Oscar, sconfitto Cameron

Scritto da: il 08.03.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Alla fine lo scontro di civiltà planetarie, come lo ha definito Il Sole 24 Ore, non ha sfondato. La notte degli Oscar ha dato ad Avatar, candidato a stravincere, solo 3 statuette, per sceneggiatura (mah!!!), fotografia (ottima, curata dall’italiano Mauro Fiore) ed effetti speciali (sarebbe stata clamorosa una sconfitta anche in questa categoria …).
Personalmente Avatar non mi è affatto piaciuto, tanto che ho faticato a recensirlo, aspettando il responso degli Academy Awards per occuparmene. L’ho trovato banale, scontato, soporifero, con un finale che era possibile immaginare dopo nemmeno 15 degli interminabili 162 minuti complessivi del film.

Per carità, alcuni punti di forza l’opera di Cameron li ha. Di sicuro la telecamera motion capture ideata dal regista canadese (nato a Kapuskasing, landa desolata di poco più di 8.000 anime nel nord dell’Ontario), capace di mimare i movimenti dell’occhio umano, è rivoluzionaria. Inoltre, pur nell’estrema semplicità della storia narrata, il rapporto olistico degli indigeni Na’vi con il proprio pianeta, Pandora, fa riflettere molto e ricorda in qualche modo la bella ipotesi Gaia di James Lovelock, il guru ambientalista meno scontato del suo mondo di riferimento.

Insomma, Avatar non è un capolavoro. Ha fatto la sua figura al botteghino, ma presta sarà dimenticato. O, al limite, ricordato solo per quelle soluzioni tecniche ottimamente illustrate da Lisa Fitzpatrick nel libro L’universo di Avatar. Genesi del capolavoro di James Cameron, in Italia edito dal Castoro di Milano, che con oltre 200 immagini spiega il lavoro dei creativi che hanno ideato Pandora, la sua flora e la sua fauna.

Un’ultima annotazione: non è il 3 D che può mutare di una virgola il giudizio su di un film. La visione tridimensionale rispetto a quella bidimensionale dà certamente molto di più, ma se un’opera è noiosa non vi è 3 D che possa tener su la palpebra …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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