“Semu tutti devoti tutti?” Sì, ma di san Thorlàk …

Scritto da: il 23.12.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Da quando ho scoperto questa figura islandese quasi di mistico la sto studiando con passione. Non me ne abbiano i santi locali del Belpaese, ma san Thorlàk (Torlaco in italiano) ha per me un fascino irresistibile, in quanto uomo “artico” con un ovvio (almeno per me) il legame con le saghe norrene che amo tanto. Del resto il suo nome in islandese è Þorlákur e “lákur” è una parola arcaica appunto islandese, proveniente dal norvegese antico, che significa “gioco”. Þorlákur significa quindi il gioco di Þór, ossia Thor, il figlio di Odino, padre degli dei nordici.

Figlio di Thorhall (in islandese Þórhallur, la roccia di Þór, dato che “hallur”, sempre in antico islandese, significa “roccia”), Thorlàk nacque a Fljotshlio, in Islanda, nel 1133. A soli 19 anni ricevette l’ordinazione presbiterale e, volendosi dedicare alla teologia, nel 1154 si trasferì a Parigi, dove studiò con i canonici dell’abbazia di San Vittore, fondata nel 1108. Proseguì poi gli studi a Lincoln, in Inghilterra. Rientrato in patria, divenne rettore della chiesa di Kirkjubaer, dove in seguito fondò un monastero di canonichesse.

Essendo ancora sconosciuta in Islanda la riforma gregoriana, la famiglia di Thorlàk pensava che egli intendesse sposarsi, ma il nostro preferì invece entrare tra i canonici regolari di Sant’Agostino, divenendo primo priore del monastero di Thykkvabae, fondato nel 1168 da Thorkill. Due anni dopo Kloengur, vescovo di Skalholt, confermò Thorlàk nell’incarico, con tanto di benedizione abbaziale.

La cosiddetta “Thorlàks saga”, ossia la vita del santo scritta poco dopo la sua morte, narra dell’ingresso nel monastero di Thykkvabae sia di molti islandesi che di stranieri, tutti attratti dalla fama di santità che già in vita circondava l’abate.

Nel 1178 Thorlàk venne nominato successore di Kloengur, ricevendo l’ordinazione episcopale a Nidaros dall’arcivescovo Eystein. Quest’ultimo riuscì anche ad introdurre la riforma gregoriana in Islanda, guadagnando definitivamente al suo partito il neo vescovo.

Uomo di grande spiritualità, Thorlàk cercò di dare solide basi dottrinarie alla formazione del clero dell’Isola e fu anche un grande promotore del celibato sacerdotale. Suo capolavoro è considerato il Poenitentiale, caratterizzato da una grande severità che fece in qualche modo da controaltare alla confusione di quel periodo: nel 1180, infatti, l’arcivescovo Eystein sarà bandito dal re e lo stesso Thorlàk subirà pesanti vessazioni.

Nel XII secolo le famiglie islandesi che si erano fatte promotrici della costruzione di nuove chiese avevano dei chiari diritti su di esse. Addirittura nominavano i sacerdoti di queste “chiese private”, ed i parroci avevano ovviamente ben poca possibilità di rimproverare i loro signori qualora avessero agito contro la morale cristiana. In questo clima, Thorlàk giunse addirittura a minacciare di rifiutare la consacrazione di una chiesa se tutti i diritti su di essa non fossero stati trasferiti a lui in qualità di vescovo. Ciò causò un’aspra disputa con il diacono Jon Loptsson, restauratore della chiesa di Hofdabraeck. La situazione peggiorò sensibilmente quando Jon, sposatosi, decise di coabitare con Ragneid, sorella di Thorlàk, e per ben tre volte tentò di uccidere il legittimo vescovo. La disputa ebbe fine solo con la morte di Thorlàk, avvenuta il 23 dicembre 1193 a Skalholt.

Il suo successore Paolo, figlio di Jon e Ragneid, riconciliò il padre con la Chiesa, ma la morte di Thorlàk segnò in qualche modo il fallimento definitivo dei suoi disegni e delle sue speranze su di una fruttuosa riforma della chiesa islandese. Nel medio periodo, però, la sua prematura scomparsa aprì la strada ad un reale rinnovamento ed egli venne canonizzato.  Ancora quando era in vita, infatti, destavano l’attenzione popolare i numerosi miracoli da lui operati, tanto che cinque anni dopo la sua morte il Parlamento islandese, l’Althing, decise la solenne traslazione del suo corpo, gesto pubblico che al tempo corrispondeva ad una canonizzazione.

In linea teorica la sua festa è il 23 dicembre ed ancora oggi questo giorno viene chiamato in islandese “Thorlaksmessa”, cioè “Messa di Thorlàk”. Nel Medioevo in Islanda almeno 56 chiese erano a lui dedicate e perfino a Costantinopoli gliene si intitolò una. Molto venerato anche in Inghilterra, nonché, ovviamente, in Scandinavia, nel 1237 venne aggiunta una seconda festa in ricordo della sua “translatio”, il 20 luglio, unica sua memoria liturgica ancora oggi celebrata, considerato come le norme del Concilio Vaticano II vietino la celebrazione solenne dei santi durante la novena di Natale (in ogni caso, il Martyrologium Romanum ne riporta il culto alla data del 23 dicembre). Nel 1982 fu fissato il giorno per la sua memoria da parte della Chiesa cattolica di Norvegia e nel 1983, in occasione dell’anno dell’anniversario, la Santa Sede confermò la celebrazione della sua memoria anche per l’ordine dei Canonici Regolari di Sant’Agostino.

Di Thorlàk si conservano ancora oggi alcuni frammenti di un’antica agiografia, nonché di un compendio di antifone e responsori. La Riforma protestante, che portò alla distruzione del suo reliquiario, non riuscì fortunatamente a cancellarne il ricordo nel popolo islandese, che ancora oggi, all’alba del terzo millennio, lo onora come patrono.

Con la testimonianza della sua vita – di studio, di riflessione e di sacrificio – san Thorlàk costituisce non solo per l’Islanda, ma per l’intera Europa,  uno splendido invito a riscoprire le proprie radici cristiane ed anche – perché no? – a spostare un po’ più a Nord il baricentro dell’Unione. Cominciando a farlo da un punto di vista culturale e spirituale, ma con l’auspicio di poterlo quanto prima fare anche da un punto di vista politico.

San Thorlàk

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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