8221;, dal quale verrà fuori il nome finale.</p>
<p style="text-align: justify">Come spesso ho sostenuto negli ultimi anni, nell&#8217;anomalia siciliana si innesta la contorta anomalia catanese, tanto che la nomina del successore di Enzo D&#8217;Agata quale capo della Procura viene a torto o ragione caricata di aspettative messianiche. Siamo davvero alla metapolitica se i destini di una città, di un&#8217;Isola sono percepiti quali esclusivamente appesi alla scelta del nuovo procuratore, ma la situazione è questa. Arriverà ottobre. E arriverà la scelta del Csm. In maniera, quale che sia, da tornare alla politica. Abbandonando la metapolitica ai teoreti ad oltranza.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/07/catania_palazzo_di_giustizia.jpg"><img class="size-medium wp-image-10908" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/07/catania_palazzo_di_giustizia-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a></dt>
<dd>Il Palazzo di Giustizia di Catania</dd>
</dl>
</div>
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		<title>Step by step Catania va sempre più a fondo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 07:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Allora, ricostruiamo al volo i fatti dell&#8217;ennesima singolarità registratasi in una città che poco a poco sta scivolando nel baratro dell&#8217;anarchia anche per il progressivo restringimento di tutti gli spazi di libera e razionale riflessione. Il rettore dell&#8217;Università di Catania, Antonino Recca, ha chiuso l&#8217;aula 24 del Monastero dei Benedettini dove era ospitata la redazione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Allora, ricostruiamo al volo i fatti dell&#8217;ennesima singolarità registratasi in una città che poco a poco sta scivolando nel baratro dell&#8217;anarchia anche per il progressivo restringimento di tutti gli spazi di libera e razionale riflessione. Il rettore dell&#8217;Università di Catania, Antonino Recca, ha chiuso l&#8217;aula 24 del Monastero dei Benedettini dove era ospitata la redazione della testata on line <a href="http://www.step1.it" target="_blank"><em>Step1</em></a>, adducendo motivazioni inerenti la sicurezza<span id="more-10857"></span>.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Step1</em> è da anni una palestra di giornalismo libero che ha scovato/formato tanti talenti. Ora, dicono dal Rettorato, in quanto associazione esterna <em>Step1</em> nell&#8217;aula 24 dei Benedettini non può starci. Per inciso, quando si parla di associazione esterna si fa riferimento a Upress, l&#8217;associazione per la promozione del giornalismo universitario che raggruppa Step1 e Radio Zammù, nata 2 anni fa su richiesta dei vertici dell&#8217;Università. Dopo, però, gli organi accademici non hanno mai deliberato nulla in merito, seppur la facoltà di Lingue dell&#8217;Università di Catania, che edita <em>Step1</em>, avesse dato il suo benestare.</p>
<p style="text-align: justify">Altra stranezza: l&#8217;aula 24 è praticamente identica a tutte le altre in cui si fanno tranquillamente lezioni ed esami. I problemi di sicurezza non sussistono per le altre stanze? Ma per favore &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Da ieri, la pagina Web della testata presenta numerosi spazi bianchi per protestare. Vi è anche una <a href="http://www.step1.it/index.php?id=7101-i-suoi-silenzi-le-nostre-parole" target="_blank">lettera aperta al rettore</a>, da leggere e diffondere. Grazie a quanti vorranno sostenere le ragioni dei giovani giornalisti di <em>Step1</em>. Ossia del futuro della nostra professione a Catania.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/07/logo_step1.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-10859" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/07/logo_step1.gif" alt="" width="216" height="81" /></a></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
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		<title>Stancanelli: delicatezza vo cercando</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 07:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su La Sicilia di oggi, il quotidiano di Catania, si può leggere (a p. 38 del dorso etneo) una interessante intervista, firmata da Giuseppe Bonaccorsi, al sindaco della città, Raffaele Stancanelli, senatore Pdl. «Non so se è delicato o meno, col sindaco in carica, pensare già alle candidature» afferma il primo cittadino. Verrebbe da parafrasare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Su <em>La Sicilia</em> di oggi, il quotidiano di Catania, si può leggere (a p. 38 del dorso etneo) una interessante intervista, firmata da Giuseppe Bonaccorsi, al sindaco della città, Raffaele Stancanelli, senatore Pdl. «Non so se è delicato o meno, col sindaco in carica, pensare già alle candidature» afferma il primo cittadino. Verrebbe da parafrasare &#8220;delicatezza vo cercando&#8221;<span id="more-10812"></span> &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Certo, dal (più che legittimo, per carità) punto di vista di monsignor della Casa, Raffaele Stancanelli ha pienamente ragione. Parlare di candidati sindaci di centrodestra quando quello in carica è pure lui di centrodestra ed ancora potrebbe correre per un ulteriore mandato non è troppo di classe. Ma se la rivoluzione non è un pranzo di gala, come diceva Mao, nemmeno lo scontro per la principale poltrona di una città è un cocktail party, quindi &#8230; In ogni caso, ciò su cui il sindaco-senatore dovrebbe ragionare è che il vero dato politico della vicenda è appunto che <strong>nessuno nel centrodestra siciliano ritiene nemmeno alla lontana possibile una sua riconferma</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Per carità, accadde anche con Umberto Scapagnini qualche mese prima che scadesse il suo primo mandato. Fra ottobre e dicembre 2004 nessuno dentro il Polo delle Libertà avrebbe dato un penny per la rielezione del farmacologo a Palazzo degli Elefanti. Eppure Scapagnini riuscì a battere lo scetticismo degli alleati, venne ricandidato e, pur con qualche ombra, vinse. Bene, è accaduto, vero. Il che, ragionamento cabalistico (o statistico) vuole, rende molto improbabile che possa riaccadere. Inoltre, la personalità dei due politici è incomparabile, sia chiaro. E le condizioni del maggio 2005 (con l&#8217;intervento di Berlusconi quale &#8220;kingmaker&#8221; e la forte ascesa della stella autonomista lombardiana) irripetibili. Oggi il tocco di Berlusconi è ormai quello di un re Mida ad contrario. Ed anche la capacità di mobilitàzione di Raffaele Lombardo non è quella di 6 anni fa.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, di una cosa bisogna dare atto a Stancanelli. Più o meno, con qualche aggiustamento di lieve entità, la coalizione che lo sostiene oggi al Comune di Catania è la stessa che lo ha eletto. Ma di certo questo non si può dire per la giunta regionale, i cui equilibri politici pesano più che quelli delle singole città dell&#8217;Isola. A Palermo la maggioranza attuale è radicalmente diversa da quella che nel 2008 ha eletto Lombardo alla presidenza delle Regione. «Sto lavorando perché questa maggioranza di centrodestra si ritrovi», afferma ancora Stancanelli sempre sulle colonne de <em>La Sicilia</em>. Sta lavorando perché la coalizione di centrodestra (Pdl-Mpa-Udc) si ricompatti? Ne prendiamo atto. Fermo restando che il Pdl in Sicilia ha ancora i suoi coordinatori regionali, Giuseppe Castiglione e Domenico Nania. Che, mi si consenta di garbatamente evidenziarlo, sono forse un po&#8217; più titolati del sindaco di Catania a condurre simili trattative.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto vien però da pensare che sia vero il <em>rumor</em>, in giro da qualche mese, che dà Stancanelli in qualche modo interessato al ruolo di responsabile regionale del Popolo della Libertà. Ipotesi fantapolitica che però il sindaco-senatore oggi, con la sua precisa dichiarazione, in una certa maniera conferma. Ovvio che, nell&#8217;ottica di un riavvicinamento Pdl-Mpa, avere un amico più che quarantennale di Raffaele Lombardo come Stancanelli quale coordinatore regionale Pdl sarebbe una garanzia per tutti coloro i quali gradirebbero riabbracciare il leader autonomista. Lo stesso, <em>claro</em>, non si può dire per i tantissimi nel Pdl che una simile ipotesi la fuggono come il diavolo l&#8217;acqua santa.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/07/pictures_raffaele_stancanelli_3.jpg"><img class="size-medium wp-image-10817" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/07/pictures_raffaele_stancanelli_3-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></dt>
<dd>Raffaele Stancanelli</dd>
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		<title>Sicilia, si ricompatta la sinistra</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 12:23:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Alcuni punti fermi assolutamente irrinunciabili, ossia: legalità e lotta alla mafia, lavoro, accoglienza ai migranti, una sanità pubblica veramente al servizio dei cittadini e che non sia bacino elettorale e centro di smistamento di clientele, tutela dell&#8217;ambiente. Eppoi i compagni di strada con cui perseguire gli obiettivi, a cominciare da chi si è mobilitato per i referenda, ma anche le associazioni, in primo luogo quelle antimafia,  e i partiti o &#8220;pezzi&#8221; di partiti, cioè quelle tante persone che ancora sono dentro il Pd e che non gradiscono proprio la scelta di stare al governo con Raffaele Lombardo.  È stato questo il senso dell&#8217;assemblea “Il vento cambia anche in Sicilia?<span id="more-10766"></span> Costruiamo l’alternativa a Lombardo e al centrodestra”, svoltasi ieri al Centro Culturale Zo di Catania e promossa dalla Federazione della Sinistra per ragionare su un possibile mutamento/mutazione anche in Sicilia, alla luce dei risultati elettorali delle recenti amministrative.</p>
<p style="text-align: justify">Se è successo a Napoli può accadere anche in Sicilia ed ovunque è prioritaria la lotta alla criminalità organizzata. E infatti all&#8217;incontro della Federazione della Sinistra c&#8217;erano l&#8217;Arci, Libera, Un&#8217;altra storia, i vari movimenti per l&#8217;acqua pubblica e tante altre realtà dell&#8217;associazionismo, a confrontarsi con gli esponenti dei partiti, Rifondazione Comunista FdS, Comunisti italiani-FdS, Socialismo 2000-FdS, Lavoro e Solidarietà, ma anche Italia dei Valori, Sel e, appunto, quella parte del Pd che non si rassegna ad essere subalterna a Raffaele Lombardo e che su di un punto preciso non ha dubbi: con i mafiosi non soltanto non si devono fare affari, ma nemmeno incontrarli.</p>
<p style="text-align: justify">Dunque, da una parte i dati &#8211; quelli autorevoli della Banca d&#8217;Italia e degli istituti di ricerca &#8211; che parlano di una Sicilia allo stremo, dove non si fanno investimenti, dove più del 40% delle famiglie è sulla soglia della povertà e da dove i giovani sono costretti ad andare via, dall&#8217;altra le presunte riforme della giunta Lombardo. Come quella della sanità, una privatizzazione stile Thatcher, seppur in forma carsica. O come quella, &#8211; che di fatto non c&#8217;è mai stata &#8211; dell&#8217;apparato burocratico: ben 80.000 persone a vario titolo risultano sul libro paga della Regione Sicilia (3.700 per la Lombardia e 2.700 per l&#8217;Emilia Romagna, tanto per citare le Regioni più efficienti del Paese).</p>
<p style="text-align: justify">Bene, se c&#8217;è un senso che prevale sugli altri nell&#8217;incontro di ieri è dire forte che nell&#8217;Isola non vi sono solo Mpa o il Pd che ambisce alle briciole del potere di Raffaele Lombardo, ma vi è anche e soprattutto una Sicilia politica e sociale viva, che non è presente all&#8217;Assemblea Regionale soltanto a causa di una legge liberticida &#8211; voluta ovviamente dalle forze politiche maggiori &#8211; che prevede lo sbarramento al 5%. Ma è una Sicilia altamente morale, attiva e vigile che non è interessata ai giochi di potere, ma disegna percorsi alternativi e pone in essere i passi necessari per percorrerli fino in fondo.</p>
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<dd>Il Grande Puffo in versione comunista</dd>
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		<title>Nasce &#8220;Iene sicule&#8221;, nuovo sito d&#8217;informazione e d&#8217;inchiesta</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 10:51:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Diretto dall&#8217;amico e collega Marco Benanti (suo vice Fabio Cantarella), è nato un sito nuovo, Iene Sicule, con un progetto grafico semplicemente bellissimo. I collaboratori non si firmano (almeno per ora), ma usano degli pseudonimi (tipo iena striata, iena maculata, iena bruna e così via &#8230;). I contenuti non si sono fatti attendere. Si può [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Diretto dall&#8217;amico e collega Marco Benanti (suo vice Fabio Cantarella), è nato un sito nuovo, <a href="http://www.ienesiciliane.it"><em>Iene Sicule</em></a>, con un progetto grafico semplicemente bellissimo. I collaboratori non si firmano (almeno per ora), ma usano degli pseudonimi (tipo iena striata, iena maculata, iena bruna e così via &#8230;). I contenuti non si sono fatti attendere. Si può essere più o meno d&#8217;accordo con il direttore e quel che pensa (un anarchico di destra l&#8217;ho sempre affettuosamente definito io), ma il Benanti è uno che il suo mestiere lo sa fare oltremodo bene<span id="more-10749"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, dopo <em>Sud</em> e <em>Live Sicilia</em>, anche Iene Sicule ci farà (amaramente) ridere, portando allo scoperto ulteriori &#8220;altarini&#8221; della politica regionale e segnatamente catanese. Ai colleghi impegnati nell&#8217;impresa, quindi, un grande &#8220;in bocca al lupo&#8221; &#8230; Anzi, alla iena &#8230;</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/marco_benanti.jpg"><img class="size-medium wp-image-10752" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/marco_benanti-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" /></a></dt>
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		<title>Vento rosso sulla Sicilia?</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 09:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo Milano, Napoli, Cagliari e molte altre città italiane in cui è soffiato forte un vento di cambiamento (a Napoli una vera e propria tempesta), dopo il clamoroso risultato dei referenda, è possibile che qualcosina inizi non dico a mutare, ma almeno a muoversi (leggermente/lentamente, per carità &#8230;) anche in Sicilia? Per ragionare su tale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dopo Milano, Napoli, Cagliari e molte altre città italiane in cui è soffiato forte un vento di cambiamento (a Napoli una vera e propria tempesta), dopo il clamoroso risultato dei referenda, è possibile che qualcosina inizi non dico a mutare, ma almeno a muoversi (leggermente/lentamente, per carità &#8230;) anche in Sicilia? Per ragionare su tale interrogativo, oggi la Federazione della Sinistra siciliana ha organizzato a Catania un dibattito pubblico dal titolo “Il vento cambia anche in Sicilia? Costruiamo l’alternativa a Lombardo e al centrodestra” (Centro Culturale Zo di piazzale Asia 6, accanto a Le Ciminiere, ore 17.30)<span id="more-10744"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">All’incontro prenderanno parte Carmela Cappa (Associazione “Un’altra storia”), Mimmo Cosentino (Comitato politico nazionale Prc), Renato Costa (segretario regionale Cgil medici), Lillo Fasciana (segretario regionale Flc Cgil), Fabio Giambrone (segretario regionale Idv), Maria Giovanna Italia (presidente Arci Catania), Orazio Licandro (segreteria nazionale Pdci),  Antonio Marotta (segretario regionale Prc), Valerio Marletta (consigliere provinciale Prc), Erasmo Palazzotto (segretario regionale Sel), Salvatore Petrucci (segretario regionale Pdci), Franco Pignataro (sindaco Pd di Caltagirone), Concetto Scivoletto (coordinatore regionale Socialismo 2000) e Giuseppe Strazzulla (presidente Libera Catania).</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/colors_red.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10745" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/colors_red-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>Iblis: per la precisione</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 05:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri è stata una giornata particolarmente caotica per Catania. Dalla Procura si sono rincorse voci varie ed eventuali, addirittura di un ricorso al Csm dei 4 pm (ex) titolari dell&#8217;inchiesta Iblis sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia. In realtà, ciò che è accaduto è diverso. Gennaro &#38; Co. hanno inviato al facente funzioni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ieri è stata una giornata particolarmente caotica per Catania. Dalla Procura si sono rincorse voci varie ed eventuali, addirittura di un ricorso al Csm dei 4 pm (ex) titolari dell&#8217;inchiesta Iblis sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia. In realtà, ciò che è accaduto è diverso. Gennaro &amp; Co. hanno inviato al facente funzioni del Capo Procura, Michelangelo Patanè, una memoria nella quale chiedono di aver riassegnata l&#8217;inchiesta, contestandone la revoca. A questo punto, Patanè deve rispondere e, in caso non voglia &#8220;restituire&#8221; la Iblis ai 4, dovrà inoltrare tutti gli atti dell&#8217;indagine al Csm<span id="more-10713"></span>. La vicenda è ben descrita da <a href="http://antoniocondorelli.wordpress.com/" target="_blank">Antonio Condorelli</a> su <a href="http://www.livesicilia.it/2011/06/23/quattro-pm-contro-patanea-catania-e-scontro-in-procura/" target="_blank">Live Sicilia</a>, nonché su <a href="http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=59960/cronaca/inchiesta-iblis-pm-contro-lavocazione" target="_blank">La Sicilia Web</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Ma c&#8217;è ancora un altro punto che occorre sottolineare. L&#8217;ipotesi di un ricorso dei pm della Iblis al Consiglio Superiore della Magistratura, oltre che dalla fattibilità giuridicamente non chiara, porrebbe Giuseppe Gennaro in condizioni di incompatibilità ambientale alla Procura di Catania. Ergo, lo escluderebbe automaticamente dalla corsa per divenirne capo. Corsa alla quale ancora partecipa con buone possibilità di successo. Per questo motivo principe è bene usare i termini al massimo possibile della loro precisione. La confusione serve solo al Maligno &#8230;</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/catania_palazzo_di_giustizia.jpg"><img class="size-medium wp-image-10715" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/catania_palazzo_di_giustizia-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a></dt>
