Polo Nord, i ghiacciai si sciolgono troppo in fretta o no?

Scritto da: il 20.11.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Gli scienziati non riescono proprio a mettersi d’accordo sugli effetti del cosiddetto riscaldamento globale sulle aree polari del nostro pianeta. Non si è fatto a tempo a festeggiare la buona notizia diffusa dal centro di ricerca di Hadley (il Met Office Hadley Center che a metà ottobre, dopo aver analizzato l’andamento del clima mondiale dal 1998 al 2008, aveva rilevato un innalzamento della temperatura di appena 0.02 gradi) che ecco altri scienziati spiegare allarmati su Science come la crosta ghiacciata della Groenlandia si stia sciogliendo ad un ritmo accelerato. Troppo ottimisti i primi (tra l’altro accusati di aver preso in esame un periodo breve)? Troppo pessimisti i secondi?

Finora gli esperti erano stati in grado di stabilire se la perdita della coltre di ghiaccio aveva subito una significativa accelerazione dal 1990 in poi. Utilizzando due tecniche di misurazione indipendenti fra loro, però, lo studio apparso su Science rivela come lo scioglimento sia divenuto assai più veloce nel periodo 2000-2008.

Insomma, se l’accelerazione del processo di scioglimento continuasse allo stesso ritmo, il livello del mare attorno alla Groenlandia aumenterebbe di 40 centimetri entro la fine del secolo. Ma pure nel caso più benevolo, ossia che la fusione continui ad un ritmo semplicemente costante, un aumento di 18 centimetri del livello del mare sarebbe inevitabile. Nel valutate tali cifre, occorre sapere anche che la calotta glaciale della sola Groenlandia contiene acqua a sufficienza per innalzare il livello globale dei mari di ben sette metri.

Lo studio di Science, coordinato dal professor Jonathan Bamber dell’Università di Bristol, ha utilizzato due tipi di osservazioni satellitari per compiere anno per anno le necessarie misurazioni.  È quindi possibile affermare come lo strato di ghiaccio abbia perso circa 1.500 gigatonnellate (ossia miliardi di tonnellate),dal 2000 al 2008. Il che rappresenta un tasso di aumento del livello del mare di circa 0.46 millimetri all’anno a partire dal 2000-2008. Il tasso annuo per il periodo 2006-2008 è stato invece molto più alto, circa 0.75 millimetri.

Tali cifre sono state calcolate misurando la differenza tra le nevicate complessive e la perdita  totale di ghiaccio tramite lscioglimento. I risultati sono stati poi confermati attraverso una seconda misurazione basata su osservazioni dettagliate dei cambiamenti nel campo gravitazionale della Terra. Quando i fogli di ghiaccio si sciolgono,  infatti, l’attrazione gravitazionale locale diminuisce leggermente in relazione alla quantità di massa persa. I due metodi utilizzati hanno quindi dato risultati molto vicini fra loro, a conferma della validità della ricerca.

Opinione diversissima rispetto allo studio di Science è invece quella dell’Organizzazione Metereologica Mondiale (Omm, in inglese World Meteorological Organization, Wmo), l’agenzia delle Nazioni Unite che qualche settimana fa ha annunciato come il prossimo decennio (o addirittura ventennio) potrebbe vedere un lieve abbassamento della temperatura. In ogni caso, si tratterebbe di una momentanea controtendenza, essendo il trend riconosciuto quello verso l’innalzamento.

Per completare la carrellata di opinioni, non resta (per ora) che citare il Godard Institute for Space Studies della Nasa, secondo cui, sempre nel lasso di tempo compreso fra il 1998 ed il 2008, la temperatura si sarebbe innalzata di 0.1 gradi, ovvero 5 volte più di quanto sostenuto dai ricercatori di Hadley.

Insomma, davvero il disaccordo è grande fra chi si occupa professionalmente di clima, riscaldamento globale e scioglimento dei ghiacciai. Chi avrà ragione? Speriamo almeno che l’affermarsi dell’una o dell’altra visione non dipenda tutto dalla bravura dei rispettivi uffici stampa o dalla potenza comunicativa delle lobby contrapposte …

L'immagine rielaborata di un iceberg

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