Provaci ancora, Loki

Scritto da: il 25.04.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Finora il titolo più azzeccato fra i tanti articoli che ho letto sul film The Avengers è quello della rivista specializzata francese L’Écran Fantastique, che senza mezzi termini parla di Thérapie de groupe. Fra mostri interiori da tenere a bada (Hulk), segreti di una super spia (Nick Fury), difficoltà di adattamento dopo 70′anni di ibernazione (Capitan America), amore e odio verso un fratellastro (Thor), ego dilatato (Iron Man) ed incubi del classico passato che non passa (Vedova Nera), ce n’è d’avanzo per mandare l’improvvisato team dallo strizzacervelli, almeno per una chiacchierata ogni tanto.

The Avengers, come tutti i film sui supereroi post 2008, non è il primo Iron Man. Inevitabilmente il capolavoro di Jon Favreau è negli anni divenuto il termine di paragone di ogni comic movie prodotto e nessuno fin qui si è nemmeno lontanamente avvicinato a quelle altezze, ma I Vendicatori di Joss Whedon è bello e curato nei minimi particolari. Peccato per le pessime interpretazioni di Chris Evans (Capitan America) e Chris Hemsworth (Thor), comunque riequilibrate dalle ottime prove di Robert Downey Jr (Iron Man), Tom Hiddleston (uno strepitoso Loki) e Samuel L. Jackson (Nick Fury), tutti e tre in vero stato di grazia.

Tante le citazioni. Dalla mitologia scandinava (i mostri meccanici scatenati per i cieli di New York rammentano il serpente Jormungand, o Miðgarðsormr che dir si voglia, ma anche l’ancor più classico Uroboro), dalla storia del cinema (Loki circondato dagli agenti in assetto di massima sicurezza scortato alla sua cella sull’Helicarrier dello Shield ricorda il Darth Vader di Star Wars che cammina in mezzo ai soldati, quando poi gli tappano la bocca sembra tanto l’Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti), dal fantasy (Iron Man che chiama Occhio di Falco “Legolas”) e dai comics (ovviamente).

Nel complesso, I Vendicatori è un film per certi versi anche colto, non banale (a parte l’ennesima distruzione di New York e le scene stile Undici Settembre) e per nulla semplicistico. Il plot regge, è logico ed è alleggerito dalla giusta dose di ironia. Il 3D, invece, per quanto abbia fatto passi da gigante negli ultimi anni, risulta inutile, anzi appesantisce enormemente il film. A parte il fatto che moltissime scene non sono in 3D ed occorre quindi togliere gli occhialini e poi rimmetterli, toglierli e poi rimetterli, con buona pace del relax.

Da ultimo, dopo i titoli di coda, il colpo di scena finale, che ovviamente non rivelerò, con l’apparizione di sfuggita di un classicissimo nemico galattico (non fra i più noti, ma sicuramente fra i più amati dagli intenditori) del Marvel Universe. Un frame che svela l’arcano dell’intero film negli ultimi secondi, promettendo un sequel da brivido nel quale i cattivi proveranno a prendersi la rivincita.

L'agognato Tesseract, ovvero il Cubo Cosmico

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