Nota sabatina/2

Scritto da: il 28.11.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Senza ombra di dubbio, la notizia più importante della settimana che va a chiudersi è la dichiarazione di (temporanea? quanto temporanea?) insolvenza da parte di Dubai World, la holding statale degli Emirati Arabi Uniti che si occupa prevalentemente di immobili.
In merito, ho il timore che i politici ed i media occidentali non abbiano ben compreso la portata di quanto dichiarato dagli emiri. La notizia, infatti, non ha avuto a mio avviso la eco che meritava, ma di per sé credo annunci un evento catastrofico ben più rilevante del crac di Lehman Brothers del settembre 2008, all’origine della crisi globale corrente.
Perché, se è vero, come ha recentemente dichiarato Paolo Panerai, uno che di economia se ne intende anche più di tanti ministri, che «le crisi hanno il vantaggio di fare giustizia sul mercato e di creare efficienze», è anche vero che uno stato di tensione dei mercati e del ceto produttivo mondiale che si dovesse protrarre per anni inevitabilmente andrebbe a delineare la fine del sistema  economico-finanziario impostosi con l’avvento dell’era Thatcher-Reagan e del relativo impianto di pensiero (non che l’ipotesi non sia per me auspicabile, intendiamoci, ma avrebbe comunque contraccolpi dolorosi per tutti, da valutare e temere).
Occorre quindi individuare, anche nelle analisi da proporre a lettori e telespettatori, una via di mezzo fra il pessimismo catastrofista e l’eccessivo ottimismo. Perché il caso Dubai dimostra ampiamente come nessuno oggi sia al riparo dal default, come nessuno oggi possa dirsi esente dal rischio di essere spazzato via in poche ore dalla scena internazionale. Con le relative pesanti conseguenze sulla vita della gente normale che ciò comporta.

Altra vicenda su cui riflettere è quella degli “imbucati” ad un party della  Casa Bianca martedì scorso. Si può minimizzare e si può affermare che i due coniugi che qualche sera fa hanno partecipato al ricevimento degli Obama in onore del primo ministro indiano Manmohan Singh hanno comunque passato tutti i controlli ai metal detector, ma rimane il fatto che degli sconosciuti non presenti sulla lista degli invitati sono entrati alla White House e si sono avvicinati al presidente (cui la signora ha anche stretto la mano), alla moglie Michelle ed al suo vice Joe Biden. Semplicemente inammissibile, una falla nel sistema di sicurezza che inquieta e preoccupa seriamente.
Durante la campagna elettorale contro John McCain era già evidente come un Obama presidente degli Stati Uniti sarebbe stato l’inquilino della Casa Bianca più a rischio attentati di tutta la storia americana. Perché ai “tradizionali” pericoli terroristici avrebbe sommato l’odio dei suprematisti bianchi ed anche di chi ha interesse a bloccare i suoi rivoluzionari piani di riforma della sanità a stelle e strisce.
Ebbene, che cosa accade? Invece di blindare ancora di più il presidente lo si mette in condizione di trovarsi faccia a faccia con degli emeriti sconosciuti … I signori Salahi sono nulla di più che degli spiritosoni che l’hanno fatta grossa, ma il segnale è davvero preoccupante.

Venendo all’Italia, di grande rilievo mi sembra la dichiarazione di giovedì di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, il quale ha finalmente spiegato senza mezzi termini le vere cause, spesso volutamente sottovalutate, del profondo sottosviluppo del Sud Italia. «Sull’economia del Mezzogiorno – ha dichiarato Draghi – grava il peso della criminalità organizzata, che infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia tra i cittadini e ostacola il funzionamento del libero mercato, tanto che il divario di Pil pro capite rispetto al centro-nord è rimasto sostanzialmente immutato per 30 anni».
«Da lungo tempo – ha aggiunto il governatore – i risultati economici del Sud sono deludenti. Per questo servono più politiche generali e meno regionali». Ottimo ragionamento, anche se può suonare un po’ strano in tempi di federalismo imperante.
Da canto mio, aggiungo soltanto che occorrerebbe anche valutare l’impatto sulla mancata crescita del Sud anche della microcriminalità. Perché non vi sono solo le Mafie dei grandi numeri a frenare il Meridione d’Italia, ma anche i tantissimi atti criminosi (dal furto dell’auto allo scippo, dalla rapina all’aggressione a sfondo sessuale) posti in essere ogni giorno da decine di migliaia di delinquenti che demotivano e sfiduciano la gente per bene, distraendola e sottraendo energie preziose alla produzione.
Anche in questo caso, più che pseudo soluzioni locali, servono politiche centrali di indirizzo. Più che autonomismi e federalismi serve la mano pesantissima del Legislatore. Perché, risolto una volta per tutte il problema sicurezza, annientate una volta per tutte le micro e le macro Mafie, il Sud Italia rinascerebbe a nuova vita (economica e non solo) in pochi anni.

