Nota sabatina/5

Scritto da: il 19.12.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Sono appena due i fatti salienti della settimana che va a concludersi, povera di grandi eventi, ma anche, grazie a Dio, di grandi disastri. Uno è internazionale ed uno tutto italiano, ossia il flop finale della Conferenza Onu di Copenhagen, conclusasi ieri, venerdì 18 dicembre, e l’aggressione a Silvio Berlusconi di domenica 13.
Sul fallimento del vertice danese non si può non dire che questo non fosse stato ampliamente previsto. La fumosa inconsistenza delle proposte di Barack Obama e la posizione solipsistica della Repubblica Popolare Cinese hanno semplicemente “killerato” la Conferenza. Si sapeva che ciò sarebbe accaduto, ma le anime belle dell’ambientalismo internazionale hanno voluto ugualmente caricare di vane aspettative un evento che oltre al business “autoinnescante “ non ha prodotto pressoché nulla.

In tutta onestà, nonostante una mia innata diffidenza nei confronti dell’estremismo ecologista (parallela, però, ad una grande fiducia nei confronti delle fonti energetiche alternative al petrolio, come il fotovoltaico e l’eolico), la mia sovrana simpatia durante i giorni del vertice è andata alla proposta degli Stati-atollo. Debolissimi ed isolati, ma fautori a mio avviso del documento più ragionevolmente condivisibile, come spesso accade in questi casi.

Purtroppo, alla fine, non solo non è emersa una posizione comune del Pianeta intero sui grandi temi in ballo, ma addirittura Copenhagen ha finito con il segnalare la confusione sovrana e l’ordine sparso che regnano fra gli Stati in materia di misure per affrontare il global warming. Assai preoccupante.

In Italia, la settimana è stata monopolizzata dal dibattito grottesco sull’aggressione a Silvio Berlusconi. Grottesco perché fra analisi ambivalenti e distinguo da azzeccagarbugli di periferia alcuni hanno tentato la quadratura del cerchio fra condanna dell’atto in sé e sua approvazione. Operazione impossibile ovunque, ma che in Italia è (quasi) riuscita.

Assodato come sia ben poco realistico tentare di applicare al premier italiano le numerose teorizzazioni che nei secoli sono state elaborate sul tirannicidio (la democrazia borghese nel nostro Paese non è a rischio, non scherziamo con le cose serie, chi pensa che forze come il Pdl o il Pd possano metter su un regime semplicemente non ha idea di che cosa stia dicendo), un gesto folle come quello dello psicolabile Tartaglia va condannato senza se e senza ma, senza distinguo e senza forma alcuna di comprensione, se non quella, umanissima, nei confronti di un povero disgraziato dalla mente malata.

Ed invece, nel clima non tanto di odio (anche in questo caso siamo di fronte ad un concetto a caso, utilizzato senza valutare minimamente il termine), quanto di disordinata sguaiatezza che vige in Italia, nasce e cresce un’aggressione da parte di un povero mentecatto subita cavalcata da tutti.

Il premier ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma certo – per molti versi comprensibilmente – non ha sprecato l’occasione di evidenziare come talune esasperazioni nei suoi confronti possano degenerare in violenza o quantomeno eccitare la fantasia delle menti più deboli. Una certa opposizione ha parallelamente inscenato un balletto di prese di distanza e distinguo, sospetti sulla dinamica dei fatti e polemiche sulla sicurezza del Cav. semplicemente ridicolo, indegno di un Paese maturo, di una democrazia adulta.

Da parte di tutti, insomma, l’ennesima occasione, se non di tacere, almeno di parlar poco buttata alle ortiche …

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carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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