<dd>Il Palazzo di Giustizia di Catania</dd>
</dl>
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		<title>La vocazione all&#8217;avocazione e il giallo del ricorso al Csm</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 09:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il quindicinale d&#8217;inchiesta catanese Sud ha appena pubblicato la notizia che i pm dell&#8217;indagine Iblis avrebbero fatto ricorso al Csm contro l&#8217;avocazione della medesima da parte di Michelangelo Patanè, facente funzioni del procuratore capo nel capoluogo etneo. Gli interessati, però, parrebbero aver smentito, anzi, addirittura vi sono dubbi sul fatto che l&#8217;ordinamento italiano preveda una [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il quindicinale d&#8217;inchiesta catanese <em>Sud</em> ha appena pubblicato la notizia che i pm dell&#8217;indagine Iblis avrebbero fatto <a href="http://www.sudpress.it/politica/stralcio-lombardos-i-pm-ricorrono-al-csm-contro-lavocazionepartita-aperta/" target="_blank">ricorso al Csm contro l&#8217;avocazione</a> della medesima da parte di Michelangelo Patanè, facente funzioni del procuratore capo nel capoluogo etneo. Gli interessati, però, parrebbero aver smentito, anzi, addirittura vi sono dubbi sul fatto che l&#8217;ordinamento italiano preveda una simile eventualità. In ogni caso, un bel colpo nei giorni scorsi a <em>Sud</em> è riuscito, ossia reperire appunto il provvedimento di Patanè con il quale si avoca l&#8217;inchiesta Iblis, stralciandone le posizioni di Raffaele e Angelo Lombardo<span id="more-10684"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Per inciso, da quanto scrive Patanè si evincono alcune cose che, come spesso è accaduto nei mesi scorsi per l&#8217;inchiesta Iblis, fanno involontariamente sapere all&#8217;universo mondo più di quanto avrebbe gradito l&#8217;estensore (o il relatore che dir si voglia). Vediamo alcuni punti.</p>
<p style="text-align: justify">1) Patanè scrive che «nel mese di luglio dello scorso anno [...] si è tenuta in procura una serie di riunioni finalizzate alla valutazione della sussistenza delle condizioni di applicabilità di misure cautelari personali nei confronti di Lombardo Raffaele, Presidente della Regione siciliana, e del fratello Angelo, entrambi indagati per il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa» (p. 1 dell&#8217;ordinanza). Ma come?!? A luglio 2010 si dibatteva in Procura sull&#8217;eventualità di arrestare o meno Lombardo? Ma se l&#8217;allora procuratore capo Enzo D&#8217;Agata in quel momento nemmeno ammetteva l&#8217;ipotesi che il leader autonomista fosse indagato?!? Mah &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">2) A cavallo fra le pp. 5 e 6 dell&#8217;ordinanza, Patanè, riportando tra virgolette ed in corsivo i rilievi dei sostituti Boscarino, Fanara, Gennaro e Santonocito, scrive: «In particolare per Lombardo Angelo e Lombardo Raffaele precisavano che il compendio indiziario nei confronti dei predetti indagati <em>&#8220;si è incrementato, in misura significativa, sia nel periodo successivo alle valutazioni espresse nel luglio 2010 (con riferimento alla possibilità di formulare nei confronti dei predetti richiesta di misura cautelare in carcere) sia nel periodo successivo al febbraio 2011 [...] ed anche nel periodo successivo alla nota redatta dal Dr Zuccaro in relazione ad <strong>ulteriori elementi acquisiti nell&#8217;ambito di altro procedimento penale</strong>&#8220;</em>». Anche in questo caso involontariamente, Patanè dà la notizia, fin qui ignota, che esisterebbe un ulteriore indagine parallela alla Iblis. Quante cose si riescono a sapere vagliando per bene un&#8217;ordinanza &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">3) A p. 8 si legge altresì: «Va ricordato che all&#8217;esito di riunioni dedicate all&#8217;esame del procedimento in questione, il Procuratore della Repubblica, in data 25.2.2011 [ossia 3 giorni prima del suo pensionamento], dispose che l&#8217;eventuale richiesta di rinvio a giudizio del procedimento in esame fosse trasmessa alla cancelleria competente senza il visto di assenso». Ora, la posizione di Enzo D&#8217;Agata certo non è mai stata severissima nei confronti dell&#8217;indagato Lombardo, ma (p. 9 dell&#8217;ordinanza) Patanè revoca anche il provvedimento &#8220;last minute&#8221; dell&#8217;ex procuratore capo &#8230; Singolare.</p>
<p style="text-align: justify">Chi volesse leggere l&#8217;intera ordinanza, può leggerla sul sito di <a href="http://www.sudpress.it/politica/esclusiva-di-sud-lavocazione/" target="_blank">Sud</a>.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_raffaele_lombardo_4.jpg"><img class="size-medium wp-image-10706" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_raffaele_lombardo_4-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" /></a></dt>
<dd>Raffaele Lombardo</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: center">&nbsp;</p>
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		<title>Raffaele Lombardo non sarà rinviato a giudizio</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 13:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Clamoroso colpo di scena nell&#8217;inchiesta Iblis della Procura della Repubblica di Catania: finisce nel nulla la richiesta di rinvio a giudizio per Raffaele ed Angelo Lombardo, firmata da tutti e quattro i pm titolari dell’inchiesta: Iole Boscarino,  Antonino Fanara, Giuseppe Gennaro e Agata Santonocito. Il successore pro tempore di Vincenzo D’Agata, il capo facente funzioni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Clamoroso colpo di scena nell&#8217;inchiesta Iblis della Procura della Repubblica di Catania: finisce nel nulla la richiesta di rinvio a giudizio per Raffaele ed Angelo Lombardo, firmata da tutti e quattro i pm titolari dell’inchiesta: Iole Boscarino,  Antonino Fanara, Giuseppe Gennaro e Agata Santonocito. Il successore pro tempore di Vincenzo D’Agata, il capo facente funzioni della Procura di Catania Michelangelo Patanè, ha infatti deciso di avocare a sé l’inchiesta, stralciando le posizioni di Angelo e Raffaele Lombardo, per i quali, a suo avviso, non vi sarebbero gli elementi per richiedere il rinvio a giudizio<span id="more-10619"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ma che cosa è accaduto? Semplice, i pubblici ministeri titolari dell’inchiesta sono stati &#8220;spogliati&#8221; del fascicolo sul quale stavano indagando, un &#8220;volumone&#8221; da 80mila pagine fitte di atti ed intercettazioni. La decisione finale deve ancora transitare dall&#8217;ufficio del Gip, ma per i coindagati della Iblis pare invece che si procederà con la richiesta di rinvio.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_raffaele_lombardo_6.jpg"><img class="size-medium wp-image-10620" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_raffaele_lombardo_6-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a></dt>
<dd>Raffaele Lombardo</dd>
</dl>
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		<title>Catania, caso &#8220;La Tenutella&#8221;: ma perché tutta questa fretta?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 09:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ennesimo mega centro commerciale di Catania è pronto: dopo un lungo iter di costruzione, con intoppi vari ed eventuali (incluso finire nell&#8217;inchiesta Iblis sui rapporti mafia-politica della Procura della Repubblica di Catania, quella che vede principale indagato il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo), &#8220;La Tenutella&#8221;, per l&#8217;occasione ribattezzato &#8220;Centro Sicilia&#8221;, apre venerdì 10. Pubblicità [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L’ennesimo mega centro commerciale di Catania è pronto: dopo un lungo iter di costruzione, con intoppi vari ed eventuali (incluso finire nell&#8217;inchiesta Iblis sui rapporti mafia-politica della Procura della Repubblica di Catania, quella che vede principale indagato il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo), &#8220;La Tenutella&#8221;, per l&#8217;occasione ribattezzato &#8220;Centro Sicilia&#8221;, apre venerdì 10<span id="more-10603"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Pubblicità consistente in giro per la città, accurato lancio stampa preparato per tempo, manifesti 6 x 3 nei punti strategici &#8230; Soltanto che proprio oggi vi è l&#8217;udienza del Tar etneo che deve decidere su di una sospensiva e non si può non notare la fretta dei gestori del centro nell&#8217;inaugurare. Una mossa che il presidente di Confcommercio Sicilia, Pietro Agen, ha definito «quanto meno avventata» in una intervista a mia firma pubblicata sul numero odierno di <em>MF Sicilia</em>. Non si poteva aspettare qualche settimana? E se il Tar dovesse dare ragione a Confcommercio?</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, il solito problema del Sud Italia, l&#8217;inusualità di talune scelte che, seppur legalissime, finiscono col risultare inopportune. Ora non resta che attendere con serenità l&#8217;esito della richiesta di sospensiva avanzata dall&#8217;associazione di categoria dei commercianti. Ma il caso in sé ormai è stato creato. Proprio per la troppa fretta di una inaugurazione che un altro po&#8217; avrebbe di certo potuto attendere.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/mall.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10606" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/mall-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
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		<title>Lombardo (fin troppo) Confidential</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 06:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si trova a parlare con la stampa, sempre più spesso il presidente della Regione Sicilia, l&#8217;autonomista Raffaele Lombardo, finisce col dire all&#8217;interlocutore più &#8211; a volte ben più &#8211; di quanto gli sarebbe utile dire. È il caso dell&#8217;intervista apparsa stamattina sul quotidiano di Catania La Sicilia a firma di Tony Zermo, nella quale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Quando si trova a parlare con la stampa, sempre più spesso il presidente della Regione Sicilia, l&#8217;autonomista Raffaele Lombardo, finisce col dire all&#8217;interlocutore più &#8211; a volte ben più &#8211; di quanto gli sarebbe utile dire. È il caso dell&#8217;intervista apparsa stamattina sul quotidiano di Catania <em>La Sicilia</em> a firma di Tony Zermo, nella quale Lombardo, prima ancora di dichiarare che piuttosto d&#8217;essere rinviato a giudizio dal Gip per l&#8217;inchiesta Iblis preferirebbe chiedere o il rito abbreviato o il processo immediato (segno in sé di una certa apprensione del leader sicilianista, non certo di forza e serenità d&#8217;animo), si lascia andare ad alcune considerazioni sul suo neoconsulente, l&#8217;esperto ex poliziotto Gioacchino Genchi, che avranno fatto maledire a quest&#8217;ultimo il momento in cui ha accettato l&#8217;incarico<span id="more-10584"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Dichiara Lombardo a Zermo: «Ho preso Genchi perché è un mago. Anni fa in Calabria mi fece sentire la conversazione che avevo avuto con Saladino della Compagnia delle Opere che era stato inquisito da De Magistris. Lo fece in pochi minuti manovrando un aggeggio e mi impressionò».</p>
<p style="text-align: justify">Ora, non vorrei sbagliarmi, ma con tale dichiarazione non ha rivelato una palese violazione di segreto istruttorio? L&#8217;inchiesta di de Magistris nel momento in cui Genchi ha (avrebbe?) fatto ascoltare l&#8217;intercettazione a Lombardo era ancora in corso? Genchi è persona serissima, quindi sono certo di no, ma fare chiarezza in merito non sarebbe male &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, non vorrei sbagliarmi bis, ma l&#8217;ottimo Genchi, che personalmente stimo molto, non ha sempre dichiarato nei vari processi in cui è stato coinvolto di non aver mai fatto intercettazioni, ma di aver soltanto incrociato dati e tabulati telefonici vari? Se non erro (again) è stata questa per molto tempo la sua linea difensiva. Oggi spazzata via da Lombardo con una semplice innocente (?) intervista &#8230;</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_raffaele_lombardo_9.jpg"><img class="size-medium wp-image-10592" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/06/pictures_raffaele_lombardo_9-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></dt>
<dd>Raffaele Lombardo</dd>
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		<title>L&#8217;anomalia Pd e il futuro dell&#8217;Italia (passando dalla Sicilia): intervista a Orazio Licandro</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 14:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia è una grave anomalia nel corrente panorama politico internazionale. Al suo interno opera la parallela anomalia rappresentata dal Partito Democratico, ancora più singolare in Sicilia, dove metà del Pd appoggia una giunta presieduta dall&#8217;autonomista Raffaele Lombardo, uomo dalla storia personale e dalla tradizione politica certo ben lontane da quelle che hanno condotto alla nascita [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;Italia è una grave anomalia nel corrente panorama politico internazionale. Al suo interno opera la parallela anomalia rappresentata dal Partito Democratico, ancora più singolare in Sicilia, dove metà del Pd appoggia una giunta presieduta dall&#8217;autonomista Raffaele Lombardo, uomo dalla storia personale e dalla tradizione politica certo ben lontane da quelle che hanno condotto alla nascita della formazione democratica. Di tutto ciò ho parlato a lungo con Orazio Licandro, già deputato nazionale ed oggi dirigente dei Comunisti Italiani e della Federazione della Sinistra, acuto analista dei fatti non solo siciliani. Il risultato è questa intervista<span id="more-10370"></span>, che viene pubblicata in esclusiva su <em>The Lo Re Report</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, un po’ tardivamente si è accorto della stranezza del caso siciliano ed ha finalmente messo in dubbio l’appoggio del suo partito al presidente della Regione Raffaele Lombardo, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa …</strong><br />
Ciò che sta accadendo nel Pd non solo è grave, ma è soprattutto surreale. Che tutto ciò succeda in Sicilia sotto l’egida della <em>nouvelle vague</em> antimafia è poi uno di quei paradossi della politica che lascia di stucco, ma con un amarissimo sapore in bocca. Ricordo come venissero sempre lanciati, e giustamente, inviti alla prudenza, alla circospezione rispetto a personaggi spregiudicati seppure in condizioni francamente risibili rispetto a quelle in cui, a leggere le carte dell&#8217;inchiesta &#8220;Iblis&#8221;, verserebbe Raffaele Lombardo. Migliaia di pagine del Ros dei Carabinieri, un’inchiesta durata lunghi anni, decine e decine di personaggi coinvolti, dal mondo della politica, a quello delle professioni, dell’imprenditoria e della mafia in senso stretto. A prescindere dalle vicende giudiziarie che si dipaneranno, soltanto alcuni esponenti del Pd, penso per esempio ai senatori Enzo Bianco ed Ignazio Marino o al deputato Giovanni Burtone, hanno assunto una posizione chiara. E allora, dinanzi a tutto ciò, come è possibile che siano così in pochi a dire con nettezza che non esiste alcuna buona ragione per sostenere quel governo e quel presidente? Mi tornano ossessivamente in mente alcune parole di Rocco Chinnici, pronunciate prima del suo assassinio: «Fino a quando la mafia potrà realizzare stretti rapporti con settori del potere, sarà possibile solo ottenere risultati parziali e contingenti, ma non debellarla definitivamente».</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che cosa credi che succederà ora dentro il Pd siciliano? Toglieranno per tempo l’appoggio a Lombardo o aspetteranno l’eventuale rinvio a giudizio?</strong><br />
