Palestina, dall’Onu un pericoloso mezzo sì

Scritto da: il 30.11.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

«The vote has been completed. Please, block the machine». Parole che 30′anni mi avrebbero riempito di gioia. Oggi non più. Proprio no. Le ha pronunciate lo speaker dell’Assemblea generale delle Nazioni unite in una giornata senza dubbio storica, con il seggio dell’Autorità nazionale palestinese all’Onu come “Stato osservatore non membro” che è divenuto realtà dopo decenni di dibattito in merito.

A 65 anni dalla nascita dello Stato ebraico arriva quindi un mezzo riconoscimento per quello palestinese, con l’indicazione dei vecchi confini del 1967 (il che già pone una prima perplessità). Con il voto favorevole di 138 Paesi, quello contrario di Usa, Israele e altri nove e 41 astenuti (fra cui Inghilterra e Germania), l’Assemblea ha dato il suo consenso con una maggioranza superiore ai due terzi dei 193 stati membri dell’Onu.

In un momento di gravi difficoltà nell’area, con il presidente dell’Autorità, il laico Abu Mazen, di fatto messo all’angolo e tutto il potere nelle mani degli integralisti islamici di Hamas, con razzi che continuano a piovere su Israele provenienti dalla Striscia di Gaza e con l’Iran ogni giorno più vicino ad avere la bomba atomica, è stata una scelta prudente quella delle Nazioni unite? O è stato un pericoloso regalo per i seminatori d’odio che sognano (e pianificano anche) la cancellazione dello Stato ebraico? Personalmente, propendo più per la seconda ipotesi.

Abu Mazen

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