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	<title>The Lo Re Report &#187; Spazio</title>
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	<description>Attualità politica internazionale, italiana e siciliana a cura di Carlo Lo Re</description>
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		<title>L&#8217;ultima volta che vidi lo Shuttle (andare in orbita)</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 14:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle 15.47 della Florida (21.47 ora italiana) vi sarà l&#8217;ultimo decollo verso lo Spazio di uno Shuttle, l&#8217;Endeavour. La Nasa ha infatti pensionato la &#8220;navetta&#8221; (questo ormai il significato diffuso della parola &#8220;shuttle&#8221;, che in effetti vorrebbe soprattutto dire &#8220;spola&#8221;), ritenuta obsoleta ed anche non più sicurissima dopo le tragiche esplosioni del Challenger (28 gennaio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Alle 15.47 della Florida (21.47 ora italiana) vi sarà l&#8217;ultimo decollo verso lo Spazio di uno Shuttle, l&#8217;Endeavour. La Nasa ha infatti pensionato la &#8220;navetta&#8221; (questo ormai il significato diffuso della parola &#8220;shuttle&#8221;, che in effetti vorrebbe soprattutto dire &#8220;spola&#8221;), ritenuta obsoleta ed anche non più sicurissima dopo le tragiche esplosioni del Challenger (28 gennaio 1986, 7 vittime) e del Columbia (1 febbraio 2003, 7 vittime) ed altre anomalie recentemente rilevate a bordo del resto della flotta (Endeavour, Discovery e Atlantis)<span id="more-10414"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ora il futuro dei voli umani pare legato alle navicelle russe Soyuz, più piccole, meno costose e, ovviamente, assai meno confortevoli. Peccato, perché ci eravamo abituati all&#8217;idea di viaggiare nello Spazio comodi, con mezzi diversi da quelli claustrofobici degli albori dell&#8217;esplorazione. La controtendenza imposta alla Nasa da un budget sempre più risicato non è un buon segnale. Nell&#8217;ottica di lungo periodo di una vera e propria colonizzazione del sistema solare, restringere lo spazio a disposizione dell&#8217;astronauta è semplicemente folle. Come lo è da parte della Casa Bianca tagliare i fondi dell&#8217;agenzia spaziale vanto dell&#8217;intera umanità.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/logo_nasa.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10415" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2011/04/logo_nasa-300x255.gif" alt="" width="300" height="255" /></a></p>
<div class="shr-publisher-10414"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Ikaros fa rotta verso Venere, Tokio verso l&#8217;ennesima figuraccia spaziale</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 15:23:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partirà alle 23.44 italiane (le 06.44 in Giappone) Ikaros (Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation of the Sun), la prima navicella spaziale ad energia solare destinata a raggiungere il pianeta Venere. Progettata dall&#8217;agenzia giapponese Jaxa (Japan Aerospace Exploration Agency), sarà lanciata dal centro spaziale nipponico dell&#8217;isola di Tanegashima. La missione può entrare nella storia o coprire [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Partirà alle 23.44 italiane (le 06.44 in Giappone) Ikaros (Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation of the Sun), la prima navicella spaziale ad energia solare destinata a raggiungere il pianeta Venere. Progettata dall&#8217;agenzia giapponese <a href="http://www.jaxa.jp/index_e.html" target="_blank">Jaxa</a> (Japan Aerospace Exploration Agency), sarà lanciata dal centro spaziale nipponico dell&#8217;isola di Tanegashima<span id="more-8412"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La missione può entrare nella storia o coprire di ridicolo i giapponesi. Una volta in orbita grazie ad un classico vettore, infatti, Ikaros spiegherà (tramite un meccanismo di srotolamento per rotazione) delle vele larghe circa 20 metri. Se la manovrà riuscirà si apriranno nuove strade per l&#8217;esplorazione spaziale, altrimenti avranno ragione gli scienziati della Nasa che  tempo fa abbandonarono il progetto perché lo giudicarono inaffidabile (nei precedenti esperimenti le navicelle non sono mai riuscite ad abbandonare l&#8217;orbita terrestre).</p>
<p style="text-align: justify">Secondo i giapponesi, il cui programma spaziale nei decenni è stato però costellato da tanti insuccessi, è possibile sia lo spiegamento delle vele che la generazione di energia elettrica tramite i pannelli solari, nonché l&#8217;accelerazione e la navigazione sempre per mezzo delle vele (che, per inciso, sono spesse 0.0075 millimetri, quindi più sottili di un capello umano, composte in resina di poliammide e rivestite di cellule fotovoltaiche per realizzare una sorta di tecnologia ibrida).</p>
<p style="text-align: justify">Per inciso, incurante delle perlessità della comunità scientifica internazionale, la Jaxa sta già pensando a lanciare entro la fine del 2010 una seconda navicella solare, più grande e stavolta con un motore ionico. Obiettivo? Veleggiare fino a Giove &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_8417" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/05/planets_venus.jpg"><img class="size-full wp-image-8417" title="planets_venus" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/05/planets_venus.jpg" alt="" width="400" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Il pianeta Venere</p></div>
<p style="text-align: justify">
<div class="shr-publisher-8412"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Obama il marziano</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 14:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver decurtato malamente i fondi del programma spaziale statunitense, il presidente Barack Obama ha dichiarato che entro il 2035 l&#8217;uomo (americano, ovviamente) metterà piede su Marte. L&#8217;idea è stupenda e sarebbe supportata da 6 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni, cifra che dovrebbe creare circa 2500 nuovi posti di lavoro nel settore dell&#8217;industria [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dopo aver decurtato malamente i fondi del programma spaziale statunitense, il presidente Barack Obama ha dichiarato che entro il 2035 l&#8217;uomo (americano, ovviamente) metterà piede su Marte. L&#8217;idea è stupenda e sarebbe supportata da 6 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni, cifra che dovrebbe creare circa 2500 nuovi posti di lavoro nel settore dell&#8217;industria strategica a stelle e strisce<span id="more-8197"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, in questo quarto di secolo che ci divide dallo storico traguardo occorre raggiungere alcune tappe intermedie. Intanto costruire entro il 2015 un vettore pesante capace di garantirci missioni assai oltre la Luna. Prima della missione marziana sarà poi necessario inviare un equipaggio umano su di un asteroide, in maniera da preparare il terreno al vero e proprio sbarco sul Pianeta Rosso.</p>
<p style="text-align: justify">Barack Obama ha così voluto dimostrare di avere davvero a  cuore (cosa che non è affatto vera, vista la sua &#8220;miopia&#8221; in materia di geopolitica) l&#8217;esplorazione del sistema solare ed il prestigio spaziale degli Usa, ma pare molto difficile che possa convincere chi non lo ritiene per nulla sensibile al tema.</p>
<div id="attachment_8199" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/04/space_mars_olympus_mons_resized.jpg"><img class="size-full wp-image-8199" title="space_mars_olympus_mons_resized" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2010/04/space_mars_olympus_mons_resized.jpg" alt="" width="350" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Marte, il monte Olimpo</p></div>