La celebre Palm Island di Dubai, l'isola artificiale simbolo del vorticoso sviluppo della metropoli araba

La celebre Palm Island di Dubai, l'isola artificiale simbolo del vorticoso sviluppo della metropoli araba

  • http://www.studiovellini.it toni vellini

    certo che Mario Draghi ha avuto una bella intuizione, alla base della sua dichiarazione. Penso che lo sappiano anche i bambini delle scuole elementari australiane. Se poi gli accoppiamo un giornalista giustizialista come Lo Re, il piatto è servito.

  • http://www.studiovellini.it toni vellini

    certo che Mario Draghi ha avuto una bella intuizione, alla base della sua dichiarazione. Penso che lo sappiano anche i bambini delle scuole elementari australiane. Se poi gli accoppiamo un giornalista giustizialista come Lo Re, il piatto è servito.

  • Carlo Lo Re

    Solo giustizialista?!? Megaultragiustizialistaassolutoantigarantistagenetico … Questo è l’aggettivo giusto … Dopo 1/4 di secolo dovresti conoscermi … : )))

  • Carlo Lo Re

    Solo giustizialista?!? Megaultragiustizialistaassolutoantigarantistagenetico … Questo è l’aggettivo giusto … Dopo 1/4 di secolo dovresti conoscermi … : )))

