Profondo azzurro con venature arancioni

Scritto da: il 21.06.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

A Catania vince ancora il centrodestra, ma Musumeci ha sfiorato il colpaccio. Per il Pd è invece notte fonda, mentre Lombardo è al 34% dei consensi

La vittoria di Raffaele Stancanelli a Palazzo degli Elefanti ha numeri davvero schiaccianti a favore del centrodestra catanese: 105.816 voti per la coalizione vincente (Popolo della Libertà, liste lombardiane e Casini), che arriva al 67.93%. Ottimo anche il dato personale di Stancanelli, che ottiene 90.765 voti (54.59%). Lo stesso, se non di più, si può dire di Giuseppe Castiglione, eletto alla presidenza della Provincia con 411.549 voti, ossia con il 77.62% delle preferenze.

Certo, siamo in presenza di una efficientissima macchina organizzativa, c’è senza dubbio un apparato politico molto forte dietro, ma numeri come quelli del centrodestra a Catania non si spiegano se non includendo fra i fattori da tenere in considerazione anche e soprattutto una reale adesione dell’elettore al progetto berlusconiano. Che questo sia veicolato dalla forza della corrente brontese di Pino Firrarello e Giuseppe Castiglione, dallo charme personale e dalla vision di lungo periodo di Umberto Scapagnini, dall’affidabile tendenza innovatrice di Raffaele Lombardo o dalla solida esperienza politica di Raffaele Stancanelli poco cambia.

Più che altro, preoccupa la progressiva disaffezione dei catanesi per le urne. L’affluenza è calata un po’ in tutta la Sicilia, soprattutto per quel che riguarda le elezioni provinciali (55.54%, contro il 64.46% delle precedenti consultazioni, ossia l’8.92% in meno, con una voragine a Palermo, dove ha votato solo il 41.17% degli aventi diritto) e Catania non è certo stata in controtendenza, con il suo 67.83% alle comunali (7.33% in meno rispetto a maggio 2005).

Il Pd, ormai è oltremodo chiaro, è al tracollo a Catania. Una débâcle i risultati del candidato sindaco Giovanni Burtone (17.66%) e del candidato presidente Totò Leotta (18.16%). E non è che il resto della sinistra possa gioire. Nonostante taluni esperti la dessero al 3% circa, il candidato sindaco dei “grillini” Grazia Giurato non ha nemmeno sfiorato l’unità, fermandosi allo 0.63%. Molto meglio hanno fatto gli uomini di Rifondazione Comunista, con Toti Domina all’1.19% ed il candidato a Palazzo dei Minoriti, il fisico Paolo Castorina, al 3.12%, dopo un esaltante lunedì pomeriggio in cui le prime proiezioni lo davano oltre il 9%.

E veniamo all’uomo che può in qualche modo essere considerato il vincitore morale delle elezioni a Catania, quel Nello Musumeci che con 41.833 voti (25.16% di preferenze) ha distanziato Giovanni Burtone sfiorando il miracolo ballottaggio. Alla fine Stancanelli, come molti avevano previsto, ha vinto al primo turno, ma Musumeci ha comunque portato al Consiglio comunale 5 uomini, venando di arancione (come il logo della sua lista) l’azzurro profondissimo della vittoria del centrodestra.

Musumeci, insomma, sarà il leader con cui fare i conti in Sicilia nei prossimi anni. Il suo ruolo, oggi di rottura al Comune e di sintesi alla Provincia, va sempre più a definirsi quale punto di equilibrio fra le varie forze politiche dell’Isola e di certo nel prossimo futuro non potrà che consolidarsi proprio in tale direzione.
Ma l’analisi dei risultati elettorali di Catania non sarebbe completa senza un ragionamento sulle liste di Raffaele Lombardo, liste, che, tranne quella dei Democratici Autonomisti, sono andate benissimo, giungendo ad un totale di consensi del 33.96% e sbarcando al Consiglio con 16 uomini.
Nel dettaglio, il Movimento per l’Autonomia, ormai una corazzata della politica siciliana, ha avuto il 19.08% dei consensi, Sicilia Forte e Libera il 10.22%, il Centro Democratico Siciliano di Marco Forzese il 3.03% e i Democratici Autonomisti l’1.65%.

Ancora una volta, quindi, la strategia elettorale di Raffaele Lombardo è stata vincente, anche se di certo l’opposta fazione, ossia il gruppo brontese, ha ugualmente di che gioire. Diciamo che ormai è tale lo strapotere del centrodestra in Sicilia che davvero c’è un “postissimo” al sole per tutti e c’è modo per festeggiare nel medesimo giorno elettorale sia in casa Lombardo che in casa Firrarello. Tanto, con la drastica contrazione di rappresentanza patita dal centrosinistra e dal Pd – il cui segretario regionale, Francantonio Genovese, nonostante tutto, si ostina a restare al comando – lo spazio politico nell’Isola è così dilatato che i due storici avversari possono percorrerlo in lungo ed in largo senza nemmeno incrociarsi …

Apparso su Catania Report n. 4, 21 giugno 2008

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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