<div class="shr-publisher-8197"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Su Titano, un immenso lago di metano. E già si studia come andarlo a prendere</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 15:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Nasa ha annunciato ufficialmente la presenza di un vastissimo lago su Titano, il più grande dei satelliti di Saturno. La scoperta, che già da qualche anno era nell&#8217;aria, è stata fatta grazie alle osservazioni della sonda Cassini posizionata a 200 mila chilometri di distanza. Il Kraken Mare, questo è il nome con il quale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La Nasa ha annunciato ufficialmente la presenza di un vastissimo lago su Titano, il più grande dei satelliti di Saturno. La scoperta, che già da qualche anno era nell&#8217;aria, è stata fatta grazie alle osservazioni della sonda Cassini posizionata a 200 mila chilometri di distanza.<br />
Il Kraken Mare, questo è il nome con il quale è stata battezzata la superficie liquida, con i suoi circa 400 mila chilometri quadrati è più grande del Mar Caspio, qui sulla Terra il più vasto lago esistente. Ma il particolare assolutamente rilevante è che il lago non è per nulla costituito da acqua, ma da qualcosa che sul nostro pianeta in natura esiste solo allo stato gassoso, il prezioso metano<span id="more-7131"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Pare invece che su Titano le condizioni atmosferiche e di pressione siano tali per cui sia il metano che altri idrocarburi da noi volatili si trovino invece allo stato liquido.</p>
<p style="text-align: justify">La scoperta, in realtà, non è propriamente targata Nasa. Sono stati infatti Katrin Stephan e Ralf Jaumann del Deutsches Zentrum für Luft und Raumfahrt (Dlr, l&#8217;Agenzia Spaziale Tedesca o German Aerospace Center in inglese) di Colonia a presentare a San Francisco, all&#8217;annuale conferenza dell&#8217;American Geophysical Union (Agu, Unione Geofisici Americani) i risultati di un loro accurato studio.</p>
<p style="text-align: justify">Del resto, un anno fa la Nasa aveva reso noto come la Cassini avesse già osservato un lago di etano sull&#8217;emisfero meridionale di Titano, nel suo Polo Sud. Anche in questo caso, la sostanza sulla Terra si trova allo stato gassoso.</p>
<p style="text-align: justify">Con 5.150 chilometri di diametro, Titano è il secondo satellite più grande del nostro sistema solare, la sola luna avvolta da una fitta atmosfera. Atmosfera che, essendo di azoto, presenta anche alcune similitudini con quella terrestre dei primordi.</p>
<p style="text-align: justify">I ricercatori tedeschi non hanno osservato direttamente il lago, sempre coperto, appunto, da nubi di azoto. Grazie ai dati elaborati dallo spettometro a raggi infrarossi,  però, hanno potuto notare un luccichio assai brillante proprio al Polo Nord di Titano, del tutto simile al riflesso della luce del Sole su di un lago terrestre.</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto per ora si tratti di pura accademia, non è da escludersi che in un futuro nemmeno troppo remoto possano essere approntate delle missioni non umane per poter fruire di un simile ricchissimo giacimento di idrocarburi. Del resto, l&#8217;India è già in fase avanzata con un progetto che dovrebbe condurla entro non molto tempo a tentare di sfruttare i giacimenti minerari della Luna.<br />
Titano è molto più distante, ma la sete di idrocarburi dell&#8217;umanità, lo sappiamo, è inestinguibile e autorizza anche ad ipotizzare scenari assolutamente avveniristici. Del resto, come ho più volte evidenziato, dopo secoli di scontri per il controllo dell&#8217;Asia Centrale o dei Balcani, oggi le nuove frontiere della geopolitica sono l&#8217;Artico e lo Spazio.</p>
<div id="attachment_7132" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-7132" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/12/titan2.jpg" alt="Su Titano, sotto una densa atmosfera che impedisce l'osservazione diretta, vi sono vasti laghi di idrocarburi" width="350" height="261" /><p class="wp-caption-text">Su Titano, sotto una densa atmosfera che impedisce l&#039;osservazione diretta, vi sono vasti laghi di idrocarburi</p></div>
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		<title>Obama, la Nasa e la Luna</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 05:20:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il presidente americano Barack Obama vuole che la Nasa proceda ad una revisione del suo programma per riportare l&#8217;uomo sulla Luna. La Casa Bianca ha piazzato Norm Augustine,  ex ad della Lockheed, a capo di una speciale commissione di esperti per valutare i progressi dell&#8217;ente spaziale nella costruzione della flotta da trasporto che dovrà sostituire i [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il presidente americano Barack Obama vuole che la Nasa proceda ad una revisione del suo programma per riportare l&#8217;uomo sulla Luna.<br />
La Casa Bianca ha piazzato Norm Augustine,  ex ad della Lockheed, a capo di una speciale commissione di esperti per valutare i progressi dell&#8217;ente spaziale nella costruzione della flotta da trasporto che dovrà sostituire i &#8220;pensionandi&#8221; Shuttle, che saranno accantonati entro il settembre 2010, dopo 8 ultimi viaggi verso la Stazione spaziale internazionale ed una missione in direzione del telescopio spaziale Hubble.</p>
<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-4327  aligncenter" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/05/logo-nasa.jpg" alt="logo-nasa" width="334" height="270" /></p>
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		<title>Mars Extreme: il Cnr testa lo stress per andare su Marte</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 05:32:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un esperimento senza precedenti per misurare l&#8217;incidenza dello stress e le risposte &#8211; fisiche e psicologiche &#8211; dell&#8217;organismo umano al confinamento forzato in un ambiente ristretto. Chiusi negli spazi angusti della navicella spaziale Nek, sei astronauti russi simulano in queste ore il viaggio dalla Terra verso Marte: a studiarne gli effetti e valutarne le possibili [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Un esperimento senza precedenti per misurare l&#8217;incidenza dello stress e le risposte &#8211; fisiche e psicologiche &#8211; dell&#8217;organismo umano al confinamento forzato in un ambiente ristretto. Chiusi negli spazi angusti della navicella spaziale Nek, sei astronauti russi simulano in queste ore il viaggio dalla Terra verso Marte<span id="more-4287"></span>: a studiarne gli effetti e valutarne le possibili applicazioni terapeutiche su vasta scala sono gli scienziati del Centro Extreme, team multidisciplinare composto da ricercatori della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna, dell&#8217;Università di Pisa e dell&#8217;Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Ifc-Cnr).</p>
<p style="text-align: justify">Condotto nell&#8217;ambito del progetto Mars 500, lo studio Ares (Astronauts Resistance Enhancement to Stress) ha già dato i suoi primi risultati: il team, infatti, è appena rientrato dalla Russia dove ha condotto una serie di esperimenti finalizzati a indagare i meccanismi biologici, psicologici e fisici che sono alla base della vulnerabilità individuale allo stress e a utilizzare i dati ottenuti per mettere a punto misure correttive.</p>
<p style="text-align: justify">Della squadra fanno parte Angelo Gemignani, del Dipartimento di Scienze Fisiologiche dell&#8217;Università; Remo Bedini, Antonio Benassi e Alessandro Pingitore di Ifc-Cnr; Antonio L&#8217;Abbate, professore ordinario alla Scuola Superiore Sant&#8217;Anna e direttore del Centro Extreme.</p>