  • http://www.majolino.it paolo

    1) Dubai problem. Il 22 gennaio 2008 (duemilaotto) tenni una conferenza pubblica (sala piena hotel Jolly di Napoli) affrontando ed anticipando il problema dei “subprime”, ritenendoli dante causa di una crisi senza uguali: il che è accaduto (non sono un indovino ma uno dei pochissimi esperti europei di memetica, scienza che studia la propagazione dei memi e, con l’applicazione di modelli matematici, si riesce ad anticipare con ragionevole certezza gli scenari futuri). Al termine della prima parte, dedicata appunto ai “subprime”, offrii attenzione ai “Fondi Sovrani”, soggetti economici sconosciuti ai più tanto che l’Economist riportò, dopo pochi giorni ed in prima pagina, pubblicò la quasi interezza del mio articolo denominandolo “L’invasione dei Fondi sovrani”. Sono circa 25 i Fondi Sovrani che nel mondo determinano l’andamento economico ed è la politica che cerca di imporre il primato all’economia (riuscendovi appena fino a quando permane il” signoraggio”). Il problema è che, tranne il Fondo Norvegese, tutti gli altri sono nelle mani di Stati “canaglia”, per cui ne vedremo delle belle.
    2) Draghi. E’ un privato che gestisce gli interessi dei privati; è indifferibile una serie di incontri informativi sul problema del “signoraggio” per informare sul vero cancro. Chi sa deve essere testimone ed informare quanti e quanto più possibile.
    3) Mezzogiorno d’Italia. Riporto una sintesi di un mio articolo per immettere nel dante causa che ha determinato e determina il concreto distacco Sud-Nord. Resto a disposizione per ogni chiarimento sui temi indicati.
    - – - – -
    Precorrendo canovacci futuri il Governo “piemontese” consentì alla Banca Nazionale del Regno d’Italia (sede in Piemonte) di aprire filiali nel Sud, negando al Banco di Napoli di allargarsi parimenti al Nord.
    Come sempre il peggior antimeridionalista è un meridionale che si ritiene “integrato” al Nord; infatti fu il campano d’origine Nicola Nisco (direttore del dicastero dell’Agricoltura e Commercio nella luogotenenza instaurata a Napoli) a proporre a Cavour di aprire il mercato del Sud alla banca piemontese ed il primo ministro, senza indugio, avallò l’attuazione sostenendo gli amministratori della Banca Nazionale del Regno che aumentarono il capitale sociale da 40 a 100 milioni aprendo sedi a Napoli, Palermo ed altre province; in questo modo agli investitori del ex Regno delle Due Sicilie fu data la possibilità di acquistare azioni dell’istituto di credito torinese che acquisiva insperata liquidità.
    Cavour fece aggiungere al Sud, alle filiali della Banca Nazionale del Regno, anche quelle delle Casse di sconto e delle Banche agrarie.
    Dai fatti di seguito esposti ben ci comprenderà che fu una unificazione a senso unico, non fosse altro che si favorì il trasferimento di capitali dal Mezzogiorno al Nord, ostacolando il flusso contrario.
    Il Sud era (e lo è tutt’ora) mercato utile al solo fine degli ingrandimenti delle istituzioni economiche settentrionali, in special modo lo fu del Piemonte-Liguria.
    E’ premessa indicare:
    a) occorrevano ben 4 lire (moneta poi imposta fino all’euro) per ottenere 1 ducato (moneta del Regno delle Due Sicile; traslando ad un esempio di cambio attuale, è come dire che occorrevano 4 dollari per 1 euro);
    b) era in vigore la piena convertibilità della moneta con l’oro;
    su tali presupposti la Banca Nazionale pose in atto la seguente speculazione:
    a) vendeva titoli pubblici al Sud;
    b) ne riceveva moneta del Banco di Napoli;
    c) che convertiva in oro agli sportelli del Banco di Napoli;
    Conseguenze ?
    Diminuivano le riserve auree del Banco di Napoli: 78 milioni nel 1863, 41 milioni nel 1866 (un dimezzamento in soli tre anni). Per converso le riserve auree della Banca Nazionale del Regno d’Italia aumentarono.
    E non bastò a colmare l’ingordigia. Una legge del 1° maggio 1866 determinò un corso forzoso: la moneta del Banco di Napoli poteva essere convertita col solo oro dei depositi della stessa, nel mentre nel mentre era dichiarata l’inconvertibilità della moneta emessa dalla Banca Nazionale del Regno(sic.)
    L’oro piemontese era stato blindato e quello del Banco di Napoli divenne carta straccia a seguito della continua inflazione. Il Banco di Napoli, del quale i piemontesi tanto ne parlavano male, servì a salvare dal fallimento la banca piemontese garantita dalla non conversione delle monete di propria emissione.
    Il 1898 fu poi l’anno che pose fine alla pluralità di banche che potevano emettere moneta a seguito della istituzione della Banca d’Italia; su 300mila azioni emesse della costituenda banca ne furono concesse solo 20mila al Sud e delle 280mila ben 120mila alla sola Liguria.
    Cosa se ne può immediatamente dedurre da tali azioni di chi amministrava l’Italia “unita”?
    Le ex Due Sicilie erano considerate (lo sono tutt’ora purtroppo) terre di conquista, oltre che militare, principalmente economica. (paolo majolino)

