Perché si scrive?

Scritto da: il 22.01.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Perché si scrive … A tale quesito la prima (spontaneissima) risposta che mi sovviene è più che altro “perché nessuno ti paga per leggere” … Ma sarebbe troppo lapidaria e ben riduttiva … Tento quindi di ragionare un minimo sull’argomento attorno al quale, volente o nolente, ruota la mia vita.

Ho iniziato a scrivere spinto non da una vena artistica (il mio stile è certo molto tecnico ed arido alquanto anzichenò) o dal desiderio di dire qualcosa di mio. Per nulla. Fondamentalmente, oserei dire, odio scrivere. Proprio lo odio. Ma l’eterogenesi dei fini è legge spietata. E spesso si finisce col fare cose che si detesta fare. La mia scrittura nasce quindi da esigenze diverse. Provo a definirle.

Mi occupo ormai da oltre quindici anni di stragi, terrorismo, violenza politica. Sin dall’inizio della stesura della mia tesi di laurea (sotto la paterna direzione di Nicola Matteucci, Dio l’abbia in gloria), confrontandomi con orrori indicibili, ho desiderato mettere a disposizione di quanti più lettori possibile i risultati delle mie ricerche sul fenomeno terroristico.

La domanda che mi ha mosso sin dall’inizio del mio percorso di riflessione è quella dostoevskijana sul perché del dolore innocente. Sempre tenendo bene a mente tale interrogativo ho tentato, certo talvolta fallendo, di confrontarmi con le vene aperte – prendo a prestito la bella e drammatica espressione di Eduardo Galeano – della nostra contemporaneità.

Dai cosiddetti anni di piombo alle stragi che hanno segnato la storia dell’Italia repubblicana, da quella che definisco strategia della tensione europea al conflitto balcanico, dalla questione nordirlandese all’immane tragedia delle Twin Towers, ho sempre e comunque cercato di mantener viva l’esigenza iniziale di capire (tentare di capire …) il Perché di taluni accadimenti.

Ma, sia chiaro, non si ricerca senza un’ipotesi attorno alla quale organizzare il reale: senza di essa il reale tace. Dei giudizi di valore sono quindi spesso presenti nei miei saggi, anche se chi mi legge non potrà non notare (già in queste poche righe) la prevalenza di termini quali “tentare”, “cercare” … Credo sia sacrosanto dare al dubbio il suo giusto spazio. Come è altresì importante comunicare le certezze alle quali si è pervenuti.

Una ipotesi attorno alla quale organizzare il reale, dicevamo … Certo, essa c’è nei miei scritti. O, almeno, esistono alcune ipotesi ermeneutiche con le quali confronto gli eventi di cui mi occupo. Ma non è questo il luogo per dichiarazioni di appartenenza ideologica. Tutt’altro è il mio desiderio … Che quel che scrivo possa rappresentare un’occasione per fare memoria, ad esempio … Un’occasione per riflettere sul quel mistero del dolore innocente così ben descritto dalle parole di Ivan Karamazov nell’immortale opera di Dostoevskij …

Tratto da AA. VV., Perché si scrive?, Edizioni La Biblioteca di Babele, Modica, 2008.

www.labibliotecadibabele.it

AA. VV., "Perché si scrive?", Edizioni La Biblioteca di Babele, Modica, 2008
AA. VV., “Perché si scrive?”, Edizioni La Biblioteca di Babele, Modica, 2008
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