<p style="text-align: justify">Grazie alle misure messe a punto dai ricercatori toscani in tre giorni e tre notti di intenso lavoro (test psicologici, esami del sangue, monitoraggio di parametri autonomici, elettroencefalogramma ad alta densità, ecc.), è stato possibile acquisire i dati relativi alle risposte, sia fisiche che psicologiche, dei sei uomini che dal 31 marzo scorso sono chiusi nel simulatore spaziale Nek: la navicella destinata, nel 2020, alla vera spedizione su Marte.</p>
<p style="text-align: justify">Il monitoraggio proseguirà per tutti e cento i giorni del viaggio virtuale di andata verso il pianeta rosso. Il quadro che emergerà &#8211; oltre a costituire una premessa indispensabile per la spedizione &#8211; consentirà di saperne di più sulla reazione psicofisica dell&#8217;organismo umano allo stress originato da condizioni estreme e permetterà di trovare una soluzione per allentare la tensione e prevenirla. Soluzione che, oltre che sugli equipaggi delle missioni spaziali, potrà avere ricadute sulla popolazione in generale e in particolare sarà di aiuto per capire la relazione fra stress, sonno e funzioni dell&#8217;asse cuore-cervello anche negli operatori (come pompieri, militari, addetti alla protezione civile) costretti a lavorare in condizioni estreme.</p>
<p style="text-align: justify">«Il Centro Extreme &#8211; osservano Remo Bedini e Antonio Benassi &#8211; conduce da tempo studi d&#8217;avanguardia sugli effetti dello stress sull&#8217;asse cuore-cervello-polmoni; in un recente passato sono stati posti sotto esame i cosiddetti &#8220;atleti estremi&#8221;, ovvero i recordman dell&#8217;apnea profonda (tra questi, Umberto Pelizzari e Carlos Coste) e i triatleti delle competizioni Ironman. Gli astronauti rappresentano ora un modello ideale per lo sviluppo delle ricerche».</p>
<p style="text-align: justify">Aggiudicatosi il primo posto nella selezione avviata dall&#8217;Agenzia Spaziale Italiana, il progetto pisano studia le modifiche dell&#8217;onda cerebrale Sleep Slow Oscillation dovute allo stress.</p>
<p style="text-align: justify">«Rilevata attraverso un elettroencefalogramma a 128 canali &#8211; aggiungono Gemignani e L&#8217;Abbate &#8211; quest&#8217;onda sostiene tutte le altre nella fase più profonda del sonno e garantisce il benessere. Il Centro Extreme sta dimostrando che su alcuni atleti, dopo una performance estrema che fa salire lo stress, la Sleep Slow Oscillation diminuisce o scompare, alterando le proprietà ristoratrici del sonno. Il ripristino dell&#8217;onda permette di recuperare il benessere». E&#8217; su questo che si concentreranno i ricercatori e i risultati fino ad oggi ottenuti offrono interessanti prospettive.</p>
<p style="text-align: justify">Il progetto getta le basi anche per lo sviluppo della cosiddetta &#8220;medicina prenosologica&#8221;, ovvero una nuova disciplina integrata in cui competenze medico-biologiche, tecnologiche si associano a quelle sociologiche ed architettoniche con l&#8217;unico scopo di salvaguardare la qualità della vita dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify">Il Direttore della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna, Maria Chiara Carrozza, sottolinea la capacità, da parte della Scuola, di concorrere con successo a bandi come quello dell&#8217;Agenzia Spaziale Italiana per lo studio delle modifiche all&#8217;onda cerebrale, e di contribuire all&#8217;applicazione clinica dei risultati della ricerca sull&#8217;interazione fra stress, sonno e funzioni cardiache e cerebrali in particolari tipologie di lavoratori, rispettando la missione che le deriva dall&#8217;essere una istituzione universitaria dedicata alle Scienze Applicate.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><img class="size-full wp-image-4290" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/05/mars.jpg" alt="Una immagine di Marte" width="427" height="480" /></dt>
<dd>Una immagine di Marte</dd>
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		<title>Encelado, von Balthasar e l&#8217;Uomo che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 07:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo un articolo di Scientific American (Le Scienze nella sua versione italiana) su Enceladus, una delle lune di Saturno. Mi sorprendo a pensare come bellissimo il luogo oltremodo desolato descritto. Poi rifletto meglio. Non c&#8217;è nessuno. A prescindere dall&#8217;assenza di aria per noi respirabile, semplicemente non c&#8217;è nessuno. Hans Urs von Balthasar, scrivendo dell&#8217;Inferno, ebbe [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Leggo un articolo di <em>Scientific American</em> (<em>Le Scienze</em> nella sua versione italiana) su Enceladus, una delle lune di Saturno. Mi sorprendo a pensare come bellissimo il luogo oltremodo desolato descritto. Poi rifletto meglio. Non c&#8217;è nessuno. A prescindere dall&#8217;assenza di aria per noi respirabile, semplicemente non c&#8217;è nessuno<span id="more-3090"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Hans Urs von Balthasar, scrivendo dell&#8217;Inferno, ebbe a dire che, se esiste, è vuoto.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco, l&#8217;Inferno è il posto il cui non c&#8217;è l&#8217;Uomo. Praticamente, da quel che al momento sappiamo, ovunque tranne la Terra.</p>
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<dt><img class="size-full wp-image-3092" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/03/enceladus.jpg" alt="Encelado" width="297" height="350" /></dt>
<dd>Encelado</dd>
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		<title>Polo Nord e Spazio, le nuove frontiere geopolitiche</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 18:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflettendo sulla fin qui ben riuscita avventura lunare di New delhi, notavo l&#8217;ormai pressante necessità, soprattutto da parte di India e Cina, di rintracciare ed eventualmente andare a prendere sul nostro satellite quelle risorse che sulla Terra sono ormai di sempre più difficile acquisizione. La possiblità, che nei decenni futuri si rivelerà sempre più concreta, di inviare missioni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Riflettendo sulla fin qui ben riuscita avventura lunare di New delhi, notavo l&#8217;ormai pressante necessità, soprattutto da parte di India e Cina, di rintracciare ed eventualmente andare a prendere sul nostro satellite quelle risorse che sulla Terra sono ormai di sempre più difficile acquisizione<span id="more-1490"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La possiblità, che nei decenni futuri si rivelerà sempre più concreta, di inviare missioni robotiche o umane fuori dal nostro pianeta per prelevare minerali ed eventuali idrocarburi, nel lungo periodo sposterà quindi nello Spazio lo scontro geopolitico.</p>
<p style="text-align: justify">Già nei decenni scorsi avevamo assistito alla corsa di Usa e Urss alle stelle, ma era più che altro propaganda, tant&#8217;è che, arrivati per primi (ed unici) sulla Luna, gli americani, popolo giovane con notevoli difficoltà a pensare il lungo periodo (e talora anche il medio), mica hanno saputo bene che cosa fare del satellite &#8220;conquistato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Avessero pensato nel 1969 all&#8217;eventualità di una colonia lunare oggi sarebbero quarant&#8217;anni avanti ai competitor. Ed invece faticano a rimettere in piedi un realistico programma lunare. Anche se, sia chiaro, sono pur sempre i migliori al mondo, con la Nasa che credo sia da considerare l&#8217;orgoglio supremo dell&#8217;intera specie umana.</p>
<p style="text-align: justify">Poi lo scontro si è spostato sul &#8220;terreno&#8221; del posizionamento dei satelliti, sia di quelli spia che di quelli eventualmente in grado d&#8217;essere rapidamente riprogrammati per colpire dall&#8217;alto dei bersagli.</p>
