Quel che resta dell’Irfis

Scritto da: il 30.10.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Raggiunto accordo fra Regione Siciliana e UniCredit per declassare la storica banca a semplice finanziaria, smembrarla ed abbattere il capitale sociale del 90%. La differenza? Circa 90 milioni di euro saranno divisi fra i soci

Il risiko bancario che ha scombussolato alle fondamenta il panorama degli istituti di credito italiani ha già mutato parecchio anche il volto del settore nella nostra Isola. Dal primo di novembre infatti scomparirà il Banco di Sicilia, assorbito dal cosiddetto “bancone”, il mega istituto targato UniCredit nel quale sono state risucchiate realtà storiche territoriali di assoluta importanza come la Banca di Roma e, appunto, il BdS. Ora in Sicilia è arrivato il momento di affrontare il nodo Irfis, cosa che Palazzo d’Orléans e la capogruppo stanno cominciando a fare.

L’Irfis è una banca al momento posseduta al 76% dal Banco di Sicilia, al 21% dalla Regione Siciliana ed al 3% da un pool di banche varie. Ora, UniCredit non ha bisogno di un istituto come l’Irfis perché sarebbe un doppione, tanto che già nel 2007 ha tentato di venderlo alla Banca Popolare di Vicenza (da cui dipende Banca Nuova), ma a fine 2008 la Banca d’Italia ha negato l’autorizzazione, vanificando l’accordo raggiunto. A questo punto, la risoluzione della vicenda deve necessariamente passare per Palermo. E qualche giorno fa è stata infatti siglata dalla Regione Siciliana e da UniCredit una lettera di intenti per la riorganizzazione delle attività dell’Irfis che prevede, al termine del complesso processo di trasformazione dell’istituto, il passaggio del controllo più o meno totale del suo pacchetto azionario alla Regione.

Indubbiamente si tratta di una operazione di ingegneria finanziaria di altissimo livello, condotta da numerosi registi, pare anche con un ruolo di rilievo dell’assessore regionale al Bilancio Gaetano Armao. Quattro gli step fondamentali della mutazione genetica, per così dire, dell’Irfis. Analizziamoli.

1) La trasformazione, con decisione del cda, dell’Irfis, che al momento è una banca, in una società finanziaria che non potrà gestire soldi propri, ma solo agevolazioni pubbliche. Questa sarà specializzata in attività di credito agevolato ed erogazione di fondi regionali e verrà iscritta nell’elenco degli intermediari finanziari e forse anche in quello degli intermediari speciali tenuto dalla Banca d’Italia.

2) Parallelamente, sono previste la riduzione dell’attuale capitale sociale (spropositato per una semplice finanziaria) di circa il 90%, più o meno da 100 milioni di euro a 10 milioni. I 90 milioni “in eccesso” saranno distribuiti fra i soci (19 circa andranno alla Regione).

3) La cessione del ramo d’azienda relativo al business bancario dall’Irfis ad UniCredit.

4) L’acquisizione, per circa 7 milioni di euro, da parte della Regione Siciliana della quota di controllo detenuta dal Banco di Sicilia nell’Irfis, che continuerà la propria attività nel comparto delle agevolazioni e nella gestione di fondi regionali.

A conti fatti, addirittura guadagnando circa 12 milioni di euro, la Regione otterrà il 100% dell’Irfis (a meno della persistenza di una comunque marginale quota di soci privati), mentre UniCredit dall’operazione realizzerà esattamente il valore di bilancio, ossia circa 75 milioni. Restiamo in attesa del (vincolante) parere della Banca d’Italia.

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