Rogo ThyssenKrupp, storica sentenza

Scritto da: il 16.04.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

La Corte d’Assise di Torino ha comminato 16 anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale ad Harald Espenhahn, l’amministratore delegato della ThyssenKrupp. Per i familiari dei 7 operai morti la notte del 6 dicembre 2007 a causa di un incendio alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino è quindi arrivato il giorno della Giustizia.

«È una svolta epocale, non era mai successo che per una vicenda di lavoro venisse riconosciuto il dolo eventuale» ha dichiarato il pm Raffaele Guariniello. «Diciamo che una condanna non è mai una vittoria – ha proseguito Guariniello – né una festa, però questa condanna può significare molto per la salute dei lavoratori, che da oggi in poi possano contare molto di più sulla sicurezza». Insieme ai pm Raffaele Guariniello e Francesca Traverso, ad attendere la sentenza era anche il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli.

Sul banco degli imputati, oltre all’amministratore delegato Harald Espenhahn, 45 anni di Essen, condannato appunto per omicidio volontario, c’erano pure Cosimo Cafueri, all’epoca responsabile della sicurezza alla Thyssen torinese, Giuseppe Salerno, che era il responsabile dello stabilimento, Gerald Priegnitz, membro del comitato esecutivo dell’azienda, con Marco Pucci ed un altro dirigente, Daniele Moroni, accusati di omicidio e incendio colposi con colpa cosciente, oltre che di omissione delle cautele antinfortunistiche.

Per Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, sono state confermate le richieste dell’accusa (13 anni e 6 mesi). Soltanto per Daniele Moroni la Corte ha aumentato la pena a 10 anni e 10 mesi (i pm avevano chiesto 9 anni).

La sentenza di Torino è assolutamente storica. È infatti la prima volta che in un processo per dei morti sul luogo di lavoro gli imputati vengono condannati per omicidio volontario. Una rivoluzione che non farà tornare in vita i 7 della ThyssenKrupp, ma che rende un minimo di Giustizia ai loro corpi martoriati e all’indicibile dolore di familiari e amici.

Harald Espenhahn
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