Quirinale 2013, idea La Malfa

Scritto da: il 15.12.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Nel caos odierno della politica italiana, sempre più mefitica, è quasi passata sotto silenzio una notizia che nel suo piccolo ha del clamoroso: il Partito Repubblicano Italiano ha sospeso e deferito ai probi viri Giorgio La Malfa, economista keynesiano, parlamentare di grande esperienza e capacità, fra le poche teste davvero pensanti rimaste ad una formazione storica purtroppo ormai ridotta a consensi da prefisso telefonico piemontese. La sua colpa? Non essersi uniformato alla linea dell’attuale leader dell’Edera, Francesco Nucara, da anni “organico” al premier Silvio Berlusconi, ed aver votato ieri (ma l’aveva preannunciato da giorni) la sfiducia al governo.

Negli anni, il figlio di Ugo La Malfa, uno dei Padri della Patria, ha sì trattato con formazioni di centro-destra e centro-sinistra, come impone la becera logica bipolare ormai imperante in Italia da quasi un ventennio, ma, fino a quando ne è stato segretario, non ha mai voluto svendere il glorioso simbolo del Pri, quell’Edera  appunto che affonda le sue radici nel pensiero di Giuseppe Mazzini.

Tempo fa Massimo D’Alema suggerì a La Malfa lo scioglimento del Partito Repubblicano nell’Ulivo, ma La Malfa resistette, rischiando l’estinzione e spiegando poi l’alleanza con Berlusconi proprio partendo dal fatto che questi non avesse mai fatto una proposta sì indecente come quella di D’Alema. Per inciso, tale posizione a difesa della propria tradizione e della propria indipendenza è sempre stata apprezzata dai repubblicani. Ma oggi le cose sono  ben diverse in Italia e nel clima oltremodo velenoso della crisi corrente l’uomo simbolo di un partito viene espulso perché non in sintonia con i vertici pro tempore. Scapperebbe da ridere se non si trattasse invece di una vicenda assai avvilente, specchio in sedicesimo delle rovinose condizioni complessive del Paese.

Di fronte a tale assurdità sarà allora bene aumentate la posta. E considerato come per certi versi sia già partita la corsa al Quirinale, non sembri peregrina l’idea di lanciare fin d’ora la candidatura di Giorgio La Malfa alla presidenza della Repubblica. Sulle sue capacità umane e politiche credo che si possa essere largamente concordi nel Paese. Eppoi, pensiamo un po’ all’”alternativa” che il centro-destra sta preparando …

Giorgio Napolitano e Giorgio La Malfa nel 2006: una stretta di mano che fra due anni potrebbe anche assumere il sapore di un vero e proprio passaggio del testimone.

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