Quasi resurrezione dei comunisti in una Italia politica a pezzi

Scritto da: il 17.05.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Confrontando il risultato complessivo di queste amministrative 2011 con le politiche 2008 il dato che emerge è di una crudezza impressionante per i 2 partiti egemoni nel Paese: in appena 3 anni il Pdl ha perso mediamente il 20% dei suoi voti e il Pd i consensi li ha addirittura dimezzati. Una fascia sempre più larga di elettorato sembra quasi avere il disgusto delle formazioni (fin qui) maggioritarie e premia i movimenti di forte rottura, se non sociale, almeno con l’establishment.

Il grande vincitore di ieri, questo è incontrovertibile, è l’ex giudice inquirente Luigi De Magistris, membro dell’Italia dei Valori non troppo simpatico al fondatore Antonio Di Pietro, candidatosi a sindaco di Napoli insieme alla Federazione della Sinistra (Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista) ed al Partito del Sud (una pulce che vale più per il brand pressoché perfetto in un’ottica meridionalista che per il peso in sé).

A prescindere dalle alleanze dichiarate che si intrecceranno, sul ballottaggio a Napoli occorre fare un ragionamento. La vittoria di De Magistris non è impossibile, ma neanche semplice. C’è da porsi una precisa domanda: l’ex giudice garantirebbe o disintegrerebbe il sistema di potere che nel capoluogo campano negli anni il Pd ha costruito? Ovviamente lo disintegrerebbe. E Giovanni Lettieri? Forse che sì, forse che no. Insomma, magari il Pd ufficialmente non potrà non appoggiare De Magistris, ma è facile capire come i suoi interessi pratici a Napoli siano più tutelati dall’avversario ipergarantista Pdl che dall’alleato giustizialista Idv. Fossi in De Magistris non conterei molto sul supporto democratico nei prossimi 15 giorni.

Ma passiamo oltre. Futuro e Libertà letteralmente si squaglia, l’Udc in alcune aree tiene in altre no (il Pid erode, altro che). Nell’insieme, il cosiddetto Terzo Polo fa flop, riuscendo a divenire ago della bilancia a Napoli, ma fallendo la medesima missione altrove.

Quanto al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ottimi alcuni suoi risultati (circa il 10% a Bologna e l’11% a Rimini), ma nel complesso non è proprio l’Idv, che rimane la formazione che più di tutte catalizza oggi la protesta degli italiani.

Quanto alla sinistra estrema, risultati altalenanti, ma il trend è comunque positivo anche grazie all’ottimo risultato personale di Giuliano Pisapia a Milano. Bene (ma non benissimo) Sinistra, Ecologia e Libertà di Nichi Vendola. Benino (ma non dovunque) la Federazione della Sinistra. Risultati non esaltanti che però, paragonati al tracollo del 2008 della Sinistra Arcobaleno, hanno il sapore di una mezza resurrezione. Il tutto, è bene evidenziarlo, in una Italia che politicamente esce divisa in molti frammenti da queste amministrative. La strada da percorrere per la FdS è ancora lunga, ma da ieri un po’ meno impervia. Se poi riuscissero a presentare alle prossime politiche tutte le formazioni comuniste insieme …

Luigi De Magistris
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