Beh, francamente è una vicenda che si fa ogni giorno più imbarazzante, sia per il gruppo dirigente, sia soprattutto per gli iscritti e i militanti di quel partito che vivono con grande pena questa vicenda. Dopo aver intimato l’alt, evidentemente Bersani è stato oggetto di pressioni tali da dover fare marcia indietro e dire che in fin dei conti non siamo ancora al rinvio a giudizio. Non lo invidio affatto! Constato tuttavia, e con estremo sconcerto, che la medesima posizione dei sostenitori di Lombardo è espressa dal professor Pietro Barcellona, giurista proveniente dalla storia e dalla tradizione del Pci. A parte la lezione dimenticata di Enrico Berlinguer sulla questione morale, che non è questione giudiziaria, ma grande questione politica e democratica, faccio osservare che siamo in presenza di un falso e assai frainteso garantismo.<br />
Insomma, non c’è bisogno di alcun atto della Magistratura per compiere una sceltà di opportunità politica: da un lato Raffaele Lombardo dovrebbe fare un passo indietro; dall’altro il Pd dovrebbe subito convincersi dell’assurdità politica di sostenere un leader con simili &#8220;relazioni pericolose&#8221;, al di là di presunti ed eventuali vantaggi alla mafia da accertare. Allo stesso tempo ritengo un mero palliativo il referendum. Su certi temi non ci sono consultazioni che tengano, e un gruppo dirigente appunto dirige e non si affida agli umori. E in ogni caso sostenere che attaccando Lombardo si aiuta il Pdl è una pelosissima infamia da rispedire ai mittenti. Quando la politica rinuncia a questa sua intrinseca dimensione e attende un atto formale della Magistratura, poi non ha alcun titolo per denunciare presunti complotti o invasioni di campo dei pm. Insomma se la politica è debole, se non reagisce alle forme e ai processi di inquinamento, ma anzi li subisce affascinata, la degenerazione è dietro l’angolo e di conseguenza l’arrivo prima o poi delle forze dell’ordine e della Magistratura è certo. E si capisce allora perché in Italia versiamo in queste condizioni.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Pd è in caduta libera nei sondaggi in Sicilia, ma anche a livello nazionale le indagini demoscopiche non lo premiano di certo. Molti dei consensi in uscita saranno sicuramente intercettati dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e alcuni anche dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. La Federazione della Sinistra spera di recuperare qualcosa di questi voti in fuga dal Pd?</strong><br />
Al Pd, unica opposizione all’Ars grazie a una nefanda legge elettorale, manca uno scatto per cambiare passo e voltare pagina. Sicché il quadro generale appare purtroppo quello di una totale subalternità della politica alla cultura del potere per il potere; e dinanzi al prevalere di una logica che interpreta la politica e le istituzioni come strumento fondamentale per perseguire interessi particolari o affari, non c’è dubbio che, oltre all’astensionismo, il voto di protesta si coagula attorno a forze, come l&#8217;Idv, che fanno della legalità un punto di intransigenza, oppure si premiano forze antisistema, tuttavia di marca populista e prive di un progetto complessivo per il Paese come il movimento di Grillo. L’Italia avrebbe bisogno invece di rilanciare poche ma forti idee per il futuro. Individuare due/tre settori in cui investire e puntare su ricerca e cultura. Per far ciò occorre chiamare alla partecipazione politica e dunque al governo le energie giovani e migliori di cui ancora disponiamo. Eppure siamo alle prese con un vecchio leader politico (75 anni), travolto da vicende giudiziarie particolarmente gravi, portatore di una cultura rozza, arcaica del potere, e di un concetto ancestrale del corpo della donna; un governo che ha smantellato il sistema di formazione e istruzione e ricerca pubblico di certo non lavora per il futuro dei giovani. La Federazione della Sinistra, composta da Pdci, Prc, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà, è severamente impegnata invece a provare a dar corpo alla necessaria svolta, sapendo che uno dei presupposti sarà il ripristino di condizioni minime di democrazia e di legalità.<br />
Perché senza legalità non ci potrà essere alcuna prospettiva di crescita sana. A prescindere dall’inquinamento mafioso, circa l’80% delle imprese siciliane versa in stato di illegalità (lavoro nero, mancato versamento dei contributi, violazione delle regole minime sulla sicurezza, violazione dei diritti dei lavoratori, ecc.). I siciliani ci seguono con simpatia e noi contiamo di raccogliere tale disillusione e tradurla positivamente in un voto di speranza ed evitare così che finisca nell’astensionismo o nello sterile voto di protesta.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma nei sondaggi la FdS è assente. Di chi è la colpa?</strong><br />
Guarda, si tratta di un tema delicato che rappresenta anche la cifra dell’imbarbarimento della lotta politica. I sondaggi per lo più non corrispondono al vero per due ragioni: a) sono commissionati da soggetti che pagano e vogliono pertanto delle risposte confortanti; b) sono usati come strumento di lotta politica. Mi spiego: se voglio colpire la FdS faccio in modo che questa non compaia o che abbia un esito così esiguo da indurre l’elettore a non prendere in considerazione l’ipotesi di votarla per evitare la dispersione del voto a fronte degli sbarramenti. Insomma, il cosiddetto voto inutile. Dico questo sulla base di un dato diretto di esperienza: 1) quando commissioniamo noi sondaggi, questi ci danno sempre oltre il 3/3.5%; si soddisfa così il primo punto: non scontentare il cliente; 2) quando i committenti sono altri, gli esiti sono intorno al 1.5/2%, perché è utile per soddisfare il secondo punto; 3) qualche giorno fa una cittadina ha reso nota la sua esperienza di &#8220;interrogazione&#8221;, rivelando come ha dovuto faticare sette camicie per far attribuire la sua intenzione di voto alla FdS anziché a Vendola. E dunque? È credibile che nel recente sondaggio Demopolis la FdS non compaia neppure? Certo che no, è un dato assolutamente falso, ma questo rientra in una dinamica del sistema di comunicazione che tende purtroppo ad oscurarci perché siamo scomodi, troppo, eccessivamente scomodi per gli assetti di potere. Ma non ci arrendiamo! L’ottimismo della volontà in questi casi prevale sul pessimismo della ragione, perché poi alla fine ciò che conta sono davvero i voti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tornando al caso Sicilia. Che scenari si aprono a questo punto? Nuove elezioni solo alla Regione? Effetto domino dappertutto con una valanga di amministrazioni locali da rinnovare? Oppure Lombardo resisterà fino all’inverosimile?</strong><br />
Lombardo non vuole certamente mollare; gode dell’appoggio della maggioranza del Pd siciliano, è un gran furbo per cui in Sicilia terremota l’Udc e il Pdl, ma a Roma sta con Berlusconi e tenta di infilarsi nel Terzo Polo. La politica non c’è, esiste sono la levantina astuzia di restare a galla, di eludere i problemi, ad ogni costo. Ma se Lombardo precipitasse verrebbe meno anche la sua creatura, l’Mpa, e dunque il suo sistema di potere. Basta andare un po’ in giro per Catania e la Sicilia per comprendere che cosa giri attorno all’Mpa. Ad ogni modo vedremo, la mia sensazione è che non andrà lontano, per quanto possa godere di un buon appoggio in parte della magistratura siciliana, con buona pace dell’insulso &#8220;motivetto&#8221; delle toghe rosse… Certo, è probabile che si voti in autunno e oltre alla Regione verranno chiamati al voto Comuni e Province dell&#8217;Isola.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Pd in Italia e segnatamente in Sicilia sembra ormai più un’anomalia politica che un partito. Che futuro può avere a tuo avviso?</strong><br />
La nascita del Pd ha generato una deflagrazione del quadro politico italiano. Congegnato da Veltroni per semplificare l&#8217;assetto politico ancor più ed assestarlo in un sistema bipartitico Pd-Pdl, oggi possiamo dire che ha fallito la sua <em>mission</em>. La pluralità di anime, di voci così dissonanti, la molteplicità di culture assai lontane ha finito per produrre presto un effetto &#8220;maionese&#8221;, un impazzimento che ha portato a microscissioni, a perdite molecolari, ma soprattutto all’impossibilità di costruire un’identità compiuta e dunque a una sostanziale governabilità di quel partito. Che ha cambiato nella sua breve esistenza già tre segretari, uno l’anno (Veltroni, Franceschini e Bersani)! E l’attuale leadership non sembra godere di buona salute. Peraltro, come era scontato, entrando in crisi il Pd, per simmetria della geometria politica, è entrato in crisi anche il Pdl e sta nascendo il Terzo Polo. Siamo dunque alla fine del bipartitismo, ma  persino del bipolarismo. Amen &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Si va verso uno “spezzatino” democratico?</strong><br />
E chi lo può sapere? Certamente non ora, prima bisognerà attendere le elezioni politiche e il loro esito, poi vedremo. È però probabile che ciò accada. Francamente, però, non mi auguro una simile devastazione del Pd. Se dovesse succedere è evidente che il sistema politico subirebbe un’ulteriore torsione moderata, se non addirittura reazionaria. C’è invece sempre la speranza che prevalgano spinte, idee, progetti di matrice progressista. Non voglio neppure usare la parola sinistra, perché troppo impegnativa per un partito con quel genoma.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma se dovesse esservi una frantumazione del Pd a livello nazionale, in Sicilia, dove i suoi numeri sono assai più esigui, che cosa potrebbe accadere?</strong><br />
La Sicilia è in condizioni disperate. Circa il 40% delle famiglie balla sulla soglia della povertà. La disoccupazione è impressionante, come è da paura lo scadimento culturale e la caduta verticale dell’istruzione nei siciliani. Non c’è classe dirigente all’altezza di affrontare emergenze come quella siciliana. Siamo davvero uno zimbello internazionale e alimentiamo le pulsioni antimeridonaliste del partito più primitivo che vi sia, la Lega Nord. Non a caso si risponde con un autonomismo straccione che sinora è stato funzionale agli interessi economici dei gruppi predatori del Nord. Non dimentico che l’Mpa per la prima volta approda in Parlamento, nel 2006, grazie alle liste congiunte con la Lega. Due avversari naturali, eppure reciprocamente legati dal medesimo interesse: dividere l’Italia. E questo è uno dei motivi di maggior allarme che mi scuote e che invece è del tutto sottovalutato dal Pd.<br />
Ora, se il Pd non recupera in fretta la sua ragione sociale e non riprende a lavorare alacremente per la costruzione di un ampio schieramento democratico e antimafioso che ponga al centro dell’agenda politica lavoro e temi sociali, temo possa accadere qualunque cosa … E certamente non alludo ad eventi positivi.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_orazio_licandro_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-10372" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_orazio_licandro_2-300x272.jpg" alt="" width="300" height="272" /></a></dt>
<dd>Orazio Licandro</dd>
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		<title>Il bello addormentato nel bosco (Bersani e il caso Lombardo)</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 12:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Con la dura presa di posizione di Pier Luigi Bersani sul caso Sicilia &#8211; una sorta di risveglio del bello addormentato nel bosco potremmo dire &#8211; l&#8217;Isola ha vissuto ieri pomeriggio il suo ennessimo quarto d&#8217;ora adrenalinico. È troppo maligno ipotizzare che, calcolati per bene &#8211; seppur in mostruoso ritardo &#8211; i (pochi) pro e i (tanti) contro dell&#8217;allenza siciliana fra Pd ed Mpa, Bersani abbia preteso da Giuseppe Lupo la firma della nota congiunta in cui si afferma essere necessario un ripensamento dell&#8217;intesa? Comunque siano andate le cose, ormai il problema politico è stato posto pesantemente e gli organi regionali del partito, alla presenza del segretario nazionale, dovranno in pochi giorni decidere se confermare o togliere l&#8217;appoggio alla giunta Lombardo<span id="more-10342"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Su quel che poi realmente accadrà in casa Pd non si può ipotizzare nulla di certo. Ad occhio è lecito supporre che Bersani tenterà di imporre la sua linea (basta col fare da stampella/zerbino al presidente autonomista inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa), ma già Antonello Cracolici ha fatto sapere che ingerenze extrasiciliane sono poco gradite. Insomma, se ieri sera tutti davano per assodata la volontà del Pd di &#8220;sfilarsi&#8221;, già oggi hanno ripreso quota le azioni di chi sostiene che il partito deciderà di proseguire nella suicida strategia di appoggio a Lombardo, almeno fino all&#8217;eventuale rinvio a giudizio. Se poi questo non dovesse arrivare, sarebbe la vittoria assoluta di Lumia &amp; Co. Ma se, di contro, il rinvio giungesse dopo un&#8217;ennesima prova di forza vinta dai democratici di rito lombardiano sarebbe la fine per il partito in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify">Perché un dato che probabilmente importa poco agli alleati del leader autonomista, ma assai di più ai militanti di base ed ai simpatizzanti, è quello che il Pd ormai è in caduta libera nei sondaggi. I più benevoli fra gli analisti lo danno al 18% nelle intenzioni di voto politico dei siciliani. Dal che discende un ragionamento che si spinge ad ipotizzare un risultato ben peggiore (sotto l&#8217;11%) per quel che riguarda un eventuale voto amministrativo regionale, provinciale e/o comunale.</p>
<p style="text-align: justify">Detta in parole poverissime, per inseguire i pochi vantaggi immediati dell&#8217;alleanza con Raffaele Lombardo, Cracolici, Lumia, Lupo e gli altri arroccati sulle posizione di difesa del presidente hanno disintegrato il partito nell&#8217;Isola. Difficile che non se ne siano accorti. Più realistico ritenere che non gliene stia fregando nulla.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_pierluigi_bersani_3.jpg"><img class="size-medium wp-image-10343" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_pierluigi_bersani_3-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></dt>
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		<title>Barcone di lombardiani alla deriva nel mare della politica</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 11:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un barcone di lombardiani alla deriva è stato avvistato nel mare della politica italiana, fra le coste libiche, nel cuore di quel Mediterraneo da loro tanto mitizzato, e le valli orobiche degli ex alleati leghisti (insieme ai quali, ricordiamolo, si presentarono alle elezioni politiche del 2006, siglando una singolare alleanza che scontentò i militanti tutti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Un barcone di lombardiani alla deriva è stato avvistato nel mare della politica italiana, fra le coste libiche, nel cuore di quel Mediterraneo da loro tanto mitizzato, e le valli orobiche degli ex alleati leghisti (insieme ai quali, ricordiamolo, si presentarono alle elezioni politiche del 2006, siglando una singolare alleanza che scontentò i militanti tutti alle latitudini tutte). Si attendono le reazioni della Libia, naturale referente geopolitico della Regione Siciliana sotto il regno di Raffaele Lombardo, e del sottosegretario alle Infrastruttre, già ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che, a rigor di logica, se tanto mi dà tanto, su dei profughi (ancorché politici) ipermeridionali ed ultrameridionalisti dovrebbe desiderare di sganciare un&#8217;atomica<span id="more-10334"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Scherzi a parte, il tema del destino (politico, ma anche umano) di chi negli anni ha legato le sue fortune a Raffaele Lombardo è di grande attualità a Catania ed in Sicilia. Ovvio che chi può sta già facendo i suoi bravi <em>preparativi di fuga</em>, per dirla con Lars Gustafsson. E chi non può? Vi sono alcuni uomi dell&#8217;entourage lombardiano legati a triplo filo al leader e per costoro, ovviamente, il discorso è ben più arduo. Il tradimento fu possibile per Giuda, l&#8217;abiura riuscì agilmente a Pietro, ma certo Giovanni si sarebbe trovato assai più in difficoltà a passare con il &#8220;partito&#8221; romano.</p>
