Saakashvili-Saddam, il filo a stelle e strisce …

Scritto da: il 15.08.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Ragionando sulle ultime, drammatiche vicende caucasiche mi viene in mente un parallelo ardito, quello fra l’odierna Georgia di Mikhail Saakashvili e l’Iraq di Saddam Hussein del 1991. Intendiamoci, non voglio assolutamente dare del dittatore al presidente georgiano, anche se a me, personalmente, non ha mai ispirato molta fiducia. Quando nel novembre del 2003, al culmine di un’aspra crisi interna, prese il posto dell’illuminato Eduard Shevardnadze, già ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica a guida Gorbaciov, dissi (e scrissi? Non ricordo, mi pare di sì, ma non vorrei sbagliare …) che non mi sembrava l’uomo più adatto a comandare a Tbilisi. Le sue recentissime “leggerezze” mi sembra confermino in pieno le mie perplessità di allora.

Il parallelo con Saddam Hussein è presto spiegato: entrambi hanno per tempo avvertito Washington delle proprie intenzioni ed hanno interpretato il silenzio della Casa Bianca quale forma di assenso nei confronti dei propri progetti bellici. Ed entrambi hanno alla fine scelto di compiere un passo rivelatosi – anche se per motivi diversi – ben più lungo della propria gamba …

Nella primavera del 1990 il satrapo mesopotamico parlò a lungo con l’ambasciatore Usa a Baghdad – April Glaspie, una arabista di talento, prima donna americana a ricoprire l’incarico di capo missione in un Paese arabo - ma il diplomatico non comprese bene le intenzioni di Hussein e le riportò blandamente a Bush sr. L’Iraq, fino ad allora in buoni rapporti con gli Stati Uniti, si ritenne quindi “autorizzato” ad invadere il Kuwait, cosa che fece nell’agosto del 1990. Da lì in avanti le ripetute guerre e crisi nell’area, fino alla capitolazione definitiva del regime degli Hussein nel marzo del 2003.

A Saakashvili deve più o meno essere accaduta la stessa cosa, nel senso che un certo atteggiamento Usa è stato senza dubbio (male?) interpretato dal presidente georgiano come promessa di un consistente appoggio (anche bellico?) americano nel caso in cui a Tbilisi si fosse deciso di “chiudere” la partita in Ossezia del Sud manu militari. Bush jr si è mostrato fino troppo accondiscendente con Saakashvili nei mesi scorsi ed il risultato è questa guerra lampo che ha visto la Russia di Putin avanzare rapidamente in territorio georgiano, con il Cremlino incredulo di fronte a cotanta opportunità della Storia, e l’America colta (per l’ennesima volta) in contropiede e superata quanto a capacità diplomatiche dalla Francia di Sarkozy e (clamoroso a Bruxelles!) financo dall’Unione Europea, in genere al rimorchio di chiunque in simili frangenti …

Intanto da Mosca fanno sapere che appoggeranno qualsivoglia decisione dei separatisti (o unionisti, dipende dall’angolo di visuale da cui si osservano gli eventi) osseti. Il che vuol dire che Tbilisi deve prepararsi a “digerire” o una (nuova) Repubblica ostile ai confini o un altrettanto malvisto prolungamento dell’entità statale russa. Davvero stuzzicare la Federazione contando su di un improbabile apporto bellico americano è stato un grave, gravissimo errore di Saakashvili …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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