<p style="text-align: justify">Ora la competizione muta radicalmente natura e si ripropone quale corsa all&#8217;elio-3 (indispensabile per le centrali atomiche che India e Cina hanno in mente di creare nei prossimi anni) o, più in generale, quale corsa alle risorse sfruttabili, sulla Luna, su Marte e dove sarà progressivamente possibile arrivare. </p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, occorre lungimiranza e visione d&#8217;insieme per approntare programmi costosissimi che daranno frutti tangibili solo alle generazioni future di una Nazione. Non è un caso, quindi, che proprio quei Paesi (tipo Cina ed India) per tradizione più in grado di altri di guardare lontano e pianificare il Destino dei propri popoli su scala secolare stiano investendo sempre più nel settore aerospaziale.</p>
<p style="text-align: justify">Come, per inciso, non è certo casuale che le sole due realtà millenarie dell&#8217;Occidente, la Santa Sede ed Israele (giovane come Stato, ma antichissimo come Popolo), per quanto piccoli, con la Specola Vaticana e con l&#8217;Israel Space Agency, mostrino una grande attenzione nel monitorare il Cosmo, pur essendo assolutamente evidente, soprattutto per il Vaticano, l&#8217;assenza di un rientro immediato di queste ricerche.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, ormai cresce sempre più il numero degli esperti che vanno considerando l&#8217;intero sistema solare quale nuova frontiera geopolitica, frontiera che diverrà nei decenni progressivamente sempre più realistica, trasformandosi, nel lungo periodo, nella più importante.</p>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo, qui sulla Terra un ruolo sempre più centrale sta assumendo il Polo Nord, area che, nel breve-medio periodo invece, diverrà il vero nodo geopolitico con il quale confrontasi, con la Russia a caccia del petrolio artico e Danimarca, Norvegia e Canada a tentare di far valere le proprie ragioni in sede Onu.</p>
<p style="text-align: justify">Polo Nord e Spazio, quindi, quali nuovi &#8220;Great Games&#8221;. Altro che Iraq ed Afghanistan.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
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<dt><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/chesley-bonestell-saturn-seen-from-titan-1944.jpg"><img class="size-full wp-image-1521" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2009/01/chesley-bonestell-saturn-seen-from-titan-1944.jpg" alt="Chesley Bonestell, 'Saturn seen from Titan', 1944" width="350" height="278" /></a></dt>
<dd>Chesley Bonestell, &#8216;Saturn seen from Titan&#8217;, 1944</dd>
</dl>
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<p style="text-align: center"> </p>
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		<title>La caccia alle risorse sposta nello Spazio il gioco geopolitico</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 22:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sonda indiana Chandrayaan-1, che ruota attorno alla Luna dall&#8217;8 novembre, ha trovato sul satellite una vasta miniera di ferro. Per inciso, la scoperta è anche frutto di uno strumento scientifico americano che la sonda utilizza, il Moon Mineralogy Mapper (M3), uno spettrometro della Nasa con il quale gli americani intendono creare una accurata mappa delle risorse minerali del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La sonda indiana Chandrayaan-1, che ruota attorno alla Luna dall&#8217;8 novembre, ha trovato sul satellite una vasta miniera di ferro<span id="more-1479"></span>. Per inciso, la scoperta è anche frutto di uno strumento scientifico americano che la sonda utilizza, il Moon Mineralogy Mapper (M3), uno spettrometro della Nasa con il quale gli americani intendono creare una accurata mappa delle risorse minerali del nostro satellite, ad integrazione della precedenti indagini delle sonde Clementine (di proprietà del Dipartimento della Difesa statunitense) e Lunar Prospector.</p>
<p style="text-align: justify">Sulla Luna, nella regione orientale Basin, l&#8217;M3 ha rilevato una notevole presenza di pyroxene, ossia di minerali di ferro sotto la forma di sferette. Lo strumento del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, ideato a Pasadena (California) permette di rilevare con una risoluzione assai alta la presenza di minerali, valutandone anche la distribuzione e la quantità presente su suolo e sottosuolo.</p>
<p style="text-align: justify">In questa sua missione lunare, sostanzialmente alla ricerca di elio-3, indispensabile per la prossima generazione di centrali nucleari, oltre a della sua tecnologia, l&#8217;India utilizza tutta una serie di apparecchiature fornite da altri Paesi (Unione Europea, Usa e Bulgaria).</p>
<p>Chandrayaan-1, che era stata lanciata il 22 ottobre scorso dal poligono indiano di Sriharikota, nel golfo del Bengala, era entrata nell&#8217;orbita lunare, a cento chilometri di altezza, dopo 18 giorni. Un bel successo per gli scienziati indiani, non c&#8217;è che dire.</p>
<p style="text-align: justify">Ora New Delhi intende continuare nell&#8217;esplorazione del satellite spedendo altre due sonde per ottenere dei campioni di minerali da studiare comodamente sulla Terra. Dopo di che l&#8217;Indian Space Research Organisation punterà apertamente ad una spedizione umana, in competizione con Pechino e con gli Usa, che vorrebbero ritornare sulla Luna con degli uomini, per cominciare a costruire un primissimo avamposto coloniale.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, la ricerca di elio-3 sul satellite, il ritrovamemnteo casuale di una miniera di ferro e il desiderio di mappare le risorse lunari la dice lunga sulla prossima sfida dell&#8217;uomo nello spazio. Rinvenire e prevelare ove possibile le materie prime che sulla Terra cominciano a scarseggiare.</p>
<p style="text-align: justify">E così, il gioco geopolitico del futuro di medio periodo si sposta fra le stelle, nello Spazio magari non tanto profondo, ma pur sempre Spazio. Oggi, ad esempio, sembra impossile andare a prelevare gli idrocarburi presenti su Titano, ma nel giro di 50-70&#8242;anni non è escluso che possa essere tecnicamente alla nostra portata. Ed il sistema solare sarà colonizzato almeno da robot minatori. Se non da uomini predatori &#8230;</p>
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		<title>Quanto sono lunghi 40 secondi?</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 08:47:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Nasa ha dichiarato in una sua nota ufficiale che i sette astronauti morti a bordo del Columbia l&#8217;1 febbraio 2003 rientrando sulla Terra hanno avuto circa 40 secondi per rendersi conto di quanto stesse accadendo. Quanto sono lunghi 40 secondi? Possono sembrare pochi, ma se si sta precipitando verso un Destino di morte certa [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La Nasa ha dichiarato in una sua nota ufficiale che i sette astronauti morti a bordo del Columbia l&#8217;1 febbraio 2003 rientrando sulla Terra hanno avuto circa 40 secondi per rendersi conto di quanto stesse accadendo<span id="more-1471"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto sono lunghi 40 secondi? Possono sembrare pochi, ma se si sta precipitando verso un Destino di morte certa e di brutale distacco da chi si ama si può dire che siano una eternità.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente, avrei preferito continuare a pensare che i sette non si fossero accorti di nulla &#8230;</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<div id="attachment_1477" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/12/columbia-crew1.jpg"><img class="size-full wp-image-1477" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/12/columbia-crew1.jpg" alt="The seven members of Columbia crew. Sit down at foreground are astronauts Rick D. Husband (left), mission commander; Kalpana Chawla, mission specialist; and William C. McCool, pilot. Stand up (form left) are astronauts David M. Brown, Laurel B. Clark, and Michael P. Anderson, all mission specialists; and Ilan Ramon, load specialist representing Israel Space Agency, ISA." width="350" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">The seven members of Columbia crew. Sit down at foreground are astronauts Rick D. Husband (left), mission commander; Kalpana Chawla, mission specialist; and William C. McCool, pilot. Stand up (form left) are astronauts David M. Brown, Laurel B. Clark, and Michael P. Anderson, all mission specialists; and Ilan Ramon, load specialist representing Israel Space Agency, ISA.</p></div>