<p style="text-align: justify">E quindi? Dentro l&#8217;Mpa è ormai psicodramma. <em>Timore e tremore</em> (mi si perdoni l&#8217;ennesima citazione, stavolta da Kierkegaard) per l&#8217;esito finale dell&#8217;indagine &#8220;Iblis&#8221;, paura per le voci ricorrenti di ulteriori inchieste che potrebbero (il condizionale è sempre assolutamente d&#8217;obbligo in questi casi) essere in corso sull&#8217;ambiente autonomista, terrore isterico nei giorni precedenti la distribuzione di ogni nuovo numero del mensile investigativo <em>S</em> e della free press <em>Sud</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Classiche scene da fine impero, insomma. Nel frattempo, la Sicilia aspetta ancora il treno per una compiuta modernità, ferma ad un avvilente medioevo dello sviluppo. Economico ed umano.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/boat_people.jpg"><img class="size-medium wp-image-10335" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/boat_people-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a></dt>
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		<title>Bersani richiama all&#8217;ordine Lupo, il Pd siciliano verso l&#8217;addio a Lombardo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 18:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«I provvedimenti della procura della Repubblica di Catania, recentemente assunti nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta denominata &#8220;Iblis&#8221;, suscitano preoccupanti interrogativi che, al di là degli sviluppi giudiziari, investono il ruolo istituzionale del presidente della Regione Siciliana. Questi fatti richiedono una riconsiderazione della situazione politica nel governo della Regione e della iniziativa del Pd. A tal fine saranno convocati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">«I provvedimenti della procura della Repubblica di Catania, recentemente assunti nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta denominata &#8220;Iblis&#8221;, suscitano preoccupanti interrogativi che, al di là degli sviluppi giudiziari, investono il ruolo istituzionale del presidente della Regione Siciliana. Questi fatti richiedono una riconsiderazione della situazione politica nel governo della Regione e della iniziativa del Pd. A tal fine saranno convocati a breve gli organismi dirigenti siciliani con la partecipazione della segreteria nazionale». Lo affermano in una nota congiunta il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, ed il segretario regionale siciliano, l&#8217;&#8221;opussiano&#8221; Giuseppe Lupo<span id="more-10325"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, la notizia (di fatto nota da più di un anno, ma ufficializzata dalla Procura con  l&#8217;avviso di conclusione delle indagini soltanto sabato scorso) che il presidente siciliano Raffaele Lombardo &#8211; a capo di una giunta tecnica sostenuta da Pd, Mpa, Udc, Fli e Api &#8211; è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa non poteva non scuotere un galantuomo come Bersani. Che certo però avrebbe fatto meglio a pensarci prima, riconducendo per tempo all&#8217;ordine i vertici regionali del suo partito.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, considerato come l&#8217;innaturale alleanza fra democratici ed autonomisti abbia eroso in maniera significativa i già scarni consensi del Pd, la decisione (se arriverà, ma sembra certo) di togliere l&#8217;appoggio al governo Lombardo appare davvero troppo tardiva. Ormai il danno d&#8217;immagine per il Pd siciliano è gravissimo e la compagine di centrosinistra alle prossime elezioni regionali, a questo punto imminenti, sarà sicuramente punita con estrema durezza dall&#8217;elettorato.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto agli equilibri interni al Pd regionale, a questo punto è ovvia la vittoria della linea di coerenza e fermezza di Enzo Bianco, da sempre radicalmente contrario all&#8217;&#8221;abbraccio&#8221; con Raffaele Lombardo. Nelle prossime ore sarà interessante sentire il giudizio in merito alla presa di posizione di Bersani di Giuseppe Lumia, il grande sostenitore del presidente siciliano fra le fila dei democratici.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_pierluigi_bersani.jpg"><img class="size-medium wp-image-10327" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_pierluigi_bersani-300x103.jpg" alt="" width="300" height="103" /></a></dt>
<dd>Pier Luigi Bersani</dd>
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		<title>La versione di Raffaele (a inchiesta Iblis conclusa)</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 08:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall&#8217;ottima intervista di Antonio Condorelli al presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo (in versione umanamente assai simpatica, corre l&#8217;obbligo di dire, visto che spesso noi giornalisti ne evidenziamo il tratto personale algido), on line da ieri sul portale Live Sicilia, si apprendono tante cose utili ai ragionamenti che sono necessari fare in questo frangente così [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dall&#8217;ottima <a href="http://www.livesicilia.it/2011/04/10/inchiesta-iblis-la-replica-di-lombardo/" target="_blank">intervista</a> di <a href="http://antoniocondorelli.wordpress.com/" target="_blank">Antonio Condorelli</a> al presidente della Regione Siciliana <a href="http://www.raffaelelombardo.it/" target="_blank">Raffaele Lombardo</a> (in versione umanamente assai simpatica, corre l&#8217;obbligo di dire, visto che spesso noi giornalisti ne evidenziamo il tratto personale algido), on line da ieri sul portale <a href="http://www.livesicilia.it/" target="_blank">Live Sicilia</a>, si apprendono tante cose utili ai ragionamenti che sono necessari fare in questo frangente così delicato per la storia corrente dell&#8217;Isola. Alcune di costume (Lombardo non sa usare Internet, né agende elettroniche e non legge la cronaca nera), altre caratteriali (come la dichiarata «presunzione di contagiare la legalità ad un mafioso» eventualmente incontrato), altre ancora squitamente politiche<span id="more-10291"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Le cronache di tutti i tempi, purtroppo, caro presidente, sono piene di esempi di gente che aveva la sua stessa presunzione e si è voluta confrontare faccia a faccia con il Male. Rarissimo, mi duole sottolinearlo, il &#8220;contagio&#8221; da Bene a Male. Molto più frequente il percorso &#8220;virale&#8221; inverso. Lo si è mai visto un ragazzino per bene di buona famiglia inserito in un gruppo di teppisti randagi redimerli con l&#8217;esempio civico e le maniere eleganti? Lo stesso Gesù Cristo, per fare un esempio davvero <em>super partes</em>, ha subito la tentazione di Satana nel deserto, ma non si ha traccia testimoniale di alcun minimo turbamento celeste del principe degli Inferi in vicinanza di nostro Signore. Lombardo in una stazione di rifornimento sulla Catania-Gela voleva fare di meglio rispetto a Cristo nel deserto?!? Suvvia, non esageriamo &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, la conversione dell&#8217;Innominato è un caso letterario e basta. Ringraziamo Manzoni per quelle splendide pagine, ma non pensiamo nemmeno per un istante che una persona onesta, avendo rapporti con un mafioso, possa essere portatrice di una sorta di &#8220;contagio di legalità&#8221;. O Raffaele Lombardo scherza (lecito, per carità) o, se ha avvicinato loschi figuri con tale intima presunzione,  davvero ha commesso una gravissima leggerezza.</p>
<p style="text-align: justify">Ma il discorso che Lombardo continua a fare per spiegare come è finito dentro l&#8217;inchiesta Iblis è comunque tutto politico. Lombardo, per l&#8217;ennesima volta, dichiara al Condorelli: «i rapporti che mi si addebbitano sono rapporti politici». La sua tesi di fondo è che i vari mafiosi con cui è entrato in contatto per questioni meramente elettorali non avevano fino a quel momento palesato il loro volto delinquenziale. È qui il nodo di tutta l&#8217;indagine. E proprio su questo gli inquirenti e (eventualmente) i giudici sono chiamati ad esprimersi. Ma che la decisione (archiviazione o rinvio a giudizio) arrivi in fretta. Perché la Sicilia è alla paralisi da troppo tempo, ormai. E non può davvero attendere oltre, tema il precipitare in una sorta di medioevo economico che avrà conseguenze sociali devastanti per tutti.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_raffaele_lombardo_.jpg"><img class="size-medium wp-image-10297" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_raffaele_lombardo_-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a></dt>
<dd>Raffaele Lombardo</dd>
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		<title>Sondaggi dolorosi (e fortemente emorragici) anche per il Pdl siciliano</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 05:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dopo il sondaggio che lo scorso fine settimana ha turbato la tranquillità nel Pd siciliano è arrivato il turno del Pdl dell&#8217;Isola. Se infatti si tenessero oggi le consultazioni politiche, la formazione berlusconiana otterrebbe in Sicilia il <strong>28%</strong> dei consensi, perdendo ben <strong>18 punti</strong> percentuali (oltre <strong>500 mila voti</strong>) rispetto alle elezioni del 2008. Il tracollo risulta da un&#8217;indagine sui flussi elettorali e le intenzioni di voto realizzata dall&#8217;istituto Demopolis, specializzato nelle rilevazioni in Sicilia, secondo il quale pesa nel trend non solo un potenziale incremento dell&#8217;astensione, ma anche la scissione di Futuro e Libertà e la nascita di Forza del Sud, il movimento meridionalista di Gianfranco Micciché<span id="more-10280"></span>. Siamo quindi ormai assai lontani dall&#8217;osannato 61 a 0 del 2001, quando Forza Italia fece il pieno di seggi alle legislative, conquistando tutti i collegi dell&#8217;Isola.</p>
<p style="text-align: justify">Per la verità, i consensi elettorali del Pdl in Sicilia sono in calo progressivo da qualche tempo. Passati dal <strong>46.5%</strong> del 2008 al <strong>36.5%</strong> delle europee del 2009, sino al <strong>29%</strong> del settembre 2010 (rottura fra Berlusconi e Fini). Per Demopolis, il punto più basso si è poi toccato con il <strong>25%</strong> nel novembre 2011, dopo la scissione pilotata (più che altro uno spin off) di Forza del Sud, nata per evitare che il progetto del Partito del Sud (per ora abortito) potesse vedere il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo in posizione di vantaggio.</p>
<p style="text-align: justify">La votazione di fiducia del 14 dicembre 2010 alla Camera ha però leggermente (e temporaneamente) invertito la tendenza, portando il Pdl all&#8217;attuale <strong>28%</strong> (circa <strong>750 mila voti</strong>) nelle simpatie dei siciliani. A questo dato ha fatto da contraltare il progressivo ridimensionamento dei consensi per Fli, formazione che dopo un primo momento di esplosione nei sondaggi si è ridimensionata parecchio.</p>
<p style="text-align: justify">Dando uno sguardo un po&#8217; più da vicino ai nuovi numeri forniti da Demopolis, ci si accorge che su <strong>100</strong> elettori che alle politiche del 2008 avevano scelto il Pdl soltanto <strong>57</strong> confermerebbero oggi il voto, mentre <strong>14</strong> opterebbero per Forza del Sud, <strong>12</strong> (in prevalenza ex elettori di Alleanza Nazionale) per Fli, <strong>5</strong> per l&#8217;Mpa e <strong>2</strong> si dividerebbero tra l&#8217;Udc di Casini e La Destra di Storace, che in Sicilia è trainata da un big del consenso elettorale come Nello Musumeci. Inoltre, un elettore del Pdl su dieci sceglierebbe oggi l&#8217;astensione.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, per Demopolis sarebbe Forza del Sud ad attrarre maggiormente i delusi da Berlusconi in Sicilia, attestandosi al <strong>7.5%</strong> delle intenzioni di voto, ma ottenendo un consenso potenziale di quasi il <strong>20%</strong>. Francamente troppo iperbolico per poter essere considerato realistico.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pie.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10285" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pie-300x298.jpg" alt="" width="300" height="298" /></a></p>
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		<title>Il Paese dei referenda (contro qualcuno)</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 14:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia tutto il dibattito politico ormai da anni è ridotto ad un sempiterno referendum pro o contro il premier Silvio Berlusconi. In Sicilia la &#8220;consultazione&#8221; perenne è pro o contro il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Nel suo piccolo, anche Catania è vittima della stessa &#8220;sindrome&#8221;. Mi accorgo che qualsiasi dichiarazione, qualsiasi scelta politica, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">In Italia tutto il dibattito politico ormai da anni è ridotto ad un sempiterno referendum pro o contro il premier Silvio Berlusconi. In Sicilia la &#8220;consultazione&#8221; perenne è pro o contro il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Nel suo piccolo, anche Catania è vittima della stessa &#8220;sindrome&#8221;. Mi accorgo che qualsiasi dichiarazione, qualsiasi scelta politica, qualsiasi opzione &#8211; anche su problemi asettici e concreti &#8211; viene ricondotta al posizionamento di ognuno nei confronti del sindaco Raffaele Stancanelli<span id="more-10264"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ovvio che tutto ciò è innaturale. E produce effetti perversi. Perché vedere i mille e più problemi di una nazione, di una regione, di una città solo ed esclusivamente attraverso le lenti deformanti dello scontro (per non dire dell&#8217;odio) politico non può certo condurre né al buon governo, nè ad una buona (ed efficace) opposizione. Se lo Stato di cui sono (comunque fiero) cittadino, la Regione che (mio malgrado) mi amministra e la città in cui (incautamente) sono nato si trovano, pur con le ovvie differenze, sul baratro che tutti possono vedere, probabilmente è anche per questa strana vocazione &#8220;referendaria&#8221; del Paese.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pro_o_contro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10271" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pro_o_contro.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a></p>
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		<title>Crollo Pd nei sondaggi in Sicilia, alcune considerazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 04:07:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In origine il Partito Democratico era, in linea teorica, la migliore idea politica mai emersa nell&#8217;Italia repubblicana. Oggi, dopo anni di discutibile gestione (da quella &#8211; a mio avviso pessima &#8211; di Walter Veltroni a quella &#8211; discreta, ma comunque deludente rispetto alle aspettative &#8211; di Pier Luigi Bersani) è divenuta un&#8217;anomalia. Anche grave. A [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">In origine il Partito Democratico era, in linea teorica, la migliore idea politica mai emersa nell&#8217;Italia repubblicana. Oggi, dopo anni di discutibile gestione (da quella &#8211; a mio avviso pessima &#8211; di Walter Veltroni a quella &#8211; discreta, ma comunque deludente rispetto alle aspettative &#8211; di Pier Luigi Bersani) è divenuta un&#8217;anomalia. Anche grave. A livello nazionale e segnatamente a livello siciliano<span id="more-10216"></span>. Non suscita nessuno stupore, quindi, il risultato del recente sondaggio Demopolis che vede un <a href="http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=55857/politica/pd-crollo-di-consensi-in-sicilia" target="_blank">crollo di consensi del Pd in Sicilia</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Se vi fossero oggi delle nuove elezioni legislative, il Partito Democratico nell&#8217;Isola riuscirebbe a malapena a raggiungere il <strong>18%</strong> dei consensi, perdendo <strong>250 mila voti</strong> (quasi l&#8217;<strong>8%</strong>) rispetto alle consultazioni politiche del 2008. Chiara la spiegazione di Pietro Vento, il direttore di Demopolis: «Il Partito di Bersani paga nell’Isola, più che nel resto del Paese, le prolungate divisioni interne, nei programmi, nella leadership, nelle alleanze. Ma anche e soprattutto [...] le incertezze strategiche nella decisione di appoggiare dall’esterno il Governo regionale guidato da Raffaele Lombardo. Un sostegno senza peso effettivo e riconoscibile, almeno nella percezione degli elettori del Pd, sulle scelte reali della politica regionale».</p>
