Se la Cina sorpassa il Giappone è proprio tempo di archiviare il Pil

Scritto da: il 17.08.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Secondo i dati diffusi dal governo postmaoista, nel secondo trimestre 2010 la Repubblica Popolare Cinese ha registrato un Pil di 1.339 miliardi di dollari, contro i 1.288 miliardi del Giappone. Leggendo i dati su base semestrale diffusi da Tokyo, invece, il Pil nipponico a metà anno risulta essersi attestato a 2.578 miliardi di dollari, contro i 2.532 miliardi di Pechino. L’economia giapponese starebbe comunque rallentando, considerato come in un anno la crescita sia stata solo dello 0,4% (+0,1% su base trimestrale). Tale fase di stabilizzazione rende assai probabile l’ipotesi di un definitivo sorpasso della Cina sul Giappone a fine 2010 per quanto riguarda i valori assoluti dell’intero anno.

Quella cinese si appresterebbe a divenire quindi la seconda economia del mondo, alle spalle della statunitense, ma certo molto dietro. Su base annua infatti si può ancora ragionare attorno ad un gap che vede 5.000 miliardi circa di dollari dell’economia cinese e quasi 15.000 miliardi di dollari di quella americana. Insomma, anche con gli attuali tassi di crescita, a Pechino occorreranno circa dieci anni, se non di più, per raggiungere Washington.

Per quanto fondato su basi a mio avviso fragili, lo sviluppo cinese è oggi certo impetuoso, nessuno lo nega. Più o meno a inizio millennio la Rep Pop era la settima economia al mondo, poi ha cominciato a correre forte, nel 2007 ha superato la Germania, conquistando il terzo posto, e a fine 2010 si piazzerà quasi certamente seconda. Per completezza d’informazione è bene dire che per la fine dell’anno gli esperti stimano di vedere la Germania al quarto posto e a seguire Francia, Regno Unito, Italia e Brasile. Questo, ovviamente, in base al Pil, un indicatore che proprio evidenziando il sorpasso cinese sul Giappone mostra ormai tutti i suoi clamorosi limiti.

Intanto, considerando come la popolazione cinese sia più o meno 10, ma fors’anche 12 volte quella nipponica (l’ultimo censimento ufficiale dell’immenso Paese è del 2000), è chiaro come un Pil sostanzialmente uguale in valori assoluti si trasformi in una distanza abissale a favore del Giappone se solo si comincia a ragionare il termini di Pil pro capite.

Ma non è tanto questo il fulcro della questione. Il problema è che bisogna smetterla una volta per tutte di porre al centro in maniera così esasperata la produzione. Ben altri sono infatti gli indicatori del trend, positivo o meno, di una Nazione. E se proprio non si vuol adottare il cosiddetto Pil della felicità introdotto in Bhutan, almeno si privilegi l’indice di sviluppo umano, ben più veritiero dello stato di salute di un Paese del sommamente parziale prodotto interno lordo.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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