</div>
<p style="text-align: center"> </p>
<p style="text-align: center"> </p>
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		<title>Geopolitica dello Spazio</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 11:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;allunaggio indiano di ieri è un&#8217;ottima occasione per riproporre un mio breve saggio sulla geopolitica dello Spazio apparso a metà 2006 sulla rivista di filosofia politica Behemoth. Eccolo di seguito riportato. Sono passati secoli dai deliri onirici di Wan Hu, un funzionario del Celeste Impero che nel 1500 ideò un rudimentale sistema di razzi propellenti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><em>L&#8217;allunaggio indiano di ieri è un&#8217;ottima occasione per riproporre un mio breve saggio sulla geopolitica dello Spazio apparso a metà 2006 sulla rivista di filosofia politica </em>Behemoth<em>. Eccolo di seguito riportato.</em></p>
<p style="text-align: justify">Sono passati secoli dai deliri onirici di Wan Hu, un funzionario del Celeste Impero che nel 1500 ideò un rudimentale sistema di razzi propellenti che secondo i suoi calcoli avrebbero dovuto spedirlo in orbita<span id="more-1098"></span>, ma l&#8217;interesse dei cinesi per lo Spazio non pare essere diminuito. E così, avendo oggi per la prima volta nella loro storia le possibilità materiali per mettere in piedi un vero programma spaziale, certo non intendono sprecare l&#8217;opportunità.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo la prima missione umana felicemente riuscita dell&#8217;ottobre 2003, il lancio dell&#8217;autunno 2005 della capsula spaziale cinese Shenzhou 6 (&#8220;Vascello Divino&#8221;) ha confermato la volontà della <strong>Cina</strong> postmaoista di essere ben presente nello Spazio, quasi a coronare l&#8217;attuale fase di impetuoso sviluppo della sua economia.</p>
<p style="text-align: justify">La missione è riuscita perfettamente ed è quindi comprensibile e giustificata l&#8217;euforia dei cinesi per il quasi perfetto rientro della capsula in una zona della Mongolia interna, ai margini del deserto del Gobi.</p>
<p style="text-align: justify">Lanciata da un poligono nella remota provincia del Gansu, la navicella, che ha viaggiato ad un&#8217;altezza di circa 350 chilometri dalla Terra, è una versione aggiornata di quella che nel 2003 portò nello spazio il primo astronauta cinese, il colonnello Yang Liwei. I due protagonisti dell&#8217;ultima missione, Fei Junlong, di 40 anni, e Nie Haisheng di 41, entrambi piloti militari, durante la permanenza nello spazio si sono più volte collegati in diretta con la televisione di Stato di Pechino.</p>
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<dt><img class="size-full wp-image-5692" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/11/Wan-Hu.png" alt="Il &quot;tentativo&quot; di decollo verso lo spazio di Wan Hu in un'antica raffigurazione cinese" width="483" height="509" /></dt>
<dd>Il &#8220;tentativo&#8221; di decollo verso lo spazio di Wan Hu in un&#8217;antica raffigurazione cinese</dd>
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<p style="text-align: justify">I due sarebbero stati scelti dall&#8217;ente spaziale cinese dopo una durissima serie di prove di selezione fra i 14 migliori piloti che l&#8217;aeronautica sta preparando per le missioni spaziali della Repubblica Popolare. Secondo le note biografiche ufficiali diffuse alla stampa dall&#8217;agenzia Nuova Cina, Fei, prima di optare per la carriera militare, aveva evidenziato profonde tendenze artistiche (era un pittore). Di contro, Nie è invece un concretissimo e taciturno militare, noto nel suo ambiente per un freddissimo e spettacolare atterraggio di fortuna effettuato nel 1992.</p>
<p style="text-align: justify">I dettagli delle missioni spaziali cinesi sono sempre top secret, ma si sa che i due taikonauti (in mandarino &#8220;astro&#8221; si dice taiko&#8221;) hanno collaudato quello che è l&#8217;embrione della futura base spaziale di Pechino.</p>
<p style="text-align: justify">Scopo della missione era anche studiare il comportamento umano in vista dello sbarco sulla Luna, considerato come questo sia ormai il dichiarato obiettivo a medio termine dei cinesi. Entro i prossimi cinque anni, infatti, la Repubblica Popolare intende cominciare la costruzione di una sua stazione orbitale ed inviare una missione con equipaggio umano sul satellite terrestre.</p>
<p style="text-align: justify">La Cina è quindi la terza nazione al mondo dopo Stati Uniti e Russia a spedire degli uomini in orbita e questo non è certo un caso. Da anni lo sviluppo di Pechino sembra davvero inarrestabile ed un parallelo incremento delle sue capacità nel settore militare ed in quello spaziale non deve stupirci più di tanto. Del resto, anche il Giappone, l&#8217;India e l&#8217;Unione Europea stanno da tempo portando avanti programmi spaziali di grande fascino, ma la Cina oggi dispone di fondi molto più ricchi ed ha inoltre la granitica volontà di perseguire i suoi obiettivi di grandeur.</p>
<p style="text-align: justify">E le altre nazioni come stanno muovendosi? Qual è lo stato dell&#8217;arte, per così dire, dei programmi spaziali delle principali potenze politico-economiche del pianeta?</p>
<p style="text-align: justify">Dicevamo dei piani di Giappone, India ed Unione Europea. Progetti grandiosi per certi versi, ma ancora ad uno stadio poco più che embrionale.</p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>Giappone</strong> avrebbe in linea teorica il know-how per mettere su un programma di tutto rispetto, ma in realtà questo non riesce a decollare. Gli investimenti sono infatti risultati insufficienti, la sudditanza psicologica nei confronti di Washington si è rivelata un freno innestato e di errori strategici non ne sono certo mancati.</p>
<p style="text-align: justify">In tal modo, il Giappone ha buttato alle ortiche un immenso patrimonio tecnologico ed ora si ritrova costretto ad inseguire la Cina. In tale ottica, non è da escludere il lancio di astronauti nello Spazio, se non nel breve, almeno nel medio termine.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;evolversi della vicenda nordcoreana, inoltre, spinge Tokio a dotarsi di adeguati satelliti militari ed anche a questo scopo urge che il programma spaziale giapponese sia rivitalizzato quanto prima.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante l&#8217;attuale fase di riavvicinamento geopolitico, un grande avversario della Cina in questa corsa alle stelle che stiamo vivendo è l&#8217;<strong>India</strong>, che ha inaugurato il suo programma spaziale nel 1969 sotto la guida di Vikram Sarabhai, fondatore dell&#8217;Indian Space Research Organisation (Isro) di Bangalore.</p>
<p style="text-align: justify">Anche l&#8217;India ha nei suoi programmi una missione lunare, ma i problemi tecnici non mancano. Il Paese oggi gode di ottima fama quale produttore di satelliti per lo sviluppo (ne ha sette, che immagazzinano dati utili all&#8217;economia) e meteorologici, ma far giungere una navicella con equipaggio umano sulla Luna è ben altro affare.</p>
