Sicilia, in articulo mortis la giunta Lombardo vorrebbe reintrodurre la Cassazione regionale

Scritto da: il 15.05.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Con l’occasione del 66° anniversario dello Statuto siciliano, la Regione ha presentato oggi lo schema di norme di attuazione dell’articolo 23 dello Statuto, appunto, quello che prevederebbe per gli organi giurisdizionali centrali delle rispettive sezioni in Sicilia. «Il consenso registrato sulla proposta testimonia l’attualità e la necessità di avere in Sicilia una sede della Corte di Cassazione», ha dichiarato l’assessore regionale per l’Economia, Gaetano Armao, al convegno di Villa Malfitano “Per la Corte di Cassazione in Sicilia”. «Per questo motivo abbiamo formalizzato questa richiesta allo Stato, per il tramite della Commissione paritetica, che non comporta oneri aggiuntivi per la Sicilia e servirà per ridurre i costi di accesso alla giustizia che i siciliani devono sopportare per far valere le proprie ragioni alla Corte di Roma», ha proseguito Armao. Sarà, ma a me questo discorso proprio non convince.

«L’istituzione delle sezioni della Cassazione in Sicilia», ha concluso l’amministrativista, «non può essere liquidata come mero rivendicazionismo o semplice nostalgia della Cassazione a Palermo che ha operato sino al 1923, ma va ricondotta alla richiesta di integrale attuazione dello Statuto che il Governo regionale sta portando avanti ed in ogni sede». Breve annotazione storica: l’abolizione nel marzo del 1923 della Cassazione a Palermo (insieme a quelle di Firenze, Napoli, Roma e Torino) fu uno dei primi atti di governo pesanti di Benito Mussolini. Fino ad allora, si badi bene, la Cassazione di Palermo aveva reso arduo qualsiasi serio contrasto al fenomeno mafioso. Davvero si sente il bisogno di tornare a tale modello deteriore?

Andando nel dettaglio, il testo presentato prevederebbe l’istituzione in Sicilia delle due sezioni staccate della Corte di Cassazione, una per gli affari civili e una per quelli penali, con la denominazione di “Cassazione regionale della Sicilia”. Ovviamente con sede a Palermo. Sarebbe previsto un presidente della sezione della Corte di Cassazione, con assegnati anche due presidenti di sezione, con l’incarico di presiedere la sezione civile e penale. Quanto ai compiti, la proposta Cassazione regionale della Sicilia dovrebbe giudicare sui ricorsi avverso le sentenze e/o i provvedimenti definitivi emessi dai giudici (ordinari o speciali) che hanno sede nel territorio della regione.

Ora, l’assessore Armao è persona di grande intelligenza. È uno degli amministrativisti più quotati del Paese. Come assessore siciliano all’Economia sta facendo di tutto per far quadrare dei conti davvero difficili da far quadrare. Con quali esisti lo sapremo fra qualche mese. Non condivido molte delle sue scelte (in primo luogo la radicale trasformazione dell’Irfis), ma non posso non notare la sua passione nell’operare. Mi chiedo: possibile che non comprenda appieno la portata antistorica di una simile proposta? Possibile che non veda i rischi intrinseci di tale progetto?

Personalmente, da quando Raffaele Lombardo è divenuto presidente delle Regione Sicilia ho adottato una linea ben precisa nel ragionare (e scrivere) sugli uomini da lui voluti come assessori, dirigenti, consiglieri d’amministrazione vari: mai metterne in dubbia la buona fede. Mai. Fatta salva questa, quindi, mi chiedo ancora come un giurista del calibro di Gaetano Armao possa non valutare i rischi immani insiti nella proposta di reintrodurre nell’ordinamento italiano la Cassazione regionale di Palermo ben 89 anni dopo la sua sacrosanta abolizione.

Fin qui ho definito quella di Lombardo da presidente della Regione una politica ultrariformista. Giocando sul fatto che per me, massimalista ad oltranza, il termine “riformista” ha una valenza oltremodo negativa. Ma se ora la junta, pardon, la giunta siciliana, peraltro con i giorni contati, tenta di far rivivere un cadavere istituzionale vecchio di oltre un secolo mi vedrò costretto a mutare parere. Ed a scrivere di veri e propri “singhiozzi” (rigurgiti sarebbe troppo) archeo-reazionari.

Discite Justitiam moniti, 1805

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