Severino, il dono ed Eluana …
Articolo scritto da
Carlo Lo Re. Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.
Qualche sera fa, mi ha riferito un caro amico, il filosofo Emanuele Severino a Otto e mezzo, su La 7, ha parlato del caso di Eluana Englaro con una perla di ragionamento che voglio riportare.
Partendo dal punto di vista cattolico che la vita è un dono, ha osservato il filosofo, chi dona è bene che dimentichi di aver donato e chi riceve il dono deve poi amministrarlo.
Tutto qui il nocciolo del testamento biologico: l’individuo deve essere libero di scegliere a priori, di decidere che cosa sarà della sua carne, del suo corpo in caso di incidente o grave malattia. Senza possibilità alcuna da parte di medici o parenti di intervenire sulle sue decisioni …
Grazie del dono della vita, Dio, ma su quando questa deve finire decido io. Quando un dolore, quando una condizione di infermità è così insopportabile per me lo decido io. Nessuno altro al posto mio. Prima. Con un bel testamento biologico che abbia valore vincolante per tutti, in primo luogo per i medici.

- Il filosofo Emanuele Severino