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<dt><img class="size-full wp-image-5697" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/11/space_chandrayani1.jpg" alt="Il piano per la missione lunare indiana" width="650" height="460" /></dt>
<dd>Il piano per la missione lunare indiana</dd>
</dl>
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<p style="text-align: justify">L&#8217;attuale presidente dell&#8217;Isro, G. Madhavan Nair, è ben consapevole di quanto l&#8217;impresa possa risultare ardua da affrontare con le sole proprie forze e New Delhi sta quindi stringendo accordi con alcuni partner, in primo luogo con Mosca.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;eventuale collaborazione dovrebbe condurre ad una missione lunare con la Russia fornitrice della tecnologia missilistica e l&#8217;India produttrice della navicella. Come data per lo sbarco si è a lungo vociferato il 2007, ma evidentemente è impossibile che New Delhi giunga sul satellite entro così breve tempo.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, da canto suo, ha dei progetti in proprio, portati avanti dall&#8217;European Space Agency (Esa), ma soprattutto è impegnatissima nella Stazione Spaziale Internazionale (Iss), il più ambizioso programma di cooperazione in campo scientifico e tecnologico mai intrapreso.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;Iss deriva da un progetto della Casa Bianca datato 1984, quando l&#8217;allora presidente americano Ronald Reagan chiese ai capi di Stato europei di far parte di un programma spaziale comune. Nel 1988 è stato firmato il primo accordo intergovernativo tra Canada, Giappone, Stati Uniti e i dieci Paesi europei che compongono l&#8217;Esa (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Olanda, Spagna, Svezia e Svizzera).</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1997 si è aggiunta la Federazione Russa, che ha portato in dote l&#8217;immensa competenza sovietica in materia di ricerca spaziale. La stazione internazionale sarà la futura casa dell&#8217;uomo nel Cosmo e la partecipazione dell&#8217;Esa al progetto dà la possibilità all&#8217;Unione Europea di ritagliarsi un posto davvero di rilievo nella geopolitica dello Spazio che va progressivamente delineandosi.</p>
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<dt><img class="size-full wp-image-5699" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/11/space_international_space_station.jpg" alt="La Stazione Spaziale Internazionale" width="294" height="288" /></dt>
<dd>La Stazione Spaziale Internazionale</dd>
</dl>
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<p style="text-align: justify">Di grande interesse sono poi i programmi spaziali di due outsider del settore, il Brasile e la Malesia. Può sembrare strano che un Paese in via di sviluppo e con una povertà ancora assai diffusa come il Brasile impegni ingenti risorse in un programma spaziale, ma nell&#8217;ottica di Brasilia è normalissimo.</p>
<p style="text-align: justify">Da decenni le autorità brasiliane sono determinate nel portare avanti un progetto di <em>grandeza nacional</em> che il presidente laburista Ignacio Lula da Silva ha confermato in pieno. Il <strong>Brasile</strong> contemporaneo ha delle aspirazioni geopolitiche da non sottovalutare affatto e secondo Samuel Huntington il Paese, se non fosse per la difficoltà rappresentata dal parlare portoghese in un subcontinente omogeneamente ispanofono (difficoltà comunque non insormontabile), nel medio periodo sarebbe destinato a divenire lo Stato guida dell&#8217;area.</p>
<p style="text-align: justify">Fondamentali sono per il Brasile le partnership strategiche, soprattutto con la Nasa e le agenzie spaziali di Cina, India, Russia e Sud Africa. Dopo alcuni gravi insuccessi (i due lanci fallimentari del 2 novembre 1997 e dell&#8217;11 dicembre 1999, nonché il gravissimo incidente nella stazione di lancio di Alcantara il 22 agosto 2003, nel quale morirono 21 persone), Brasilia procede ora con estrema cautela, affidandosi sempre più all&#8217;esperienza di chi da decenni naviga nello Spazio.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo le ultime indiscrezioni, ad esempio, avrebbe chiesto a Mosca di far fare le ossa ai suoi cosmonauti. Al prezzo di 20 milioni di dollari, prezzo &#8220;di favore&#8221; deciso da Vladmir Putin, il primo astronauta brasiliano sarà ospitato per una decina di giorni sulla Soyuz e sulla stazione spaziale. Caro come biglietto, ma sempre meglio che continuare a sprecare soldi e &#8211; soprattutto &#8211; vite come accaduto ad Alcantara.</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto riguarda i malesi, invece, è evidente che le immense Petronas Towers non bastano più e Kuala Lumpur ora vuole addirittura raggiungere la Luna.</p>
<p style="text-align: justify">Per anni la <strong>Malesia</strong> ha detenuto il record dell&#8217;edificio più alto del mondo, le avveniristiche Petronas Towers della capitale, che con i loro 452 metri risultano oggi seconde solo al nuovissimo grattacielo denominato Taipei 101 di Taiwan, 509 metri di sofisticata tecnologia a testimoniare la ricchezza e lo sviluppo della Cina nazionalista.</p>
<p style="text-align: justify">Perso a vantaggio di Taiwan il primato della costruzione più alta del pianeta, gli esuberanti malesi stanno quindi programmando un&#8217;altra avventurosa operazione che, qualora fosse coronata da successo, consacrerebbe definitivamente Kuala Lumpur potenza economica di rilievo nel mondo intero.</p>
<p style="text-align: justify">Entro il 2020 la Malesia intenderebbe giungere sulla Luna con un equipaggio umano. La Nasa si è dichiarata assai scettica, ma certo non manca ai malesi il denaro per compiere l&#8217;impresa.</p>
<p style="text-align: justify">Assai diversa è invece la situazione russa. <strong>Mosca</strong> ha un immenso patrimonio di conoscenze tecniche, una competenza seconda solo a quella americana, ma non ha più fondi. I pochi soldi a disposizione del governo servono per riammodernare l&#8217;arsenale atomico e ben poco rimane per la ricerca spaziale. Mosca è quindi destinata ad un brusco ridimensionamento delle sue ambizioni cosmiche, ma non disperderà certo il suo know-how, tutt&#8217;altro. Lo metterà a disposizione di terzi ed affitterà e venderà anche talune strutture, come le navicelle Soyuz, che fanno assai gola a Washington.</p>
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<dt><img class="size-full wp-image-5700" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/11/space_baikonur_cosmodrome.jpg" alt="Il cosmodromo di Baikonur, in Kazakhistan, durante la guerra fredda cuore del programma spaziale sovietico" width="400" height="300" /></dt>
<dd>Il cosmodromo di Baikonur, in Kazakhistan, durante la guerra fredda cuore del programma spaziale sovietico</dd>
</dl>
</div>
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<p style="text-align: justify">Non reputando più tanto sicuri i pur avanzati Shuttle, la Nasa vorrebbe acquistare le navicelle russe, ma l&#8217;affare potrebbe subire uno stop a causa dei persistenti legami di collaborazione fra gli scienziati atomici di Mosca e quelli di Teheran, legami per nulla graditi agli americani.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, la Russia mantiene un ruolo di primissimo piano nella meravigliosa avventura della Stazione Spaziale Internazionale, nella quale, smantellata nel 2001 la mitica Mir (termine che in russo vuol dire &#8220;Pace&#8221;) dopo 15 anni di onorato servizio, sta profondendo energie e rinnovato entusiasmo.</p>
