Polarnet, ovvero (anche) l’Italia sul tetto del mondo

Scritto da: il 11.12.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Si è svolto nella giornata di ieri a Roma, presso l’Aula Marconi del Cnr, il convegno “L’Italia del Polo Nord, una nuova prospettiva di ricerca in Artico”, organizzato dal Dipartimento Terra e Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Dta-Cnr).

Durante l’evento è stata presentata una nuova installazione italiana, la torre per studi climatologici denominata “Amundsen-Nobile Climate Change Tower (Cct)”, che verrà eretta presso Kolhaugen, a circa 2 chilometri da Ny-?lesund.

La Cct s’inserisce fra le attività di Polarnet, il Network Polare del Cnr, e costituisce un significativo contributo italiano all’Anno Polare Internazionale.

Alta 30 metri, realizzata interamente in alluminio, sarà operativa da giugno 2009 e consentirà di svolgere ricerche scientifiche sui processi fisico-chimici che caratterizzano lo strato di atmosfera a contatto con il suolo e la neve (interfaccia) e quello immediatamente superiore (strato limite e bassa troposfera), aree fondamentali per il bilancio di energia del pianeta.

«A distanza di oltre dieci anni dall’inaugurazione della stazione di ricerca di Ny-?lesund nell’arcipelago delle Svalbard – ha dichiarato Luciano Maiani, presidente del Cnr – e dall’avvio del Progetto Strategico del Cnr nell’Artico, in cooperazione con Università ed altri enti di ricerca, possiamo affermare che la decisione di assumere quest’impegno è stata vincente e ha offerto al nostro Paese un’opportunità che va ben oltre la presenza scientifica, rendendolo partecipe di un processo economico e politico internazionale che considera sempre di più questa regione strategica per gli equilibri del pianeta».

Come ha confermato Giuseppe Cavarretta, direttore del Dta-Cnr, «l’Artico è la regione dove le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto sono maggiormente sensibili. Basti pensare che, mentre su scala globale negli ultimi 20 anni si è avuto un aumento medio di 0.57° C, in Artico si è valutato un incremento di 1,1° C, cioè due volte tanto. Già questa osservazione è sufficiente a qualificare l’Artico come un early warning system, cioè un sistema di allarme precoce di cambiamenti a scala globale».

Ma il riscaldamento non è il solo aspetto rilevante. «Infatti – ha evidenziato Cavaretta – lo scioglimento del permafrost, cioè quella porzione superficiale di suolo oggi perennemente ghiacciato, può accelerare in misura notevole il riscaldamento globale causato dai gas serra in conseguenza del rilascio del metano trattenuto nel materiale organico ghiacciato, che produce un effetto serra molto più potente di quello della CO2».

Altro elemento di preoccupazione deriva dal monitoraggio dei ghiacci polari artici: «L’estensione della banchisa artica nel 2008 ha raggiunto il suo minimo il 12 settembre, con un’estensione di 4.52 milioni di chilometri quadrati», ha spiegato Vito Vitale dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr di Bologna e coordinatore scientifico del progetto CC-Tower. «Il minimo del 2008 rappresenta la seconda minore estensione mai registrata a partire dal 1979, anno in cui iniziano le osservazioni sistematiche dal satellite, ed è solo di poco più grande del minimo assoluto raggiunto nel 2007 con 4.3 milioni di chilometri quadrati. Considerando che la media 1979-2007 è di 6.7 milioni di chilometri quadrati, è evidente il trend di riduzione della banchisa artica durante l’estate».

L’estensione non è, comunque, l’unico parametro da osservare, in quanto sono anche importanti sia la distribuzione spaziale della banchisa, sia l’età del ghiaccio. «Tutti questi parametri insieme indicano che la banchisa continua ad assottigliare il suo spessore e a presentare sempre maggiore presenza di ghiacci più recenti e soggetti a scioglimento», ha proseguito il ricercatore dell’Isac-Cnr.

È stato stimato che dagli attuali 20-30 giorni all’anno di apertura dell’Artico per la navigazione si potrà passare a 3-6 mesi annui nel 2080 ed alcune previsioni indicano che fin dal 2040 il ghiaccio artico potrebbe iniziare a mancare del tutto per brevi periodi.

Tali esercizi teorici presentano però un margine di incertezza troppo ampio: le variazioni non sono univoche e vi possono essere oscillazioni molto forti da un anno all’altro per quanto riguarda l’estensione dei ghiacci.

«Dobbiamo imparare molto di più su tutti i complessi processi che caratterizzano il sistema per essere in grado di poterli riprodurre nei modelli climatici in modo realistico e aumentare l’affidabilità di queste previsioni», ha concluso Vitale.

Da questo punto di vista, la CC-Tower, data anche la sua altezza di 30 metri, si presta bene per l’analisi delle interazioni fra superficie e atmosfera, fondamentali nel mantenimento dell’equilibrio del sistema.

L’importanza della Torre Amundsen-Nobile per la rilevazione predittiva delle variazioni dei ghiacci artici e per la loro possibile scomparsa deriva dalla necessità di abbinare alle reti di stazioni distribuite spazialmente siti dove concentrare molte misure.

Del resto, come ha spiegato Roberto Azzolini, coordinatore di Polarnet, il progetto CC-Tower, «si propone di realizzare un’attività di ricerca ad ampio spettro: dai profili verticali dei principali parametri meteorologici come pressione, temperatura e umidità, ai flussi di calore, fino al bilancio di energia alla superficie, passando per la misura della riflettività di neve, ghiaccio, roccia, vegetazione e per lo studio della copertura nuvolosa e delle caratteristiche di aerosol e gas superficiali».

Lo scopo di queste attività, coordinate dal Cnr in collaborazione con varie Università italiane, è studiare il rapporto fra l’energia alla superficie e quella atmosferica per monitorarne l’equilibrio, prevenire il cosiddetto riscaldamento globale e mitigarne gli effetti.

«A causa dei cambiamenti climatici, dovuti alla combinazione di cause naturali e di attività dell’uomo, molte delle specie esistenti potrebbero estinguersi nell’arco dei prossimi 50 anni», ha evidenziato Guido di Prisco, dell’Istituto di Biochimica delle Proteine del Cnr. «Questa allarmante conclusione richiama strategie urgenti tese da un lato a ridurre l’accelerazione del riscaldamento dovuta a fattori antropici, e dall’altro a studiare l’impatto che i cambiamenti stanno avendo sugli adattamenti degli organismi marini artici, anche in paragone con quelli antartici».

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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