Ryadpolitics, è di nuovo guerra di successione

Scritto da: il 02.12.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Ovvio che se regnanti ed eredi al trono sono tutti già belli avanti negli anni e di salute malferma, le guerre di successione sono certo più frequenti. È quello che sta accadendo in Arabia Saudita, con il peggioramento delle condizioni di salute di re Abdullah, 86 anni, operato qualche giorno fa al Presbyterian di New York per un’ernia al disco che potrebbe anche essere qualcos’altro. L’emergenza ha costretto il fratellastro più “piccolo”, Sultan, 82 anni, erede designato, a lasciare in fretta il Marocco (dove si trovava in convalescenza dopo un secondo intervento per un cancro al colon) e fare rientro a Ryad.

La crisi dinastica saudita è quindi ufficialmente aperta. Un sorta di remake di quella che vissuta nel 2004-2005 per l’avvicinarsi alla dipartita dell’allora regnante Fahd (ma il fratellastro Abdullah era comunque già reggente dal 1995, anno di un primo ictus che colpì Fahd), ma con qualche elemento di caos in più.

Vediamo alcune delle mosse recentemente fatte sullo scacchiere saudita. Intanto qualche tempo fa re Abdullah ha nominato il proprio figlio Mitab vicecomandante della Guardia Nazionale, sostituendo il fratello Badr ormai in fin di vita. La posizione è molto importante per il controllo dell’Arabia e l’incarico assume una valenza ancora maggiore se si considera che l’erede di Abdullah, Sultan, ben difficilmente sopravviverà al tumore che da tempo lo affligge.

Altra nomina di peso recentemente fatta da Abdullah è quella del fratello Najaf, 77 anni, da 30 ministro degli Interni, a responsabile dei pellegrinaggi alla Mecca, carica di grande valore simbolico. Najaf è un integralista wahabita-salafita assolutamente dogmatico. Ideologicamente non distante da al-Qaeda, ne persegue con accanimento i membri solo per ragioni di Stato, ossia per preservare il Regno dai progetti eversivi di Osama bin Laden.

Nella contesa dinastica saudita, infatti, non si può dimenticare l’elemento di grande importanza rappresentato da al-Qaeda, il cui peso è da valutarsi sia sul piano squisitamente militare (azioni terroristiche tout-court) che su quello della diplomazia “carsica”, per così dire. Bin laden è infatti ancora parecchio influente in taluni ambienti sauditi che contano e tenterà in tutti i modi, come già fatto ai tempi dell’agonia di re Fahd, di condizionare la guerra di successione, nel tentativo di inserirvisi.

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