<p style="text-align: justify">E giungiamo quindi alla <strong>Nasa</strong>. L&#8217;ente spaziale americano (la cui denominazione per esteso è National Aeronautics and Space Administration) intenderebbe ritornare sulla Luna quanto prima grazie ad un nuovo programma di esplorazione dal costo di 104 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify">Lo ha recentemente annunciato Michael Griffin, il direttore dell&#8217;agenzia spaziale, spiegando che dopo aver ottenuto la necessaria autorizzazione da parte della Casa Bianca è tutto pronto per realizzare il progetto che nel 2018/2020 dovrebbe portare quattro astronauti sulla Luna.</p>
<p style="text-align: justify">Il viaggio dovrebbe avvenire a bordo di una capsula lanciata da un nuovo razzo, che manderà il pensione le attuali navette a partire dal 2010. L&#8217;ultima spedizione sul nostro satellite risale all&#8217;11 dicembre 1972, con Eugene Cernan e Harrison Schmitt, e forse è proprio giunta l&#8217;ora di ritornare sulla Luna, se non altro per difendere il prestigio minacciato dagli ambiziosissimi piani cinesi (oltre che indiani e malesi).</p>
<p style="text-align: justify">Ma la missione del 2018 non sarebbe certo un episodio isolato, tutt&#8217;altro. Perché il più importante progetto della Nasa riguarda una vera e propria base lunare, primo passo per la colonizzazione del satellite. Entro il 2030 (stesso anno dell&#8217;annunciato sbarco americano su Marte) potrebbe quindi essere operativa una avveniristica base, alla cui costruzione parteciperanno anche le aziende italiane Alenia e Telespazio.</p>
<p style="text-align: justify">Ma la grossa novità nel settore è la joint venture appena annunciata nella Silicon Valley, ossia l&#8217;ingresso nella ricerca spaziale di <strong>Google</strong>, che lavorerà con la Nasa appunto con l&#8217;obiettivo di far ritornare gli Usa sulla Luna. L&#8217;azienda di Mountain View aprirà degli uffici all&#8217;interno del centro di ricerche californiano della Nasa, al cui fianco lavorerà in una ampia gamma di aree del settore high-tech, dalla ricerca di nuove soluzioni IT al data management, fino alle nanotecnologie.</p>
<p style="text-align: justify">La società di Larry Page e Sergey Brin è sempre più sulla cresta dell&#8217;onda, quindi, e questa alleanza con la Nasa la consacra davvero come l&#8217;astro indiscusso dell&#8217;informatica mondiale.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, con tutti i programmi in attività e le varie missioni pianificate, si può proprio parlare di corsa alle stelle. È una vera è propria bagarre quella che si è da qualche tempo scatenata nel Cosmo e a ben vedere le motivazioni ci sono tutte.</p>
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<dt><img class="size-full wp-image-5701" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2008/11/space_nasa_research_centers_in_usa.jpg" alt="Mappa dei centri di ricerca della Nasa negli Stati Uniti" width="520" height="350" /></dt>
<dd>Mappa dei centri di ricerca della Nasa negli Stati Uniti</dd>
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<p style="text-align: justify">Un accurato rapporto preparato da Wang Xiji della Chinese Academy of Sciences e reso noto dalla China News Agency sostiene che le strutture terrestri oggi utilizzate per il controllo di porzioni di Spazio non saranno più sufficienti nel prossimo futuro. Sarà quindi necessario costruire nuove piattaforme e prevedere la creazione di infrastrutture permanenti in orbita, dei veri micromondi. E nonostante un trattato delle Nazioni Unite stabilisca che ogni profitto materiale o beneficio derivante dalle missioni spaziali di qualsivoglia Nazione debba essere considerato patrimonio di tutto il pianeta, è indubbio che attraverso una forma di presenza stabile nello Spazio un dato Paese riuscirà di fatto ad estende il proprio territorio.</p>
<p style="text-align: justify">Pienamente consapevoli di ciò, alcuni Stati non intendono arretrare nei loro progetti di &#8220;espansione cosmica&#8221;, convinti, probabilmente a ragione, che conquistare porzioni di cielo sia una grossa opportunità per divenire almeno potenza regionale sulla Terra. Ecco spiegato, quindi, il motivo del diffuso interesse nella corsa alle stelle. Perché dal cielo, grazie a satelliti ed a stazioni orbitanti, si domina meglio il mondo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Apparso su <em>Behemoth</em>, a. XXI, n. 39, gennaio-giugno 2006, pp. 23-25<br />
con il titolo <em>Geopolitica dello Spazio</em></strong></p>
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		<title>The Indian Side of the Moon</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 10:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il modulo Moon Impact Probe (soprannominato Aditya), rilasciato 25 minuti prima dalla sonda indiana Chandrayaan-1, è giunto sulla Luna ieri alle 16.04 ora italiana. Chandrayaan-1 era stata lanciata lo scorso 22 ottobre dalla base di Srihakot, nello Stato indiano dell&#8217;Andra Pradesh, e dal 4 novembre era entrata nell&#8217;orbita lunare. Obiettivo ufficiale della missione dell&#8217;Indian Space Research [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il modulo Moon Impact Probe (soprannominato Aditya), rilasciato 25 minuti prima dalla sonda indiana Chandrayaan-1, è giunto sulla Luna ieri alle 16.04<span id="more-1093"></span> ora italiana.</p>
<p style="text-align: justify">Chandrayaan-1 era stata lanciata lo scorso 22 ottobre dalla base di Srihakot, nello Stato indiano dell&#8217;Andra Pradesh, e dal 4 novembre era entrata nell&#8217;orbita lunare.</p>
<p style="text-align: justify">Obiettivo ufficiale della missione dell&#8217;Indian Space Research Organisation (Isro) di Bangalore è sperimentare le tecniche di allunaggio su un punto predeterminato della superficie (in questo caso un cratere del Polo Sud lunare), oltre che analizzare per i prossimi due anni con uno spettrometro di massa la composizione sia dell&#8217;atmosfera che del suolo nel punto di impatto.</p>
<p style="text-align: justify">Importantissima è poi è la ricerca di elio-3, che gli scienziati hanno motivo di pensare possa essere assai più abbondante sulla Luna che sul nostro pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">Com&#8217;è comprensibile, grande è stato l&#8217;entusiasmo al centro spaziale indiano di Bangalore per la perfetta riuscita (almeno finora) di una missione costata più o meno 80 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;India ha inaugurato il suo programma spaziale nel 1963 e con l&#8217;allunaggio di ieri entra a pieno titolo nel gotha dei pochi Paesi (Usa, Urss, Unione Europea ed ora, appunto, l&#8217;India) che hanno toccato il suolo del nostro satellite.</p>
<p style="text-align: justify">La prossima tappa dell&#8217;Isro, a questo punto, dovrebbe essere una missione umana sulla Luna da condurre insieme ai russi.</p>
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		<title>L&#8217;India lancia la sua prima missione lunare, con un occhio (lungo) alla fusione nucleare di seconda generazione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 05:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A riprova di come lo sviluppo economico di un Paese ne modifichi rapidamente interessi e priorità, l&#8217;India ha lanciato la sua prima missione lunare (senza equipaggio). Dallo space center  di Sriharikota, nel Sud dell&#8217;Unione, è stato immesso in orbita il Chandrayaan-1 (che in sanscrito vuol dire più o meno manufatto lunare), che si annuncia come il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">A riprova di come lo sviluppo economico di un Paese ne modifichi rapidamente interessi e priorità, l&#8217;India ha lanciato la sua prima missione lunare (senza equipaggio).<span id="more-764"></span> Dallo space center  di Sriharikota, nel Sud dell&#8217;Unione, è stato immesso in orbita il Chandrayaan-1 (che in sanscrito vuol dire più o meno manufatto lunare), che si annuncia come il primo tentativo di New Delhi di &#8220;contribuire&#8221; alla colonizzazione (ossia allo sfruttamento delle risorse) del nostro satellite.</p>