<p style="text-align: justify">Come si può poi vedere dai dettagli del sondaggio, interessante è l&#8217;erosione di consensi che il Pd subisce proprio dall&#8217;alleato al governo regionale, il Movimento per l&#8217;Autonomia di Lombardo. Ben <strong>16</strong> elettori su 100 che hanno votato Pd nel <strong>2008</strong> oggi voterebbero Mpa. A riprova del fatto che, se un partito diventa la copia sbiadita di un altro o, comunque, viene percepito come eccessivamente appiattito sulle posizioni di un altro, l&#8217;elettorato tende sempre a premiare l&#8217;originale.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, davvero fa specie che solo <strong>5</strong> su 100 degli elettori democratici voterebbero Sinistra, Ecologia e Libertà, mentre non vi è traccia della Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani) nelle risposte degli intervistati, tanto da far sorgere il dubbio che l&#8217;opzione non sia nemmeno stata loro presentata.</p>
<p style="text-align: justify">Ma il dato che più dovrebbe far preoccupare la dirigenza regionale democratica è quello secco che vede solo <strong>61</strong> elettori su 100 del 2008 confermare la propria scelta. Ossia, il <strong>39%</strong> dell&#8217;elettorato democratico di appena 3 anni fa volta le spalle alla formazione guidata da Giuseppe Lupo (che ha subito <a href="http://www.livesicilia.it/2011/04/01/lupo-sfida-demopolisnessun-calo-dei-consensi/" target="_blank">smentito il sondaggio </a>Demopolis). Se a questo numero si sottrae il <strong>14%</strong> di &#8220;transfughi&#8221; verso l&#8217;Mpa ed il <strong>2%</strong> disposto a votare Futuro e Libertà di Fini o Forza del Sud di Micciché, vi è un <strong>23%</strong> di elettori persi presumibilmente anche perché in disaccordo con l&#8217;alleanza stretta con il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. C&#8217;è da ragionarci sopra a lungo e per bene, mi sembra.</p>
<p style="text-align: justify">Da notare, poi, le parole del segretario regionale democratico Lupo, che in una interessante intervista rilasciata a <a href="http://www.livesicilia.it/" target="_blank"><em>Live Sicilia</em></a> afferma: «Credo si debba fare una precisazione metodologica. Noi alle elezioni regionali del 2008 abbiamo ottenuto il 18 per cento, non vedo quindi un calo. Demopolis parla del Pd in Sicilia e raffronta il dato con quello delle Politiche, mentre il parametro sono le regionali. Diciotto per cento nel 2008 e altrettanto secondo il sondaggio». Mi sia consentito di dissentire radicalmente. I sondaggi vanno condotti tramite domande di base specifiche. Il quesito posto da Demopolis agli intervistati riguardava l&#8217;intenzione di voto se vi fossero ora delle elezioni politiche. Quindi il dato va raffrontato &#8211; come correttamente fatto dall&#8217;istituto di ricerca -  con quello delle ultime consultazioni politiche, non con quello delle ultime regionali.</p>
<p style="text-align: justify">La questione non è di poco conto, perché, si sa, le elezioni politiche, o legislative che dir si voglia, sono in genere meno &#8220;vincolate&#8221; per l&#8217;elettore, che si sente più libero di scegliere in base alle proprie idee e basta. Di contro, il voto regionale, provinciale o comunale è sempre condizionato da elementi esterni, foss&#8217;anche solo la semplice conoscenza diretta di un candidato con cui si ha un rapporto personale.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, Giuseppe Lupo non fa un buon servizio al suo partito ricordando come il Pd alle regionali del 2008 abbia avuto il <strong>18%</strong>. Non si raffronta un dato alle elezioni regionali con un sondaggio che indaga intenzioni di voto ad elezioni politiche. Se nei giorni scorsi la domanda di Demopolis al campione fossa stata inerente eventuali elezioni regionali, secondo logica il risultato del Pd sarebbe stato attorno all&#8217;<strong>11%</strong>, assodato come il gap del partito fra elezioni nazionali e regionali (mi pare in qualche modo confermato anche dalla parole di Lupo) sia di ben <strong>7 punti</strong> percentuali.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, molto non va dentro il Pd siciliano. Il che, piaccia o no, condiziona tutta la vita politica nell&#8217;Isola. La dirigenza in carica, invece che arroccarsi sulle proprie posizioni, si rammenti d&#8217;essere stata scelta alle primarie per la sua chiara opposizione programmatica al governo di Raffaele Lombardo e si apra al confronto con la base, anche accettando il referendum voluto da parecchi (5.000) iscritti proprio sull&#8217;appoggio del partito al presidente della Regione (in merito, si veda l&#8217;<a href="http://blog.lasiciliaweb.it/wp_alod/?p=2020" target="_blank">analisi di Andrea Lodato</a>, certo diversa dalla mia, ma ottima per avere un quadro a 360° degli umori in casa democratica). Perché, continuando di questo passo, lo shock dei risultati di eventuali consultazioni reali (nazionali o regionali che siano) sarà ben peggiore di quello dei risultati di un sondaggio.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_giuseppe_lupo.jpg"><img class="size-medium wp-image-10226" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/pictures_giuseppe_lupo-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a></dt>
<dd>Giuseppe Lupo</dd>
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		<title>Ragusa atomica? No, casomai forno a microonde che ha squagliato il Terzo Polo</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 17:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ragusa, gioiello di ordine e sviluppo economico che manco sembra d&#8217;essere in Sicilia, a fine maggio voterà per il rinnovo del Consiglio Comunale e della carica di sindaco. In piccolo, nel capoluogo ibleo, già nel decidere le candidature si sono affrontati (talora risolvendoli, talora no) molti dei nodi salienti della politica isolana, a cominciare dalla sorte del cosiddetto Terzo Polo, letteralmente morto nella culla<span id="more-10173"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Cominciamo con il dire che la campagna elettorale ragusana è sicuramente anomala, tanto è scontata la rielezione di Nello Dipasquale, che gli ultimi sondaggi danno al 60% delle simpatie fra i concittadini. Il sindaco in carica non dorme sugli allori, però, e – come ha dichiarato durante un nostro colloquio &#8211; preferisce muoversi come se i sondaggi non esistessero, ascoltando la gente «per raccoglie idee e progetti utili al completamento del programma elettorale». Programma che ha illustrato ieri pomeriggio alla Camera di Commercio. Tema caldo anche il nucleare, visto che le polemiche in merito post terremoto in Giappone sono giunte fino a Ragusa.</p>
<p style="text-align: justify">In merito, Dipasquale ha evidenziato come «la giunta municipale, proprio in considerazione dei rischi che inevitabilmente comporta la produzione di energia atomica, ha sancito più di un anno fa, con la delibera n. 37 del 28 gennaio 2010, il proprio parere contrario alla realizzazione di impianti nucleari nel territorio ragusano». Il sindaco lo ripete spesso in questi giorni, perché nel clima teso di campagna elettorale c’è anche chi vorrebbe farlo passare per “filo atomo”. «Allusione del tutto gratuita» che il primo cittadino respinge con forza. Insomma, nessuna Ragusa atomica, perché su questo sono tutti d&#8217;accordo.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante un risultato delle elezioni sostanzialmente già scritto, però, tanti sono i veleni in queste settimane di campagna. Gli autonomisti di Raffaele Lombardo hanno infatti deciso di contrapporre a Dipasquale, che pure era stato appoggiato dall&#8217;Mpa nel 2006, un candidato, Salvatore Battaglia (sostenuto pure dall&#8217;Api di Rutelli). Di contro, il sindaco uscente ha dalla sua tutto il centrodestra, compresi Fli e Udc. E qui sta un grosso punto a favore dell&#8217;<em>incumbent</em>. Perché a Dipasquale è riuscita la mossa di scardinare sul nascere il Terzo Polo a Ragusa (altrove c&#8217;ha pensato da solo).</p>
<p style="text-align: justify">Centristi e futuristi, infatti, non se la sono sentita di sconfessare un primo cittadino con il quale hanno ben operato in 5 anni di amministrazione. E quindi all&#8217;Mpa è rimasto soltanto l&#8217;appoggio dell&#8217;Api. Un&#8217;allenza, per inciso, anche assai ballerina, considerato il gelo che al momento corre fra i rispettivi leader, Lombardo e Rutelli, da tempo in disaccordo. Insomma, a Ragusa, ma pare proprio anche nel resto d&#8217;Italia, il Terzo Polo si è sciolto come un gelato nel forno a microonde.</p>
<p style="text-align: justify">Candidato per il centrosinistra è invece Sergio Guastella, del Pd, che gode del sostegno della Federazione della Sinistra, dell&#8217;Idv e di Sel. Ottima la sua operazione di &#8220;ricompattazione&#8221; della sinistra iblea, ma di opportunità concrete di impensierire Dipasquale non ne ha di certo. In ogni caso, essere riuscito a presentare un cartello di sinistra unito è già un bel risultato politico. Anche in questo Ragusa, in sedicesimo, fa scuola.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/maps_sicily_ragusa.gif"><img class="size-medium wp-image-10179" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/maps_sicily_ragusa-300x279.gif" alt="" width="300" height="279" /></a></dt>
<dd>Carta della Sicilia</dd>
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		<title>Post Mpa, cercasi intellettuale disperatamente</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 07:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Precedentemente fissato per giovedì 17, l’appuntamento più importante per l’Mpa &#8211; quello finale, si potrebbe dire &#8211; è stato spostato a stamattina presso l’Albergo delle Povere a Palermo. Come annunciato da circa un mese, il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, scioglierà il Movimento per l’Autonomia ed aprirà una vera e propria fase costituente della nuova formazione<span id="more-10055"></span>, fase che dovrebbe durare almeno fino a tutto il mese di aprile. Un tempo ragionevolmente lungo non solo per mettere in chiaro le idee, innanzitutto con se stessi, ed elaborare un programma organicamente meridionalista, ma anche per rinvenire adesioni di peso nel mondo della cultura, proprio quelle che fin qui sono mancate all’Mpa.</p>
<p style="text-align: justify">Lombardo sta infatti facendo di tutto per allargare il progetto, sul quale al momento poco o nulla è dato sapere, ad una serie di intellettuali siciliani di spicco. Nella sua lista dei desideri vi sono il noto giallista Andrea Camilleri, lo storico Giuseppe Barone, detto Uccio, preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania, ed il filosofo Pietro Barcellona. Tutti e tre provengono dalle fila della sinistra comunista italiana e certo darebbero una grande legittimazione all’entità meridionalista. Con tutti loro Lombardo sta curando personalmente i contatti, perché nelle sue intenzioni «al vertice del nuovo partito non dovrebbe esservi un politico, ma un uomo di cultura».</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, Giovanni Pistorio, il senatore autonomista che nella capitale da anni tesse una fitta tela di relazioni diplomatiche con il mondo romano che conta, ha confessato il suo di desiderio: Roberto Saviano nella nuova formazione sudista. Per Pistorio, «Lombardo dovrebbe coinvolgere una figura sganciata dal prototipo meridionalista, che a volte può diventare uno stereotipo. Penso a qualcuno come Saviano. E se potessi cercherei di coinvolgere anche il professore Gianfranco Viesti».</p>
<p style="text-align: justify">Pistorio, in un momento in cui il leader Lombardo è oltremodo cauto nelle dichiarazioni, nei giorni scorsi è andato a ruota libera, anche attaccando frontalmente il progetto Lega del Sud, che ha definito «un imbroglio politico». Il senatore ha parlato di «una operazione per creare confusione, fatta apposta da Silvio Berlusconi per dare vita ad una sorta di “sindacato giallo”, mettendo insieme Gianfranco Micciché di Forza del Sud, Adriana Poli Bortone di Io Sud ed Enzo Scotti di Noi Sud, rimasto agganciato al cavaliere quando l’Mpa ha lasciato la maggioranza».</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/pictures_raffaele_lombardo_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-10056" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/pictures_raffaele_lombardo_2-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a></dt>
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		<title>L&#8217;Mpa cambia pelle?</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 12:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l’ennesimo colpo a sorpresa il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo tiene puntata su di sé l’attenzione politica e mediatica, in attesa di svelare le sue prossime mosse giovedì 17, con l’annunciata (ma non confermata) presentazione del nuovo partito che dovrebbe prendere il posto dell’Movimento per l’Autonomia. Dopo quasi 6 anni di vita, quindi, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Con l’ennesimo colpo a sorpresa il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo tiene puntata su di sé l’attenzione politica e mediatica, in attesa di svelare le sue prossime mosse giovedì 17, con l’annunciata (ma non confermata) presentazione del nuovo partito che dovrebbe prendere il posto dell’Movimento per l’Autonomia<span id="more-10017"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo quasi 6 anni di vita, quindi, l’Mpa si trasforma, cambia pelle e nome. Il che, si sa, ha la sua importanza in un Occidente dove il brand ha un ruolo fondamentale nella scelta delle persone, a tutti i livelli. Si trasforma. Ma in che cosa? Proviamo a fare qualche (si spera plausibile) previsione.</p>
<p style="text-align: justify">Il movimento lombardiano ha dato molto al politico di Grammichele, rivelandosi un possente strumento politico, ma è chiaro come il tentativo di espansione oltre lo Stretto sia andato frustrato. Tentativi ne sono stati fatti (vi è una sede attiva financo a Milano), ma con pochi successi. Incurante delle inchieste aperte su di lui (giustamente incurante, si potrebbe dire, dal suo punto di vista squisitamente politico), Lombardo a questo punto pensa alla necessaria evoluzione del partito. In che direzione? L’unica che sovviene al momento è che l’Mpa finisca con il divenire un contenitore più ampio stile Partito del Sud.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, di partiti e partitini sudisti ve ne sono oggi, ben al di là delle possibilità di assorbimento del mercato elettorale. Oltre all’Mpa, infatti, si registrano Forza del Sud di Gianfranco Micciché, Noi Sud di Enzo Scotti e Io Sud di Adriana Poli Bortone, i meno “anemici”, per così dire. Ma c’è pure il piccolissimo Partito del Sud di Antonio Ciano ed Erasmo Vecchio, che per tempo hanno registrato il marchio che Lombardo sicuramente avrebbero gradito per una sua formazione.</p>
<p>Altra questione di un certo interessa è quella del leader del nuovo. Lombardo ha fatto capire che potrebbe essere un intellettuale assai noto. Chi? Andrea Camilleri? Il giallista ha sempre criticato la politica di Lombardo. Sembra davvero impossibile. Pietro Barcellona? Ex marxista, oggi cattolico, da sempre meridionalista. Non è da escludersi.</p>
<p>Intanto, circolano altre voci assolutamente sorprendenti su Lombardo, voci che lo vorrebbero in veloce riavvicinamento con Silvio Berlusconi, pronto a dargli un posto da ministro. Fantapolitica senza dubbio. Ma ormai nello scenario pubblico italiano davvero nulla più appare impossibile.</p>
<p style="text-align: center">&nbsp;</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/pictures_raffaele_lombardo_4.jpg"><img class="size-medium wp-image-10021" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/pictures_raffaele_lombardo_4-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" /></a></dt>
<dd>Raffaele Lombardo</dd>
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		<title>Mantenere il senso di sé unico antidoto alla decadenza</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 08:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;incontro tenutosi a Catania qualche giorno or sono fra la cittadinanza ed il coordinatore della Federazione della Sinistra (nonché leader dei Comunisti Italiani) Oliviero Diliberto ha fornito davvero degli spunti di riflessione preziosi per ragionare sul futuro del Paese e della singolare metropoli in cui viviamo. Perché arrendersi alla tristezza del tempo corrente non è possibile e quindi occorre sempre ragionare, ragionare, ragionare &#8230; Dicendo 1.000 volte grazie a chi (ancora) riesce a dare input in tal senso. Come, appunto, il Diliberto<span id="more-9921"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Non è facile vivere a Catania oggi. Per carità, non è facile vivere in Italia oggi. Ad essere sinceri non è per nulla facile vivere nell&#8217;Europa del Sud oggi. Come &#8211; si noti il crescendo di spietata consapevolezza &#8211; non lo era 20&#8242;anni fa e non lo sarà nemmeno fra altri 30&#8242;anni. Tanto grave è il gap fra i Paesi della fascia mediterranea e gli altri, quelli che vanno dalle Alpi in sù. Grecia, Italia, Francia, Spagna, Portogallo sono tutte realtà che, per ragioni diverse, sono segnate. Si possono salvare alcune aree di questi Paesi. Il Nord Italia (ma la criminalità anche lì è una piaga purulenta), la Bretagna in Francia, Barcellona o i Paesi Baschi (teppaglia filo Eta permettendo) in Spagna. Ma nel suo complesso l&#8217;Europa del Sud è decenni indietro rispetto a quella del Nord ed i suoi abitanti dovranno sputare l&#8217;anima per mettersi in sincrono con la Storia.</p>
