Potrebbe sembrare la trama di un film di fantascienza o spionaggio, invece è la semplice realtà. Nell’Antartide orientale, il ghiacciaio Taylor, di norma di un biancore accecante, presenta delle visibilissime strisce rosse. Si tratta delle cosiddette Cascate di Sangue, delle fonti ricche di ferro e zolfo che dal ghiacciaio finiscono poi in mare.
E proprio mentre ragionavano su tale anomalia della natura, alcuni scienziati della Montana State University e della Harvard University hanno scoperto un antichissimo ecosistema che per milioni di anni è rimasto di fatto isolato sotto la coltre del Polo Sud, riuscendo a sopravvivere per ere solo grazie alla metabolizzazione di composti di zolfo e ferro.
La fonte in questione è alimentata da uno strabiliante lago salmastro sepolto sotto i ghiacci, le cui esatte dimensioni sono ancora da accertare per le difficoltà ad effettuare carotaggi dovute allo spessore della coltre ghiacciata.
Per gli scienziati, capitanati da John Priscu, il bacino di alimentazione delle Cascate di Sangue, che sono note al mondo da circa un secolo, sarebbe costituito da quel che rimane di un antico mare che più o meno 1 milione e mezzo di anni fa è rimasto intrappolato fra i ghiacci.
Per inciso, nel lago vi è vita batterica, il che fa emergere la domanda su come possa mai funzionare un ecosistema al di sotto di un ghiacciaio. Vi sono infatti dei microrganismi che sopravvivono in assenza di luce ed ossigeno, nonché in acque molto saline, con alte concentrazioni di zolfo e suoi composti, tanto che il lago è stato definito dai ricercatori «una sorta di capsula del tempo unica nella storia della Terra».
