Palombella bianca

Scritto da: il 22.04.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Dico subito che Habemus Papam di Nanni Moretti mi è sì piaciuto molto, ma non è il capolavoro che avevo immaginato dagli abilissimi teaser-trailer diffusi da mesi. Il miglior film del regista romano rimane La stanza del figlio, non vi sono dubbi. A quest’ultima fatica – che, come previsto, sta sbancando il botteghino – va senza dubbio la palma dell’originalità, perché il tema del turbamento di un pontefice, ancorché neoeletto, era stato trattato poco o nulla dal cinema, ed il merito di un bel cast (stellare il protagonista Michel Piccoli) ottimamente diretto, ma francamente poco più.

«Commedia dolorosa» ha definito Moretti Habemus Papam. Concordo in pieno. Senza dubbio è una commedia, perché il tono è leggero e l’ironia la fa da padrona per tutto il film. Ma forse è proprio questo il problema, come cautamente avanzato anche da Paolo Mereghetti, che in una recensione ha parlato di qualche battuta di troppo. La bella intuizione del regista andava giocata così palesemente sul piano della commedia? O non sarebbe stato meglio una riflessione tragica?

Intendiamoci, in realtà il film di Moretti è sostanzialmente perfetto, sono io che avevo attese diverse e la realtà di un film frizzante e godibilissimo mi ha lasciato con una sensazione di occasione persa che non credo sia condivisibile da molti altri. Per mia deformazione, un tema del genere lo vedo necessariamente svilupparsi in maniera cupa, drammatica, non certo ilare. Posta l’intuizione di base, questa a mia avviso la si sarebbe dovuta sviluppare sul versante tragico, non semiserio. Siffatto argomento lo avrei visto ben dipanato dal Bergman stile Luci d’inverno, Il silenzio o Fanny e Alexander. Ovvero dal meraviglioso  Michael Haneke de Il nastro bianco, per tirare in ballo un regista vivo e vegeto. I turbamenti di un pontefice filtrati da un luterano. Chissà che cosa verrebbe fuori.

Ad ogni modo, Moretti ha confezionato un ottimo film, una sorta di “Palombella bianca” che fa riflettere sull’enormità del carico gravante sull’uomo che viene eletto vicario di Dio in Terra. Perché possiamo star certi che i dubbi e le paure del novello Celestino V sono i dubbi e le paure di chiunque appena chiamato a portare da solo un sì pesante fardello.

Fra le varie battute del film, ne segnalo una ironicissima sul mestiere più amato dal Moretti dopo il suo. Ad un certo punto un cardinale esclama: «Quanti psicoanalisti … Ma ce n’è davvero bisogno?». Lo scetticismo in merito di James Hillman ormai dilaga …

Michel Piccoli in “Habemus Papam”
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