<p style="text-align: justify">In Italia poi, e segnatamente in Sicilia, le cose sono ancora più complesse. «Siamo diventati lo zimbello di tutti ed abbiamo toccato il punto più basso della vita civile e morale del Paese», ha mestamente notato Diliberto. E non si tratta solo del Rubygate, per carità. «È l&#8217;idea che tutto sia in vendita che sta corrompendo l&#8217;Italia intera», ha proseguito l&#8217;ex guardiasigilli. Come dargli torto?</p>
<p style="text-align: justify">«Se Dio non esiste tutto è permesso», scriveva Dostoevskij ne <em>I fratelli Karamazov</em>. Ma se l&#8217;unico dio riconosciuto è il mercato &#8211; aggiungo io, misera tarma incrollabilmente attaccata ai romanzi del grande scrittore russo &#8211; allora tutto è merce. Tutto &#8230; I corpi, <em>in primis</em>. Delle donne, degli operai &#8230; Gli organi. Le ore di vita di un lavoratore. La disperazione di chi un lavoro lo ha perso  (magari a 50&#8242;anni!) o semplicemente non lo ha mai avuto. Tutto è merce. Tutto ha un prezzo. Basso, ovviamente. Spiccioli per la vita di un muratore o di un operaio di un altoforno. Qualcosa in più per il corpo di una ragazzina.</p>
<p style="text-align: justify">Che fare, quindi? Diliberto è stato chiaro: «occorre riuscire a mantenere il senso di sé» &#8230;  Ossia serve disperatamente non dimenticare l&#8217;immenso valore di ognuno di noi. Valore che non è mai contrattabile. Come ci ha meravigliosamente ricordato qualche giorno fa ad <em>Anno Zero</em> &#8211; durante una delle puntate che Michele Santoro ha dedicato agli scandali a sfondo sessuale su cui indaga la Procura di Milano &#8211; un&#8217;operaia intervistata. La quale, sventolando la sua magra busta paga, ha detto una frase commovente nella sua semplicità: «questo è il mio attestato di dignità!».</p>
<p style="text-align: justify">Ecco, quello che serve al Paese, alla Sicilia, a Catania è &#8211; prendo a prestito le parole di Rosy Bindi sempre ad <em>Anno Zero</em> &#8211; «riprendere un cammino di dignità nazionale». Basandolo soprattutto sulla Cultura, con la &#8220;c&#8221; maiuscola. «L&#8217;unico strumento &#8211; ha evidenziato Diliberto -  in grado di rimettere in carreggiata l&#8217;Italia, visto di quanto è stato scientemente abbassato negli ultimi anni proprio il livello culturale». All&#8217;interno di un preciso disegno di devastazione della coscienze, aggiungo io.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla Sicilia, quanto a Catania, le cose sono ancora più complicate e più difficili da districare. Orazio Licandro, dirigente nazionale della Federazione della Sinistra, ha palesato tutte le sue perplessità sulla tenuta del sistema di potere dell&#8217;Isola: «Sciolto l&#8217;Mpa a marzo, come nelle intenzioni del suo fondatore, che cosa verrà dopo?». Sottintende Licandro che, non essendovi notoriamente fine al peggio, la mutazione dell&#8217;entità autonomista siciliana potrebbe anche preludere alla nascita di un soggetto politico in grado di sostenere meglio dell&#8217;Mpa il blocco di potere che tutto determina in terra di Trinacria. Vedremo. Ma certo non c&#8217;è da stare granché sereni.</p>
<p style="text-align: justify">E allora? L&#8217;obiettivo, a livello nazionale ma anche locale, è ricostruire le coscienze. «E far sì &#8211; ha concluso Diliberto &#8211; che per ognuno di noi il problema del singolo (ri)diventi il problema di tutti».</p>
<p style="text-align: justify">Se ho una certezza incrollabile nella mia vita, una di quelle che nonostante il mio trasversalismo spinto non ho mai abbandonato, questa è riposta nell&#8217;idea di assoluta superiorità morale del principio di uguaglianza. Un principio che oggi è largamente considerato alla stregua di una bestemmia. Ma non è stato sempre così. Occorre quindi lavorare sodo per ridare diritto di cittadinanza all&#8217;idea più bella mai generata dall&#8217;umano sforzo di pensiero. «Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza». Sono occorsi millenni di barbarie per arrivare a scrivere queste parole. Senza l&#8217;Umanità è perduta.</p>
<p style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/licandro_lo_re_diliberto_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9928" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/03/licandro_lo_re_diliberto_2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd>Orazio Licandro, Carlo Lo Re, Oliviero Diliberto</dd>
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		<title>OGGI &#8220;La Primavera di Catania&#8221; ai Benedettini</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 09:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, venerdì 18 febbraio, alle ore 16.30 presso il Coro di Notte dell&#8217;ex Monastero dei Benedettini a Catania (piazza Dante), per il ciclo &#8220;Conversazioni in Sicilia&#8221; (organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università di Catania e dal quotidiano La Sicilia) sarà presentato il volume La primavera di Catania. Enzo Bianco e Nello Musumeci tra [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Oggi, venerdì 18 febbraio, alle ore 16.30 presso il Coro di Notte dell&#8217;ex Monastero dei Benedettini a Catania (piazza Dante), per il ciclo &#8220;Conversazioni in Sicilia&#8221; (organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università di Catania e dal quotidiano <em>La Sicilia</em>) sarà presentato il volume <em>La primavera di Catania. Enzo Bianco e Nello Musumeci tra governo e consenso</em>, edito dalla Bonanno e scritto da me<span id="more-9782"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo i saluti del preside della Facoltà, Enrico Iachello, introducono il dibattito il giornalista Nino Milazzo e lo storico Tino Vittorio. Seguono le testimonianze di monsignor Luigi Bommarito, già arcivescovo di Catania negli anni Novanta, del giornalista Pietrangelo Buttafuoco e di Giuseppe Romano, prefetto di Catania.  A seguire vi saranno poi gli interventi degli amici Enzo Bianco e Nello Musumeci. Modera il tutto il caro collega Andrea Lodato. Io, una volta tanto, mi riposerò, limitandomi a delle brevissime conclusioni. Del resto, essendo il 10° a parlare rischio i pomodori se divagando mi dilungo. O dilungando mi divago &#8230;</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/La-Primavera-di-Catania-Locandina-Presentazione-18.02.2011.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9783" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/La-Primavera-di-Catania-Locandina-Presentazione-18.02.2011-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a></p>
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		<title>Follie romane: dimezzata la scorta al giudice Russo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 06:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scorta dell’assessore regionale alla Sanità siciliano Massimo Russo è stata dimezzata. Nei mesi scorsi ho avuto modo di conoscerlo ed anche di scontrarmi (bonariamente, per carità) con lui avendo idee molto differenti su di una specifica riforma che ha condotto. Uomo duro e tagliente, ma anche  intelligentemente ironico, Russo è uno che crede con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La scorta dell’assessore regionale alla Sanità siciliano Massimo Russo è stata dimezzata. Nei mesi scorsi ho avuto modo di conoscerlo ed anche di scontrarmi (bonariamente, per carità) con lui avendo idee molto differenti su di una specifica riforma che ha condotto. Uomo duro e tagliente, ma anche  intelligentemente ironico, Russo è uno che crede con forza in quel che fa e già questo lo pone ben più in alto di tanti dei protagonisti della   politica dell&#8217;Isola. Piaccia o meno la sua riforma della Sanità siciliana, è sovraesposto e &#8211; anche a causa del suo impegno antimafia da giudice &#8211; un soggetto assolutamente a rischio attentato<span id="more-9804"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Mi chiedo quale sia il demone che a Roma ha fatto decidere chi di dovere di dimezzargli la scorta. La Sicilia già piange un lungo elenco di magistrati. Dio non voglia che tale assurda decisione di depotenziare il suo servizio di protezione abbia conseguenze nefaste. Davvero certi burocrati quando pensano il da farsi si svitano la testa e la posano sul comodino &#8230;</p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_massimo_russo.jpg"><img class="size-medium wp-image-9808" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_massimo_russo-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a></dt>
<dd>Massimo Russo</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: center">
<div class="shr-publisher-9804"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Vicenda &#8220;Sudpress&#8221;, un po&#8217; di ordine (cronologico) per fare chiarezza</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 16:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Non è facile intervenire su di una vicenda così vicina a chi scrive, oltre che recente e dolente, come la traumatica rottura dei rapporti fra gli editori della free press investigativa <em>Sud</em> ed il già direttore della suddetta, Antonio Condorelli, amico che stimo e, nei limiti del possibile, cerco sempre di consigliare per il meglio. Ma siccome fare i giornalisti significa anche esporre asetticamente i fatti (si possono pure avanzare analisi, per carità &#8211; sarebbe la mia specializzazione &#8211; ma non è questo il caso in cui occorre farlo), necessita assolutamente mettere da parte sentimenti e simpatie e ricostruire gli accadimenti. In <em>Sud</em> abbiamo creduto in molti a Catania e la sua  fase di stallo è certo un problema per la città, che dal nostro lavoro per sei mesi circa è stata informata in maniera trasversale ed inusuale, come difficilmente accade in Italia. Allo scopo, ho pensato che  possa essere bene raccogliere qui tutti i comunicati stampa che gli editori e Condorelli hanno scritto negli ultimi giorni, proponendoli in ordine temporale a cominciare dal primo, quello dell&#8217;Associazione &#8220;Amici di Sud&#8221;, <em>casus belli</em> alla radice della frattura<span id="more-9762"></span>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Comunicato stampa &#8211; Catania, 8 febbraio 2011</strong></p>
<p style="text-align: justify">L’Associazione “AMICI DI SUD”, costituitasi per sostenere le iniziative collaterali al giornale “SUD”, free-press di giornalismo investigativo stampato a Catania, ha scritto al Presidente della Repubblica ed al Presidente del CSM chiedendo l’intervento formale del Consiglio Superiore della Magistratura affinché rimuova la condizione inquietante venutasi a determinare presso l’Ufficio GIP di Catania.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’esposto si denuncia la particolare posizione del Presidente dell’Ufficio GIP di Catania, la cui moglie, dr.ssa Rita Cinquegrani in Gari, è stata nominata in Giunta municipale dal Sindaco Raffaele Stancanelli ed altresì nominata Sovrintendente del Teatro Massimo “Bellini” dal Presidente della Regione Raffaele Lombardo.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’esposto, si rappresenta che sia il Sindaco di Catania come anche il Presidente della Regione risultino indagati dall’Ufficio giudiziario catanese, anche per reati di particolare allarme sociale, cosicché accade che i procedimenti istruiti dalla competente Procura Distrettuale della Repubblica si troverebbero a dover essere vagliati da quell’Ufficio GIP il cui Presidente Aggiunto è il marito dell’assessore che siede nella Giunta presieduta dal Sindaco indagato mentre riveste l’incarico di Sovrintendente in quanto nominata da quel Presidente della Regione, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.Nell’esposto si chiede al CSM di tutelare il decoro, la imparzialità e la terzietà della Magistratura etnea.</p>
<p style="text-align: justify">Si allega copia integrale dell’esposto.<br />
Associazione “AMICI DI SUD”</p>
<p style="text-align: justify">Il testo dell&#8217;<strong>esposto</strong> (datato <strong>Catania, 7 febbraio 2011</strong>), non dissimile dal comunicato, è il seguente:</p>
<p style="text-align: justify">Al Signor Presidente della Repubblica<br />
On. Giorgio Napolitano<br />
n.q. di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura<br />
SEDE</p>
<p style="text-align: justify">Al Signor Vice Presidente<br />
del Consiglio Superiore della Magistratura<br />
On. Michele Vietti<br />
SEDE</p>
<p style="text-align: justify">e p.c.:</p>
<p style="text-align: justify">Al Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati<br />
Sezione di Catania<br />
SEDE</p>
<p style="text-align: justify">Stimatissimo Signor Presidente della Repubblica,<br />
Signor Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura,<br />
con la presente si desidera rappresentarVi la delicata situazione venutasi a determinare presso l’Ufficio del Giudice delle Indagini Preliminari di Catania.<br />
Ed infatti, il Presidente Aggiunto dell’indicato Ufficio GIP è il dr. Alfredo Gari, la cui moglie, Rita Cinquegrani in Gari, ha assunto, oramai da diversi mesi, le cariche di Assessore comunale e di Sovrintendente del Teatro Massimo “Bellini” di Catania.</p>
<p style="text-align: justify">La nomina ad Assessore della Giunta della città capoluogo è stata effettuata dal Sindaco, Sen. Raffaele Stancanelli, mentre l’incarico di Sovrintendente promana da un decreto di nomina del Presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo.</p>
<p style="text-align: justify">Accade, però, ed ecco il dato inquietante, che il Sindaco sia sottoposto a svariati procedimenti penali, dei quali ha dato notizia la stampa, mentre il Presidente della Regione, ed i fatti sono ben noti, è sottoposto ad indagine, per concorso esterno in associazione mafiosa.</p>
<p style="text-align: justify">L’Ufficio giudiziario che segue le indagini, a carico del Sindaco come del Presidente della Regione, è quello etneo; cosicché, ci si trova di fronte all’imbarazzante, e non si vuol dire di più, condizione di un Ufficio GIP che dovrà vagliare i fascicoli istruiti dalla Procura Distrettuale della Repubblica su notizie di reato, anche gravissime, relative alla Giunta in cui siede la moglie del Presidente Aggiunto appunto di quello stesso Ufficio (è già accaduto che un fascicolo sia stato archiviato dopo che quale teste a discolpa del Sindaco, indagato per il reato di falso, era stata assunta la moglie del Presidente Aggiunto dell’Ufficio GIP).</p>
<p style="text-align: justify">Sempre il medesimo Ufficio GIP è chiamato  a decisioni importanti in ordine alla posizione dell’indagato Presidente della Regione, lo stesso che ha nominato la moglie del Presidente Aggiunto di quell’Ufficio alla prestigiosa e remunerata poltrona di Sovrintendente del Lirico catanese.<br />
Una tale evidente incompatibilità non può non destare sconcerto mentre arreca certamente un grave vulnus alla credibilità della Magistratura tutta e segnatamente al decoro, al senso di equilibrio, al dovere di terzietà della Magistratura catanese.</p>
<p style="text-align: justify">Ancora in questi giorni il giornale locale SUD, che si allega nei due numeri di interesse, ha dedicato ampio spazio alla insopportabile situazione, ma nulla è accaduto.</p>
<p style="text-align: justify">Si fa perciò ora appello alle Loro altissime Autorità affinché il CSM avvii una specifica azione disciplinare nei confronti del Presidente Aggiunto dei GIP di Catania e provveda a rimuovere l’evidente incompatibilità.</p>
<p style="text-align: justify">Con rispetto<br />
Associazione “Amici di SUD”</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto Antonio Condorelli si incontra con gli editori. Ne scaturisce il seguente comunicato, che viene inviato alla stampa (sarà pubblicato l&#8217;indomani anche dal quotidiano <em>La Sicilia</em>) e che rimane presente sul portale (www.sudpress.it) per quelche giorno, fino al licenziamento del Condorelli:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Comunicato stampa &#8211; Catania, 8 febbraio 2011</strong></p>
<p style="text-align: justify">Durante il pomeriggio è stato diffuso un comunicato stampa firmato da un’associazione che avrebbe sede presso la redazione di Sud. Gli editori d’intesa con il direttore hanno deciso di presentare un esposto alla Polizia Postale e una denuncia alla Procura della Repubblica per comprendere chi possa aver posto in essere questo gesto.</p>
