Con Herman the Grey l’Europa oggi è ancora di più un nano politico, serve un baricentro nordico

Scritto da: il 20.11.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Gigante economico, ma nano politico. Sembra davvero il destino (ineluttabile?) dell’Europa unita.
Le scelte per la presidenza (Herman Van Rompuy, cristiano democratico fiammingo) e per la responsabilità della politica estera comune (la baronessa Catherine Ashton, aristocratica laburista con pochissima esperienza diplomatica) non entusiasmano nessuno e sono il frutto di un veloce compromesso che ci relega ancora una volta nel limbo dell’anonimato e della non incisività in campo internazionale.

Per carità, non avrei certo preferito Tony Blair quale presidente europeo. Lo considero l’uomo che ha disintegrato il laburismo britannico danneggiando gravemente l’intero movimento socialdemocratico europeo, ma scelte migliori del grigissimo Van Rompuy erano di sicuro possibili.

E così, la nuova Europa disegnata dal Trattato di Lisbona avrà nel mondo l’immagine del premier belga Van Rompuy e della Ashton, nominati per l’esattezza primo presidente stabile della Ue e primo nuovo Alto rappresentante della politica estera (Mrs Pesc, acronimo che sta per Politica estera e di sicurezza comune), una sorta di ministro degli esteri unico dell’Unione.

Dopo Gandalf il Grigio di Tolkien, ecco Herman the Grey, primo presidente europeo (Afp Photo, Dirk Waem)

Dopo Gandalf il Grigio di Tolkien, ecco Herman the Grey, primo presidente europeo (Afp Photo, Dirk Waem)

Sembrerebbe che la presidenza svedese di turno della Ue abbia imposto il proprio ticket, ma francamente non si capisce molto bene il motivo della scelta scandinava.

Di nuovo volti sconosciuti ai più, quindi, ai vertici dell’Europa, di nuovo, a meno di clamorose sorprese, un profilo europeo basso sulla scena internazionale.

Ma qual è, alfine, il problema di questa Europa? Osservando da anni la macchina dell’Ue, mi sono convinto che esso stia nella singolare frattura fra una burocrazia nordica e una trazione politica mediterranea.

Troppo Mediterraneo in questa Unione, troppo Mediterraneo e troppo “pensiero meridiano” per poter funzionare.

Insomma, a prescindere dalla non brillante prova degli svedesi nella gestione del loro semestre di presidenza in corso, il baricentro politico dell’Ue deve essere nettamente nordico. Pena “l’esondazione” in lungo e in largo dei pessimi vizi della politica italiana, spagnola, portoghese, francese e greca. E la conseguente impotenza dell’intera Confederazione.

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