Si allarga il “club nucleare”, tra qualche anno i membri potrebbero essere 20

Scritto da: il 17.05.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

I Paesi che hanno un arsenale nucleare potrebbero essere una ventina nel giro di pochi anni. Lo ha dichiarato al Guardian Mohamed el-Baradei, ancora per poco direttore generale dell’International Atomic Energy Agency (Iaea), che ha gestito per 11 anni, attraversando alcuni momenti di gravissima tensione globale.

El-Baradei, che ha vinto il Premio Nobel per la Pace, con Bush jr aveva pessimi rapporti, non avendo voluto confermare mai la presenza in Iraq di armi di distruzione di massa. Con Barack Obama le relazioni sono certo migliori (il presidente democratico ha cominciato dei colloqui con Mosca per la riduzione dei rispettivi arsenali nucleari), ma tanto ormai el-Baradei sta andando via. E, neanche a dirsi, gia è in corso una vera e propria battaglia diplomatica per indicare il suo successore.

Al Guardian el-Baradei fa notare come ormai vi siano molti Stati con il know how necessario per arrichire l’uranio ed in grado di assemblare una bomba nucleare nel volgere di qualche mese. E non si tratta solo dell’Iran, ma di un po’ tutto il Medio Oriente.

Il pericolo più grande, però, viene sempre dal terrorismo islamista, come si sta vedendo in questi giorni con la guerra di fatto combattuta in Pakistan contro i talebani. Qualora i seguaci del moullah Omar riuscissero ad impadronirsi dell’arsenale nucleare di Islamabad, le conseguenze sarebbero terribili per l’Occidente intero.

È però singolare come per el-Baradei la prima cosa da fare sia «ridurre le 27mila testate nucleari oggi esistenti, il 95% delle quali è in Russia e negli Stati Uniti». E come la mettiamo con chi l’atomica la sta tenacemente inseguendo da anni? «Si tratta di usare molta capacità diplomatica – afferma el-Baradei – nel convincere i potenziali Stati nucleari ad abbandonare i propri programmi in cambio di vantaggi economici».

Davvero utopico … Proprio non si vuole capire la portata dello scontro in atto e la vera posta in gioco: innanzitutto la distruzione di Israele e, a seguire, quella del resto dell’Occidente …

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