<p style="text-align: justify">Una sedicente associazione “amici di SUD” indicando come sede quella del free press Sud, ha comunicato la notizia della presentazione di un esposto al Csm su questioni sollevate da nostri servizi giornalistici. All’interno della mail si parla di un gruppo di sostenitori del giornale Sud che però restano nell’anonimato.</p>
<p style="text-align: justify">Non è possibile indicare come sede la stessa della redazione giornalistica e della testata edita con sacrificio e passione dall’azienda amministrata da Pierluigi Di Rosa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>08/02/2011 Direttore di “Sud” Antonio Condorelli si dissocia da attività di associazione “amici di Sud”.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Oggi pomeriggio una sedicente associazione “amici di SUD” indicanto come sede quella del free press Sud, da me diretto, ha comunicato la notizia della presentazione di un esposto al Csm su questioni sollevate da nostri servizi giornalistici. All’interno della mail si parla di un gruppo di sostenitori del giornale Sud.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente e a nome dei giornalisti collaboratori di Sud, free press di giornalismo investigativo siciliano, comunico di non essere a conoscenza dell’esistenza di questa associazione. Gli stessi editori non hanno fatto comunicazioni ai giornalisti sulla questione.</p>
<p style="text-align: justify">Ribadisco anche che il tentativo portato avanti con Sud, da parte dei giornalisti, è quello di un’informazione scomoda, irriverente ma pura.</p>
<p style="text-align: justify">Invito quindi eventuali (per il momento anonimi) fondatori di associazioni che portano il nome della testata da me diretta a non utilizzare la stessa testata come simbolo per azioni politiche. Costituiscano pure associazioni o partiti, ma senza utilizzare la stessa testata del giornale da me diretto.</p>
<p style="text-align: justify">Preciso anche, ove ce ne fosse di bisogno, che l’unico fine dei giornalisti è quello di informare in modo asettico, è nostro dovere farlo, è diritto dei cittadini essere informati.<br />
Antonio Condorelli, DIRETTORE SUD FREE PRESS</p>
<p style="text-align: justify">Passa qualche giorno ed esplode il caso. <strong>Venerdì 11 febbraio 2011, nel primo pomeriggio, viene diffusa dagli editori di Sud la seguente nota</strong> (senza indicazione di luogo e data, ma ovviamente fa fede l&#8217;invio della mail):</p>
<p style="text-align: justify">NUOVO DIRETTORE PER SUD E SUDPRESS.IT</p>
<p style="text-align: justify">La società editrice di SUD e SUDPRESS ha dovuto constatare  il venir meno del rapporto fiduciario con Antonio Condorelli e pertanto gli ha chiesto di farsi da parte.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;utilizzo personalistico ed autoreferenziale degli strumenti messi totalmente ed incondizionatamente a disposizione dell’ex direttore non poteva, infatti, essere tollerato oltre, senza cedere al sospetto che alcune notizie relative a personaggi pubblici siano state puntualmente omesse, con ciò violandosi il giuramento di assoluta distanza da qualunque posizione politica preteso dagli editori. La linea editoriale deve essere, e sara&#8217;sempre, chiara e trasparente: denuncia inequivoca e documentata di un sistema di potere che sta distruggendo ogni risorsa, senza riguardo o riverenza per nessuno.</p>
<p style="text-align: justify">Con la nomina del nuovo direttore, verra&#8217; quindi mantenuto e potenziato lo stile investigativo di denuncia, tratto caratteristico ed irrinunciabile del free press, con l&#8217;integrazione di contenuti e maggiore spazio alle analisi ed opinioni.</p>
<p style="text-align: justify">Tale progetto richiede professionalità adeguate al ruolo che la giovane testata intende acquisire nel panorama dell&#8217;informazione, con l&#8217;obiettivo di contribuire sempre più efficacemente oltre che al disvelamento delle miserie del Potere, alla migliore comprensione di quanto accade realmente nelle istituzioni e delle vere cause dei crescenti disagi di fasce sempre più ampie di cittadini.</p>
<p style="text-align: justify">Una stampa concretamente libera richiede non solo che quanto pubblicato sia sempre vero e documentato, ma anche utile alla crescita civile della Comunità. Il nuovo Direttore sara&#8217; presentato alla stampa nelle prossime ore.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Condorelli replica a strettissimo giro di posta (elettronica, ovviamente), con una mail collettiva, sempre dell&#8217;11 febbraio, delle ore 15.53:</strong></p>
<p style="text-align: justify">invio la seguente nota perchè il mio IP è stato bloccato e non posso commentare nè scrivere sul portale www.sudpress.it da me diretto sino a pochi giorni addietro<br />
Grazie<br />
Antonio Condorelli</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;INFORMAZIONE D&#8217;INCHIESTA NON PUO&#8217; ESSERE STRUMENTO.</p>
<p style="text-align: justify">La sfida che ogni giorno mi ripropongo è quella di un&#8217;informazione pura che porti in primo piano i fatti documentandoli in modo asettico.</p>
<p style="text-align: justify">Gli editori di Sud hanno investito nel settore asfittico dell&#8217;informazione e ho avuto, sino a qualche giorno addietro, la possibilità di lavorare liberamente sulla base della linea politico-editoriale concordata.</p>
<p style="text-align: justify">Il problema è sorto quando è nata all&#8217;improvviso l&#8217;associazione “amici di Sud” che, indicando come logo e come sede la stessa del giornale da me diretto, denunciava al Csm il giudice Gari, marito dell&#8217;assessore-sovrintendente del Teatro Massimo Bellini Rita Cinquegrana.</p>
<p style="text-align: justify">I due comunicati stampa inviati dall&#8217;indirizzo amicidisud@libero.it erano siglati “amici di Sud”.</p>
<p style="text-align: justify">La mia presa di distanze è stata immediata per salvaguardare la mia posizione di giornalista che fa informazione, e il ruolo dei collaboratori di Sud.</p>
<p style="text-align: justify">La stessa sera è avvenuta una riunione con gli editori Basile e Di Rosa alla presenza del legale della società Avv. Antonio Fiumefreddo. A conclusione della riunione veniva pubblicato su Sud un comunicato in cui gli editori preannunciavano la presa di distanze da questa associazione visto che Di Rosa, Basile e il legale Fiumefreddo si dicevano all&#8217;oscuro di tutta la vicenda. Anzi la condannavano aspramente. Il patto era quello di andare l&#8217;indomani alla Polizia Postale per scoprire chi avesse osato utilizzare il logo di Sud e l&#8217;indirizzo della redazione per una denuncia al Csm.</p>
<p style="text-align: justify">Ritornato a casa ho scaricato i files dell&#8217;associazione “amici di Sud”, li ho aperti con open office e cliccando su “file” sono andato su “Proprietà” ed è risultato “proprietario” “Antonio Fiumefreddo”.</p>
<p style="text-align: justify">Immediatamente ho chiamato l&#8217;editore Di Rosa chiedendo spiegazioni. L&#8217;indomani gli editori non hanno mantenuto la parola della denuncia alla polizia postale. In questa vicenda c&#8217;è però un profilo essenziale che mi ha spinto alla rottura con gli editori, che va ben oltre la bugia sugli autori della denuncia al Csm. Quando ho fatto i servizi sull&#8217;assessore Cinquegrana, moglie del Gip Gari, il mio fine esclusivo era quello di informare di un fatto grave i cittadini. Quando invece si utilizza il logo del giornale per fare un esposto al Csm contro il giudice Gari, l&#8217;informazione rischia di diventare strumento di un&#8217;associazione che agisce politicamente. E c&#8217;è di più perchè Fiumefreddo, che è risultato “proprietario” del file-denuncia firmato “amici di Sud”, ha avuto un contrasto personale con la Gari.</p>
<p style="text-align: justify">La rottura è stata su questa cosa, almeno da parte mia. L&#8217;informazione, soprattutto nel giornalismo d&#8217;inchiesta, non può essere strumento di questioni personali o di associazioni che utilizzano il logo del giornale facendo denunce e promettendo attività “collaterali” di carattere politico anche se non partitico.</p>
<p style="text-align: justify">La conclusione qual è? E&#8217; che io ringrazio gli editori Di Rosa e Basile per aver creato questa nuova realtà editoriale, se tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto. Sino ad una settimana addietro ho ritenuto &#8220;Sud&#8221; luogo ideale in cui fare informazione a mio modo. Dopo i fatti che ho raccontato sono caduti i presupposti. Quindi auguro ogni bene agli editori di Sud e agli “amici di Sud”, compresi quelli che non appaiono e scrivono denunce. Io continuerò a fare il giornalista senza “movimenti collaterali”. Le inchieste non sono finite, presto in campo una nuova testata indipendente. A parlare saranno sempre i fatti e le carte.<br />
Antonio Condorelli</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Comunicato dell&#8217;Associazione &#8220;Amici di Sud&#8221; &#8211; 12 febbraio 2011:</strong></p>
<p style="text-align: justify">Siamo spiacenti per l’involontario equivoco, ma l’associazione “Amici di Sud” non è anonima e non ha alcun obiettivo politico. Sorprende e dispiace che l’ex direttore Condorelli non l’abbia ritenuta casomai come l’ennesima prova di un successo crescente della testata e non abbia inteso approfondirne composizione e finalità.</p>
<p style="text-align: justify">Si sarebbe infatti potuto rendere pubblico con le più utili modalità, nell’interesse del giornale stesso, che l’Associazione si è costituita spontaneamente, senza alcun previo accordo con la proprietà del giornale, che non era a conoscenza dell’iniziativa ma a cui eravamo certi fare cosa gradita, mettendo insieme l’entusiastica adesione di professionisti, imprenditori e cittadini comuni che credono nello straordinario sforzo che SUD sta compiendo per un’informazione autenticamente libera e trasparente.</p>
<p style="text-align: justify">L’Associazione, quindi, lungi dall’essere anonima è presieduta dalla sottoscritta avv. Renata Saitta, da sempre lontana dalla politica così come lo sono gli altri illustri e meno illustri sostenitori dell’iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify">“Amici di Sud” si augura che la proprietà del giornale possa accogliere con favore la decisione di questi Amici di supportarne in ogni modo la difficile e pericolosa battaglia di liberazione e di riscatto della nostra terra, affinché sappiano che in questo straordinario impegno non sono soli. Speriamo possa rappresentare un ulteriore contributo, il primo di tanti altri, che andrà ad aggiungersi alla storia di indipendenza che gli editori di SUD hanno con i fatti dimostrato sin dalla nascita del giornale.<br />
Avv. Renata Saitta &#8211; Presidente “Amici di Sud”</p>
<p>E questo il comunicato di poco successivo degli editori.<br />
<strong>La risposta degli editori &#8211; 12 febbraio 2011</strong>:</p>
<p style="text-align: justify">La società editrice di SUD esprime viva commozione e gratitudine per la decisione di una professionista del prestigio dell’avvocato Renata Saitta, del cui impegno SUD si è peraltro già avvalso nel procedimento vittorioso davanti al Garante della Privacy, di promuovere e presiedere un’associazione, “Amici di Sud”, che si pone come obiettivo di sostenere il difficile impegno che stiamo svolgendo.</p>
<p style="text-align: justify">La presenza di un’associazione di professionisti, imprenditori e cittadini che affianchi gli editori nelle attivita’ di SUD ne accresce le potenzialita’ ed il ruolo in favore di una libera ed indipendente informazione finalizzata alla formazione di una vera e consapevole Pubblica Opinione e ci conforta circa la bontà e le prospettive dell’importante progetto editoriale. Valuteremo a breve iniziative comuni.<br />
Pierluigi Di Rosa -  Presidente Ed.In. srl</p>
<p style="text-align: justify">Si arriva quindi a stamattina, <strong>14 febbraio</strong>, con questo intervento degli editori sul portale Sudpress:</p>
<p><strong>Ecco perché Condorelli non è più il direttore di Sud</strong></p>
<p style="text-align: justify">Avremmo voluto non dover scrivere questa nota, ma la mistificazione della verità abusata da Condorelli ci impone questa scelta, mentre stiamo in queste ore valutando l’opportunità di tutelarci per i danni subiti.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo riflettuto a lungo, ed alla fine ha prevalso la scelta di rendere trasparente anche questo momento così difficile, per quanto ancora non ci sentiamo riavuti dalla grave violazione della nostra buonafede. Condorelli, infatti, è stato allontanato in quanto è emerso un dato, a noi tutti completamente ignoto, che abbiamo ritenuto di insuperabile incompatibilità con la cultura e la storia di vita degli editori.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo esitato a parlarne tuttavia proprio a tutela del Condorelli, convinti come siamo che anche a chi sbaglia occorra offrire sempre una via d’uscita che non lo umili, e nondimeno proprio Condorelli ha inteso perseverare nell’inganno così costringendoci a dire e a far conoscere ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify">Circa 10 giorni addietro, in modo del tutto casuale, abbiamo appreso che Antonio Condorelli appena nel 2006 è stato eletto segretario nazionale della Gioventù Nazionale, il movimento giovanile della Fiamma Tricolore, forza politica di estrema destra.</p>
<p style="text-align: justify">Ad un primo sconcerto, per essere stati tenuti all’oscuro della rilevantissima circostanza, abbiamo voluto far seguire l’accertamento diretto della notizia. Verificavamo, quindi, che il Condorelli era stato eletto segretario nazionale il 29 gennaio del 2006 al secondo Congresso della Gioventù Nazionale; a quel Congresso erano presenti gli esponenti di punta del movimento dell’estrema destra ed addirittura veniva presieduto da un ex componente della fascista Repubblica di Salò.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo ancora letto documenti che danno atto dell’attività estremistica compiuta dal Condorelli quale primo rappresentante di quel movimento, con tanto di bandiere nere, saluti romani e posizioni francamente inconcepibili per una sana cultura liberale e democratica.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo, increduli, constatato che il Condorelli si rivolgeva ai suoi colleghi di partito chiamandoli “Cari camerati” e concludendo con la frase “Abbiamo la fiamma nel cuore”.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo letto di esponenti di quel movimento denunciati per apologia del fascismo e di croci celtiche rimosse dal simbolo del Movimento rappresentato dal Condorelli solo a seguito dell’intervento della DIGOS di Padova.</p>
<p style="text-align: justify">Sbigottiti, abbiamo sperato che si trattasse di omonimia. Ed invece, no!  E’ proprio il nostro Antonio Condorelli, con tanto di numero del suo cellulare reso pubblico ai “camerati”.</p>
<p style="text-align: justify">Potevamo continuare a mantenere alla direzione di un progetto importante e trasparente come quello di SUD un esponente di partito, e non di uno qualunque bensì un ex segretario nazionale?</p>
<p style="text-align: justify">Perché, ci siamo chiesti, il Condorelli aveva omesso di informarci, nascondendoci una circostanza così rilevante? Come avremmo potuto mantenere la fiducia nei confronti dell’esponente di una forza politica estremistica, antisemita, apologetica del fascismo? Impossibile! Incompatibile con i nostri valori, incompatibile con la cultura di chiunque aborrisca le bandiere con la croce celtica, i saluti romani, la nostalgia cameratesca e fascista. Siamo rimasti delusi ed offesi, ci siamo sentiti, e come avremmo non potuto, raggirati da quella grave omissione, la stessa omissione che immaginiamo il Condorelli avrà mantenuto con la serissima testata di Report, così come con gli organizzatori dei convegni ai quali è stato invitato da esponenti della politica democratica, ignorata allo stesso modo dagli esponenti della società civile che hanno creduto alla sbandierata, inflessibile, indipendenza del giornalista Condorelli.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto, ci sono risultati chiari molti equivoci; un certo strabismo del Condorelli, le mancate risposte ai continui richiami rivoltigli affinché le notizie non manifestassero riverenza, o peggio copertura, verso nessuno; ma questo è un altro capitolo ancora che vorremmo risparmiarci per il dolore che ci procura e l’offesa che riteniamo ci sia stata arrecata.</p>
<p style="text-align: justify">Queste le ragioni dell’allontanamento del Condorelli. Queste le ragioni per le quali stiamo valutando eventuali azioni legali.</p>
<p style="text-align: justify">Avremmo voluto non doverne parlare poiché siamo convinti che i nostri lettori staranno provando lo stesso sconcerto che abbiamo provato noi editori allorquando siamo stati informati, ma la verità non deve avere pudore e crediamo debba trionfare sempre.</p>
