Obama, un mutamento di grande valenza simbolica

Scritto da: il 05.11.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Di certo la vittoria di Barack Obama rappresenta un immenso cambiamento, soprattutto da un punto di vista simbolico (che è poi quello che a me personalmente più sta a cuore). Il democratico è indubbiamente uomo di rottuta, ma il sistema – lo si è visto bene con Bill Clinton – è assai resistente.

Obama ha promesso molto, soprattutto ha promesso, come Clinton durante la sua prima campagna elettorale, di dare agli Usa una sanità pubblica degna di questo nome.

Clinton fu fatto bersaglio di un tiro incrociato che lo ridusse a più miti consigli per anni, trasformando un presidente arrivato alla Casa Bianca con una discreta aura liberal e bei sogni di cambiamento in un centrista assoluto.

Ma Obama ha più coraggio rispetto a Clinton e meno vizi privati che possano renderlo ricattabile. Ora capiremo se realmente l’America è in grado di cambiare o se il Paese dell’ultracapitalismo è irriformabile.

La svolta potrebbe essere profonda. A ben leggere il sogno di Obama, il nuovo inquilino della White House ha in mente un’America quasi vicina alle socialdemocrazie europee. Vedremo … Scardinare comportamenti diffusi, tipo l’antisindacalismo imperante, e la diffidenza secolare nei confronti dell’idea di Stato non sarà facile.

Per inciso, Obama avrà molti più nemici rispetto a tutti i suoi predecessori. I folli suprematisti bianchi che vorranno ucciderlo. Le lobby delle multinazionali che tentaranno in ogni modo di frenare la sua spinta al cambiamento. Non avrà vita facile. Anzi, la sua vita sarà un quotidiano inferno … E non invidio affatto chi dovrà garantire la sua sicurezza. Che sarà a rischio più di quella di qualsiasi altro presidente nella storia americana.

Tornando alle prospettive politiche della nuova presidenza, nessuno si aspetta che gli Usa di Obama diventino come la Svezia di Olof Palme, ma che gli States comincino ad andare nella direzione dell’Europa occidentale, del cosiddetto modello renano e della sua economia sociale di mercato questo sì. E su questo credo sarà giusto, fra 4 anni (ma anche un po’ prima), giudicare il primo coloured alla Casa Bianca.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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