Regionali 2010, alcune considerazioni a cose fatte …

Scritto da: il 30.03.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

E così, nonostante gli inghippi vari ed eventuali del listegate, Silvio Berlusconi ha nuovamente superato di slancio una importante tornata elettorale (del resto, quale tornata elettorale non è importante?).
Ma andiamo per ordine. Come da previsione, la Lega Nord ha stravinto, l’Idv (più o meno) pure e l’Udc, pur non avendo avuto un risultato eclatante, si è rivelato un imprescindibile ago della bilancia in tutto il Paese.

Il Pdl di Berlusconi, dato per “collassante”, ha strappato 4 Regioni al centrosinistra, con la Polverini (candidata di sinistra presentata dal centrodestra) che alla fine ha battuto la Bonino (candidata di destra presentata dal centrosinistra).

Ora, come scrivo da tempo, serve fare chiarezza. Soprattutto fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Che si è in qualche modo “salvato” grazie all’elezione della “sua” Polverini. Ma che vede ridimensionato il proprio peso dalla grande vittoria leghista e dall’assenza a via della Pisana dei suoi uomini romani, coautori del pasticcio della lista non presentata.

Quanto al Pd, è ancora notte fonda. Bersani, che io continuo a stimare molto, minimizza la sconfitta e  a mio avviso non fa bene. Inutile, anzi dannoso, giocare con i numeri e proporre sofismi che militanti ed elettorato non possono certo accettare. Si prenda atto che molto ancora non va nel partito. Soprattutto nella scelta dei candidati. La Bonino nel Lazio, l’ho scritto subito, era improponibile come candidata di sinistra. De Luca in Campania era improponibile tout court.

Ma la sorpresa di questa fine marzo è venuta dalla Lista Grillo. Con il suo 4% in Piemonte ha consegnato la Regione della Fiat al centrodestra, sottraendo consensi vitali alla Mercedes Bresso. Davide Bono, infatti, ossia il candidato di Grillo, ha ottenuto 90.086 voti. Visto che la differenza fra il leghista Roberto Cota e la democratica Bresso è stata di appena 9.372 voti, è evidentissimo il danno procurato da Grillo al Pd.

Insomma, se l’Udc è l’ago della bilancia della politica italiana, nel centrosinistra i “grillini” sono in poche ore divenuti l’”aghissimo” della bilancia. Alla prossima occasione Bersani, o chi per lui, non potrà non tenerne conto.

Renata Polverini

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