<p style="text-align: justify">Chi avrà curiosità potrà collegarsi con gli indirizzi che di seguito segnaliamo (sono disponibili a <a href="http://www.sudpress.it/speciale/ecco-perche-condorelli-non-e-piu-il-direttore-di-sud/comment-page-3/#comments" target="_blank">questo link</a>, in basso) per prendere conoscenza diretta ed avere riscontro di quanto sopra abbiamo denunciato.</p>
<p style="text-align: justify">Ad Antonio Condorelli continuiamo ad augurare buon lavoro e soprattutto che la vita lo porti a correggere le pericolosissime idee nelle quali ha creduto, ed ancora gli rivolgiamo l’invito ad avere più stima per l’informazione libera evitando di scambiarla per strumento di inaccettabile propaganda di fazione, e, peraltro, di fazioni che fanno orrore perché contrarie all’uomo e alla storia.</p>
<p style="text-align: justify">Al momento è tutto. Terrò aggiornato il post con gli eventuali ulteriori sviluppi.</p>
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<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_antonio_condorelli.jpg"><img class="size-medium wp-image-9773" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/pictures_antonio_condorelli-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a></dt>
<dd>Antonio Condorelli</dd>
</dl>
</div>
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<div class="shr-publisher-9762"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Uffici stampa negli enti locali, dura mozione di Assostampa CT</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 08:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica siciliana]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;assemblea provinciale di Catania dei giornalisti iscritti all&#8217;Associazione Siciliana della Stampa, preso atto della rilevazione dei dati dell&#8217;assessorato regionale agli Enti Locali sulla mancata applicazione in Sicilia della legge 150/2000, che conferma come anche nella provincia di Catania la presenza degli Uffici stampa venga vista spesso come superflua da molti enti locali, rileva con grande preoccupazione il disinteresse di Comune e Provincia di Catania per i problemi della comunicazione e denuncia la colpevole insufficienza dell&#8217;informazione garantita ai cittadini; l&#8217;inadeguatezza degli uffici stampa previsti nelle piante organiche; la non corrispondenza degli organici alla funzione primaria di qualificare l&#8217;informazione dei due principali enti locali del secondo capoluogo della Sicilia; la contrattualizzazione impropria e dequalificata dei giornalisti; le stabilizzazioni negate; gli atteggiamenti di vessatoria negazione burocratica delle legittime aspirazioni di chi ha già acquisito chiari diritti alla stabilità occupazionale<span id="more-9719"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Il presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione, e il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, non possono sottrarsi all&#8217;obbligo imposto loro dalla legge 150 di garantire un&#8217;adeguata informazione, anche in termini di trasparenza, sulla gestione amministrativa degli Enti.</p>
<p style="text-align: justify">E non basta, come invece avviene, in violazione della legge 150, con formule contrattuali improprie e non adeguate alla professionalità impiegate, assicurare una minuziosa e spesso tracimanete informazione sull&#8217;attività meramente politica o, peggio, di sola immagine personale del legale rappresentante dell&#8217;Ente.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;intollerabile inadeguatezza e il disinteresse degli amministratori, la mancata volontà di risolvere i problemi più volte denunciati, richiedono un intervento deciso del sindacato dei giornalisti.</p>
<p style="text-align: justify">La negazione &#8211; con argomenti spesso speciosi &#8211; della stabilizzazione dei giornalisti e dell&#8217;applicazione del Cnlg ai colleghi dell&#8217;Ufficio stampa del Comune e la vessatoria situazione subita dai colleghi dell&#8217;Ufficio stampa della Provincia devono impegnare il sindacato a un confronto immediato col presidente Castiglione e col sindaco Stancanelli, mettendo in campo tutte le risorse sindacali e giudiziare per ottenere il giusto riconoscimento del contratto, della qualità dell&#8217;informazione, delle professionalità e dei diritti acquisti.</p>
<p style="text-align: justify">Catania, 30.01.2011</p>
<p style="text-align: justify">La mozione viene approvata all&#8217;unanimità dall&#8217;assemblea provinciale di Catania dei giornalisti iscritti all&#8217;Associazione Siciliana della Stampa.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/stickers_freedom_press1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9723" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/02/stickers_freedom_press1-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<div class="shr-publisher-9719"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>La fabbrica delle illusioni</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 12:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla pelle dei tantissimi precari della pubblica amministrazione siciliana si sta in questi giorni giocando una partita che definire indecente è poco. Certo, si può dire che la vita di tutti i siciliani, di tutti i meridionali, eccezion fatta per pochi eletti, sia precaria, ma quella dei non garantiti della PA lo è forse un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Sulla pelle dei tantissimi precari della pubblica amministrazione siciliana si sta in questi giorni giocando una partita che definire indecente è poco. Certo, si può dire che la vita di tutti i siciliani, di tutti i meridionali, eccezion fatta per pochi eletti, sia precaria, ma quella dei non garantiti della PA lo è forse un tantino di più. Perché negli anni ognuno di loro si è costruito una esistenza quanto più normale possibile, confidando in uno stipendio, certo non faraonico, che ha comunque consentito di sognare, sposarsi, comprare una casa, contrarre un mutuo, fare figli. Il tutto sempre sotto scacco. Il tutto sempre evanescente, sfumato, <em>fuzzy</em>, per dirla in termini radical chic. Il tutto sempre con la spada di Damocle del non rinnovo del contratto. Magari a 40 o 50 e passa anni di età. Robe da far venire i capelli bianchi ben prima della pensione<span id="more-9693"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Intendiamoci, non è che non sia evidente l’altra faccia del precariato pubblico, quella furbastra più che furbetta di chi con 1-2 anni di servizio da contrattista pretende la stabilizzazione solo perché ha avuto la fortuna di frequentare le giuste segreterie politiche, magari scavalcando chi è in attesa da decenni. Ma questo aspetto squallido della vicenda non deve far perdere di vista, appunto, il sacrosanto diritto alla serenità di chi è sfruttato a sangue da tempo immemore.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, le cronache di questi giorni non aiutano affatto la causa di chi è nel giusto. Mesi fa il braccio di ferro sulla stabilizzazione di oltre ventimila precari della Regione Siciliana. Poi le polemiche sulle nuove assunzioni. 4.000 in campo sanitario, con tanto di (comprensibile) levata di scudi leghista. Eppoi il bando (ritirato? Forse che sì, forse che no …) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale isolana per 8.400 stagisti da 500 euro al mese. Spesa complessiva 6.5 milioni di euro. Altra (comprensibilissima) levata di scudi leghista. Altro (feroce) scontro politico. Con gli assessori, sulla cui buona fede non si possono avere dubbi, a fare da parafulmini.</p>
<p style="text-align: justify">Ma perché, viene da chiedersi, questa accelerazione nei progetti occupazionali da parte della Regione? Escludendo il desiderio di contribuire a risolvere il dramma della disoccupazione in Sicilia, rimangono solo ipotesi malevole per spiegare i bandi che tante polemiche stanno suscitando. Perché la fabbrica delle illusioni serve – e molto anche &#8211;  ad un sistema di potere basato sul consenso sotto ricatto da parte di un elettore medio disperato per la mancanza di lavoro e tenuto alla catena da anni di promesse. Una volta il politico, cinicamente, teneva la sua base sotto scacco minacciando di togliere quanto aveva dato. Oggi, diabolicamente, lo fa non dando mai quanto ha fatto intendere di essere (pur) intenzionato a dare.</p>
<p style="text-align: justify">Perché, dicevamo, l’impennata di (per il momento ancora virtuali) assunzioni oggi? L’impressione è che la galassia autonomista siciliana, assediata dalla Magistratura ed all’angolo politicamente, stia cercando di dar fondo alle sue residue capacità clientelari, accontentando quanti più “famigli” possibile prima dell’inevitabile implosione. Quasi a voler creare uno zoccolo duro di fedelissimi pronti in futuro &#8211; all’occorrenza &#8211; a fare le barricate (morali, ma anche fisiche, perché no?) in difesa dei “benefattori”. Retropensiero troppo fantapolitico? Non in Sicilia, dove il retropensiero, ahinoi, è quasi una scienza esatta.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pubblicato su <em>Sud</em>, a. 2, n. 1, 18 gennaio 2011</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/logo_sud_petrolio.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-9694" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/logo_sud_petrolio.png" alt="" width="270" height="170" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<div class="shr-publisher-9693"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Decrypting Totò</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 16:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, comunemente detto Totò, è da ieri pomeriggio rinchiuso nel penitenziario di Rebibbia. Deve scontare una condanna ormai definitiva a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato alla Mafia e rivelazione di segreto istruttorio. Prima di costituirsi, si è fatto intervistare dalle tv sotto la sua abitazione romana. Proviamo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, comunemente detto Totò, è da ieri pomeriggio rinchiuso nel penitenziario di Rebibbia. Deve scontare una condanna ormai definitiva a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato alla Mafia e rivelazione di segreto istruttorio. Prima di costituirsi, si è fatto intervistare dalle tv sotto la sua abitazione romana. Proviamo a &#8220;decrittare&#8221; le sue parole<span id="more-9672"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto Cuffaro è apparso, comprensibilmente,  assai teso. Ma non solo. Sotto l&#8217;apparente serenità, è apparso soprattutto spaventato, si potrebbe quasi dire terrorizzato (gli occhi rivelano ben più del viso in simili frangenti). Anche questo è comprensibile, per carità. Un uomo che non è mai stato in vita sua &#8220;ospite della regina&#8221;, per citare il noto modo di dire britannico, ha paura di finire in galera. Ma a mio avviso vi è dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify">Le dichiarazioni di Cuffaro hanno tutte inteso sottolineare due aspetti precisi: da un lato il suo ruolo di (ormai ex) uomo delle Istituzioni e l&#8217;obbedienza assoluta alle medesime, anche in un frangente personale tanto doloroso, e dall&#8217;altro la sua fede (si veda il continuo richiamo alla Madonna).</p>
<p style="text-align: justify">Rispetto totale della Magistratura e della sentenza che lo ha condotto in carcere, quindi. A prima vista si potrebbe intendere la cosa come un semplice atto di umiltà. Ma in Sicilia vi è sempre un secondo livello di lettura delle parole dei potenti. I molteplici segnali distensivi lanciati da Cuffaro potrebbero quindi pure essere intesi quali precisi messaggi per tranquillizzare qualcuno. Come dire &#8220;state sereni, non parlerò mai&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Che l&#8217;ex presidente siciliano abbia un possente bagaglio di conoscenze ed informazioni sulla Mafia ed il malaffare politico nell&#8217;Isola è cosa pacifica. È quindi comprensibile che qualcuno possa anche temere sue eventuali rivelazioni. Come è altrettanto comprensibile che Cuffaro intenda tranquillizzare questo qualcuno. Forse ha paura di ritorsioni? Ha paura financo di morire? Tutto è possibile nell&#8217;odierna palude politica siciliana.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto ai continui rimandi religiosi, solo chi non è siciliano può realmente credere che Cuffaro quando dice di affidarsi alla Madonna stia realmente cercando la protezione divina. Ovviamente, chi sia nella Realtà la persona che l&#8217;ex inquilino di Palazzo d&#8217;Orléans indica come &#8220;Madonna&#8221; non è dato sapere. Ma le probabilità che si tratti davvero della Madre di Cristo sembrano bassine &#8230;</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/cuffaro.jpg"><img class="size-medium wp-image-9689" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/cuffaro-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a></dt>
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		<title>Cuffaro, sentenza confermata: si aprono le porte del carcere</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 13:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[2008]]></category>
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		<description><![CDATA[Nonostante il procuratore generale avesse chiesto ieri uno sconto di pena, escludendo l&#8217;aggravante del favoreggiamento aggravato alla Mafia, i  giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, hanno appena confermato per Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, la condanna a sette anni di reclusione, appunto per favoreggiamento aggravato a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nonostante il procuratore generale avesse chiesto ieri uno sconto di pena, escludendo l&#8217;aggravante del favoreggiamento aggravato alla Mafia, i  giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, hanno appena confermato per Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, la condanna a sette anni di reclusione, appunto per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e violazione del segreto istruttorio nell&#8217;ambito del cosiddetto processo &#8220;talpe alla Dda&#8221;<span id="more-9653"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Cuffaro, nel 2008 eletto al Senato con l’Udc, è poi passato ai Popolari di Italia Domani che sostengono il governo. A questo punto, visto che la condanna definitiva comporta la decadenza da senatore, per il politico di Raffadali si aprono le porte del carcere. Una fine davvero ingloriosa per la carriera dell&#8217;ex potentisismo siciliano.</p>
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_salvatore_cuffaro_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9657" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_salvatore_cuffaro_2-300x130.jpg" alt="" width="300" height="130" /></a></dt>
<dd>Salvatore Cuffaro</dd>
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		<title>Domani la Cassazione deciderà su Cuffaro</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 16:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Domani sarà il giorno della verità per Salvatore Cuffaro, detto Totò, ex presidente della Regione Siciliana. I giudici della seconda sezione della Corte di Cassazione si riuniranno per decidere sul processo delle talpe alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.  Un verdetto potrebbe giungere entro sera, ma la sentenza potrebbe anche slittare a sabato oppure a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Domani sarà il giorno della verità per Salvatore Cuffaro, detto Totò, ex presidente della Regione Siciliana. I giudici della seconda sezione della Corte di Cassazione si riuniranno per decidere sul processo delle talpe alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.  Un verdetto potrebbe giungere entro sera, ma la sentenza potrebbe anche slittare a sabato oppure a lunedì.</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo quasi scenari possibili vi sono. L’anno scorso, in appello, Cuffaro è stato condannato a 7 anni (in primo grado a 5). Allora &#8230; Domani la sentenza di secondo grado potrebbe essere confermata, nel qual caso la condanna diverrebbe definitiva e scatterebbe la pena  accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, con decadenza dal Senato e carcere. Ma potrebbe anche essere annullata (e sarebbe una vera bomba atomica per la politica siciliana) ovvero potrebbe esservi l’annullamento con rinvio, ossia con l&#8217;obbligo di rifare il processo d’appello. Inoltre, qualora i giudici romani cassassero l’aggravante di avere agevolato la Mafia, il reato andrebbe prescritto.</p>
<p style="text-align: justify">Non so bene perché, ho la senzazione che da Roma potrebbe anche arrivare qualche buona notizia per l&#8217;ex presidente &#8220;vasa vasa&#8221;. Vedremo &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_salvatore_cuffaro.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9645" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/01/pictures_salvatore_cuffaro-300x255.jpg" alt="" width="300" height="255" /></a></p>
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