Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana

Scritto da: il 28.08.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l’aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo.

In via preliminare, corre l’obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell’Isola – probabilmente anche maggioritaria – che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall’autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi ad usum delphini tentino di dimostrare l’indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L’idea che l’Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (rectius: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà.

Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l’allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L’impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, ab initio, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell’Mpa/Pds può chiedere all’esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no.

E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni di fine agosto che la politica siciliana sta vivendo. Al netto delle richieste fintamente ideali dei lombardiani, molto più prosaicamente la rottura fra Mpa/Pds e Grande Sud da un lato e l’esponente conservatore dall’altro potrebbe anche essere legata all’usuale gioco di spartizione di poltrone e posti di potere che avviene durante tutte le trattative fra potenziali alleati elettorali. Secondo rumor più che fondati, Mpa/Pds e Grande Sud avrebbero avanzato richieste così inaccettabili da provocare il (comprensibile) rifiuto delle controparti: 5 posti su 8 nel listino del presidente, la vicepresidenza della Regione, la presidenza dell’Ars e l’assessorato all’Economia. Condizioni capestro oggettivamente inaccettabili per il Pdl, movimento che, a torto o a ragione, si sente ancora il player più importante della politica siciliana.

Quanto poi alle garanzie che sembra siano state richieste da Mpa/Pds e Grande Sud per le prossime elezioni nazionali, è chiaro che nessuno può darne in questo momento. Non si sa nemmeno con quale legge elettorale si andrà a votare, figuriamoci se Nello Musumeci o Giuseppe Castiglione sono mai in grado di impegnarsi affinché i partitini autonomisti siciliani possano tornare in Parlamento. Suvvia, un minimo di realismo e serietà.

Tra l’altro, su tale terreno, invero assai instabile, il gioco di Lombardo e Micciché risulta essere anche assai rischioso. Possono pure rompere con il centrodestra, ma davvero la strada per Roma nel 2013 si farebbe assai in salita per loro. Per inciso, Micciché ha un ottimo rapporto personale con Silvio Berlusconi, perché non farsi garantire per le legislative direttamente dal fondatore del forzismo? Raggiungerebbe sicuramente il risultato e sgancerebbe il futuro della sua creatura da quello dell’Mpa-Pds. Cosa non da poco. Come è storicamente stato per tutti gli alleati, anche per Micciché l’abbraccio di Lombardo prima o poi sarà letale. Un politico accorto e capace come l’ex uomo Cipe come fa a non accorgersene? Perché sta dando ancora fiducia al leader autonomista? Mistero … Ben poco glorioso, of course

Insomma, altro che questioni ideali e difesa della Sicilia. Dietro il cammino accidentato della candidatura Musumeci alla presidenza come sempre vi stanno le poltrone da occupare. E così, la trattativa per condurlo a Palazzo d’Orléans nei giorni si è trasformata in scontro più o meno aperto fra prassi politiche enormemente diverse: l’usuale predonismo autonomista versus il decisionismo schmittiano di un Nello Musumeci che, pur esponente di un partito minuscolo a livello nazionale, sa di poter contare in Sicilia su di una stima diffusa e su di un personale appeal elettorale che ne fanno l’uomo da battere anche senza l’appoggio dei sicilianisti.

Anzi, non è da escludersi che senza la zavorra di Lombardo e senza accanto un personaggio certo perbene, ma comunque ingombrante come Micciché, Nello Musumeci possa avere meno difficoltà a gestire la campagna d’autunno. Se è possibile quantificare la “dote” elettorale di Lombardo più o meno in un 15% dei voti espressi dai siciliani, il 5% andrebbe comunque a Rosario Crocetta, in ossequio alla tradizionale prassi lombardiana di dividere scientificamente i consensi gestiti dal proprio gruppo di potere, giocando con più “mazzi di carte”, per così dire. Ma con Lombardo alleato Musumeci perderebbe un buon 3% di voto d’opinione, quello di chi vede come il fumo negli occhi l’Mpa/Pds. Di contro, è lecito sperare che, senza Lombardo, Musumeci acquisti un 3% almeno di voto d’opinione. A conti fatti, quindi, l’assenza di Lombardo dal rassemblement a sostegno di Musumeci può costare al politico catanese circa il 4% dei voti, con l’effetto però di un drastico calo del risultato percentuale necessario per vincere. Invece che puntare al 34%, dovrà porsi l’obiettivo di arrivare al 30%. Poco male, è certamente realistico ritenere che possa farcela.

Raffaele Lombardo e i suoi uomini di fiducia da un paio d’anni, ad inchiesta Iblis ormai conclamata ed universalmente conosciuta, accortisi dell’inevitabile perdita del potere quasi assoluto conquistato nel 2008, stanno tentando di contrabbandare la tesi dell’imprescindibilità di Lombardo nelle alleanze elettorali necessarie a vincere le competizioni per la Regione o i Comuni dell’Isola. Ma, come il caso Orlando a Palermo ha palesemente dimostrato, tale teoria è del tutto destituita di fondamento. Lombardo prova a rendersi indispensabile logorando gli altri, ma, nonostante i tentativi di accreditarsi quale vitale ago della bilancia della politica siciliana, i fatti dicono esattamente il contrario. Anzi, da una conventio ad excludendum nei suoi confronti la vita pubblica siciliana potrebbe solo trarre enormi benefici.

Ora, se Nello Musumeci si fosse impantanato chiedendo altro tempo per decidere, probabilmente il tentativo degli autonomisti sarebbe andato in porto e sarebbero riusciti a condizionare pesantemente anche questa campagna elettorale. Ma così non è stato, Musumeci, in una conferenza stampa da poco conclusasi a Palermo, ha confermato la sua candidatura e l’attacco lombardiano è stato rintuzzato. Resta da capire che quadro generale uscirà dalle elezioni di fine ottobre, che composizione dell’Ars, che maggioranza per il presidente eletto. Il piano B di Lombardo, è comprensibile, non può non prevedere un’Assemblea ingovernabile nella quale i suoi voti siano determinati. Business as usual

Da ultimo, una considerazione in merito alle scelte di Grande Sud. In un quadro politico regionale dove la norma è trattare con gente sleale la tentazione anche dei migliori è di pensare che tutti siano sleali. Micciché non cada in questa trappola, si liberi dai tentacoli dell’Mpa/Pds e appoggi Musumeci. Uomo noto anche per la qualità di tenere fede ai patti. Non avrà a pentirsene. Dell’aver seguito Lombardo, invece, mi pare si sia già dovuto (amaramente) pentire più volte.

Nello Musumeci

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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