Pd siciliano, una proposta oltre il caos

Scritto da: il 28.05.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

L’attesa, discussa, combattuta assemblea regionale del Partito Democratico siciliano ieri ha fornito uno spettacolo indegno di una formazione che, almeno nelle premesse, è il frutto della migliore idea politica mai sorta in Italia dal referendum che la volle Repubblica. Clima tesissimo, da vera e propria resa dei conti fra “bande” rivali, e soluzione finale di compromesso (il “direttorio” da affiancare al segretario Giuseppe Lupo) che confermano un chaos difficile da ricondurre a kosmos, davvero difficile.

Perdura, quindi, l’anomalia Pd in Sicilia (oltre che nel resto del Paese, ma questo è un discorso diverso), che rischia di passare dal 7.75% alle recentissime elezioni per il Consiglio comunale di Palermo a un risultato inferiore al 5% che lo escluderebbe dall’Assemblea Regionale Siciliana. Uno scenario che non è fantapolitico, ma realistico, tanto che i democratici stanno già febbrilmente ragionando sulle alleanze possibili, onde garantirsi dal tracollo eventuale, dovuto (ormai non vi è ombra di dubbio in merito) all’innaturale appoggio alla giunta Lombardo, digerito malissimo dall’elettorato di riferimento.

A questo punto, un caro amico catanese, di cui per motivi di privacy non faccio il nome, esponente della sinistra più razionale della città, ha avuto una idea che mi sento di rilanciare come proposta alla dirigenza regionale democratica. Per recuperare credibilità agli occhi dell’elettorato, al Pd serve una decisione drastica: impedire che alle prossime elezioni regionali si ricandidino nel partito gli attuali rappresentanti a Palazzo dei Normanni. Che saltino tutti “un giro”, per così dire, i protagonisti del caos di questi anni, sia quelli pro che quelli contro il sostegno al governo Lombardo. Si otterrebbe l’immediato svecchiamento dei consiglieri … pardon, deputati regionali, nonché un raffreddamento sicuro dello scontro interno e forse la possibilità (certo, evitando accuratamente di presentarsi ad ottobre alleati dell’Mpa) di recuperare il rapporto con l’elettorato.

Si tratterebbe di una particolare forma di “rottamazione”, non indolore, ma certo meno cruenta dell’affrontare da soli le urne e rischiare di non entrare nemmeno all’Ars. Perché, se c’è una cosa evidente che il recente voto amministrativo ha insegnato, è che la gente in Italia non è più disposta a farsi prendere in giro dai partiti e dai politici. Soprattutto la base elettorale di un partito come il Pd, tendenzialmente più colta ed informata di quella del centrodestra. Insomma, per i democratici siciliani l’alternativa al rinnovamento vero, alla radice, è rischiare la scomparsa. Lo comprendano. A Palermo come a Roma. A Catania come a Piacenza.

Antonello Cracolici e Raffaele Lombardo

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