Russo for President?

Scritto da: il 03.08.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Sono sempre più incalzanti le voci che danno Massimo Russo, attuale assessore siciliano alla Salute, quale prossimo candidato alla presidenza della Regione in luogo di Raffaele Lombardo, capo incontrastato del Movimento per le Autonomie. Addirittura, fonti autorevoli hanno parlato di Russo come del possibile leader di una sua formazione politica, con tanto di logo e slogan (“La Sicilia ai siciliani”?) già pronti. In alternativa, potrebbe creare una corrente interna all’Mpa, fermo restando che al movimento lombardiano, da quel che si sa, tecnicamente Russo non avrebbe mai aderito.

Ora, a prescindere da come la si pensi sulla sua riforma della Sanità o sulla trasformazione del 118 regionale da lui voluta, Massimo Russo, già pm antimafia a Palermo prima di accettare l’incarico di assessore, è un uomo perbene, la cui diretta discesa in campo in politica dovrebbe rassicurare i tanti che reputano, pienamente a ragione, la legalità centrale nell’amministrazione della cosa pubblica.

Un magistrato alla guida della Sicilia sarebbe un segnale inequivocabile di cambiamento, una svolta epocale. Come lo sarebbe anche un imprenditore fortemente caratterizzato per il suo impegno antimafia. O una donna con le caratteristiche giuste. Insomma, per chi ha dubbi sull’eticità dell’agire del Raffaele Lombardo pre trionfo 2008, Russo dovrebbe in qualche modo rappresentare una buona garanzia. A torto o a ragione, Lombardo viene ormai da molti considerato una anomalia troppo grande nel panorama politico siciliano. Una candidatura alla presidenza della Regione di Russo in sua vece la risolverebbe in maniera non traumatica.

E qui veniamo al nocciolo della questione. L’ipotesi di Massimo Russo a Palazzo d’Orléans quale successore di Raffaele Lombardo quanto è “digeribile” per il leader autonomista? Entro che limiti è una “sua” ipotesi? E in che misura, invece, è una mossa indispensabile sì, ma comunque da lui subita?

Insomma, Lombardo non è uomo da fare passi indietro a cuor leggero. Vero è che molto probabilmente, qualora venissero del tutto risolti i problemi giudiziari che ne hanno condizionato l’immagine per buona parte del 2010 e del 2011, potrebbe ragionare su di un ruolo ministeriale (sia in un governo di centrodestra che di centrosinistra, non gli mancano le capacità politiche per giocare con più “mazzi di carte” anche a livello nazionale), ma rinunciare ad un secondo mandato alla guida della Regione non sarà per lui ed il suo articolatissimo sistema di potere una scelta indolore. Una domanda importante da porsi riguarda infatti anche l’accoglienza dell’ipotesi Russo presidente da parte dell’entourage di Lombardo. Tutti felici e contenti? Ce da dubitarne fortemente.

A meno di clamorosi colpi di scena (Catania attende per ottobre il nuovo procuratore capo, è bene ricordarlo), lo scenario ipotizzabile per il 2013 (o anche prima, non si può mai dire) a questo punto vedrebbe Raffaele Lombardo probabile ministro a Roma e Massimo Russo candidato a Palermo di una cordata fra autonomisti e democratici filo lombardiani. Avrà tale cordata la forza d’urto necessaria a contrastare gli avversari? Che, ovviamente, non staranno con le mani in mano e candideranno sicuramente un uomo (o una donna, perché no?) assai forte sotto il simbolo del Pdl (o di quel che sarà), portando avanti una campagna elettorale stile aprile 1948. Inoltre, vi sarà sicuramente un candidato di sinistra (Idv, Prc-Pdci, Sel e la robusta componente del Pd anti Lombardo?) che eroderà voti ai candidati principali puntando sull’esasperazione dei tanti cittadini dell’Isola che da tempo con i loro redditi non arrivano più sereni alla fine del mese. I margini per una aumento dei consensi la sinistra radicale siciliana li ha. A tutto discapito del Pd pro Mpa, sia chiaro.

Da ultimo, rimane da chiedersi che cosa farà Gianfranco Micciché – come sempre negli ultimi anni vero “king maker” di Sicilia – con la sua Forza del Sud. Appoggerà il progetto lombardiano o sosterrà il candidato Pdl? Di certo Russo non si aspetta una passeggiata in un campo di viole, ma la sua eventuale corsa a Palazzo d’Orléans già da ora assomiglia più ad un slalom in un campo minato.

Massimo Russo

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