  • http://www.majolino.it paolo

    1) Dubai problem. Il 22 gennaio 2008 (duemilaotto) tenni una conferenza pubblica (sala piena hotel Jolly di Napoli) affrontando ed anticipando il problema dei “subprime”, ritenendoli dante causa di una crisi senza uguali: il che è accaduto (non sono un indovino ma uno dei pochissimi esperti europei di memetica, scienza che studia la propagazione dei memi e, con l’applicazione di modelli matematici, si riesce ad anticipare con ragionevole certezza gli scenari futuri). Al termine della prima parte, dedicata appunto ai “subprime”, offrii attenzione ai “Fondi Sovrani”, soggetti economici sconosciuti ai più tanto che l’Economist riportò, dopo pochi giorni ed in prima pagina, pubblicò la quasi interezza del mio articolo denominandolo “L’invasione dei Fondi sovrani”. Sono circa 25 i Fondi Sovrani che nel mondo determinano l’andamento economico ed è la politica che cerca di imporre il primato all’economia (riuscendovi appena fino a quando permane il” signoraggio”). Il problema è che, tranne il Fondo Norvegese, tutti gli altri sono nelle mani di Stati “canaglia”, per cui ne vedremo delle belle.
    2) Draghi. E’ un privato che gestisce gli interessi dei privati; è indifferibile una serie di incontri informativi sul problema del “signoraggio” per informare sul vero cancro. Chi sa deve essere testimone ed informare quanti e quanto più possibile.
    3) Mezzogiorno d’Italia. Riporto una sintesi di un mio articolo per immettere nel dante causa che ha determinato e determina il concreto distacco Sud-Nord. Resto a disposizione per ogni chiarimento sui temi indicati.
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    Precorrendo canovacci futuri il Governo “piemontese” consentì alla Banca Nazionale del Regno d’Italia (sede in Piemonte) di aprire filiali nel Sud, negando al Banco di Napoli di allargarsi parimenti al Nord.
    Come sempre il peggior antimeridionalista è un meridionale che si ritiene “integrato” al Nord; infatti fu il campano d’origine Nicola Nisco (direttore del dicastero dell’Agricoltura e Commercio nella luogotenenza instaurata a Napoli) a proporre a Cavour di aprire il mercato del Sud alla banca piemontese ed il primo ministro, senza indugio, avallò l’attuazione sostenendo gli amministratori della Banca Nazionale del Regno che aumentarono il capitale sociale da 40 a 100 milioni aprendo sedi a Napoli, Palermo ed altre province; in questo modo agli investitori del ex Regno delle Due Sicilie fu data la possibilità di acquistare azioni dell’istituto di credito torinese che acquisiva insperata liquidità.
    Cavour fece aggiungere al Sud, alle filiali della Banca Nazionale del Regno, anche quelle delle Casse di sconto e delle Banche agrarie.
    Dai fatti di seguito esposti ben ci comprenderà che fu una unificazione a senso unico, non fosse altro che si favorì il trasferimento di capitali dal Mezzogiorno al Nord, ostacolando il flusso contrario.
    Il Sud era (e lo è tutt’ora) mercato utile al solo fine degli ingrandimenti delle istituzioni economiche settentrionali, in special modo lo fu del Piemonte-Liguria.
    E’ premessa indicare:
    a) occorrevano ben 4 lire (moneta poi imposta fino all’euro) per ottenere 1 ducato (moneta del Regno delle Due Sicile; traslando ad un esempio di cambio attuale, è come dire che occorrevano 4 dollari per 1 euro);
    b) era in vigore la piena convertibilità della moneta con l’oro;
    su tali presupposti la Banca Nazionale pose in atto la seguente speculazione:
    a) vendeva titoli pubblici al Sud;
    b) ne riceveva moneta del Banco di Napoli;
    c) che convertiva in oro agli sportelli del Banco di Napoli;
    Conseguenze ?
    Diminuivano le riserve auree del Banco di Napoli: 78 milioni nel 1863, 41 milioni nel 1866 (un dimezzamento in soli tre anni). Per converso le riserve auree della Banca Nazionale del Regno d’Italia aumentarono.
    E non bastò a colmare l’ingordigia. Una legge del 1° maggio 1866 determinò un corso forzoso: la moneta del Banco di Napoli poteva essere convertita col solo oro dei depositi della stessa, nel mentre nel mentre era dichiarata l’inconvertibilità della moneta emessa dalla Banca Nazionale del Regno(sic.)
    L’oro piemontese era stato blindato e quello del Banco di Napoli divenne carta straccia a seguito della continua inflazione. Il Banco di Napoli, del quale i piemontesi tanto ne parlavano male, servì a salvare dal fallimento la banca piemontese garantita dalla non conversione delle monete di propria emissione.
    Il 1898 fu poi l’anno che pose fine alla pluralità di banche che potevano emettere moneta a seguito della istituzione della Banca d’Italia; su 300mila azioni emesse della costituenda banca ne furono concesse solo 20mila al Sud e delle 280mila ben 120mila alla sola Liguria.
    Cosa se ne può immediatamente dedurre da tali azioni di chi amministrava l’Italia “unita”?
    Le ex Due Sicilie erano considerate (lo sono tutt’ora purtroppo) terre di conquista, oltre che militare, principalmente economica. (paolo majolino)

  • Carlo Lo Re

    Soprattutto su Dubai, d’accordo su tutta la linea. SI salva il fondo sovrano della Norvegia, ma per il resto lo scenario è da brividi.

  • Carlo Lo Re

    Soprattutto su Dubai, d’accordo su tutta la linea. SI salva il fondo sovrano della Norvegia, ma per il resto lo scenario è da brividi.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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