“Sette anime”, ovvero come rimediare all’attimo distruttore

Scritto da: il 13.01.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

«Dio ha fatto il mondo in sette giorni, io in sette secondi ho distrutto il mio», dice Will Smith all’inizio di Sette anime (Seven Pounds il titolo originale, con un chiaro riferimento a Il mercante di Venezia di Shakespeare), storia di un tormentatissimo riscatto umano, di una espiazione contorta e morbosa, ma da perseguire ad ogni costo.

La catastrofe di una vita, lo si capirà alla fine, è nell’attimo distruttore, nella disattenzione incosciente di un momento, di un attimo, appunto, del quale non si può affatto dire con Goethe «fermati sei così bello». Tutt’altro. La contemplazione nella memoria di quell’orrido istante è tormento assoluto per il protagonsta, che vive e muore per rimediare all’errore/orrore inavvertitamente compiuto.

Narrazione su più piani (temporali, ma non solo, con momenti onirici e sequenze nelle quali Smith sembra quasi una sorta di “angelo in missione”, stile Il tocco di un angelo, la bellissima ma non troppo fortunata serie di telefilm), con molti flashback, una regia divina (Muccino sta impratichendosi anche in certe inquadrature psichedeliche ed iperveloci tipiche dei registi anglosassoni) ed interpreti dalla bravura mostruosa (oltre a Will Smith, ormai un gigante del cinema, la bellissima Rosario Dawson e Woody Harrelson) caratterizzano Sette anime, che comunque in alcuni punti è assai lento e criptico.

Nel complesso, un film dalla delicatezza e dalla sensibilità uniche, commovente, profondo, di quei film che fanno riflettere una vita intera. Nonostante il responso del botteghino ad oggi non sia galattico come La ricerca della felicità, Sette anime personalmente mi sembra mille volte più bello di quel melenso polpettone che pure tanto successo ha avuto.

Seven Pounds - Sette anime
Seven Pounds – Sette anime
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