<p style="text-align: justify">Anche la Repubblica Popolare Cinese è assai interessata alle missioni spaziali. Pechino e New Delhi, infatti, nella loro spasmodica ricerca di fonti di energia, ipotizzano di potere, nel lungo periodo, mettere le mani sopra le risorse lunari di elio 3, fondamentale nelle centrali elettriche a fusione nucleare di seconda generazione.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;elio 3 scarseggia sulla Terra, ma abbonda sul nostro satellite. Ecco il perché, quindi, della rinascita del programma lunare della Nasa e dei programmi spaziali che Pechino e New Delhi (ma anche Tokio, pur se con esiti meno esaltanti) stanno portando avanti con ingenti investimenti.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, nell&#8217;ottica di sganciarsi dalla &#8220;tirannia del petrolio&#8221;, per così dire, davvero i Paesi non arabi le stanno pensando tutte &#8230;</p>
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		<title>Cheeeeeese &#8230; Fotografato il primo pianeta extrasolare</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 06:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storica impresa di un gruppo di astronomi dell&#8217;Università di Toronto, che è riuscito a fotografare il primo pianeta al di fuori del nostro sistema solare. Fino ad oggi sono stati individuati, ma in maniera indiretta, oltre 300 pianeti extrasolari. Stavolta uno di essi è stato realmente fotografato grazie alla potenza del telescopio Gemini North, installato sull&#8217;isola [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Storica impresa di un gruppo di astronomi dell&#8217;Università di Toronto, che è riuscito a fotografare il primo pianeta al di fuori del nostro sistema solare.<span id="more-363"></span> Fino ad oggi sono stati individuati, ma in maniera indiretta, oltre 300 pianeti extrasolari. Stavolta uno di essi è stato realmente fotografato grazie alla potenza del telescopio Gemini North, installato sull&#8217;isola di Mauna Kea, alle Hawaii.</p>
<p style="text-align: justify">Il corpo celeste in questione è un gigante gassoso in qualche modo simile a Giove, ma con una massa otto volte maggiore ed assai più caldo. Il pianeta orbita intorno ad una stella tipo il Sole della nostra Via Lattea e si trova a 500 anni luce dalla Terra.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante dall&#8217;analisi spettroscopica siano emerse tracce sia di acqua che anidride carbonica, il pianeta non sembra essere per nulla adatto alla vita. In ogni caso, l&#8217;astronomia ha compiuto un altro «passo da gigante per l&#8217;umanità», per citare le parole di Neil Armstrong mentre stava mettendo piede sulla Luna, vista la grande difficoltà a fotografare pianeti vicini a delle stelle, assai più luminose. Ma con questo pianeta l&#8217;operazione è stata possibile in quanto la sua orbita lo porta molto lontano dal suo sole, esattamente ad 11 volte la distanza di Nettuno dal nostro.</p>
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		<title>Galactic Suite</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2008 04:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà inaugurato nel 2012 (l&#8217;anno della fine del mondo per i Maya) il primo hotel spaziale, a 450 chilometri di distanza dalla Terra, e già ha 38 prenotazioni, nonostante i prezzi salatissimi. Una stanza costerà infatti ben 3 milioni di euro, comprese però 18 settimane ai Caraibi per preparare a dovere il turista delle stelle. Il nome dell&#8217;albergo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p align="justify">Sarà inaugurato nel 2012 (l&#8217;anno della fine del mondo per i Maya) il primo hotel spaziale, a 450 chilometri di distanza dalla Terra, e già ha 38 prenotazioni, nonostante i prezzi salatissimi.<span id="more-59"></span> Una stanza costerà infatti ben 3 milioni di euro, comprese però 18 settimane ai Caraibi per preparare a dovere il turista delle stelle. Il nome dell&#8217;albergo (di fatto una vera e propria stazione spaziale) è già tutto un programma: Galactic Suite.</p>
<p align="justify">Ideatore del progetto è lo spagnolo Xavier Claramunt. E i vacanzieri già prenotati? Ricconi da tutto il mondo, quattro spagnoli, otto americani, sette dagli Emirati Arabi, sei miliardari cinesi, cinque australiani, altri cinque dalla Russia e tre dal Sud America.</p>
<p align="justify">Insomma, il modello della Virgin Galactic di Branson sembra fare scuola e diffondersi sempre più. A me ancora pare un po&#8217; una cosa folle, ma davvero quella dello Spazio sembra essere la nuova frontiera del turismo l&#8217;ultra élite &#8230;</p>
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		<title>Titan Oil?</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 05:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sonda Cassini della Nasa ha confermato la presenza di un idrocarburo su Titano, satellite di Saturno.Si tratta di un lago, chiamato Ontario Lacus, più o meno nel Polo Sud del &#8220;pianetino&#8221;, zeppo di etano ( http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_1041544150/Etano.html ). La scoperta ha rinvigorito la teoria degli scienziati che vorrebbe la superficie di Titano costellata di riserve [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p align="justify">La sonda Cassini della Nasa ha confermato la presenza di un idrocarburo su Titano, satellite di Saturno.<span id="more-32"></span>Si tratta di un lago, chiamato Ontario Lacus, più o meno nel Polo Sud del &#8220;pianetino&#8221;, zeppo di etano ( <a href="http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_1041544150/Etano.html">http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_1041544150/Etano.html</a> ). La scoperta ha rinvigorito la teoria degli scienziati che vorrebbe la superficie di Titano costellata di riserve di idrocarburi. Già mi immagino che prima o poi tenteranno di andarseli a prendere. Dopo la scoperta dei giacimenti nel nostro Polo Nord, anche il petrolio su Titano &#8230;    :  )</p>
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		<title>Branson Galactic</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 03:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Branson]]></category>
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		<description><![CDATA[Il miliardario britannico Richard Branson non ha una faccia simpatica, anzi, un po&#8217; laiduccio sembra &#8230; Ma è senza dubbio un genio. Con la sua Virgin Galactic - una sorta di Nasa privata, per intenderci &#8211; sta davvero rivoluzionando (almeno in linea teorica) il concetto di viaggi e di viaggi nello Spazio. La sua navetta White Knight [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p align="justify">Il miliardario britannico Richard Branson non ha una faccia simpatica, anzi, un po&#8217; laiduccio sembra &#8230; Ma è senza dubbio un genio.<span id="more-25"></span> Con la sua Virgin Galactic - una sorta di Nasa privata, per intenderci &#8211; sta davvero rivoluzionando (almeno in linea teorica) il concetto di viaggi e di viaggi nello Spazio.</p>
<p align="justify">La sua navetta White Knight Two, che ha affettuosamente soprannominato Eve in onore della madre, è stata appena testata nel deserto di Mojave, in California. Trattasi di fatto del modulo di trasporto verso la Space Ship Two, ancora non ultimata, che sarà la vera stazione spaziale sulla quale viaggeranno i turisti delle stelle.</p>
<p align="justify">Per ora i prezzi sono previsti esorbitanti (si parla di 200 mila dollari per neanche tre ore di &#8220;escursione&#8221; fuori porta, pardon, fuori orbita), ma non è detto che da qui a quando tirerò le cuoia il biglietto non possa abbassarsi tanto da giungere alla mia portata. Ovvero, si può sempre sperare in qualche viaggio stampa &#8230;</p>
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